Tutti gli articoli su condanna

Le menzogne della notte, Bufalino

Scritto da: il 11.12.09 — 2 Commenti
Gesualdo Bufalino, siciliano di Comiso, approdò al romanzo già sessantunenne, nel 1981, con il romanzo intitolato Diceria dell’untore,un’opera d’esordio che ebbe notevole fortuna di critica e di pubblico, dopo essersi dedicato per anni all’insegnamento, alla poesia e alle traduzioni. Tuttavia dopo quel clamoroso debutto seguirono numerosi lavori letterari, uno dei quali è il prodigioso meccanismo narrativo intitolato Le menzogne della notte. Ambientato in una prigione abbarbicata su di un isolotto in mezzo al mare, in una sorta di “Risorgimento borbonico” appena sbozzato da pochi accenni storici, il romanzo racconta dell’ultima notte di quattro personaggi, quattro condannati a morte accusati di cospirazione ai danni de Re cui viene proposta una via di salvezza: rivelare il nome del capo della congiura, semplicemente scrivendolo su un pezzo di carta da introdurre in un’urna. Ciascun condannato avrebbe introdotto un foglio, o col nome o senza, ma sarebbe bastata la pur anonima delazione di uno solo per garantire la salvezza di tutti. I quattro, uno studente, un soldato, un poeta e un barone, passano la notte assieme a un frate, anch’esso prigioniero e condannato, che propone loro di trasformare la veglia in una sorta di Decamerone, in cui ognuno porti un racconto di se e della propria esistenza, qualcosa da consegnare alla storia o all’ultimo ricordo prima della lama del boia, fino all’alba fatale che decreterà il destino di tutti. I quattro racconti così tratteggiano altrettante storie, sospese fra vero e verosimile, ma il gioco fra verità e menzogna è sottile e pervade le esistenze dei condannati così come l’intero romanzo, abilmente costruito come un gioco di specchi ingannatori, fino a condurre il lettore al sorprendente finale. Centocinquanta pagine appena, folgoranti, scritte con la prosa raffinatissima ed elegante di Bufalino, capace di dare vita ad una sorta di giallo filosofico, un thriller metafisico fortemente simbolico dove il moltiplicarsi delle maschere ...

Processo e morte di Socrate, Platone

Scritto da: il 31.07.09 — 2 Commenti
Il piacere dei grandi classici è che non perdono mai il loro fascino e il loro valore; per questo, almeno una volta l'anno, mi ritrovo a sfogliare e rigustare il celeberrimo Processo, prigionia e morte di Socrate, coi suoi quattro libri (per i pignoli Eutifrone-Apologia di Socrate-Critone-Fedone). È un testo che mi accompagna da anni e che, benché ormai risenta dell'usura del tempo, non abbandonerò facilmente. Non è necessario, per godere del testo, essere filosofi o pensatori d'alto livello; basta avere un po' di logica e di passione per il ragionamento. Lasciando anche fuori tutte le dispute sulla figura di Socrate descritta da Platone e sul suo uso strumentale: Socrate è, a tutti gli effetti, un personaggio, e quale scrittore non "usa" il suo personaggio? Si tratta di tre dialoghi e un monologo, la giustificazione – o Apologia, secondo la traduzione usuale – che raccontano gli ultimi momenti della vita di Socrate, ma specialmente il suo pensiero. "Dialoghi", però, è una parola grossa: l'interlocutore, che dovrebbe fare da contrappunto, in realtà non è che un fantoccio, una presenza virtuale che ha il solo compito di fare una magra figura o interloquire, di tanto in tanto, con "dici bene o Socrate". Nel primo, l'Eutìfrone, dal nome del sacerdote e indovino con cui si ferma a parlare andando al processo, l'argomento chiave è la santità; a partire dalla definizione di Eutìfrone, Socrate argomenta tanto da confondere e portare il malcapitato a contraddirsi più d'una volta, per non risolvere, alla fine, il dilemma su cosa sia pio e cosa empio. L'Apologia, il secondo libro, contiene l'arringa pronunciata da Socrate per difendersi dalle accuse di Meleto, Ànito e Licone; discorso che, con semplicità e una logica stringente, risponde alle accuse, sia le più antiche sia le più recenti. Discorso che, non avendo esito positivo, si conclude con un ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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