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Intervista ad Amélie Nothomb

Scritto da: il 13.10.08 — Comments Off
Dopo aver letto Acido solforico, tempo fa, preparai un'intervista per la Nothomb; oggi finalmente ho il piacere di poterla pubblicare dopo alcuni passaggi di traduzione, quindi ecco a voi. Acido solforico sembra quasi una parabola. Pensa si possa realizzare davvero? Nel mondo esistono già cose orrende, anche peggiori di quelle del romanzo. Acido solforico è un concentrato di cattiveria, violenza, umiliazione, tutte cose che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno. La televisione ci sta abituando all’esibizione del dolore e alla spettacolarizzazione dell’intimità. Kapò e vittime sono casuali ma predestinate, governate da un demiurgo. Qual è allora il margine concesso al libero arbitrio? Naturalmente i personaggi sono intrappolati in un ruolo e una situazione che non hanno scelto e da cui non possono sfuggire. Ma Pannonique e Zdena sono libere di decidere come comportarsi seguendo la propria moralità e quindi di scegliere anche se e come ribellarsi. La lotta di Pannonique è a difesa dell’orgoglio dell’umanità, come i personaggi di Corneille, la ragazza è mossa dall’alta considerazione che ha della specie umana. E grazie al suo orgoglio riesce a compiere il miracolo: salvarsi dal reality che l’aveva condannata a morte. I personaggi sono estremamente definiti e iconici. Ritiene si possa distinguere così nettamente il bene dal male? Per avere una netta distinzione del bene e del male bisognerebbe aver capito la natura umana, sulla quale io continuo a interrogarmi, la natura umana non smette di affascinarmi e di spaventarmi. I personaggi di Acido solforico rappresentano la società nella sua complessità, c’è gente che ha la propensione profonda a trasformarsi in carnefice quando la situazione glielo consente, ci sono i masochisti e c’è chi invece soffre perché si trova intrappolato in una situazione in cui non si sa difendere. Può spiegarci meglio il ruolo della musica nel romanzo? La musica ha un ruolo fondamentale nella mia vita, ma ...

Concentra-Mente – Acido solforico, Nothomb

Scritto da: il 12.05.08 — 6 Commenti
Colpita. Come da una realtà che so essere possibile ma che non avrei voluto vedere dipinta con tanta arguzia, tanto acume, tanta grazia. Colpita dalla scrittura così semplice e misurata, incommensurabile col suo argomento, e col disgusto che vuole e deve esprimere. Colpita dalla capacità di evocare la paura che la recente storia, il periodo del nazismo, si ripeta. Affondata, anche. Non è semplice etichettare Acido solforico in un genere, come per tutti i grandi scrittori. Non è nemmeno tanto intelligente farlo. La carica di questo lungo racconto, tra il reale e il surreale, è nell'impossibilità di giudicarlo, e nell'esserne giudicati. Nel vedersi, e nell'essere spettatori. Alcune volte sembra che i personaggi smettano di dialogare tra loro per rivolgersi direttamente al lettore, più che mai spettatore; ricordano i folli o gli ubriachi dei quadri antichi, gli unici a fissare direttamente l'occhio dell'osservatore, come se egli stesso fosse lo spettacolo, e la realtà fosse dentro il quadro. I personaggi, insomma, ci scrutano e ci giudicano, rendendo noi stessi personaggi. A dire il vero il paragone pittorico è davvero efficace; le figure tratteggiate dalla Nothomb narrano di inferni e paradisi, di redenzioni, di espiazioni. Ecco, mi ricorda il Giudizio Universale di Van Eyck, con la sua mostruosa e deforme umanità, dai tratti inaspriti e grotteschi. E ancora nel suo stile non c'è eccesso, perché a volte basta la storia in sé a dare sufficiente forza alla parola. Il titolo non potrebbe essere più espressivo. Perché è una lettura che corrode, che scivola liquida e incide. Bisogna leggerlo, berlo e lasciarsi bruciare.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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