Tutti gli articoli su colpa

Kanon, Saito

Scritto da: il 02.11.10 — 1 Commento
La mangaka giapponese Chiho Saito è conosciuta dagli appassionati soprattutto per La rivoluzione di Utena, in cui – nonostante l’ambientazione scolastica, omaggiava a piene mani il capolavoro di Ryoko Ikeda Versailles no bara, da noi conosciuto come Lady Oscar. A mio parere, però, l’autrice ha dato alle stampe storie ben più interessanti, per intreccio e caratterizzazione dei personaggi; una di queste è Kanon, da noi pubblicato nella collana “Amici” della Star Comics. Kanon è il nome della protagonista, una fanciulla nata e cresciuta in Mongolia. Gli ideogrammi che lo compongono - 花音 – significano “fiore” e “musica” ed è alla musica ed ai paesaggi della sua terra che la ragazza è legata maggiormente. Nonostante sia cresciuta in una regione selvaggia, infatti, Kanon ha un innato talento per il violino. Quando il compositore giapponese Tendou Kawahara la scopre, per lui è amore a prima vista. Dopo la morte della madre della ragazza, l’unica famiglia che lei conosca, l’uomo fa di tutto per portarla in Giappone con l’obbiettivo di renderla famosa. Purtroppo il mondo della musica non è semplice e Tendou è costretto a chiedere aiuto a Gen Mikami, il più giovane, famoso e arrogante direttore d’orchestra che si conosca. Kanon infrange il suo cuore di pietra grazie al proprio talento e alla propria dolcezza, ma è distratta dalla ricerca incessante del padre che non ha mai conosciuto. Pian piano, però, anche Tendou deve arrendersi: tra Kanon e Mikami c’è un’attrazione irresistibile che va ben oltre la comune passione per la musica. Il mondo crolla quando Kanon apprende che Mikami, quando era solo un ragazzo, aveva compiuto un lungo viaggio in Mongolia ed aveva incontrato una donna più vecchia di lui che l’aveva accolto nel suo letto. Il trauma di scoprirsi padre e figlia, il senso di ...

Viaggio nell’oscurità – Un oscuro scrutare, Dick

Scritto da: il 01.09.08 — Comments Off
Aprendo qualsiasi romanzo di Dick si è portati a cercare quegli elementi fantascientifici che ne hanno caratterizzato l'opera. Nel caso di Un oscuro scrutare sarebbe una ricerca vana, nonché superficiale. Perché è vero che contiene qualche elemento futuribile, ma è solo una maschera metaforica per camuffare la contemporaneità che descrive. Il romanzo è infatti largamente autobiografico, il protagonista non è che uno dei volti dell'autore, nelle sue sfaccettature. Persino i comprimari sono ritagliati, per stessa ammissione di Dick, su suoi amici reali e sul loro vissuto comune. Il contesto, anche se sullo sfondo di un ipotetico futuro, o, più correttamente, di una ucronia distopica, è quello della cultura americana del '70, con i perbene da una parte e i tossici dall'altra. Questi ultimi, come paria moderni, vicini e intoccabili. E qualche persona, confusamente, a fare da ponte fra due realtà che desiderano primeggiare moralmente l'una sull'altra. Bob Arctor (actor, attore), il protagonista, è un personaggio manicheo, con un forte senso di giusto e ingiusto, e che sceglie, per seguire il giusto, il sentiero che lo porterà alla perdita di se stesso, rinunciando ad essere un individuo senziente; più che perdita, però, si tratta di perdizione. Perdizione è in effetti il termine esatto: il romanzo è infatti pervaso dal senso di colpa, di punizione e castigo divino, da un complesso impianto teologico di stampo cattolico, dichiarato dal principio sia nel citare i santi, sia nelle scelte ed argomentazioni dei personaggi. Bob si sdoppia e sceglie di stare tra i "peccatori", per scoprire la fonte del peccato, impersonato dalla Sostanza M. Se vogliamo è del libero arbitrio che si parla, il regalo e la condanna della scelta del proprio percorso. Nessuno dei personaggi è predestinato, anche se per tutti esiste un disegno. Nel progressivo smarrimento, dovuto alla droga M, Arctor perde la sua individualità, diventando molti sé, separati ...

Un requiem per il romanzo giallo, Dürrenmatt

Scritto da: il 12.08.08 — 1 Commento
In questo libro son raccolti due romanzi brevi, - La promessa - (1958), e La panne (1956) - e un radiodramma, Sera d'Autunno (1957). Sono testi che ben introducono - a chi non avesse già avuto modo di conoscerlo - lo scrittore (nonché drammaturgo e pittore) svizzero di lingua tedesca Friedrich Dürrenmatt (1921-1990). Nel primo - a cui, non senza ragione, l'Autore volle mettere come sottotitolo Un requiem per il romanzo giallo - è narrata una vicenda esemplare per dimostrare l'assunto secondo il quale gli scrittori di romanzi polizieschi tradizionali ("a enigma") costruiscono storie poco credibili e poco aderenti alla realtà anche se la ferrea logica deduttiva dell'investigatore di turno le può far apparire affascinanti e perfette. Ma "con la logica ci si accosta soltanto parzialmente alla verità", figuriamoci alla Giustizia! L'elemento da cui non si può prescindere (e da cui gli autori di polizieschi spesso e volentieri, al contrario, prescindono) è il Caso. E, va da sé, che solo per caso, alla fine, quando tutti i giochi dell'indagine sono ormai conclusi, si verrà a conoscere come si erano realmente svolti i fatti in una storiaccia di infanticidio a sfondo sessuale che ha visto anche la morte in carcere di un imputato innocente. Quand'anche la sete di verità è paga, non sarà affatto consolatoria. Partendo dall'argomento di questo romanzo, Dürrenmatt, in collaborazione col regista Ladislao Vajda, scrisse la sceneggiatura del Mostro di Mägendorf. In un poscritto tuttavia, precisa che il romanzo breve fu poi completamente riscritto per dare ad esso il taglio e le intenzioni che attualmente ha. Più recentemente (2001) Sean Penn s'è liberamente ispirato a La promessa realizzando un film con Mickey Rourke, Jack Nicolson e Vanessa Redgrave. In La panne, viene mostrato come la verità non sia altro che un'interpretazione della realtà; interpretazione che può risultare ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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