Tutti gli articoli su citazioni

Parola di Giorgio Manganelli

Scritto da: il 22.06.10 — 2 Commenti
Un mio amico diceva: «è necessario scrivere, non è necessario pubblicare»; verità di un certo livello di profondità, che ritroviamo nel suo contrario, quello che sto vivendo: «è necessario pubblicare, non è necessario scrivere». A dimostrazione della fondatezza del mio assunto, mi permetterò di offrire al tipografo una riga inesistente: come avete visto, la riga non c’è; a nessun titolo, neanche il più vago, essa è stata scritta; è una riga di nulla, e tuttavia è lunga esattamente quanto doveva essere lunga, ha un numero d’ordine nella pagina, mi avvicina alla conclusione della pagina. È una vera riga, non v’è dubbio; e pure, pur essendo stata pubblicata, non ha avuto bisogno di essere stata trascritta. Personalmente, considero quella riga bianca come l’unica riga dell’intero pezzo che sto scrivendo, l’unica che corrisponda con maniacale esattezza alla regola, alla legge di essere ‘pubblicata ma non scritta’. È una riga che pone molti ed ardui problemi di teoria della pubblicazione, e mi piacerebbe che da essa, da quella riga misteriosa e innocua, prendesse l’avvio una Retorica della Pubblicazione, o una Teoria del non-scrivere, o Princìpi finali della letteratura inesistente. Via Paolo Nori, Giorgio Manganelli, in Tèchne nuova serie,19, Paian di Prato (UD), Campanotto 2010, p. 62

Translation Party

Scritto da: il 07.05.10 — Comments Off
Quando si traduce c'è sempre, inevitabilmente, una perdita di senso; vuoi perché le parole non sono mai perfettamente traducibili, vuoi perché le semiosfere (universi linguistici soggettivi o spazi della significazione - approfondimento) non possono mai coincidere, è già tanto se capiamo cosa dicono i nostri connazionali, con i quali condividiamo gli strumenti basilari della lingua. È lecito allora domandarsi cosa succederebbe traducendo da una lingua a un'altra la stessa frase, ricorsivamente. È quello che fa translation party, che utilizza due lingue diversissime tra loro, l'inglese e il giapponese, per cercare l'equilibrio, ossia quel punto in cui la frase data, cambiata magari trenta volte, non presenta più variazioni di senso alla traduzione. Un esempio pratico (con una frase che non troverà il suo equilibrio): And therefore never send to know for whom the bell tolls; It tolls for thee.   -  into Japanese したがって、知って送信することはあなたのために、これは通行者に鐘は鳴るの。  - back into English Therefore, you can send for you know, this is their way of ringing the bell.  - back into Japanese したがって、あなたのための知っている送ることができる、これが鐘を鳴らすの方法です。  - back into English Therefore, you can send for you know, this is the way tolling.  - back into Japanese したがって、あなたのための知っている送ることができる、この方法の鐘です。  - back into English Therefore, you can send for you know, this is the way Bell. Una frase più semplice, invece, porta a un equilibrio inaspettato: Who controls the past controls the future: who controls the present controls the past. - into Japanese 誰が過去を制御する未来を:人、現在のコントロールを過去の制御を制御します。 - back into English Who controls the past to the future: who controls the present controls the past controls. - back into Japanese 誰が過去と未来をコントロール:誰が存在を制御する過去のコントロールを制御します。 - back into English Who controls the past and future: controlling controls the past controls the present one. - back into Japanese 誰が過去に存在する1つを制御する過去と未来:制御コントロールを制御します。 - back into English Past and future control the past, one present who: Control control control. - back into Japanese 過去と未来の制御、過去、1つの現在:制御コントロールを制御します。 - back into English Past and future control the past, present ...

Le ceneri del paradiso, Shatner

Scritto da: il 04.12.09 — Comments Off
Tutti conoscono la serie di telefilm StarTrek e tutti sanno che ha ispirato anche film, fumetti, opere teatrali e cartoni animati. Quelli che frequentano librerie e bancarelle sanno anche che esiste un discreto numero di romanzi ambientati nello stesso universo. Oggi, per appassionati e non, vi propongo il primo di una trilogia imperniata sul capitano Kirk, scritta da lui medesimo: William Shatner! Le ceneri del paradiso inizia (tra il sesto e il settimo film) con Kirk in piena crisi esistenziale: è troppo vecchio per comandare un’astronave ma non si sente ancora pronto al pensionamento. Così quando una bella e misteriosa aliena gli chiede aiuto per salvare il suo pianeta non può fare a meno di accettare. La ricompensa è qualcosa che l’anziano (ma ancora pimpante) capitano non può assolutamente rifiutare: l’eterna giovinezza. In realtà non si rende conto di essere coinvolto in una macchinazione che potrebbe far precipitare la federazione spaziale in una nuova guerra. Per fortuna gli altri membri dell’Enterprise accorreranno in suo aiuto. Il romanzo contiene tutti gli ingredienti tipici della serie: un pianeta sconosciuto, un mistero, colpi di scena, un problema interno da risolvere insieme con quello esterno, il tutto condito da tecnologia, avventura e un pizzico di umorismo. Parecchie sono le citazioni alla serie classica che faranno la gioia dei fan. Quello che c’è in più è l’approfondimento psicologico dei personaggi, in particolare del capitano Kirk che c’è mostrato sotto nuovi aspetti della sua personalità. Non più un eroe indistruttibile, ma un uomo con le normali paure che affliggono tutti: invecchiare, essere messo da parte, restare solo. Il libro è scritto abbastanza bene, soprattutto tenendo conto che è il primo di Shatner. Lo stile è molto semplice e diretto, alcune parti avrebbero potuto avere una cura maggiore ed anche l’ambientazione poteva essere sfruttata meglio. Tuttavia la lettura è gradevole e, vi ...

Patty Diphusa, Almodovar

Scritto da: il 14.10.09 — 2 Commenti
Warhol prese Edie Sedgwick e ne fece quel che voleva, fino allo sfinimento pur di renderla perfetta per sé. Pedro Almodovar le sue donne perfette ha cominciato a trovarle prima nella testa, poi nelle attrici con cui ha collaborato. Dalla sua testa nasce Patty Diphusa, simbolo e sintomo di un momento artistico mondiale che quasi soffoca sotto la valanga innovativa delle idee e le perversioni di Andrew Warhola. Pedro Almodovar le sue le incarna in una bassa e tonica protagonista di film porno, scrittrice a tempo perso per riviste e soprattutto insonne. È fondamentale, dice Almodovar a Patty quando si lascia intervistare da lei (oh sì, maniacale), che la sua Diphusa non dorma mai, perché è alla continua ricerca. Di un senso, dell’amore, della soddisfazione a tutto tondo. D’altronde parliamo degli anni 80, dove la movida spagnola ti trascina e basta. Se non brilli, non ci sei. Non vali niente. Patty incontra chiunque e racconta ogni cosa, è la diva del momento (un momento lungo la sua vita) e la reginetta delle sveltine nei bagni dei locali. È in continuo movimento e continua elaborazione cerebrale. Parla solo di quello che è superficiale come lei, eppure la somma di tutte le banalità di chi ha intorno, dei desideri comuni a tutta una generazione di wannabe, dei vizi segreti e invece raccontati in maniera così plateale scavano a fondo in un personaggio, nel suo autore, nel mondo che racconta. La superficialità diventa cosa dimenticata, e ci si ingroviglia in storie d’amore e scampi. Così la protagonista si dimostra per quella che è, pagina dopo pagina: sicura di dove vuole arrivare, confusa su come farlo, disinibita, implacabile, inafferrabile. Come Madrid, la Madrid che si risveglia dopo Franco e mette da parte tutto per ballare in strada. Senza dimenticare, ma mettendo da parte come in un archivio ...

Venerdì 12 Omnibus, Ortolani

Scritto da: il 05.10.09 — 1 Commento
Un uomo, il suo amore impossibile e infranto, un servitore dal nome evocativo, una volontaria reclusione, una maledizione che porta alla deformità. Se quello che ho appena scritto vi porta una vena di malinconia probabilmente non avete mai letto Venerdì 12 di Leo Ortolani, che ha accompagnato per molto le uscite di Rat-man e finalmente ha un volume dedicato alla storia integrale, dalla prima all'ultima puntata. Se lo aveste letto vi sarebbe venuta in mente Bedelia e avreste cominciato a ridere, già dall'inizio. L'amore della vita di Aldo, infatti, non è proprio una santa, né una donna celestiale o perfetta. Anzi, richiama più un incrocio tra un salumiere e un gerarca: i suoi uomini sono numerati per comodità, ma attraverso un tatuaggio sulla coscia. Attraverso una maledizione che viene da un carillon (cosa che ricorda – uno a caso – King) l'amore infelice di Aldo si trasforma in deformità fisica. Ma le citazioni non finiscono qui: dalla riconoscibile maschera fino al titolo, Venerdì 12 si muove di parodia in parodia, affrontando i classici di genere. Nel volume Omnibus, inoltre, si può seguire la storia per intero, divisa nei suoi quattro tronconi: le Origini, la Solitudine, il Risveglio e la Conclusione. E cercare con Aldo di sfuggire al destino, conquistando il vero amore o sacrificando una vergine. Dato che quest'ultima opzione sembra essere impossibile da perseguire, "padrune" Aldo cercherà di tornare insieme a Bedelia per scoprire, infine, che non è proprio quello che vuole. Il nostro moderno Belfagor sarà accompagnato da figure improbabili, tra cui il citato (ed esilarante) servitore Giuda che, fedele al detto nomen omen, non gli sarà di grande conforto, e donne di rara bruttezza sia fisica sia morale. Il tratto è quello consueto di Ortolani, semplice ma in grado di mettere in evidenza il grottesco e il ridicolo, un disegno che è ...

Parola di Platone (Processo e morte di Socrate)

Scritto da: il 05.08.09 — Comments Off
[...] Dobbiamo prima di tutto star attenti che non ci capiti un certo caso poco piacevole. [...] Diventar misologi, cioè che insorga in noi avversione e antipatia per ogni discussione. Allo stesso modo altri diviene misantropo e ha avversione e antipatia per i suoi simili. Oh! davvero, non c'è sventura più grande di questa antipatia per ogni discussione. E l'uno e l'altro morbo, misologia e misantropia, sorgono in noi dalla medesima fonte. La misantropia si infiltra in noi [...] quando le delusioni si rinnovano frequenti, e proprio per opera di chi vorremmo amico intimo e fedele, si finisce, dopo tante delusioni, con un odio generale, ritenendo che assolutamente non ci sia in nessuno nulla di buono. [...] Chi tratta una medesima questione con argomenti in favore e con argomenti contrari finisce per esser convinto d'una sua straordinaria sapienza. Crede d'aver osservato lui solo che nessun fatto è sincero e stabile, che nessun ragionamento nemmeno, nulla di nulla; ma che tutte le cose, precisamente come nell'Euripo, in su e in già si volgono, e giammai in nessun istante, in nessuna occasione, hanno posa. Platone, Processo e morte di Socrate – Fedone

Leggere, a cura di Zuffi

Scritto da: il 27.07.09 — Comments Off
Di recente ho ricevuto un regalo – un libro, chiaramente – da parte di una persona che mi conosce abbastanza bene; è Leggere, una raccolta di aforismi e immagini che riguardano, appunto, la lettura. Frammenti di pensiero di Rex Stout, che non sa decidersi tra il piacere della scrittura e quello della lettura, frasi accompagnate da immagini come la fotografia della scultura La leggitrice, di Pietro Magni: il volumetto è pieno di interessanti scoperte artistiche, non solo letterarie. Più di cento citazioni e più di cento immagini, per la maggior parte dipinti, che illustrano l'atto del leggere, nella maggior parte dei casi solitario; e le raffigurazioni coprono l'arco di almeno sei secoli, segno che la parola scritta ha sempre avuto un posto di rilievo nell'immaginario degli artisti. Non tutti i toni della raccolta, curata da Stefano Zuffi per Electa, sono sempre seri; ogni tanto, per puro divertimento, sono inserite citazioni da autori più leggeri, come una delle mie favorite (ne ho persino una maglietta!): "Al di fuori del cane il libro è il miglior amico dell'uomo; dentro il cane fa troppo buio per leggere", che non poteva appartenere ad altri che a Groucho Marx. Un excursus completo, da Seneca a Gandhi, da Marziale ad Asimov, per lasciarsi coinvolgere e confrontarsi col pensiero di artisti della parola e della tela su quello che, per chi legge il libro, di sicuro è più che un saltuario passatempo. Il tutto in una splendida veste grafica, sia per la cura estetica sia per l'oggetto in sé, raffinato ed elegante. Un libro da consultare, da sfogliare e, perché no, da regalare a chi già è contagiato dal piacere della lettura, ma anche a chi, per ora, lo rifugge: chissà che non scocchi la scintilla.

Il fu Mattia Bazar, Grandi & Associati

Scritto da: il 26.02.09 — Comments Off
Ogni tanto ho dei problemi nella catalogazione dei libri, e Il fu Mattia Bazar rappresenta uno di questi casi. Non è narrativa, non saggistica, meno che mai poesia. È un libro che riguarda i lettori, librai e titoli. Nulla più che una serie di citazioni, non colte né librarie, ma sugli strafalcioni commessi proprio sui titoli dei libri, come si evince già dal titolo. Alcune sono irresistibili, data l'universale fama dei libri che storpiano, altre fanno semplicemente sorridere, altre ancora risultano comprensibili e quasi giustificabili: non si possono conoscere tutti i titoli editi in Italia, dove le novità sono centinaia non dico all'anno, né al mese, ma ogni benedetta settimana; una certa difficoltà è accettabile se non prevedibile addirittura. Da un lato si deride l'ignoranza, dall'altro si riflette sul tema, soprattutto in relazione all'ignoranza dei librai, o dei commessi delle librerie, che si suppone debbano essere anche solo minimamente preparati non dico su Moccia ma almeno su Pirandello! Eppure le gaffe riguardano in special modo libri famosi e le loro collocazioni in scaffale. Il libretto è grazioso, molto piccolo, più che tascabile, e le battute sono molto graziose per distendere l'animo. Anche la veste grafica è accattivante con un'impaginazione atipica e colorata. Un difetto, secondo me, è la brevità del tutto: le frasi sono distillate, una per pagina, per pochissime pagine. Capisco che voglia essere un libro leggero, ma tra leggero e completamente scarno c'è una sottile differenza. Specie quando il minilibro ha un costo pari a un Feltrinelli. Da leggere con parsimonia, altrimenti finisce subito!

Parola di Marguerite Yourcenar

Scritto da: il 07.01.09 — Comments Off
Ci sono pochi scrittori di genio; le scrittrici di genio sono, certamente, ancora più rare. Le grandi poetesse, poco numerose, lo sono però abbastanza perché se ne possa formare un'ampia rosa, ma un grande romanzo presuppone un libero sguardo rivolto alla vita che il costume sociale, fino ad ora, non ha affatto consentito alle donne; [...] Marguerite Yourcenar, Con beneficio d'inventario

Parola di Mendoza

Scritto da: il 24.12.08 — Comments Off
Non è difficile comunque capire di cosa stanno parlando, perché i catalani parlano sempre della stessa cosa, cioè di lavoro. Appena si riuniscono due o più catalani, ciascuno racconta del suo lavoro con profusione di dettagli. Con sette o otto termini (esclusiva, commissioni, portafoglio clienti e qualche altro) montano un dibattito animatissimo, che può durare all'infinito. Non esiste sulla Terra gente più dedita al lavoro dei catalani. Se sapessero fare qualcosa, diventerebbero padroni del mondo. Eduardo Mendoza, Nessuna notizia di Gurb
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