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Confessioni di un sicario dell’economia, Perkins

Scritto da: il 16.11.09 — Comments Off
Per fortuna di recente i saggi sono scritti in maniera piuttosto narrativa; così, anche quando si tratta di argomenti che non mi sono proprio congeniali, riesco comunque a leggerli abbastanza facilmente. Così è stato anche per Confessioni di un sicario dell'economia, il saggio-romanzo di John Perkins edito da Minimum Fax, capitatomi in mano a causa del lavoro di mio marito. L'argomento, come è facile intuire anche dal sottotitolo, La costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider, è l'influenza, e in molti casi l'ingerenza, del governo e delle multinazionali americane nelle economie in via di sviluppo, sfruttando canali ufficiali e meno ufficiali per ottenere una posizione egemonica. Il concetto è molto semplice: un paese in via di sviluppo ha un potenziale di crescita molto forte e manca di tutto: competenze, strutture, infrastrutture, manodopera specializzata. Fornendo competenze e formando la manodopera non si creano dipendenze né debiti fra il paese X e la grande potenza. Se invece si forniscono la struttura, le infrastrutture e la manodopera specializzata, il paese che le riceve sarà presto indebitato a un tasso che non permetterà più di tenere per sé le risorse e la produzione interna, ma costringerà a cedere tutto alla potenza straniera per tentare di rappezzare una voragine che si allarga sempre più. Perkins spiega come il metodo dell'indebitamento usato dai Sicari dell'Economia sia molto più sottile ed efficace delle azioni di forza spesso intraprese attraverso CIA e altre agenzie americane, presenti nei colpi di stato militari di molte zone del mondo. Ci parla delle connessioni nascoste tra gli eventi, della storia del canale di Panama, del rovesciamento di diversi governi. Insomma, getta una luce nuova su tanti eventi che avremmo giurato di conoscere e di poter comprendere appieno, il tutto con uno sguardo quasi romantico e spesso dalla parte della popolazione di questi stati. Perkins è un ...

Intervista a Pino Cabras

Scritto da: il 26.01.09 — 1 Commento
Quest'intervista è atipica: non ho ancora letto il libro di cui parla. Ma a Roma ho avuto l'occasione di incontrare Pino Cabras, autore di Strategie per una guerra mondiale e direttore di Megachip e non me la potevo certo lasciare sfuggire! Così con molta gentilezza e pazienza ha accettato di chiacchierare con me, benché io non avessi certo domande troppo pertinenti. La prima domanda concerne il rapporto tra il terrorismo e la tortura. Di recente è stato anche pubblicato un saggio di MacCoy sull'argomento, nel tuo libro i due elementi sono correlati? Direi di sì: basti pensare che l'antrace – la grande paura che terrorizzò l'America nelll'autunno 2001, subito dopo l'11 settembre - fu una strategia terroristica di sicura provenienza statale; ebbene, in quei giorni si chiuse il Congresso e fu deliberato il Patriot Act, una legge composta da migliaia di articoli, che ri-legalizzava la tortura e l'arresto arbitrario, quasi una forma di rapimento, senza controlli da parte dei giudici. Scompariva per molti reati il principio dell'habeas corpus. Uno degli aspetti più terrificanti furono le fortissime argomentazioni per cambiare l'assetto statale degli USA. Si cambiava l'equilibrio dei poteri a favore dell'Esecutivo. La cosa ha avuto imitatori europei. Sia Tony Blair sia Gordon Brown hanno fatto enormi pressioni sul parlamento per estendere a 90 giorni il tempo in cui un sospetto di terrorismo possa essere tenuto in stato di fermo, senza il vaglio di un giudice. Son riusciti comunque ad arrivare a 28 giorni, con molte meno garanzie che nell'Italia degli anni di piombo. Perché un italiano decide di occuparsi della situazione americana intorno ai fatti dell'11 settembre? In realtà, come dicevo, la situazione ha analogie con quella dell'Italia negli anni '70 e '80, il periodo dello stragismo, delle deviazioni dei servizi segreti compiute per scopi paragonabili a quelli recenti. È un fenomeno che in un ...

Una questione di tortura, McCoy

Scritto da: il 19.11.08 — 1 Commento
Inorridire è una parola quasi svuotata. Si inorridisce per le violenze, per gli omicidi, per tutti i crimini, ma dura giusto l'arco di un telegiornale; poi si riprende la propria routine, si ricomincia, giustamente, a badare alle occupazioni quotidiane, anche se con una lieve inquietudine. Di questo e non di orrore parla McCoy nel suo saggio Una questione di tortura, compiendo un'analisi razionale e politica della tortura, epurata, per quanto possibile, del dato emotivo. Ciò non vuol dire però che l'autore riesca ad essere asettico e scevro da giudizi di valore, ma solo che tenti di utilizzare un modello scientifico nel suo esame, il più obiettivo possibile. Sin dall'inizio l'analisi verte sulla dicotomia sicurezza/libertà, sui reciproci confini e sulla giustificabilità dei metodi di interrogatorio. L'autore prende in esame sia le componenti storiche sia quelle sociali e psicologiche, ricreando un quadro esaustivo dell'evoluzione del fenomeno. Ovviamente, però, lo studio si concentra sul ruolo dell'America, e per essere più precisi della CIA, nella creazione, sperimentazione e diffusione dei metodi di crudeltà psicologica ormai noti al grande pubblico. Dall'utilizzo di droghe agli esperimenti sensoriali, il saggio mette in luce i tentativi riusciti e quelli falliti nel percorso che ha portato alla tortura moderna. Non sfugge alla disamina la doppia faccia dell'America, l'attuale egemonia  economica e culturale, oscillante tra il ruolo di paladino dei diritti umani e quello di propugnatore della moderna tortura senza contatto. Se da un lato, infatti, firma trattati e convenzioni, dall'altro autorizza, avalla e protegge l'intelligence con le sue ricerche poco ortodosse. Il saggio è ben documentato, ricco di richiami e note, scritto con un linguaggio semplice, benché l'argomento non sia dei più immediati. Forse ogni tanto si dilunga più del necessario, ma  un maggiore approfondimento è sempre utile, e la mole di dati è un'ottima fonte per eventuali consultazioni o ricerche personali. Una lettura ricca ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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