Tutti gli articoli su chick lit

Il diario di Bridget Jones, Fielding

Scritto da: il 04.05.10 — Comments Off
Forse non sarà il capostipite della chick-lit, ma di sicuro Il Diario di Bridget Jones di Helen Fielding  ne è l’esempio più famoso ed è diventato la pietra di paragone attorno a cui l’intero genere si richiama. Curiosa di capire quale fosse il meccanismo che avesse fatto scattare tanto entusiasmo, mi sono procurata una copia edita da Sonzogno e l'ho letto d’un fiato. Potrei cominciare dicendo che il percorso che oggi ci appare collaudato – zitella ultratrentenne con l’incubo della dieta cerca e trova l’amore attraverso una serie di avventure tragicomiche – nel 1995 non lo era affatto. Quindi, in qualche modo, il simpatico libro della Fielding ha rappresentato un apripista. Inoltre, la sua forza è stata quella di offrire al pubblico un’eroina che avesse tutti i pregi e i difetti della gente comune gettando anche un’occhiata ironica e disincantata sulla “upper class” londinese. Bridget è una giornalista che ha superato i trent’anni, è simpatica, lunatica, grassottella… insomma, una ragazza come tante. Non ha una cultura elevata, ma cerca il più possibile di essere all’altezza della facciata che i giovani rampanti della capitale inglese giudicano il minimo indispensabile per essere “in”, ma dal loro punto di vista resta una “perdente”, dato che non è ancora riuscita a costruirsi una famiglia, né una carriera degna di interesse. Inoltre, l’amore impossibile per il capo mascalzone la fa sentire ancora peggio. Per fortuna ci sono gli amici, ognuno caratterizzato in modo impeccabile – e successivamente imitati fino a diventare stereotipo (l’omosessuale festaiolo, la femminista estrema, la povera ragazza alle prese con un Perfido Uomo Sposato…) -  e all’orizzonte c’è  Mark Darcy, un avvocato un po’ timido (per non dire rigido) che sembra proprio antipatico e invece potrebbe essere il tanto atteso Grande Amore. La forma diaristica consente al lettore di “ficcare il naso” nel quotidiano della protagonista, ...

Settimo Anno, Lloyd e Rees

Scritto da: il 19.01.10 — Comments Off
Non c’è due senza tre. Ma, soprattutto, la stragrande maggioranza dei lettori di Chissà se stai dormendo e Chissà se sono svegli chiedeva a gran voce un seguito alle avventure dei loro beniamini Amy e Jack. Così Josie Lloyd ed Emlyn Rees non hanno esitato a riprendere in punta di penna i personaggi che hanno dato loro la possibilità di affermarsi come scrittori e ci hanno regalato la terza puntata della love story più simpatica d’Inghilterra. Peccato che il sottotitolo sia Chissà se stanno ancora insieme e si riferisca alla tipica crisi del Settimo Anno, di cui appunto stiamo per parlare. Eccoli, dunque, i nostri Amy e Jack: alla boa dei sette anni di matrimonio sono arrivati peggio di quanto le premesse ci avessero fatto credere. Hanno un magnifico bambino, Ben, ma per il resto la loro vita non ha percorso esattamente il binario dei sogni. Il talento di Jack come pittore non è bastato a farlo sfondare perciò lui sbarca il lunario lavorando per una ditta di fertilizzanti. Ad Amy non è andata meglio: la sua occupazione nel campo della moda è sfumata quando la sua ditta è stata venduta e adesso che ha un figlio è molto difficile tornare nel campo, perciò si limita a fare la mamma, benché la situazione le vada stretta. Quel che è peggio è che anche la vita a due ha subito dei danni da queste singole insoddisfazioni e della coppia spumeggiante che abbiamo imparato a conoscere ed amare nel primo libro non è rimasta che l’ombra. Se detta così vi sembra una catastrofe, non temete: il fatto che Amy e Jack siano piombati dalle stelle alla dura realtà non è affatto un demerito per gli autori che, anzi, ci offrono uno spaccato di vita meno glam, ma molto più simile al vero e quindi insaporiscono questo seguito ...

La Feltrinelli delle ragazze

Scritto da: il 09.09.09 — 30 Commenti
Leggo oggi (tramite xlthlx) nella sezione "Arte e cultura" del Corriere che a Milano stanno per inaugurare "La Feltrinelli delle ragazze". E mi sento un po' perplessa. Riporto dall'articolo: Inaugura giovedì il nuovo store «LeFel»: 6000 articoli, 1000 marchi. E i libri? Strizzano l’occhio a Bridget Jones Le fanatiche della «chi­ck lit», la letteratura per pollastrelle che ha come icona Bridget Jones, pos­sono mettersi in fila. L’appunta­mento per loro è giovedì sera in Corso XXII Marzo 4, dove al­le 18 si inaugura quello che l’editore Carlo Feltrinelli chia­ma «un esperimento: né libre­ria, né concept store, piuttosto un luogo per menti creative». [...] Ecco dun­que 320 metri quadrati, con ol­tre 100 marchi e 6000 articoli, tra cui libri della più classica «Los Angeles literature» (ovve­ro storie di femmine belle, ric­che e innamorate), trucchi, ba­gnoschiuma, guide viaggio, fo­tografie, abbigliamento, desi­gn, cioccolato e tè da degustare insieme nella tea-room. «New York Sexy» e «Lipstic Jungle» di Can­dace Bushnell sono i titoli di punta del secondo piano, dove le clienti potranno sedere persi­no al trucco e testare i nuovi co­smetici di Angelo Caroli, i frap­pé da corpo del marchio newyorchese Smp, o provare gli abbinamenti proposti da Sar­toria Vico, Roseapois e Madelei­ne Couture , che disegna t-shirt con le facce di Obama e Ein­stein, uomini con pochi musco­li ma molto cervello, come quel­li inseguiti dalle lettrici del ge­nere post-Harmony. Tralasciando il fatto che l'articolo sembri un lungo redazionale, con tanto di marche e prezzi, ci sono alcune considerazioni che mi sorgono spontanee. Mi disturba non poco l'evidente sessismo del creare una libreria per ragazze e farla secondo lo stereotipo della ragazzina che legge solo chick lit, fanatica della moda – anzi, sembra ora si dica fashion – e che si fa abbindolare dalla sonorità francese del nome. Il massimo sarebbe un posto in sfumature – pardon, nuance – rosa, ...

Tendenze canose

Scritto da: il 17.04.09 — 12 Commenti
Canoso è uno dei miei neologismi preferiti, non so se l'abbia coniato qualcuno di famoso ma è così che definisco tutto ciò che attiene ai miei adorati pelosi canidi. Ed è il termine più appropriato, secondo me, per definire la tendenza attuale a dare spazio nella narrativa agli animali. È vero, hanno sempre avuto un ruolo, sebbene marginale. Mi viene in mente Cuore di cane, per citare un libro a caso (che però non è proprio un libro sui cani, ecco), e poco più di questo (sì, sì, non scordo Cujo). Per il resto sono stati relegati a comparse, in centinaia di pubblicazioni, o sono stati protagonisti di manuali per fortuna ormai obsoleti. Adesso invece noto la tendenza sempre maggiore a farli diventare protagonisti; partita in sordina, ormai sta diventando un vero e proprio filone, come la chick-lit, ad esempio. Tutta una narrativa che non solo si interessa agli animali, ma li erge a personaggi principali, nuclei veri e propri della narrazione. Storie di animali e altri viventi apre idealmente questa parata, e poi abbiamo l'ebook Il gatto che cadde dal sole, Io e Marley, La mia vita con George, e ultimo, fresco di stampa, L'arte di correre sotto la pioggia. Di quest'ultimo ho letto l'anteprima grazie all'abitudine ormai diffusa di farne versioni cartacee e distribuirle in libreria. E lo trovo carino, ben scritto; strizza l'occhio al lettore che ama i cani e si fa leggere da chi non li ama. Ma soprattutto apprezzo che sia un altro passo nella diffusione della comprensione del mondo animale. Che possa servire a scardinare l'idea che "è solo un cane/gatto/cavallo" e che non sia degno di stima e affetto e garanzie come ogni altro vivente (persino l'uomo). Non amo un'unica cosa: la tendenza al patetico, a rappresentare scene molto commoventi, a studiare l'intreccio per spingere all'emotività. Alcuni ...

Più meglio di Cenerentola, Kapowski

Scritto da: il 26.12.08 — 2 Commenti
Chi non ha mai sognato di diventare una principessa, su istigazione di mamme, zie, e tutto quel gineceo in rosa (dai vestiti fino agli accessori) che in genere circonda le bambine? Ebbene, per chi lo sogna ancora forse è il caso di ricorrere a Più meglio di Cenerentola - Manuale per la principessa moderna. Con principessa non si intende qui la tradizionale fanciulla blasonata, cui la nobiltà è stata attribuita alla nascita, ma lo status moderno e mondano di VIP, che può essere ottenuto ormai indipendentemente dalle proprie qualità personali e oggettive. Una guida, o forse un'antiguida, che fa il verso ad una certa chick lit non solo d'oltreoceano, questa della Kapowski, briosa e scorrevole. Dallo shopping al fitness finanche al gossip tutti gli anglofili aspetti vitali della quotidianità principesca-VIP sono passati al vaglio. Divisa in sezioni, come un vero e proprio manuale, la zandeguida affronta con piglio ironico temi ampiamente dibattuti da riviste quali Chi o Novella Duemila (non a caso citata come testo sacro per le aspiranti principesse); interessanti i capitoli sull'istruzione e sulla popolarità, pieni di spunti divertenti. La scrittura, come è naturale, è vivace e diretta, e ricorda per struttura quella di molti blog. L'autrice si rivolge direttamente al suo pubblico distribuendo consigli e regole pratiche, moniti e suggerimenti per acquisire titolo e status. E lo fa in un volumetto tanto tascabile e sottile da poter essere senza alcun problema messo in borsa. Chiaramente si può anche provare a considerarle seriamente, queste settanta pagine di panoramica sul mondo dei popolari; ma sembrerebbe di tradire lo spirito della Kapowski, così acuto e tagliente, e soggiogarlo al'oggetto di tanta ironia. Consigliato per le S-VIP e per le conoscenti velina-style. Da leggersi con (auto)ironia.

Intervista a Manuela Blasi – Mamma mi sono innamorata di un tronista

Scritto da: il 09.05.08 — 3 Commenti
Che influenza ha avuto l'idealizzazione nell'innamorarsi di un tronista, figura di confine tra il reale e l'immaginario? Nello scrivere un romanzo in cui la protagonista appare come una moderna Cenerentola, è facile e quasi necessario idealizzare l'amore che prova nei confronti di un tronista, a sua volta moderno Principe Azzurro. Certamente, nella realtà, non tutti coloro che si sono seduti sul trono del programma di Maria De Filippi hanno dimostrato di possedere particolari doti di sensibilità e altruismo, ma esistono le eccezioni e, come in ogni favola che si rispetti, è proprio quella singolarità a rapire il cuore della protagonista. Il tuo romanzo può quindi essere considerato come una moderna iconografia di Cenerentola e del principe azzurro? Assolutamente si. Ma quello che differenzia la vera cenerentola dalle moderne "cenerelle", è che il principe azzurro non deve rapirle o portarle via dalla propria realtà, ma affiancarle, entrare a far parte del loro mondo, in assoluta complicità. A cosa è dovuta la scelta di un'autobiografia in età così giovane? Non è stata una scelta ragionata, ma una "causa - effetto" che ha trovato le sue radici nella mia voglia di scrivere. Raccontare qualcosa, partendo dalle proprie esperienze, è poi stata la conseguenza più ovvia. Nell'intrecciarsi degli eventi che tipo di impulso ha dato questa esperienza alla tua vita personale? L'aver partecipato ad un programma televisivo è stata una bella parentesi della mia vita, un'esperienza particolare, divertente perché vissuta con la giusta leggerezza. Nel frattempo e successivamente ho continuato a fare la vita di sempre, alternando la ricerca del lavoro ideale (inerente ai miei studi) a quella di lavoretti saltuari per arrivare alla fine del mese e pagare l'affitto. L'input maggiore l'ho ricevuto proprio dalla quotidianità. E' la "normalità" che ha ispirato le mie pagine, la stessa di molte coetanee che sognano l'amore ideale e spesso ...

Cronaca di una vita annunciata – Mamma mi sono innamorata di un tronista, Blasi

Scritto da: il 25.04.08 — Comments Off
Ci sono fenomeni che possono non trovare una semplice spiegazione nelle persone che ne fanno parte, che sono difficili da comprendere e da apprezzare. E quando Newton Compton mi ha inviato questo romanzo ero perplessa ma curiosa. Anche la nostra scrittrice, nonché protagonista, si trova spiazzata davanti al fenomeno che si appresta a vivere, e il suo diario romanzato offre al lettore la possibilità di osservare da vicino ed in presa diretta un mondo conosciuto solo attraverso le lenti deformanti della televisione. Sicuramente è la storia di un corteggiamento, ma non soltanto quello che intercorre tra Lalla e Simone: il più profondo avviene tra l'immagine televisiva e la vita reale della protagonista, e come si risolva è già di pubblico dominio. Mamma, mi sono innamorata di un tronista ha una scrittura moderna e colloquiale, fedele al contesto cui appartiene, e scorre rapido come un ciak. Non vuole essere il romanzo che cambierà il mondo, bensì un modo di raccontarsi e regalare qualche ora spensierata al lettore.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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