Tutti gli articoli su cervello

Il cervello umano, Asimov

Scritto da: il 15.10.09 — 4 Commenti
Di Isaac Asimov, (1920-1992), personalmente non mi ha mai attratto più di tanto la produzione fantascientifica e giallistica. Al contrario, dell'Asimov divulgatore e saggista scientifico, ho dei ricordi strabilianti. Di sera, prima di dormire e, quindi, stanco della giornata, riuscii a leggere in originale Inglese The Collapsing Unierse (Il collasso dell'Universo, 1977), intorno alle duecento pagine, e, non solo lo capii linguisticamente (guardai sul dizionario soltanto un lemma: to pinpoint = localizzare con precisione – su carte geografiche o mappe), ma ne compresi pure le spiegazioni scientifiche le quali – pur essendo scritte con scopi divulgativi – mi dette l'impressione che, non per questa ragione, tralasciassero volutamente dettagli anche piuttosto complicati; si capirà che, per me, di formazione e studi non certo scientifici, riuscire a capire ed apprezzare anche nei particolari questi argomenti di Astrofisica fu davvero sorprendente. Divenne così il mio autore preferito per quanto riguardava la divulgazione scientifica. Di suo – dopo averlo tenuto per anni e anni nello scaffale – mi son deciso a leggere Il cervello umano del '63, tradotto per la prima volta nel nostro paese nel '70 e comparso in edizione tascabile nel 1983. Anche qui, sorprende non soltanto la padronanza della materia trattata ma anche quella – saldissima – della lingua: mi ha sempre meravigliato la sua capacità di partire da un argomento che non ha nulla a che fare con quello dichiarato nel titolo, da questo lontano anni luce, per poi, ragionamento dopo ragionamento, domanda retorica dopo domanda retorica, arrivarci con una logica che non fa una grinza. Per esempio, Asimov introduce questo suo libro che non tratta soltanto del cervello umano ma anche dei meccanismi biochimici di altri organi del nostro corpo, come il pancreas, la tiroide, le ghiandole surrenali, l'ipofisi..., iniziando a parlare del marinaio scozzese Alexander Selkirk che, agli inizi del XVIII ...

Cervello e pancia

Scritto da: il 20.02.09 — 6 Commenti
Negli anni la mia percezione della parola scritta, della scrittura e della letteratura è cambiata più volte. Me ne accorgo confrontandomi con i giovani scrittori, anzi giovanissimi, quelli che oggi sono ancora alla scoperta della propria via e che magari saranno un domani dei novelli Saramago, chi lo sa? Chiacchierando con uno di loro ho avuto modo di riflettere sui due elementi che per me creano una buona scrittura: cervello e pancia. Capisco che il termine pancia possa offendere la sensibilità di molti "artisti", ma sono mie opinioni e io non sono Umberto Eco, per cui mi si passi il vezzo di utilizzare una parola tanto vile per un concetto così aulico come l'ispirazione. Sì, perché non mi trovo a mio agio a parlare di Muse: avvolgono di un'aura da accoliti, da privilegiati un aspetto che, per me, è molto più sanguigno, quasi viscerale. La scrittura è stata idealizzata fin troppo e per questo ha subito uno sdoppiamento: da una parte i "puristi della scrittura", quelli che aspirano a una letteratura tanto alta da risultare incomprensibile ai più (e forse anche a loro stessi), dall'altra gli scrittori commerciali, quelli che servono a batter cassa e hanno un successo che è solo di vendite, non legato al contenuto. Resiste - ma per quanto ancora? - una fascia media di letteratura che coglie lo spirito del suo tempo, che si sporca le mani, che usa, appunto, la pancia e che la filtra attraverso il cervello. Scrittori che sono immersi nel loro contesto e che non giudicano nessun lettore indegno di ciò che vogliono dire. Paradossalmente i "puristi" sono scrittori solo di pancia, e i commerciali solo di cervello. Il motivo è semplice: i primi si occupano solo di tirar fuori la loro idea, senza pensare che scrivere non è per sé, è per i lettori, i ...

Viaggio nell’oscurità – Un oscuro scrutare, Dick

Scritto da: il 01.09.08 — Comments Off
Aprendo qualsiasi romanzo di Dick si è portati a cercare quegli elementi fantascientifici che ne hanno caratterizzato l'opera. Nel caso di Un oscuro scrutare sarebbe una ricerca vana, nonché superficiale. Perché è vero che contiene qualche elemento futuribile, ma è solo una maschera metaforica per camuffare la contemporaneità che descrive. Il romanzo è infatti largamente autobiografico, il protagonista non è che uno dei volti dell'autore, nelle sue sfaccettature. Persino i comprimari sono ritagliati, per stessa ammissione di Dick, su suoi amici reali e sul loro vissuto comune. Il contesto, anche se sullo sfondo di un ipotetico futuro, o, più correttamente, di una ucronia distopica, è quello della cultura americana del '70, con i perbene da una parte e i tossici dall'altra. Questi ultimi, come paria moderni, vicini e intoccabili. E qualche persona, confusamente, a fare da ponte fra due realtà che desiderano primeggiare moralmente l'una sull'altra. Bob Arctor (actor, attore), il protagonista, è un personaggio manicheo, con un forte senso di giusto e ingiusto, e che sceglie, per seguire il giusto, il sentiero che lo porterà alla perdita di se stesso, rinunciando ad essere un individuo senziente; più che perdita, però, si tratta di perdizione. Perdizione è in effetti il termine esatto: il romanzo è infatti pervaso dal senso di colpa, di punizione e castigo divino, da un complesso impianto teologico di stampo cattolico, dichiarato dal principio sia nel citare i santi, sia nelle scelte ed argomentazioni dei personaggi. Bob si sdoppia e sceglie di stare tra i "peccatori", per scoprire la fonte del peccato, impersonato dalla Sostanza M. Se vogliamo è del libero arbitrio che si parla, il regalo e la condanna della scelta del proprio percorso. Nessuno dei personaggi è predestinato, anche se per tutti esiste un disegno. Nel progressivo smarrimento, dovuto alla droga M, Arctor perde la sua individualità, diventando molti sé, separati ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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