Tutti gli articoli su caso

La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, Niffenegger

Scritto da: il 31.05.10 — 3 Commenti
In genere un autore ha poche possibilità di alterare il senso cronologico degli eventi. Può darsi alla fantascienza, e ottenere così una sospensione dell'incredulità assoluta con la quale andare avanti e indietro a suo piacimento; più semplicemente può "riavvolgere il nastro" e usare l'intreccio per sovvertire la fabula (ordine effettivo e ordine cronologico, cfr Wikipedia). Audrey Niffenegger sceglie una soluzione intermedia, nel suo romanzo La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo: racconta con progressione cronologica esatta la vita di un uomo fuori dal tempo ordinario. Per farlo utilizza prevalentemente il punto di vista della moglie Clare, appunto, che vive una vita ordinaria dal punto di vista strettamente temporale e straordinaria da quello degli eventi: conosce la versione anziana di suo marito quando ha ancora pochi anni di vita e comincia a instaurare un rapporto con lui da subito, rapporto che crescendo diventerà amore e avvererà il destino che Henry ha già vissuto. Delle caratteristiche fantascientifiche del viaggio nel tempo mancano moltissimi elementi: il viaggio in sé è totalmente involontario e inspiegabile, con destinazioni non stabilite né scelte, e senza risvolti piacevoli; immaginate di ritrovarvi nudi e disorientati in un tempo che non è il vostro e che non conoscete e avrete un'idea della difficoltà che Henry vive a ogni salto indietro o in avanti. Inoltre la frequenza dei viaggi aumenta man mano che il protagonista invecchia, generando incontri talvolta surreali. Tutto questo, però, non è utilizzato per raccontare un'utopia o una distopia, ma è un pretesto narrativo, ottimo in realtà, per raccontare una storia d'amore e riflettere sulla presenza o meno del caso e del destino. Al contrario di molti romanzi sull'argomento, infatti, qui non c'è nemmeno un accenno alla teoria dei mondi paralleli e dei paradossi tipici del genere; se Henry viene da un futuro specifico nulla che possa fare cambierà il ...

Il nascondiglio, Avati

Scritto da: il 23.07.09 — 7 Commenti
Non ho visto il film. Ma Pupi (Giuseppe) Avati mi è sempre piaciuto. E ho sempre trovato veramente ben fatte le sue pellicole horror, migliori, a mio avviso, di molte altre di suoi colleghi che, esclusivamente su questo genere, si son fatti la notorietà. Non so se questo libro, Il nascondiglio, sia stato scritto prima, durante o dopo il film del 2007, presumo dopo. Ciò che subito si nota è lo stile filmico-visivo che porta però, a volte, ad espressioni ridondanti del tipo "aprì la porta ed entrò": vorrei ben vedere come sarebbe potuto entrare senza prima aver aperto la porta a meno di non essere un fantasma; e in questa storia di fantasmi non ce ne sono benché nei primi capitoli si abbia l'impressione ce ne possano essere. Non è nemmeno esatto parlare di capitoli poiché non hanno né titolo né sono numerati: sembrano più una sceneggiatura un pochino rimaneggiata per darle una forma narrativa. Il risultato giova al ritmo della vicenda la quale è un crescendo di horror sia fisico, diremmo, che umano vista l'efferatezza in sé dei fatti accaduti. E, inoltre, va detto che questo modo di scrivere è tipicamente il mostrare più il narrare propriamente detto, il che aumenta di molto l'effetto coinvolgente del lettore. Le sorprese non finiscono nemmeno al termine del romanzo che è già un di per sé un gioco di manipolazione del Caso da parte dell'autore (in genere, non di Avati in particolare). L'ultima sorpresa la si ha nella postfazione, allorché si scopre quanto il Caso abbia potentemente agito in un lasso di tempo di più di cinquant'anni e in uno spazio ampio sì ma, anche, ben circoscritto. Sembra che la storia sia andata a trovare Avati senza che questi abbia avuto bisogno di mettere a frutto la sua fervida immaginazione per inventarsela. Una storia di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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