Tutti gli articoli su casa editrice

La posta dell’editore II

Scritto da: il 25.09.09 — 6 Commenti
Quando una casa editrice inizia la propria attività cominciano, dopo poco, ad arrivare mail di scrittori che aspirano alla pubblicazione. Gli scrittori spediscono un po' alla cieca, dato che ancora non ci sono materiali per valutare l'editore, ma il desiderio di vedere la propria creatura in un libro è più forte d'ogni altro stimolo. Però alcuni eccedono, ed ecco cosa capita. Questo scambio mail è avvenuto a pochi giorni dall'apertura di Tanit. Mi presento mi chiamo XXXXXXX XXXX ho XX anni e vivo a XXXX. Scrivo racconti Ve ne invio tre: la prima è una specie di autobiografia  a  capitoli,  gli altri due sono racconti di fantasia, purtroppo  eccessivamente brevi per  poter essere chiamati romanzi, ma per me lo  sarebbero. In piccolo  si intende. Ne ho scritti altri ma poi ne  parleremo al limite un’altra  volta. Il punto è  che questi tre racconti a  me sembrano fatti apposta per essere rilegati assieme  in un unico libro. Dunque ve li propongo, per lo  stile narrativo ed il genere a  mio parere  fresco e moderno che vedo  contraddistinguere anche altri libri editi  da  voi e spero possiate darmi una  risposta, un parere, perché no una offerta. Grazie in anticipo per il tempo  che mi potrete dedicare XXXXX Ma come? Avevamo l'ISBN da pochi giorni! La nostra risposta non poteva che essere questa: Gentile XXXXX, la sua frase "ve li propongo, per lo stile narrativo ed il genere a mio parere fresco e moderno che vedo contraddistinguere anche altri libri editi da voi" ci lascia perplesse: ancora nessuno dei nostri libri è disponibile al pubblico, benché ce ne siano in fase di stampa. Ci chiediamo dove possa aver reperito tale materiale. Inoltre nella pagina del nostro sito riferita alla linea editoriale (pubblica con noi) è chiaramente scritto che prendiamo in visione solo romanzi non di genere. La ringraziamo per averci contattate, cordialmente Qui non metto consigli. O ...

Se non sai come si fa…

Scritto da: il 21.07.09 — 16 Commenti
Non farlo. Dovrebbe essere una semplice regola, sia da imparare sia da applicare. Ma forse no. Mi scuso in anticipo per i toni duri e/o apocalittici e/o [aggettivo a scelta] che so già assumerò, ma sento una mezza ulcera crescere, quindi corro ai ripari. Oggi: quindicesima mail che richiede informazioni. Su cosa? Ovviamente su come aprire una casa editrice. Non ci sarebbe niente di male se la mail, nell'ordine: fosse scritta con una corretta ortografia; avesse almeno una parvenza di sintassi italiana; denotasse non "una certa conoscenza" ma almeno una conoscenza di base delle leggi sull'editoria; non contenesse una locuzione di qualsiasi tipo dal significato "così semplice fare l'editore?". Aprire un'impresa è, persino in un paese burocratico come il nostro, un affare semplice. Tenerla in piedi no. Fammi un favore, tu che pensi a quanto figo sarebbe essere un editore. Iscriviti a un corso per fare la velina, su. Loro sono più fighe. Ci hai visti, no? Hai visto la mia faccia, quella della mia socia, di Andrea Malabaila, di Chiara Fattori? Noi non andiamo al Billionaire, eh. O quel che vuoi tu, fai parapendio, apri un negozio di Hello Kitty, ma non diventare l'ennesimo parassita che infesta l'editoria italiana. Che fa sembrare incompetenti tutti i piccoli editori, dato che gli incompetenti, notoriamente, fanno massa e si notano di più. Sgombra il campo per chi fa il lavoro con preparazione, dedizione, rischio proprio. Meglio ancora, se hai soldi da spendere, finanzia una casa editrice fatta da gente competente: paga un povero editor, un impaginatore, gente così, che conosce il suo lavoro. Te l'avevo già detto. Ma lo so, tu, nel tuo mondo di sogno, non mi ascolti.

Che vuoi fare da grande? L’Editore!

Scritto da: il 09.06.09 — 8 Commenti
Chiariamo subito che quand'ero piccola, uno o due anni, sognavo di diventare un direttore d'orchestra. Mi mettevo su uno sgabello col grissino e fingevo d'essere Toscanini (a ognuno le sue perversioni); se mi chiedevano "che fai?", disarmante rispondevo "io? Dirigggo". Ho anche iniziato lo studio della musica, ma questa è un'altra storia. Ora che sono grande (?) faccio tutt'altro mestiere, e non riterrei mai di avere la capacità di dirigere un'0rchestra; con tutto ciò che da questo naturalmente discende. Almeno, io sono così. Ma scopro sempre con sorpresa che non tutti la pensano come me. Non appartengo a quella genia di persone che giudicano gli altri in base al titolo: trovo che Muti sia così non in virtù di un attestato ma per gli anni di studio, per l'aver ascoltato tanto e imparato da maestri prima di lui. Il fatto che un ragazzo sia laureato in Lettere – con specialistica in editing – non elimina la possibilità che scriva "corettore di bozze" o "propiamente" (fidatevi, è successo). Per cui sono abbastanza serena quando mi chiedono "cosa si deve fare per aprire una casa editrice?"; è una domanda plausibile, non sempre c'è chiarezza nei manuali tecnici, spesso rivolti a persone già esperte e non divulgativi, e non molti editori rivelano agli stagisti tutti i passaggi della filiera del libro. Insomma, la trovo una legittima curiosità. In genere inizio a spiegare dalle basi, non sapendo mai chi mi trovo di fronte. Parto da lontano, dal business plan e dal progetto editoriale, fondamenta per un'impresa culturale di qualunque tipo. Sono anche avvezza a vedere facce interdette (o il loro corrispettivo web 2.o) e piccoli segnali di esitazione. Poi mi addentro nelle questioni legali: forma societaria, questioni fiscali, dettagli tecnici. Già qui le facce si rabbuiano un po', pensavano ci fossero meno beghe legali; comincio ad intuire che non ...

Lavorare in casa editrice – Secondo piano

Scritto da: il 10.05.09 — 6 Commenti
Come serendipity vuole, cercando altro ho trovato una lettura di grande interesse per me, e spero anche per voi; è Secondo piano, un blog curatissimo tenuto da una donna (Catriona Potts) che lavora in una casa editrice (non ho ancora scoperto quale, ma ho tempo per leggere tutti i post con calma). È un'interessante apertura su un altro modo di vivere l'editoria, su altri piaceri, altre idee, altri problemi quotidiani nel rapporto con agenti, autori, con tutti i personaggi del Magico Mondo dell'Editoria. Dalla sua presentazione: Perché molti pensano che una casa editrice (d'ora in poi CE) sia un luogo in cui si nutre, vive, respira e prospera la Cultura. Perché molti credono che in una CE si parli correntemente di Plotino o, nei giorni di fiacca, di Gadda e, nei giorni di fiacchissima, di Pavese. Perché molti credono che "lavorare coi libri" in una CE sia un immenso privilegio. E che quelli che ci lavorano ne siano assolutamente, orgogliosamente, intensamente consapevolissimi. Be', forse non è così. Credetemi, io ci lavoro. Al secondo piano Con un sottile umorismo racconta la parte reale del lavorare all'interno della filiera del libro, con le piccole manie che si sviluppano, i tic nervosi, le abitudini e le criticità; nella rubrica soltanto oggi, poi, come faccio spesso anch'io, parla di esperienze reali, riportando stralci di mail ricevute e chiavi di ricerca stravaganti. Molto carino anche il Glossarietto, peccato sia un po' piccolo. Buona lettura!

Fiocco rosso per Tanit

Scritto da: il 14.01.09 — 19 Commenti
Oggi nasce Tanit! Tanit è una casa editrice che nasce dall’incontro/scontro di due donne e una dea. È lei la Tanit del nome, la dea madre dei fenici, popolo della scrittura; è lei che presiede alla fertilità, alla gioia, alla guerra. Come casa editrice il nostro compito è creare quell’ambiente fertile per i lettori, ma anche per gli scrittori, in cui possa germinare cultura; salvaguardare e diffondere la letteratura; infine, combattere anche noi l’editoria a pagamento. Per questo ci serve la sua guida. Tanit pubblica narrativa, dando ampio spazio ad autori emergenti, con licenza Creative Commons (by-nc-sa), perché è convinta che il Creative Commons non leda né l’autore né l’editore, ma che invece dia origine a uno scambio creativo in cui si produce cultura.

Nascita di una Casa Editrice – speciale n.1

Scritto da: il 13.01.09 — 8 Commenti
Domani alle 19 nascerà ufficialmente la nostra Casa Editrice. Da un lato è la fase finale del progetto di creazione, dall'altro è quella iniziale dell'impresa, perciò è un passaggio materialmente ed emotivamente delicato, e contemporaneamente molto duro, pieno di impegni. Quali sono le formalità da espletare? A questo punto bisogna già aver contattato un buon commercialista e aver scelto la forma e l'oggetto sociale. Sì, perché come quasi per ogni società  (le eccezioni sono davvero poche) sarà necessario un notaio, per legalizzare la nascita. Non esistono vincoli al tipo di società da creare; noi abbiamo scelto la forma della Snc: trattandosi di due persone era quella più plausibile per dare le stesse responsabilità e lo stesso valore ad entrambe. Anche se sulla carta le nostre funzioni sono divise, effettivamente sia io sia Memy ci occuperemo dei vari aspetti, congiuntamente e in totale sinergia. Ma, per evitare che il lavorare insieme logori il nostro rapporto personale, abbiamo già stilato un Regolamento interno rigidissimo, che include organizzazione, modi, tempi e modelli di lavoro; in società non si sa mai quali possano essere i momenti critici, e trattandosi di due sole persone è meglio prevedere tutti i casi, compresi, in special modo, quelli di stallo. Al Regolamento sono allegate le norme redazionali, i modelli di contratto, tutti quei documenti ufficiali che servono alla gestione e organizzazione interna ed esterna, dagli acquisti alle collaborazioni. Il commercialista ci seguirà anche nel momento della firma dal notaio: immediatamente dopo, infatti, i due professionisti faranno richiesta di iscrizione ai vari registri e ci faranno avere la partita Iva, l'agognato primo gradino da cui inizia il turbine degli eventi. Sarà infatti solo con l'attribuzione della partita Iva che potremo aprire un conto in banca societario, acquistare i materiali, iscriverci ai vari servizi a noi necessari. Sarà quella a sancire la nostra presenza ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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