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Adesso basta, Perotti

Scritto da: il 10.01.11 — Comments Off
L'inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente bilanci, riflessioni, desiderio di cambiamento. Talvolta pensiamo di mollare tutto per una attraente spiaggia brasiliana, o per un'isola tropicale sperduta in cui vivere il nostro paradiso personale. Insoddisfazione personale, sociale e lavorativa condiscono le giornate di tante, troppe persone. E a loro si rivolge Simone Perotti col suo Adesso basta, a metà tra un saggio e un racconto personale sul downshifting. Edito da Chiarelettere, il libro si basa sull'esperienza personale dell'autore e sulla decisione ragionata di cambiare vita e sottrarsi alle pressioni obbligatorie della nostra esistenza, quelle che ci spingono a studiare, laurearci, lavorare spesso ben oltre ogni orario per poter "avere quello che vogliamo", o sovente "quello che si è deciso che dobbiamo volere". Un meccanismo semplice ma difficile da individuare, quello che ci costringe a lavorare di più per comprare una macchina più potente magari per fare la sola strada che ci porta in ufficio, e per arrivare distrutti al fine settimana, con il solo desiderio di dormire e nulla più. O ancora per comprare oggetti che ci regalino l'illusione di una felicità transitoria, che ci spinge a volere sempre la cosa più nuova, appena uscita, che gli altri non hanno. L'autore ci racconta di tutto questo, ma anche della ridefinizione dei propri obiettivi e della capacità di ritrovare l'ozio come creatività e non come indolenza, come momento personale e riflessivo, come serenità. Perché "il lavoro nobilita l'uomo" non è del tutto vero quando torni a casa tanto spossato da abbrutirti davanti alla tv. Solo che il cambiamento desiderato non va solo voluto: va programmato e organizzato, per non trovarsi poi depressi e avviliti. La scelta deve essere consapevole, una decisione ragionata che dipende non dalla frustrazione del nostro quotidiano ma dalla comprensione del fatto che stiamo vivendo una vita che non ci piace, sotto ...

Parola di Cavazzoni

Scritto da: il 30.10.09 — Comments Off
“Che cosa fa uno quando si dice che fa dell’arte? Beh, fa sempre delle cose un po’ sgangherate, perché in questo campo se uno impara il mestiere, allora meglio che smetta.” Com’è che uno si mette a dipingere o a scrivere? cosa spera da questo l’umanità? E l’arte? questa parola così pomposa che promette un pezzo di eternità; forse dovrebbe essere piuttosto un’umile cosa, una forma tra le tante di maniacalità. Forse. Questo libro tratta di tali questioni: di come possa essere un guaio far carriera nell’arte, e di come al contrario sia benefica la libera attività di fantasticazione; di come un buon romanzo cresca come cresce il pattume; se gli angeli potrebbero essere dei romanzieri (ma sembra di no), e da dove prendono i critici la loro autorità (non si sa); del perché l’incendio sia il destino degli zombi e dei libri; dell’uso dei numeri in letteratura; e poi il comico, che cosa sia, detto qui per la prima volta comicamente, come tutto il libro d’altronde, che sarebbe un serio trattato di filosofia se non fosse un trattato comico. Ermanno Cavazzoni, Il limbo delle fantasticazioni [via Pensieri spettinati]
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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