Tutti gli articoli su carcere

Stagioni diverse, King

Scritto da: il 25.03.10 — 6 Commenti
Ogni tanto l’evidenza di un numero ci sorprende con la sua perentorietà. Questo è il mio venticinquesimo anno da lettore di Stephen King. Come dire, la mia “relazione letteraria” di gran lunga più duratura e stabile. Voi direte: e un bel chissenefrega non ce lo metti? Ce lo mettiamo anche, ma resta per me un buon pretesto per parlarvi di uno dei miei primi incontri, e ancor oggi uno dei migliori, col Re di Bangor. Nel 1987 infatti, avevo già alle mie spalle più di un libro del nostro, di certo avevo già letto Shining (il primo, merito di una compagna di classe che non ho mai ringraziato abbastanza per questo), Carrie, Unico indizio la luna piena, Pet Sematary, Il talismano e forse qualcos’altro ma quell’anno fu eccezionale perché in Italia arrivarono due capolavori, It, romanzo di proporzioni epiche su cui magari tornerò un’altra volta, e questo splendido Stagioni diverse. Raccolta di ben quattro novelle (in pratica dei romanzi brevi, ma brevi neanche tantissimo se pensate che il volume sfiora le 600 pagine) pubblicata negli USA nel 1982 e che ci mostra un King già lontano mille miglia dallo stereotipo con cui viene ancora commercializzato (a proposito, ma ehi, vi conviene?) di “Re dell’horror”. Etichetta limitativa e piuttosto fuorviante, che relega il nostro in un genere che già allora si capiva gli stava stretto. Ora io non ho nulla contro la narrativa di genere, anzi. Trovo che in Italia se ne sia sempre fatta troppo poca e sia stata sempre troppo snobbata, ma sarebbe un discorso lungo e lo si potrebbe allargare anche al nostro cinema… ma tant’è. Fatto sta che per King l’horror e in generale il soprannaturale sono un pretesto, un ambiente a lui congeniale per raccontare storie, e raccontarle da par suo. Questi quattro racconti ne sono la dimostrazione: i ...

Le menzogne della notte, Bufalino

Scritto da: il 11.12.09 — 2 Commenti
Gesualdo Bufalino, siciliano di Comiso, approdò al romanzo già sessantunenne, nel 1981, con il romanzo intitolato Diceria dell’untore,un’opera d’esordio che ebbe notevole fortuna di critica e di pubblico, dopo essersi dedicato per anni all’insegnamento, alla poesia e alle traduzioni. Tuttavia dopo quel clamoroso debutto seguirono numerosi lavori letterari, uno dei quali è il prodigioso meccanismo narrativo intitolato Le menzogne della notte. Ambientato in una prigione abbarbicata su di un isolotto in mezzo al mare, in una sorta di “Risorgimento borbonico” appena sbozzato da pochi accenni storici, il romanzo racconta dell’ultima notte di quattro personaggi, quattro condannati a morte accusati di cospirazione ai danni de Re cui viene proposta una via di salvezza: rivelare il nome del capo della congiura, semplicemente scrivendolo su un pezzo di carta da introdurre in un’urna. Ciascun condannato avrebbe introdotto un foglio, o col nome o senza, ma sarebbe bastata la pur anonima delazione di uno solo per garantire la salvezza di tutti. I quattro, uno studente, un soldato, un poeta e un barone, passano la notte assieme a un frate, anch’esso prigioniero e condannato, che propone loro di trasformare la veglia in una sorta di Decamerone, in cui ognuno porti un racconto di se e della propria esistenza, qualcosa da consegnare alla storia o all’ultimo ricordo prima della lama del boia, fino all’alba fatale che decreterà il destino di tutti. I quattro racconti così tratteggiano altrettante storie, sospese fra vero e verosimile, ma il gioco fra verità e menzogna è sottile e pervade le esistenze dei condannati così come l’intero romanzo, abilmente costruito come un gioco di specchi ingannatori, fino a condurre il lettore al sorprendente finale. Centocinquanta pagine appena, folgoranti, scritte con la prosa raffinatissima ed elegante di Bufalino, capace di dare vita ad una sorta di giallo filosofico, un thriller metafisico fortemente simbolico dove il moltiplicarsi delle maschere ...

Un libro ti fa evadere

Scritto da: il 02.12.09 — 8 Commenti
Tengo molto a pubblicizzare un'iniziativa di Round Robin che si ripete nel tempo e a cui potrete aderire anche durante Più libri più liberi a Roma: UN LIBRO TI FA EVADERE - Torna la raccolta in fiera di libri nuovi e usati da destinare alle biblioteche delle carceri. Porta un libro da regalare ai detenuti presso il nostro stand A27! Donando in questo modo un libro ai reclusi si ottiene inoltre il diritto di acquistare un titolo a scelta dal nostro catalogo godendo del 50% di sconto. Un libro ti fa evadere è un'iniziativa volta a promuovere la lettura e la cultura nelle carceri, e si pone come obiettivo quello di donare libri (nuovi o usati) alle biblioteche degli istituti penitenziari, e/o di crearne di nuove laddove queste non fossero presenti. La convenzione è già attiva con l'Istituto Penitenziario di Paola (CS) e con la Casa Circondariale Femminile di Pozzuoli (NA) per i quali sono stati già raccolti oltre 400 titoli. Aderite numerosi!

American Gods, Gaiman

Scritto da: il 22.09.08 — 5 Commenti
La prima impressione è di avere tra le mani la trasposizione di un film: le scene sono vivide, i movimenti plastici e più che ambienti sembra di attraversare affreschi. E poi i personaggi, così particolari, gli American Gods del titolo, contribuiscono a creare un'atmosfera atipica. Evidente che si tratti di un romanzo fuori dal comune, se non per la scrittura iconica almeno per l'argomento trattato; difficilmente infatti si conoscono miti all'infuori degli abusati greci, dalla cosmogonia ad Eracle. Anche per me, cresciuta con I miti greci di Graves, molti dei temi affrontati da Gaiman sono sconosciuti. Anansi, Odino, pixie e folletti sono solo un'idea sfocata e distante, niente più che una favola disneyana; trovarli qui invece con una loro quotidianità, ingrigiti e normalizzati è sorprendente, specie per la naturalezza con cui avviene. Del resto li abbiamo ormai archiviati come superstizioni, e come superstizioni stiamo archiviando quasi tutta la spiritualità presente e passata, come se fosse peccato nei confronti dei nostri nuovissimi prepotenti dèi. II condensato della trama di questo romanzo è tutto qui, in due righe. Da un lato i vecchi dèi nelle loro incarnazioni ormai demodé, dall'altro le nuove divinità in una terra che non ha storia né antiche tradizioni. Da qui la guerra e la tempesta che si apprestano ad arrivare. Al centro il protagonista, Shadow, per gran parte del libro ignaro del bailamme in cui si trova; e al suo passaggio dall'incredulità al capire anche il lettore partecipa, ogni pagina sempre più addentro ai miti del vecchio mondo. Mi dicono sia un disegno ricorrente negli scritti di Gaiman, e che alcuni dei personaggi di American Gods compaiano in precedenza delle pagine del fumetto Sandman. Beh, a quanto pare tutta l'opera di quest'autore ha un collegamento sotterraneo, che sono curiosa di esplorare. La scrittura è a volte un po' ridondante, complice credo una traduzione non ...

Cose di cosa nostra, Falcone – Padovani

Scritto da: il 24.07.08 — Comments Off
Esistono libri che valgono al di là delle recensioni e delle parole scritte, che testimoniano vite dense di significato e concetti talmente importanti da essere impossibili da sottoporre a qualsivoglia critica. Cose di cosa nostra, la lunga intervista di Marcelle Padovani a Falcone, è uno di questi straordinari documenti del nostro tempo. Un documento che affronta senza falsi miti la realtà mafiosa in cui, dal sud al nord senza distinzione, siamo inseriti. Lucidissima l'analisi condotta dal giudice eroe che non ha mai pensato la mafia come ente a sé ma come organizzazione di uomini, spesso dotati di un intelletto acutissimo, non rozzi contadini come certa iconografia vorrebbe farci pensare. Perché non c'è di peggio che circoscrivere cosa nostra ad una macchietta, considerarla come un fenomeno che si autoestingue nelle guerre di mafia, pensare che il suo silenzio corrisponda alla sua scomparsa. Non è scomparsa, è solo più stabile, più protetta e quindi più invisibile. Ma adotta sempre le stesse strategie: dissuadere prima che uccidere. Denigrare, ledere la credibilità, screditare, in ultimo minacciare ed eliminare, se proprio necessario. Ma senza le voci grandi del nostro recente passato sembra non ci sia più l'opposizione largamente condivisa allo Stato-mafia. Sembra che ci siamo ridotti a cortei di piazza, lasciando soli quelli che lottano quotidianamente, che ricevono parole di conforto in abbondanza e poco aiuto. Restano i singoli, mai abbastanza ringraziati, uomini di legge che fanno implacabilmente il loro mestiere. Già ai suoi tempi Falcone non si considerava che questo; e per il suo lavoro, costellato di quella umanità e cultura che traspaiono dalle sue parole, è stato attaccato, a volte anche dai suoi colleghi e dallo Stato di cui è stato servitore con orgoglio. Strano pensare che gli abbiano riservato maggiore rispetto i pentiti che i giornalisti, i mafiosi che i colleghi, salvo poi trasformarlo in un eroe ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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