Tutti gli articoli su caos

L’estate dei morti viventi, Lindqvist

Scritto da: il 08.05.09 — 8 Commenti
Cosa succederebbe a una città come Stoccolma se un giorno di una torrida estate i morti cominciassero a risvegliarsi? Come reagirebbe la collettività, nel doversi confrontare con coloro che considerava persi per sempre? Li vedrebbero come un morbo da curare? Un fenomeno scientifico da studiare? Un mistero insondabile in cui cercare un messaggio di Dio? Queste – forse – le domande alla base del romanzo L'estate dei morti viventi, dell'abile scrittore svedese John Ajvide Lindqvist. L'autore, dopo il vampirismo in Lasciami entrare, riprende in mano un altro tema classico della letteratura orrorifica, gli zombies. Di nuovo, come già con il suo primo successo, capovolge l'immagine stereotipata del tema e ci presenta "il mostro" da un'angolazione particolare, inusuale. Lindqvist non sembra raccontare niente di nuovo mentre descrive i morti che si risvegliano nelle camere mortuarie e nei cimiteri di Stoccolma come creature dall'aspetto ripugnante, dai corpi decomposti o orrendamente mutilati dalle ferite che ne hanno provocato la morte. Eppure l'autore non tarda a smentire ogni nostra certezza di sapere cosa aspettarci, a cominciare dal fatto che i suoi redidivi non sono le creature affamate di carne umana raccontate fino a qui dalla letteratura e dalla cinematografia classiche. All'apparenza i defunti sono inoffensivi, ma giacciono in uno stato quasi catatonico, senza una chiara coscienza di sé stessi o di coloro che li circondano. I parenti che avevano iniziato a scendere a patti con il loro lutto si ritrovano di fronte a cadaveri viventi che conservano forse deboli tracce di quello che furono, ma che ora sembrano essere inevitabilmente... altro. Lindqvist ci racconta del caos in cui sprofonda la città, divisa dalla speranza di poter avere una seconda occasione con le persone amate e dalla paura dell'ignoto che essa rappresenta: e se il messaggio finale fosse che i morti devono rimanere tali? La fine del libro, in un certo ...

Nel mondo di Lythande, Bradley

Scritto da: il 11.03.09 — 8 Commenti
***ATTENZIONE: RECENSORE PSICOPATICO, la recensione potrebbe deviare leggermente dal contenuto dei racconti*** Visto che Marion Zimmer Bradley ha avuto il pessimo gusto di morire prima che io potessi, nell’ordine: imparare la sua lingua, avere uno stipendio per acquistare il biglietto, volare sotto casa sua e riempirla di mille regali e di tutta la mia gratitudine per i bei momenti regalatimi, l’unica cosa che posso fare è recensire una delle sue opere più belle, la raccolta di racconti fantasy Nel mondo di Lythande. Dopo una serie di protagonisti ultrafighi che utilizzano i loro poteri e il loro coraggio per motivazioni futili quali la salvezza del mondo, il destino o il dovere, ecco che arriva un eroe capace di mettere a frutto la sua magia e i suoi due pugnali (uno per combattere i pericoli materiali, l’altro contro i sortilegi nemici) per una ragione veramente nobile e ammirevole: soldi, soldi, soldi! Del resto, in attesa della guerra contro il Caos, in cui dovrà schierarsi contro le forze del male, in qualche modo deve portare a casa la pagnotta; e pur essendo una donna emancipata, non può prostituirsi (ok, questo nucleo narrativo forse manca nella raccolta), perché è costretta a presentarsi con le sembianze di un uomo, pena l’esclusione dall’Ordine della Stella Azzurra e la perdita di ogni potere. Nel corso di sei racconti e attraverso le malfamate strade di Sanctuary e Old Gandrin, Lythande e il suo segreto verranno messi a dura prova da fanciulle innamorate di lui (ehm, lei, ehm, del mago mercenario, insomma), ometti balbuzienti m-molto im-im-imbarazzati, spade incantate, sirene che la chiameranno con pathos sorella, liuti erranti e varia altra roba fantasy. Can che abbaia non morde, un Ordine magico a cui hai rotto le uova nel paniere un poco sì. E così Lythande, entrata a sgamo in una setta aperta solo agli uomini, ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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