Tutti gli articoli su cantastorie

Big fish, Wallace

Scritto da: il 26.10.09 — Comments Off
Forse qualcuno di voi ha visto un film di Burton dal titolo Big fish; e quanti di voi hanno provato emozione, commozione e sentimento per quel film, non possono lasciarsi scappare il libro da cui è tratto, scritto dall'ottimo Daniel Wallace citato qualche tempo fa. Il romanzo, infatti, è scritto con lo stesso tono ingenuo e incantato del film, e sa far scivolare le pagine una dopo l'altra, incorporee: una narrazione non veloce ma liscia, delicatissima, lieve, a volte spiazzante e sempre un po' sopra le righe. La storia che Wallace racconta non è una: è l'insieme di tutte le storie fantastiche che compongono la vita di Edward Bloom, o meglio che sono la vita di Edward, viste dagli occhi del figlio, ormai adulto, mentre il padre sta lasciando l'esistenza terrena. Sono fantasie, ma possono essere bollate come vaneggiamenti o finzioni? Per Edward, infatti, sono tutta la realtà di cui è capace, una realtà che plasma sia materialmente, creandosi la propria fortuna da zero (da umile garzone a uomo di successo), sia psicologicamente, rendendola più interessante, avventurosa e fantastica, evadendo in un territorio grande quanto lui sente di essere, un grosso lago per un pesce grosso. Chi gli sta intorno, però, non riesce sempre ad avere un rapporto sereno con lui, e meno che mai diretto; è il caso di suo figlio William, vicino eppure così distante, che vorrebbe solo la verità, la pura, lineare e semplice verità che suo padre non è e non è mai stato in grado di dargli. William non è altro che il suo contraltare, un ragazzo vissuto senza poter mai dire di conoscere il padre, in parte perché assente per lavoro, in parte perché assente come figura genitoriale "standard". È una fuga quella nel mondo dell'immaginazione o è un modo metaforico di spiegare e spiegarsi? Conta davvero di più ...

Le parole sognate dai pesci, Van de Sfroos

Scritto da: il 22.04.09 — 5 Commenti
Cos’hanno in comune Lancillotto del Lago, una Magatiroide dagli occhi che paiono schizzarti addosso, un Legionario del sottotetto e tanti altri strampalati personaggi usciti dalla bizzarra penna di Davide Van De Sfroos, al secolo Davide Bernasconi? A parte il fatto di essere stati immortalati in un libricino tascabile della Bompiani che pare uscito da un uovo di Pasqua, Le parole sognate dai pesci, sono tutte figure enigmatiche che in comune hanno il lago – di Como, beninteso – ma non solo: sanno infatti, a modo loro, interpretare il pensiero dei pesci, fino un po’ ad assomigliare a queste strane creature facendo propria la loro… filosofia di vita. Sembra piuttosto a suo agio il menestrello *laghée nell’insolita veste linguistica manzoniana: in quella della sciacquatura in Arno, s’intende. E può sfoggiare anche una padronanza non comune delle tecniche narrative, anche se è laborioso, a volte, seguire il filo del discorso. Bisogna entrare infatti in quel particolare meccanismo per cui il racconto – spesso e volentieri dominato dal ricordo, ossia dalle ritenzioni – procede per immagini fluide che, come le onde, si generano le une dalle altre, si incrociano e si moltiplicano a non finire. I pensieri si specchiano nell’acqua, si inseguono come flutti, si disegnano come arabeschi e si avvicendano senza tregua con l’espediente della metafora moltiplicata; il che rende estremamente suggestive e dense di eco le pagine, ma anche di tanto in tanto dispersivo – volutamente, ironicamente e di un’ironia ariostesca – il recupero della trama. Ogni racconto è un ritratto di una vita vissuta con il lago in sottofondo, che ne è l’origine, il passaggio oppure la meta. Il lago assorbe un destino e lo serba indelebile nei pensieri dei suoi pesci: questi, però, non ne tradiscono il segreto, perché non sanno parlare, ma solo ascoltare ed immagazzinare, come un ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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