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Fottiti, pinguino!, Gasteier

 Fottiti, pinguino!, GasteierChi mi legge di frequente sa che amo molto gli animali, quasi senza distinzione di specie; tuttavia sono anch’io abbastanza infastidita dall’invasione di micetti e altri cuties più o meno dovunque. Mi sono quindi lasciata attirare, non più di qualche settimana fa, da Fottiti, pinguino! col suo titolo irriverente e la promessa di un po’ di sana ironia.

Non è un romanzo ma una raccolta dei post dal blog Fu penguin, gestito dall’americano Matthew Gasteier, per chi ama gli animali ma non ne può più di Virgola e compagnia cantando e dell’invasione di pupazzetti, gadget, micette col fiocco rosso.

Ogni pagina è composta da un’immagine e un post, con l’aggiunta di alcuni box “lo sapevate che” con battute sui vari animali, domestici e non. È una carrellata veloce sulle moltissime razze presenti in natura, da quelle a cui siamo più abituati a quelle che non ricordiamo nemmeno esistano, e il blog è stato aggiornato fino a novembre con animali più che strani.

L’autore si rivolge direttamente all’animale in questione, in un litigio virtuale per mostrarne gli atteggiamenti stupidi, i caratteri fastidiosi, gli sguardi ingannatori, e cedendo di tanto in tanto a momenti di tenerezza (quasi) involontari.

Purtroppo la trasposizione di post in forma cartacea non ha la stessa efficacia che nel suo mezzo nativo: quello che in rete diverte per la brevità e il tono sopra le righe a lungo andare stanca e sembra fuori luogo in forma di libro. Tuttavia provando una lettura casuale e non continuativa si può trovare una buona via di mezzo. L’ironia, sempre presente, risulta spesso carica per l’uso continuo di parolacce che, in italiano, hanno un significato differente e non vengono certo usate come interiezioni.

Insomma, un libro grazioso se preso a piccole dosi, con una scrittura sintetica e irriverente e moltissime immagini, in grado di farvi sentire meno soli quando, sentendo certe suonerie, penserete di voler strozzare qualche animale.

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Scritto da: Livia il 8 Marzo 2010
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I 100 cani e i 100 gatti che hanno cambiato la storia

Messe ocus Pangur Bán,
cechtar nathar fria saindan:
bíth a menmasam fri seilgg,
mu memna céin im saincheirdd.

(Monaco benedettino anonimo,
gaelico, 9° o 8° secolo
)

I 100 caniEccolo, è giunto a bussare lo spirito del Natale. Forse con meno umorismo nelle tasche rispetto agli anni passati, sarà per quella barba incolta, per il rosso sbiadito o per le renne più silenziose del solito, ma tra i suoi doni ha portato della nostalgia.

Così, mentre cercavo una lettura da consigliarvi, perso tra i dorsi sonnecchianti nella libreria e con le dita infreddolite alla ricerca del calore che sanno trasmetterti i libri amati, ho cominciato a sentire dei piccoli rumori. Eh? Sembrava come se tante zampette si muovessero all’unisono, per scalpitare o artigliare tutte quelle parole di carta.

Incuriosito, ho preso a togliere i volumi per raggiungere la fonte di quei guaiti e miagolii. I rumori si facevano insistenti, come se mi stessero guidando. Mentre osservavo le copertine dei libri, tornavano alla mente i momenti in cui li avevo tra le dita, le occasioni in cui mi ero ritrovato a leggerli. Come accade con le fotografie, la memoria di ciò che ci ha colpiti era ancora lì, pigra e sonnecchiante ma non era andata via.

Quando ho finalmente raggiunto la fonte delle misteriose manifestazioni sonore, quasi tutti gli scaffali della libreria erano vuoti tranne uno. Il pavimento non si vedeva più, ricoperto com’era dai volumi. Su quell’unico scaffale, guaivano e miagolavano, due libretti stringendosi tra loro per il freddo.

Con tenerezza li ho presi in braccio, quasi volessi coccolarli da tanta agitazione. E pian piano, vuoi per il caldo della stufa o perché li sfogliavo senza fretta, avevano preso a calmarsi e raccontarmi di loro, di come lo vedevano il corso della storia.

I 100 gattiConsapevoli o inconsapevoli, forse proprio come noi, circa la direzione del destino, tutte queste zampette, più e più volte, hanno camminato al nostro fianco. Ci hanno aiutato ad oltrepassare la fretta incalzante del quotidiano. Erano lì quando non riuscivamo a sopportare quella peculiare incomunicabilità umana, che chiamano dolore.

A modo loro, ci hanno dedicato del tempo, hanno portato lo scompiglio nella nostra monotonia, e senza chiederne conto ci hanno permesso anche di progredire, di scrivere teorie sull’universo ed i suoi dintorni, o di raccontare semplicemente delle storie.

Ma non è stato sempre rose e fiori, l’uomo, in realtà, è il peggiore amico degli animali e per questo si erano agitati nel sonno. Incubi erano venuti a spaventarli, a ricordargli quante volte la loro fedeltà ed il loro affetto era stato dagli umani tradito.

Quasi dimenticavo, parlavo di I 100 cani che hanno cambiato la storia e I 100 gatti che hanno cambiato la storia (ISBN 978-88-200-4636-1 e ISBN 978-88-200-4637-8), di Sam Stall (vedi l’articolo di Livia al riguardo), tradotti da Alice Cominotti e Francesco Rizzo.

Buon Natale!
.:.

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Scritto da: hermansji il 24 Dicembre 2009
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Guardami negli occhi, Panariello

Guardami negli occhiPanariello si schiera sempre dalla parte del cane, da quando Zeus ha fatto irruzione nella sua vita; e anche quest’estate non si è smentito, dando il suo appoggio alle campagne contro gli abbandoni promosse da varie associazioni. Lo ha fatto, come di consueto, con un libro, stavolta fotografico, dal titolo Guardami negli occhi.

A voler essere precisi sarebbe Guardami negli occhi quando mi abbandoni, ed è un microracconto dei pensieri del cane mentre il suo padrone lo porta lungo la strada in cui ha deciso di abbandonarlo, accompagnato da immagini curiose di cani “fantasia”.

È brevissimo davvero, ma dice tutto ciò che è necessario e riesce a creare una forte empatia: sembra quasi sia vero il discorso del cane, che passa da un’iniziale contentezza per l’uscita insieme all’oggetto del suo amore, alla perplessità per la strada conosciuta, allo smarrimento per quello che gli succede.

Il libro, nonostante la dedica sia per quelli che decidono di abbandonare, si rivolge a tutti gli i cinofili, toccando corde sensibili: le espressioni di questi cani che guardano dritto in macchina, e quindi negli occhi del lettore, muovono, incuriosiscono, emozionano. E, con la particolare simpatia di alcune, si rivolge anche ai più piccoli, che effettivamente dovrebbero essere i destinatari e gli artefici di una nuova cultura di rispetto per gli animali.

Da leggere e comprare per sostenere una giusta causa e, perché no, per sorridere delle buffe espressioni dei protagonisti canini.

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Scritto da: Livia il 3 Settembre 2009
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Topsy, Bonaparte

Topsy, Marie BonaparteParlavo qualche tempo fa di tendenze canose, del nuovo ruolo che gli animali da compagnia stanno assumendo non solo nelle nostre vite ma anche nella nostra letteratura. Pensavo che fosse proprio di una sensibilità contemporanea considerare il cane un membro della famiglia a tutti gli effetti. Ma leggendo Topsy, di Marie Bonaparte, mi rendo conto di avere sbagliato.

Se il nome vi fa ipotizzare una parentela, avete indovinato. Marie Bonaparte è infatti pronipote proprio di Napoleone, nobildonna dedita all’approfondimento intellettuale, allo studio e alla diffusione del metodo psicanalitico, discepola e successivamente amica di Sigmund Freud. Una donna in grado di scrivere diversi trattati su Eros Thanatos Chronos e sulla Sessualità della donna.

Una donna di scienza che compie un’eccezione per affidarci il suo straordinario racconto di vita quotidiana con cane, con una sensibilità molto diversa da quella del suo tempo. È la prima infatti in cui leggo la concezione moderna di animale non come complemento del giardino ma come membro effettivo della famiglia e oggetto di sentimenti riservati solitamente agli umani.

Nel suo rapporto con Topsy, un chowchow (imparentato col cane di Freud), si possono scorgere i germogli di rispetto per l’altro e quell’attaccamento che chi non ha mai vissuto con un animale (cane, gatto, iguana o furetto che sia) non riesce a comprendere. Si fa più evidente quando, di fronte alla malattia di Topsy, un tumore, Marie decide di sottoporla ai “raggi magici”, ovvero ai primi, sperimentali, Raggi X.

Con successo, perché la malattia del cane regredisce fino a sparire, dandole modo di iniziare alcune riflessioni sulla vita, sull’incoscienza e sulla preoccupazione tipicamente umana del futuro. Non senza comunque un sotterraneo disagio, quasi un senso di colpa, per aver dato al cane una possibilità che pochissimi, anche tra gli umani, avevano a quel tempo.

Sì, perché la stesura di questo libro risale al 1937, anno in cui non era facile anche solo pensare al rispetto per i viventi diversi dall’uomo. L’unico elemento a risentire dell’epoca, ma anche del contesto nobiliare dello scrittore, è lo stile, fin troppo aulico e poetico anche in passaggi relativamente semplici, ma fa parte del fascino di questo che è a metà tra un documento e un diario personale.

Consigliato a chi vuole capire l’evoluzione dei rapporti e la coevoluzione animale-uomo.

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Scritto da: Livia il 1 Giugno 2009
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Parola di John Grogan

Gli amanti degli animali sono una speciale razza umana, generosa di spirito, piena di empatia, forse un po’ incline al sentimentalismo, e con cuori immensi come un cielo senza nuvole. [...]

Il mio dolore privato era diventato una seduta di terapia pubblica, e tra questa folla nessuno si vergognava di ammettere un reale, lacerante dolore per qualcosa all’apparenza irrilevante come un vecchio cane puzzolente.

John Grogan, Io & Marley

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Scritto da: Livia il 22 Aprile 2009
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Io & Marley, Grogan

Io e Marley - John GroganCome dicevo venerdì scorso ecco uno dei romanzi di quest’anno che hanno più che un’attenzione al mondo dei cani: ne hanno un protagonista. Io & Marley è la storia dell’autore e della sua famiglia, incluso  il membro più spassoso, il cane Marley. Entra a pieno diritto nella pet-lit pur avendo caratteristiche non del tutto in linea con gli altri testi del genere.

Sicuramente molti di voi avranno visto il film, anche se io personalmente ancora sono titubante sulla scelta di trasporre un libro del genere su pellicola, ma, non avendolo visto, mi riservo un’opinione più informata fra qualche tempo. Credo comunque che difficilmente potrà superare la lettura del romanzo, pur nella sua semplicità.

Finalmente abbiamo la descrizione di un cane che non è la somma di tutte le virtù note (e spesso anche qualcuna ignota), non è Lassie, né nessuno dei valorosi cani che ci sono sempre stati additati come esempio. Non è un cane da esposizione e meno che mai da gara. È semplicemente un cane, col suo carattere, i suoi difetti, e le sue virtù, in un equilibrio leggermente sbilanciato in favore dei primi.

Marley è spontaneo, ha delle fobie radicate, come quella per i temporali, comune a molti quadrupedi, e ha una quantità di energia ingovernabile. È in grado di camminare al passo, ma solo finché non trova qualcosa di interessante da raggiungere o inseguire, sa essere serio quando è proprio necessario, ma se può va in giro a combinar danni. Ed è anche uno dei pochi cani cacciati da un corso di educazione cinofila.

Il libro ripercorre la sua intera vita con la famiglia Grogan: in modo per nulla sdolcinato e l’autore dimostra la grande capacità di dare agli eventi la giusta dimensione e prospettiva, senza ingigantire né abusare di quei sentimenti che un cane suscita in chi ama gli animali. E serve anche a far capire a chi ha un compagno quadrupede che le belle immagini di cani soprammobili che ci vengono propugnate sono fasulle: bisogna prepararsi a lavorare sodo, a compiere qualche sacrificio e cambiare il proprio modo di vivere e pensare.

Ovviamente, la ricompensa è la più grande che si possa immaginare, l’amore incondizionato che traspare da ogni pagina del libro, sia dall’umano verso il cane sia viceversa. Le vicende familiari e lavorative sono in secondo piano, un contrappunto al racconto di un rapporto di amicizia e simbiosi che fa passare in secondo piano sia la moglie sia i figli.

Lo stile è schietto, senza fioriture, completamente diretto nelle descrizioni. La scrittura è, per forza di cose, giornalistica, in questa biografia atipica;  e in effetti cronache di disastri e di episodi affettuosi non si potrebbero riportare altrimenti. Ovviamente le edizioni sono molto curate; le edizioni, sì, perché oltre a quella che ho letto io, ne potrete trovare davvero molte.

È un libro che consiglio a tutti gli amanti dei cani, specie a quelli che hanno animali un po’ esuberanti, o che credono di avere a che fare con un cane incorreggibile. A tutti gli altri per rilassarsi un po’, pensare quanto sia facile una vita senza un cane e accorgersi che più facile e più felice non sono la stessa cosa.

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Scritto da: Livia il 20 Aprile 2009
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Tendenze canose

Canoso è uno dei miei neologismi preferiti, non so se l’abbia coniato qualcuno di famoso ma è così che definisco tutto ciò che attiene ai miei adorati pelosi canidi. Ed è il termine più appropriato, secondo me, per definire la tendenza attuale a dare spazio nella narrativa agli animali.

È vero, hanno sempre avuto un ruolo, sebbene marginale. Mi viene in mente Cuore di cane, per citare un libro a caso (che però non è proprio un libro sui cani, ecco), e poco più di questo (sì, sì, non scordo Cujo). Per il resto sono stati relegati a comparse, in centinaia di pubblicazioni, o sono stati protagonisti di manuali per fortuna ormai obsoleti.

Adesso invece noto la tendenza sempre maggiore a farli diventare protagonisti; partita in sordina, ormai sta diventando un vero e proprio filone, come la chick-lit, ad esempio. Tutta una narrativa che non solo si interessa agli animali, ma li erge a personaggi principali, nuclei veri e propri della narrazione. Storie di animali e altri viventi apre idealmente questa parata, e poi abbiamo l’ebook Il gatto che cadde dal sole, Io e Marley, La mia vita con George, e ultimo, fresco di stampa, L’arte di correre sotto la pioggia.

Di quest’ultimo ho letto l’anteprima grazie all’abitudine ormai diffusa di farne versioni cartacee e distribuirle in libreria. E lo trovo carino, ben scritto; strizza l’occhio al lettore che ama i cani e si fa leggere da chi non li ama. Ma soprattutto apprezzo che sia un altro passo nella diffusione della comprensione del mondo animale. Che possa servire a scardinare l’idea che “è solo un cane/gatto/cavallo” e che non sia degno di stima e affetto e garanzie come ogni altro vivente (persino l’uomo).

Non amo un’unica cosa: la tendenza al patetico, a rappresentare scene molto commoventi, a studiare l’intreccio per spingere all’emotività. Alcuni di questi libri sugli animali infatti sono costruiti in modo estremamente commerciale, con dei punti standard che sono sicuramente toccanti ma che diventano dopo un po’ stucchevoli. Rimane il senso positivo di queste pubblicazioni e l’attenzione al mondo animale che per me è un cardine essenziale dell’evoluzione umana, e spero si corregga un po’ il tiro.

Ciò detto mi chiedo se non si debba iniziare a trovare un nome per questo filone (ammesso che non l’abbia già e io lo ignori); propongo puppy-lit o pet-lit, quest’ultimo forse un po’ cacofonico ma efficace. E voi?

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Scritto da: Livia il 17 Aprile 2009
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Non ti lascerò mai solo, Panariello

Non ti lascerò mai solo - Giorgio PanarielloEsistono romanzi che non vanno letti pensando di avere per le mani un’opera capitale della letteratura, un  possibile nobel o chissà che, ma che vanno affrontati a cuore aperto, sorvolando i difetti per lasciarsi toccare dai pregi. Così è per questo di Panariello, Non ti lascerò mai solo, libro che supporta varie associazioni animaliste.

Per una volta Panariello abbandona le vesti comiche per dedicarsi a un progetto che si muove su due versanti: da un lato aiutare concretamente con una parte degli introiti le associazioni appunto, dall’altro diffondere una nuova sensibilità verso i nostri compagni quadrupedi, cani e non solo, non rappresentandoli più come “bestie”, ma come senzienti a tutti gli effetti.

La storia somiglia quasi alle parabole, sia per contenuti sia per svolgimento, pur mantenendo la struttura del romanzo, sviluppando la storia del protagonista, Francesco, nel suo intero percorso, affrontando anche  il suo atteggiamento nei confronti del piccolo (si fa per dire) e goffo Poldo, un meticcio di labrador.

Francesco infatti passa dal considerarlo poco più di un oggetto, peraltro non di lusso come quelli cui è abituato, a una vera e propria forma di odio, che si concretizza in tentativi di disfarsi del cane, fino alla scoperta che gli cambierà la vita. E l’autore lo narra senza scordare l’insegnamento morale e gli ammonimenti etici.

Leggendo traspare l’esatta sensazione che Panariello abbia un’ottima conoscenza del comportamento canino: del resto lui non nasconde di accompagnarsi a due magnifici cani, con cui è ritratto in quarta di copertina. Traspare anche un’ottima conoscenza del comportamento umano e della vasta gamma di relazioni possibili con quello animale.

Panariello ritrae tutto: i “padroni fashion”, quelli che cercano cappottini firmati e collari di strass, e vivono in adorazione per i loro animali, “burberi”, sempre pronti a dare una pedata al cane al minimo cenno di disattenzione, “superbi”, che sguinzagliano il cane pensando di avere sempre tutto sotto controllo e causano incidenti, “incivili”, che lasciano sporcare il cane dovunque, senza pensare al rispetto per gli spazi comuni.

In questa variegata umanità poi inserisce gli empatici, coloro che davvero vivono con il cane un rapporto di fiducia, amore e fratellanza, costruendolo sul reciproco rispetto e sulla creazione di un sistema di regole condivise, ma anche su momenti di tenerezza che solo chi ha un peloso in casa può comprendere appieno.

Se ci si lascia prendere, sorvolando la scrittura a volte ingenua e lo stile “esagerato”, che pure sono funzionali a raccontare questa storia, il libro riesce a commuovere proprio per la capacità di narrare esattamente le sensazioni che si provano convivendo con un cane.

Da leggere sì per beneficenza ma anche per scoprire una delle più grandi gioie della vita: l’amore incondizionato.

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Scritto da: Livia il 29 Gennaio 2009
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Il Cane – manuale d’istruzioni, Brunner e Stall

Il cane, manuale d'istruzioni - David Brunner e Sam StallDa un’idea molto originale nasce una serie di volumetti di istruzioni per l’uso, da quello per lo sposo fino a questo, Il cane – manuale d’istruzioni, interamente dedicato alla “corretta installazione e manutenzione” del cane, appunto.

Potrebbe forse essere controproducente paragonare un cane ad un oggetto tecnologico, correndo quindi il rischio di reificarlo, ma il piglio ironico della scrittura non lascia adito a dubbi sugli intenti.

L’obiettivo è far sorridere e, al contempo, dare dei piccoli suggerimenti a chi si trovi a voler o dover fare i conti con un discendente del canis lupus. Come vedremo non tutti sono consigli sensati o corretti e certamente, per chi volesse “fare sul serio” esistono libri ben più utili e precisi.

Nelle parti meramente descrittive degli standard e delle tipologie nulla da eccepire: con brevi e curiose descrizioni gli autori riescono a cogliere i tratti principali dei diversi standard, consigliando al contempo agli aspiranti cinofili quale sia il più adatto. E qui arriva il primo “errore”: si parla di riportare indietro il cane. Ora, il cane non è un ipod, e non esiste una logica che permetta di dire “è difettoso”: anzi, a meno di cani affetti da gravissime tare genetiche mentali, generalmente è il padrone ad essere difettoso. Avallare questo modo di pensare significa per me legittimare in qualche modo chi abbandona i cani (per i più svariati motivi). Prendere un cane non è un atto volitivo, ma una responsabilità.

L’altra stranezza, per me, è il collare/recinto elettrico, fatto di confini invisibili che, quando violati, mandano un segnale al collare per dare una scossa al cane. Parlando con alcuni addestratori ho ricevuto la seguente spiegazione: il collare elettrico è uno strumento utilizzato per lo più da alcuni addestratori specialisti e che non dovrebbe mai essere affidato a una persona che non sia più che professionista. Sbagliando la regolazione o utilizzandolo troppo di frequente si rischia di causare danni anche gravissimi al proprio cane. Consigliarlo quindi in un manuale per principianti non è una grande idea.

Utilissimo invece il prontuario dei sintomi con cui si identificano facilmente le principali e più diffuse malattie canine, per poi decidere se sia qualcosa di tranquillamente risolvibile o se sia necessario consultare un veterinario.

La veste grafica è accattivante, così come le illustrazioni in pieno stile libretto d’assemblaggio. Nota negativa, purtroppo, è la legatura: già a metà lettura la copertina si è staccata, lasciandomi interdetta; sembra quasi che i sedicesimi non siano stati pressati prima di essere passati alla brossuratrice.

Un libro consigliato ai non-principianti, checché dica la copertina, e da consultare sempre cum grano salis.

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Scritto da: Livia il 19 Dicembre 2008
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Cani & cani!, De Luca

Cani & cani, De Luca AraldoHo di recente scoperto la casa editrice White Star con le sue edizioni fotografiche. Ovviamente come primo acquisto non potevo che scegliere Cani & cani!, in onore di una delle mie tante passioni.

Non ci sono dubbi sull’argomento, sono immagini molto grandi di cani, cuccioli e adulti, ritratti in pose accattivanti, enfatizzando gli aspetti teneri e buffi. Non è una carrellata esaustiva di tutte le razze, piuttosto una panoramica delle possibili espressioni.

Ogni pagina, come una vera e propria scheda, contiene uno o due cani, con i nomi e il relativo ceppo, senza preferenze per la taglia. Nessuno spazio, purtroppo, ai meticci, che pure sono una parte rilevante della popolazione canina, più variegata, più “unica” e non meno bella dei cani con pedigree.

Il testo è praticamente assente, sintetico e didascalico nelle pagine in cui appare, sempre di contorno all’immagine, comunque. In alcuni casi la scelta del contrasto lo rende di difficile leggibilità, nonostante la brevità degli scritti.

Le foto sono ben dettagliate, di alta qualità, benché saltuariamente capiti che nella impaginazione si perda qualche caratteristica essenziale che, magari decentrando un po’ la foto, sarebbe rimasta preservata. Le sezioni sono varie, immancabile quella dei cuccioli, ricche e dettagliate.

Il volume ha un formato molto grande e la sovraccoperta ha un gradevole effetto satinato. Buona, ma non eccelsa, anche la carta all’interno, bella la legatura con copertina rigida. In definitiva un bel libro da possedere e sfogliare di tanto in tanto, o magari da regalare ad amici cinofili.

Infine una notazione che sembra stravagante, e di sicuro per molti lo è: i libri di questa casa editrice fanno un odore strano, diverso, più speziato di quello a cui sono abituata. Sarà la carta o le nuove tecniche di stampa?

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Scritto da: Livia il 4 Dicembre 2008
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