Tutti gli articoli su cani

Flush, Woolf

Scritto da: il 28.06.10 — 4 Commenti
Se vi viene un po' da ridere pensando al fatto che una scrittrice col cognome di Woolf abbia scritto la biografia di un cane, ebbene non siete i soli. Ma Flush è tutt'altro che un libro ilare, non c'è comicità né buffi episodi di vite da cani, solo una storia commovente di amicizia interspecie tra una poetessa e un aristocratico canide. Flush era infatti uno spaniel purissimo, della migliore selezione del Kennel Club inglese, di nobile lignaggio e con caratteri perfettamente in standard di razza, considerato di gran valore; tanto grande era questo valore che la sua proprietaria, la signora Mitford, decise di non venderlo ma darlo come pegno d'amicizia a un'inferma che sarebbe diventata una poetessa inglese molto stimata, Elizabeth Barrett. Come molte donne di quell'epoca, intorno al 1800, miss Barrett soffriva di una strana malattia nervosa che la costringeva a una reclusione continua  nelle sue stanze, e quale miglior compagnia che un cagnolino dall'indole naturalmente allegra? Certo, per il piccolo Flush passare dalla vita di campagna, con le sue molte libertà, alla vita da recluso in stanze piene di profumi e di ammennicoli non dev'essere stato del tutto piacevole, ma da quella prigionia si avviò un'amicizia reale, tangibile, com'è sempre quella tra un animale e un uomo. Flush accompagnerà miss Barrett per più di dieci anni, sia nella casa di Londra sia nella fuga in toscana, fino alla fine dei suoi giorni, attraversando situazioni strane e difficili: rapito in Wimpole Street e liberato dopo giorni con un riscatto di ben 6 ghinee – cifra enorme per l'epoca – costretto al guinzaglio e poi finalmente libero di fare ogni sorta di scorribanda nelle campagne italiane, la sua fu una vita avventurosa più di quella della sua amata padrona. Attraverso quella di Flush, però, l'autrice ci svela anche la vita dura e complicata di ...

Toilet n.9

Scritto da: il 10.05.10 — Comments Off
I Toilet sono sempre una grande certezza. Buon lavoro di selezione, buona veste grafica, giusta durata; non poteva essere diverso nemmeno per questo numero 9, che segna anche l'esordio di un'autrice di mia conoscenza... Racconti, sempre racconti dai contenuti diversissimi, unico criterio la velocità di lettura, chiaramente indicata accanto a ciascun titolo. E una carrellata di personaggi disparati, giovani, vecchi, istruiti o meno, coi loro spaccati di vita reale o immaginaria. Così è per Villette a schiera di Monica Dall'Olio che inquadra una vita ordinaria attraverso gli occhi della protagonista, mettendo in risalto gli aspetti mostruosi delle persone perbene. La casa, la famiglia, i bambini, l'auto, sky, il calcio, i dialoghi superficiali e la stolidità delle abitudini si trovano perfettamente incasellate in una costruzione di normalità e felicità almeno apparente. In Cani, di Tommaso Chimenti, è invece il rapporto tra un marito burbero e vecchio stampo e una moglie sottomessa che prende rilievo proprio attraverso le vicende dei loro cani, per lui oggetti né più né meno come sua moglie, per lei membri della famiglia da amare e accudire fino in fondo. Con De Evocatione Monstruositatis incontriamo di nuovo Francesco Dimitri, che aggiunge un pezzo alla saga degli Ombrafiorita, in cui magia, surreale e comicità si armonizzano per raccontare la storia di una famiglia piuttosto scalcinata. E ancora nelle Tentazioni di un grastronauta Carlo Miccio la fantascienza assume tinte ironiche e anche un po' amare con un protagonista che anche viaggiando nello spazio e trovandosi a disposizione ogni sorta di svago resta solitario e chiuso nel rapporto con la sua compagna gelosa. Insomma, anche per questa volta racconti per tutti i gusti e per ogni tipo di necessità!

Fottiti, pinguino!, Gasteier

Scritto da: il 08.03.10 — 1 Commento
Chi mi legge di frequente sa che amo molto gli animali, quasi senza distinzione di specie; tuttavia sono anch'io abbastanza infastidita dall'invasione di micetti e altri cuties più o meno dovunque. Mi sono quindi lasciata attirare, non più di qualche settimana fa, da Fottiti, pinguino! col suo titolo irriverente e la promessa di un po' di sana ironia. Non è un romanzo ma una raccolta dei post dal blog Fu penguin, gestito dall'americano Matthew Gasteier, per chi ama gli animali ma non ne può più di Virgola e compagnia cantando e dell'invasione di pupazzetti, gadget, micette col fiocco rosso. Ogni pagina è composta da un'immagine e un post, con l'aggiunta di alcuni box "lo sapevate che" con battute sui vari animali, domestici e non. È una carrellata veloce sulle moltissime razze presenti in natura, da quelle a cui siamo più abituati a quelle che non ricordiamo nemmeno esistano, e il blog è stato aggiornato fino a novembre con animali più che strani. L'autore si rivolge direttamente all'animale in questione, in un litigio virtuale per mostrarne gli atteggiamenti stupidi, i caratteri fastidiosi, gli sguardi ingannatori, e cedendo di tanto in tanto a momenti di tenerezza (quasi) involontari. Purtroppo la trasposizione di post in forma cartacea non ha la stessa efficacia che nel suo mezzo nativo: quello che in rete diverte per la brevità e il tono sopra le righe a lungo andare stanca e sembra fuori luogo in forma di libro. Tuttavia provando una lettura casuale e non continuativa si può trovare una buona via di mezzo. L'ironia, sempre presente, risulta spesso carica per l'uso continuo di parolacce che, in italiano, hanno un significato differente e non vengono certo usate come interiezioni. Insomma, un libro grazioso se preso a piccole dosi, con una scrittura sintetica e irriverente e moltissime immagini, in grado di farvi sentire meno ...

I 100 cani e i 100 gatti che hanno cambiato la storia

Scritto da: il 24.12.09 — 1 Commento
Messe ocus Pangur Bán, cechtar nathar fria saindan: bíth a menmasam fri seilgg, mu memna céin im saincheirdd. (Monaco benedettino anonimo, gaelico, 9° o 8° secolo) Eccolo, è giunto a bussare lo spirito del Natale. Forse con meno umorismo nelle tasche rispetto agli anni passati, sarà per quella barba incolta, per il rosso sbiadito o per le renne più silenziose del solito, ma tra i suoi doni ha portato della nostalgia. Così, mentre cercavo una lettura da consigliarvi, perso tra i dorsi sonnecchianti nella libreria e con le dita infreddolite alla ricerca del calore che sanno trasmetterti i libri amati, ho cominciato a sentire dei piccoli rumori. Eh? Sembrava come se tante zampette si muovessero all'unisono, per scalpitare o artigliare tutte quelle parole di carta. Incuriosito, ho preso a togliere i volumi per raggiungere la fonte di quei guaiti e miagolii. I rumori si facevano insistenti, come se mi stessero guidando. Mentre osservavo le copertine dei libri, tornavano alla mente i momenti in cui li avevo tra le dita, le occasioni in cui mi ero ritrovato a leggerli. Come accade con le fotografie, la memoria di ciò che ci ha colpiti era ancora lì, pigra e sonnecchiante ma non era andata via. Quando ho finalmente raggiunto la fonte delle misteriose manifestazioni sonore, quasi tutti gli scaffali della libreria erano vuoti tranne uno. Il pavimento non si vedeva più, ricoperto com'era dai volumi. Su quell'unico scaffale, guaivano e miagolavano, due libretti stringendosi tra loro per il freddo. Con tenerezza li ho presi in braccio, quasi volessi coccolarli da tanta agitazione. E pian piano, vuoi per il caldo della stufa o perché li sfogliavo senza fretta, avevano preso a calmarsi e raccontarmi di loro, di come lo vedevano il corso della storia. Consapevoli o inconsapevoli, forse proprio come noi, circa la direzione del destino, tutte queste zampette, più e più ...

Guardami negli occhi, Panariello

Scritto da: il 03.09.09 — 2 Commenti
Panariello si schiera sempre dalla parte del cane, da quando Zeus ha fatto irruzione nella sua vita; e anche quest'estate non si è smentito, dando il suo appoggio alle campagne contro gli abbandoni promosse da varie associazioni. Lo ha fatto, come di consueto, con un libro, stavolta fotografico, dal titolo Guardami negli occhi. A voler essere precisi sarebbe Guardami negli occhi quando mi abbandoni, ed è un microracconto dei pensieri del cane mentre il suo padrone lo porta lungo la strada in cui ha deciso di abbandonarlo, accompagnato da immagini curiose di cani "fantasia". È brevissimo davvero, ma dice tutto ciò che è necessario e riesce a creare una forte empatia: sembra quasi sia vero il discorso del cane, che passa da un'iniziale contentezza per l'uscita insieme all'oggetto del suo amore, alla perplessità per la strada conosciuta, allo smarrimento per quello che gli succede. Il libro, nonostante la dedica sia per quelli che decidono di abbandonare, si rivolge a tutti gli i cinofili, toccando corde sensibili: le espressioni di questi cani che guardano dritto in macchina, e quindi negli occhi del lettore, muovono, incuriosiscono, emozionano. E, con la particolare simpatia di alcune, si rivolge anche ai più piccoli, che effettivamente dovrebbero essere i destinatari e gli artefici di una nuova cultura di rispetto per gli animali. Da leggere e comprare per sostenere una giusta causa e, perché no, per sorridere delle buffe espressioni dei protagonisti canini.

Topsy, Bonaparte

Scritto da: il 01.06.09 — Comments Off
Parlavo qualche tempo fa di tendenze canose, del nuovo ruolo che gli animali da compagnia stanno assumendo non solo nelle nostre vite ma anche nella nostra letteratura. Pensavo che fosse proprio di una sensibilità contemporanea considerare il cane un membro della famiglia a tutti gli effetti. Ma leggendo Topsy, di Marie Bonaparte, mi rendo conto di avere sbagliato. Se il nome vi fa ipotizzare una parentela, avete indovinato. Marie Bonaparte è infatti pronipote proprio di Napoleone, nobildonna dedita all'approfondimento intellettuale, allo studio e alla diffusione del metodo psicanalitico, discepola e successivamente amica di Sigmund Freud. Una donna in grado di scrivere diversi trattati su Eros Thanatos Chronos e sulla Sessualità della donna. Una donna di scienza che compie un'eccezione per affidarci il suo straordinario racconto di vita quotidiana con cane, con una sensibilità molto diversa da quella del suo tempo. È la prima infatti in cui leggo la concezione moderna di animale non come complemento del giardino ma come membro effettivo della famiglia e oggetto di sentimenti riservati solitamente agli umani. Nel suo rapporto con Topsy, un chowchow (imparentato col cane di Freud), si possono scorgere i germogli di rispetto per l'altro e quell'attaccamento che chi non ha mai vissuto con un animale (cane, gatto, iguana o furetto che sia) non riesce a comprendere. Si fa più evidente quando, di fronte alla malattia di Topsy, un tumore, Marie decide di sottoporla ai "raggi magici", ovvero ai primi, sperimentali, Raggi X. Con successo, perché la malattia del cane regredisce fino a sparire, dandole modo di iniziare alcune riflessioni sulla vita, sull'incoscienza e sulla preoccupazione tipicamente umana del futuro. Non senza comunque un sotterraneo disagio, quasi un senso di colpa, per aver dato al cane una possibilità che pochissimi, anche tra gli umani, avevano a quel tempo. Sì, perché la stesura di questo libro risale al 1937, ...

Parola di John Grogan

Scritto da: il 22.04.09 — 6 Commenti
Gli amanti degli animali sono una speciale razza umana, generosa di spirito, piena di empatia, forse un po' incline al sentimentalismo, e con cuori immensi come un cielo senza nuvole. [...] Il mio dolore privato era diventato una seduta di terapia pubblica, e tra questa folla nessuno si vergognava di ammettere un reale, lacerante dolore per qualcosa all'apparenza irrilevante come un vecchio cane puzzolente. John Grogan, Io & Marley

Io & Marley, Grogan

Scritto da: il 20.04.09 — 6 Commenti
Come dicevo venerdì scorso ecco uno dei romanzi di quest'anno che hanno più che un'attenzione al mondo dei cani: ne hanno un protagonista. Io & Marley è la storia dell'autore e della sua famiglia, incluso  il membro più spassoso, il cane Marley. Entra a pieno diritto nella pet-lit pur avendo caratteristiche non del tutto in linea con gli altri testi del genere. Sicuramente molti di voi avranno visto il film, anche se io personalmente ancora sono titubante sulla scelta di trasporre un libro del genere su pellicola, ma, non avendolo visto, mi riservo un'opinione più informata fra qualche tempo. Credo comunque che difficilmente potrà superare la lettura del romanzo, pur nella sua semplicità. Finalmente abbiamo la descrizione di un cane che non è la somma di tutte le virtù note (e spesso anche qualcuna ignota), non è Lassie, né nessuno dei valorosi cani che ci sono sempre stati additati come esempio. Non è un cane da esposizione e meno che mai da gara. È semplicemente un cane, col suo carattere, i suoi difetti, e le sue virtù, in un equilibrio leggermente sbilanciato in favore dei primi. Marley è spontaneo, ha delle fobie radicate, come quella per i temporali, comune a molti quadrupedi, e ha una quantità di energia ingovernabile. È in grado di camminare al passo, ma solo finché non trova qualcosa di interessante da raggiungere o inseguire, sa essere serio quando è proprio necessario, ma se può va in giro a combinar danni. Ed è anche uno dei pochi cani cacciati da un corso di educazione cinofila. Il libro ripercorre la sua intera vita con la famiglia Grogan: in modo per nulla sdolcinato e l'autore dimostra la grande capacità di dare agli eventi la giusta dimensione e prospettiva, senza ingigantire né abusare di quei sentimenti che un cane suscita in chi ama gli ...

Tendenze canose

Scritto da: il 17.04.09 — 12 Commenti
Canoso è uno dei miei neologismi preferiti, non so se l'abbia coniato qualcuno di famoso ma è così che definisco tutto ciò che attiene ai miei adorati pelosi canidi. Ed è il termine più appropriato, secondo me, per definire la tendenza attuale a dare spazio nella narrativa agli animali. È vero, hanno sempre avuto un ruolo, sebbene marginale. Mi viene in mente Cuore di cane, per citare un libro a caso (che però non è proprio un libro sui cani, ecco), e poco più di questo (sì, sì, non scordo Cujo). Per il resto sono stati relegati a comparse, in centinaia di pubblicazioni, o sono stati protagonisti di manuali per fortuna ormai obsoleti. Adesso invece noto la tendenza sempre maggiore a farli diventare protagonisti; partita in sordina, ormai sta diventando un vero e proprio filone, come la chick-lit, ad esempio. Tutta una narrativa che non solo si interessa agli animali, ma li erge a personaggi principali, nuclei veri e propri della narrazione. Storie di animali e altri viventi apre idealmente questa parata, e poi abbiamo l'ebook Il gatto che cadde dal sole, Io e Marley, La mia vita con George, e ultimo, fresco di stampa, L'arte di correre sotto la pioggia. Di quest'ultimo ho letto l'anteprima grazie all'abitudine ormai diffusa di farne versioni cartacee e distribuirle in libreria. E lo trovo carino, ben scritto; strizza l'occhio al lettore che ama i cani e si fa leggere da chi non li ama. Ma soprattutto apprezzo che sia un altro passo nella diffusione della comprensione del mondo animale. Che possa servire a scardinare l'idea che "è solo un cane/gatto/cavallo" e che non sia degno di stima e affetto e garanzie come ogni altro vivente (persino l'uomo). Non amo un'unica cosa: la tendenza al patetico, a rappresentare scene molto commoventi, a studiare l'intreccio per spingere all'emotività. Alcuni ...

Non ti lascerò mai solo, Panariello

Scritto da: il 29.01.09 — Comments Off
Esistono romanzi che non vanno letti pensando di avere per le mani un'opera capitale della letteratura, un  possibile nobel o chissà che, ma che vanno affrontati a cuore aperto, sorvolando i difetti per lasciarsi toccare dai pregi. Così è per questo di Panariello, Non ti lascerò mai solo, libro che supporta varie associazioni animaliste. Per una volta Panariello abbandona le vesti comiche per dedicarsi a un progetto che si muove su due versanti: da un lato aiutare concretamente con una parte degli introiti le associazioni appunto, dall'altro diffondere una nuova sensibilità verso i nostri compagni quadrupedi, cani e non solo, non rappresentandoli più come "bestie", ma come senzienti a tutti gli effetti. La storia somiglia quasi alle parabole, sia per contenuti sia per svolgimento, pur mantenendo la struttura del romanzo, sviluppando la storia del protagonista, Francesco, nel suo intero percorso, affrontando anche  il suo atteggiamento nei confronti del piccolo (si fa per dire) e goffo Poldo, un meticcio di labrador. Francesco infatti passa dal considerarlo poco più di un oggetto, peraltro non di lusso come quelli cui è abituato, a una vera e propria forma di odio, che si concretizza in tentativi di disfarsi del cane, fino alla scoperta che gli cambierà la vita. E l'autore lo narra senza scordare l'insegnamento morale e gli ammonimenti etici. Leggendo traspare l'esatta sensazione che Panariello abbia un'ottima conoscenza del comportamento canino: del resto lui non nasconde di accompagnarsi a due magnifici cani, con cui è ritratto in quarta di copertina. Traspare anche un'ottima conoscenza del comportamento umano e della vasta gamma di relazioni possibili con quello animale. Panariello ritrae tutto: i "padroni fashion", quelli che cercano cappottini firmati e collari di strass, e vivono in adorazione per i loro animali, "burberi", sempre pronti a dare una pedata al cane al minimo cenno di disattenzione, "superbi", che sguinzagliano il ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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