Tutti gli articoli su campagna

Il calore del sangue, Némirovsky

Scritto da: il 03.07.09 — 2 Commenti
***Avvertenza: questo libro è già stato recensito da Only: ma poiché la lettura è un processo creativo, ritengo che sia non solo utile ma anche piacevole vedere lo stesso libro con occhi diversi. Livia*** Irène Némirovsky, autrice nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942 scrisse questo romanzo fra il 1937 e il 1938, proprio nei luoghi che fanno da ambientazione al libro, quelle campagne del Morvan, in Francia, dove era rifugiata con la famiglia e dove fu alla fine arrestata. Ed è quindi in una società campagnola d’inizio secolo che muove i suoi passi il pugno di personaggi che dà vita a questo intreccio di storie che è Il calore del sangue. La voce narrante è quella di Sylvestre, uomo oramai anziano tornato al paese natio dopo una vita quasi d’avventuriero, spesa in Africa e altre parti del mondo, che osserva e ci racconta una serie di vicende famigliari che via via che la narrazione procede deviano sempre più dall’apparente quadro di famiglia agreste per svelare retroscena molto più torbidi e insospettati. È come se la vicenda si svolgesse su due piani differenti, quello superficiale, della vita di paese, dove tutti sanno tutto di tutti, la vita delle convenienze, degli affari e dei campi; e quello sotterraneo, il piano delle passioni, il piano dei segreti e del sangue che scorre. Ed è proprio il secondo naturalmente quello più vero, quello che ci viene progressivamente svelato nelle 150 pagine del romanzo, quello dove la vita pulsa, scorre nelle vene di tutti sotto la sonnolenta parvenza del perbenismo rurale. Tradimenti, passioni, perfino omicidi, si svelano sotto i nostri occhi e raccontano tutti di un’insopprimibile ansia di vivere, che i personaggi più vecchi dimenticano sotto la polvere dell’agiatezza e di una compostezza posticcia e che pervade ineluttabilmente i più giovani col calore del sangue ...

Bambini, ragni e altri predatori, Baldini

Scritto da: il 17.06.09 — 11 Commenti
Con la lettura di Gotico rurale è iniziato un sodalizio tra me e i libri di Eraldo Baldini: probabilmente non mi fermerò prima di averli letti tutti, quindi preparatevi al fatto che potreste trovare qui su Liblog altre mie recensioni al riguardo in tempi brevi. Nonostante abbia nel frattempo letto anche Mal'aria (su cui forse prima o poi vi dirò la mia), ho deciso di tornare ai suoi racconti, a questo Bambini, ragni e altri predatori che considero il seguito ideale dell'altro da me recensito. Le due raccolte hanno qualcosa, anzi molto in comune: torna la campagna come cornice di normalità da cui scaturisce l'orrore e tornano i bambini come punti focali dei racconti, il cui ruolo in questo palcoscenico letterario si evince già dal titolo. Non può essere infatti un caso che le storie più belle della raccolta abbiano come artefici del male proprio coloro che in altra letteratura appaiono come l'emblema dell'innocenza: è ciò che accade nella Spiaggia privata o in Poi c'era l'uomo dagli occhi marci. I bambini sono protagonisti e comprimari anche nelle bellissime storie che sembrano fiabe moderne, ovviamente rilette in chiave orrifica perché è di Baldini che stiamo parlando: è il caso di Il Carognone, Gli amici di Sara o La croce del Drago. Il terrore sembra nascondersi nella normalità come un cancro in un corpo sano e in alcuni suoi racconti questo è più vero che in altri: di certo è verissimo nei terrificanti Nebbia grigia e galline nere o Pesca grossa. Chiude il libro un racconto lungo, L'uccisore, che avrebbe anche potuto essere una storia a sé stante, allungando magari alcune passi forse un po' troppo sbrigativi. Mi dispiace che ciò non sia successo, perché la struttura dello scritto mi è piaciuta in maniera particolare e a mio avviso avrebbe meritato maggior respiro. Nel complesso, ho ...

Le cose che contano – Il pane di ieri, Bianchi

Scritto da: il 16.04.09 — Comments Off
Fin dalla premessa, l'Autore – il monaco Enzo Bianchi (1943), fondatore della comunità di Bose – desidera sottolineare che questo suo libro, Il pane di ieri, non è e non vuole assolutamente essere un rimembrar nostalgico di un passato lontano. Prova ne sia che, solo occasionalmente adopera la prima persona (singolare o plurale): nel raccontare usa per lo più il “si” impersonale. È tuttavia inevitabile che ricordi la propria vita ma il suo desiderio più grande e suo scopo precipuo è ritrovare in quel passato quei comportamenti, quei principi, quegli atteggiamenti quell'umano essere che possono e son senz'altro validi ancor oggi e lo saranno anche in futuro. Le proprie esperienze di vita – principalmente infantile e adolescenziali – son per Bianchi solamente uno spunto per generalizzarne spiegarne il significato profondo che avevano a quei tempi ma che han permesso a lui e alla sua gente - un paese di campagna del Monferrato – di vivere e affrontare le difficoltà esistenziali con maggior forza d'animo e serenità. Gesti, obsoleti, a cui spesso, troppo spesso, da tempo più non si dà importanza e ai giorni nostri passano quindi pressoché inosservati. Ed ecco, allora, fin dal primo capitolo i pochi essenziali valori che quel mondo rurale si dava: senso del dovere, della misura, la sana diffidenza e capacità di lasciar correre, di tollerare. E poi il modo in cui si considerava il tempo atmosferico e le sue previsioni che non erano attese in una prospettiva “turistica” ma, in quel mondo contadino assumevano (e, in genere, assumono sempre in quell'ambiente) un'importanza vitale: una grandinata, una tempesta, poteva potar via in pochi minuti un faticoso paziente lavoro di mesi. E per scacciare il maltempo o invocarne di propizio anche il parroco dava il proprio contributo il che, mi ha fatto pensare, ...

Gotico rurale, Baldini

Scritto da: il 26.03.09 — 10 Commenti
Chiunque ami le storie dell'orrore di connotazione classica, che fanno immediatamente pensare ai racconti di Le Fanu o alle storie di Fantasmi di Edith Wharton, e ancora apprezza il racconto come forma narrativa, rimarrà deliziato da Gotico rurale, un'antologia noir del ravennese Eraldo Baldini. Il racconto breve può essere una delle forme espositive più ostiche da comporre: uno scrittore, se la storia è ben narrata, deve riuscire in poche pagine a dire tutto quello che deve, trasmettendo immagini molto vivide al lettore nella brevità di spazio concessagli. Baldini riesce perfettamente nell'intento suscitando una delle emozioni più difficili da comunicare, la paura. L'ambientazione di tutti i racconti, come suggerisce il titolo – peraltro molto azzeccato – della raccolta, è la campagna. Per la precisione è quella emiliana, ma poco importa la collocazione geografica: l'abile penna dello scrittore distorce l'immagine idilliaca e un po' bucolica che l'ambientazione agreste dovrebbe suggerire e ci presenta grette comunità isolate dal mondo, minuscoli centri abitati costruiti a ridosso di malsane paludi, immersi nella nebbia diversi mesi all'anno. Tutto ciò che nell'ambiente rurale può suscitare inquietudine viene sapientemente utilizzato da Baldini per spaventare il lettore: vecchie leggende spettrali nate intorno al fuoco nelle lunghe sere invernali, delitti consumati all'interno delle chiuse realtà e qui sepolti, favole raccontate ai bambini che prendono vita. E sono proprio loro, i bambini, i fili conduttori che quasi legano tra loro le varie vicende. Essi sono onnipresenti, vittime e insieme carnefici, come se dovessero intenerire il lettore ma anche spaventarlo,quasi che il male scaturisse da loro. Le varie storie mantengono tutte un buon livello, con alcuni notevoli picchi. Due o tre dei racconti sono delle vere chicche per appassionati del genere, classici dell'horror rivisitati con sapienza. Così nella “Collina dei bambini”, riviviamo una storia vecchia di centinaia di anni, che spiega perché, ai giorni nostri, ...

Nostalgia ma non troppo – La banda del grano, Bianchini

Scritto da: il 25.09.08 — 2 Commenti
Degli anni '70 non so molto, ad essere onesti. Conosco per imperfette trasposizioni l'atmosfera quieta dei paesi sonnecchianti, che accompagnò anche la mia infanzia un decennio dopo, l'uscita in piazza con gli amici, la curiosità e l'ingenuità dell'adolescenza. La banda del grano è un viaggio proprio in quegli anni, in cui "bestiale" sostituiva "figo" e i giovanissimi Pooh scalavano le classifiche lasciando stuoli di ammiratrici innamorate al loro passaggio. Nel libro ci si scontra con un'Italia un po' rurale ma non così lontana, con un padre padrone e un ragazzo che tiene fin troppo alla sua parte di incompreso, i caratteri tipici del tirchio e della moglie virago, Il povero ed il ricco. Senza scordare il bullo, che sembra un'invenzione moderna ma è sempre stato così; se nel passato i bulli avessero avuto le stesse risorse tecnologiche delle baby-gang di oggi gli esiti sarebbero stati uguali, o forse peggiori. Qui il bullo è quasi caricaturale, cattivo figlio di cattiva, senza possibilità di redenzione. Il romanzo è racconto di una estate e di un gruppo di ragazzi che si trovano ad esperire, nella loro adolescenza appena iniziata, tutto quel cosmo di sensazioni che caratterizzeranno poi la vita adulta. La prima cotta, le ribellioni, il riscatto, la ricerca dell'identità e dell'amicizia sono i temi e le tensioni che attraversano le vite dei protagonisti, la banda del grano. Il tutto reso più complesso dalla morte di uno di loro, motore del cambiamento. La scrittura è semplice e diretta, qualche volta un po' ripetitiva; saltuariamente c'è qualche imprecisione nell'editing, che tuttavia non inficia lo scorrere della trama, lieve e gradevole. Credo che i nostalgici troveranno molti elementi anche dei propri ricordi, e i giovani lettori possano scoprire che, in fin dei conti, non troppo è cambiato.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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