Tutti gli articoli su brivido

Non mi uccidere, Palazzolo

Scritto da: il 18.05.10 — 1 Commento
C’è chi ha salutato Chiara Palazzolo come la regina dell’horror italiano. Chi si è inchinato al suo talento nel rendere avvincente una storia che, specie dopo vagonate e vagonate di vampiri bellocci e innamorati, se riassunta, sembra davvero la fotocopia di una fotocopia di una fotocopia. C’è chi aveva in principio considerato il libro come sciocchezza solo a vederne la copertina, per poi pentirsene amaramente. Tutte queste persone hanno ragione. Non mi uccidere, edito da Piemme, sembra far parte di un filone noto e - a tratti - noioso ed invece finisce con lo scardinare i preconcetti e prendere una strada a parte, molto meno infantile e ripetitiva di quanto ci si potesse aspettare. Ci troviamo in Umbria, dalle parti del Monte Subasio. Mirta non ha ancora vent’anni, ma ha trovato l’amore della sua vita: Robin. E non importa se lui è uno sbandato, uno stravolto, un drogato. Non importa nemmeno quando lui le inietta una dose mortale di eroina. Si sono promessi di tornare dalla morte per poter stare insieme in eterno, e Mirta crede a tutto ciò che Robin dice mentre la uccide. Quattro giorni dopo, la ragazza esce veramente dalla tomba: la forza del suo amore è stata talmente grande da riportarla sulla terra. Né viva, né morta. Sopramorta, come scoprirà più tardi. Zombie, diremmo noi. Ma. Ci sono molti ma, naturalmente. Tanto per cominciare Robin non c’è. Se all’inizio sembra una questione di tempo, col trascorrere dei giorni la sua assenza si fa sempre più pesante ed il pensiero che forse non si rivedranno mai è difficile da sopportare. Inoltre, Mirta si scopre diversa: se nelle primissime ore è ancora legata alle sue esperienze mortali, alla paura, al dolore, più va avanti e più scopre in se stessa una nuova forza e addirittura una nuova personalità. Arriva a ...

Ritorno a Bassavilla, Arona

Scritto da: il 01.02.10 — 2 Commenti
Pochi giorni fa ne ho parlato su Rivista inutile, ma vorrei tornare anche qui su un libro letto di recente, a metà tra saggio e racconto, Ritorno a Bassavilla di Danilo Arona. Già dal titolo le associazioni mentali mi hanno portata a ricordare un altro Ritorno molto amato, quello al mondo nuovo di Huxley come integrazione e valutazione del suo capolavoro. Non è un'associazione casuale; anche Arona, infatti, ritorna sui temi e nei luoghi delle sue Cronache di Bassavilla, rielaborando, chiosando, aggiungendo annotazioni e considerazioni, pur utilizzando un registro da racconto gotico. Un po' come un'escursione con guida di Bassavilla e dei suoi dintorni, Bassavilla che effettivamente è  Alessandria e la sua provincia, ma che funge anche da rappresentante di tanti paesaggi italiani infusi di brivido e stranezza. L'autore, narrando spesso in presa diretta episodi della sua vita, racconta i misteri di pianura, di nebbie e fantasmi, alternando toni estremamente seri e toni canzonatori, dando l'impressione, in alcuni momenti, di volersi prendere gioco delle paure che lui stesso ci ha instillate, o dell’uomo nero che ci portiamo già dentro prima che si manifesti. Per chi ha all'incirca la mia età il rimando è allo Zio Tibia, la voce che ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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