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Intervista a Daniele Bonfanti (Melodia)

Scritto da: il 01.12.08 — 1 Commento
Data la sua disponibilità, abbiamo approfittato di Daniele Bonfanti per saperne di più sul suo romanzo Melodia, Quanto è stata impegnativa la ricerca storica che hai dovuto fare? Difficile quantificare, perché ci sono sia cose studiate per il libro, sia cose già studiate, sia cose approfondite per l'occasione, di cui avevo soltanto nozioni sommarie. Comunque tanti libri e alcuni anni, infatti ho 12 raccoglitori fitti di appunti (e schizzi, e mappe, e schemi, quindi non solo documentazione storica) come "materia prima" per Melodia. Nel tuo romanzo ci sono molti elementi mistici o esoterici, da dove deriva questo interesse? Questi argomenti mi hanno sempre affascinato, fin da molto giovane. Diciamo che sono attratto da tutto ciò che è insolito, ma "potrebbe essere", più che dal puramente fantastico; per cui il territorio dell'esoterismo, collocandosi in una fascia borderline in questo senso tra reale e immaginario, è per me denso di spunti. La musica è centrale nella storia e nella tua vita, così come i gatti: possiamo leggere il romanzo come una sorta di tributo a due dei tuoi amori? Diciamo che è anche un tributo; ma soprattutto gatti e musica sono stati fonte del nocciolo, o "core" per dirla in modo figoso, del romanzo. Ho visto che hai ritagliato dei piccoli cammei per te stesso, per Strumm e forse altri che non ho colto... Sì, ce ne sono anche altri. Per esempio il libro che vede Mattia a casa della signora di Venezia, di cui descrivo solo la copertina, è L'Ombra del Dio Alato di Danilo Arona, mio Oscuro Maestro. Quel libro è stato molto importante per la concezione di alcuni temi di Melodia. Questo cammeo, come quello a Strumm, è una sorta di attestato di stima nei confronti di autori che - appunto - stimo. Ce ne sono poi altri, alcuni coglibili da pochi; mi piace giocare con questi riferimenti ...

L’altalena, a cura di Valsecchi

Scritto da: il 17.09.08 — 13 Commenti
Per un'antologia di racconti horror L'altalena sembrerebbe un titolo rassicurante: in fin dei conti è un oggetto normale, portatore di ricordi positivi e allegria. Ma basta leggere l'introduzione per ricordare che non è così. Forse può esserlo per i bambini dell'era della plastica, ma per noi che abbiamo un'età e abbiamo vissuto le altalene in legno, beh, non è un ricordo scevro da dolori, fisici più che mentali. E per il libro è quasi una dichiarazione programmatica; saranno infatti l'orrore della realtà e la normalità dell'orrore a tener banco per queste centocinquanta pagine. Non sono esattamente una fanatica dell'horror, che erroneamente spesso associo allo splatter, grazie alla cattiva maestra televisione (prendendo in prestito la definizione di Popper); probabilmente per questo non mi lascio spesso andare a questo tipo di letture. Dato però che ormai per me  certi editori sono "di fiducia" (penso ai classici Einaudi, a Marcos Y Marcos, a Minimum fax) sono sempre disposta a leggere ciò che arriva senza pregiudizi; così è stato anche per questa raccolta eterogenea incentrata sull'Orrore. Scrivere un racconto "di genere" non è cosa semplice, qualsiasi sia il genere cui ci si riferisce; poiché i canoni sono precisi si rischia di scivolare nel banale, nello stereotipato, o peggio nell'incredibile, cercando a tutti i costi di innovare. Tranne che per un paio di racconti sulla ventina raccolti, questo difetto non è presente: sono freschi, nuovi se non per argomento almeno nell'angolo visuale, stilisticamente e letterariamente validi. E anche se a volte lasciano presagire un po' di trama, o la dichiarano in principio, sanno mantenere alta la tensione fino all'ultima parola. I temi sono i più disparati, dall'altalena vera e propria che funge da apripista ai racconti più o meno incentrati sui libri, all'eterno conflitto fra "Forze del Bene" e "Forze del Male". Sbagliereste però a pensare che in fin dei conti ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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