Tutti gli articoli su biografia

Gli angeli danzano, gli angeli muoiono, Butler

Scritto da: il 29.06.10 — 1 Commento
Come forse qualcuno avrà intuito, sono una fan di Jim Morrison. La sua vita, il suo essere ben oltre la realtà del suo tempo, ma anche la sua poetica mai abbastanza riconosciuta, hanno esercitato un fascino insondabile su diverse generazioni, tra cui la mia. Un fascino tale che i fiumi di inchiostro spesi per indagarne ogni minimo aspetto non sembrano mai essere sufficienti. Per quel che mi riguarda, credo di aver letto quattro o cinque biografie su Jim e i Doors e pensavo di averne abbastanza. Poi, su uno scaffale dimenticato, ho notato questa: una bella edizione della Piemme di Gli angeli danzano, gli angeli muoiono, il romanzo di Patricia Butler sulla storia d’amore di Jim Morrison e Pamela Courson, la sua compagnia ufficiale. Se devo dire la verità, il punto debole è la coerenza del testo: il libro si basa per lo più sui racconti fatti alla scrittrice da parte dei personaggi dell’entourage dei Doors, diretti testimoni della vita a due di Jim e Pam. Il risultato non è né romanzo, né raccolta di interviste, ma un ibrido poco organico. A parte ciò però emergono con dovizia di particolari le figure di Jim e Pam nei loro ruoli di “seducenti sbandati” che tanto fanno presa sul pubblico. Ciò che mi ha colpita di più è senza dubbio il tentativo di “difendere” Pam Courson dalle accuse che nel corso del tempo le sono state mosse: quelle cioè di aver causato – direttamente o indirettamente – la morte del rocker. Secondo questo libro, dopo una vita senza alcuna regola, Jim sarebbe deceduto per un banale attacco d’asma. Altre biografie ritengono che la crisi sia pervenuta in seguito ad un’overdose di eroina. Se fosse vera la prima ipotesi Pam risulterebbe innocente, nel secondo caso – data la sua morte per overdose tre anni più tardi – ...

Flush, Woolf

Scritto da: il 28.06.10 — 4 Commenti
Se vi viene un po' da ridere pensando al fatto che una scrittrice col cognome di Woolf abbia scritto la biografia di un cane, ebbene non siete i soli. Ma Flush è tutt'altro che un libro ilare, non c'è comicità né buffi episodi di vite da cani, solo una storia commovente di amicizia interspecie tra una poetessa e un aristocratico canide. Flush era infatti uno spaniel purissimo, della migliore selezione del Kennel Club inglese, di nobile lignaggio e con caratteri perfettamente in standard di razza, considerato di gran valore; tanto grande era questo valore che la sua proprietaria, la signora Mitford, decise di non venderlo ma darlo come pegno d'amicizia a un'inferma che sarebbe diventata una poetessa inglese molto stimata, Elizabeth Barrett. Come molte donne di quell'epoca, intorno al 1800, miss Barrett soffriva di una strana malattia nervosa che la costringeva a una reclusione continua  nelle sue stanze, e quale miglior compagnia che un cagnolino dall'indole naturalmente allegra? Certo, per il piccolo Flush passare dalla vita di campagna, con le sue molte libertà, alla vita da recluso in stanze piene di profumi e di ammennicoli non dev'essere stato del tutto piacevole, ma da quella prigionia si avviò un'amicizia reale, tangibile, com'è sempre quella tra un animale e un uomo. Flush accompagnerà miss Barrett per più di dieci anni, sia nella casa di Londra sia nella fuga in toscana, fino alla fine dei suoi giorni, attraversando situazioni strane e difficili: rapito in Wimpole Street e liberato dopo giorni con un riscatto di ben 6 ghinee – cifra enorme per l'epoca – costretto al guinzaglio e poi finalmente libero di fare ogni sorta di scorribanda nelle campagne italiane, la sua fu una vita avventurosa più di quella della sua amata padrona. Attraverso quella di Flush, però, l'autrice ci svela anche la vita dura e complicata di ...

Uomo Faber, Milazzo & Calzia

Scritto da: il 18.03.10 — Comments Off
Da qualche settimana è uscito in edicola, allegato a La Repubblica o L’Espresso, un bel volume a fumetti dedicato a Fabrizio De André, intitolato Uomo Faber. Gli autori sono Fabrizio Calzia per i testi e Ivo Milazzo per i disegni. Se Ivo Milazzo davvero non dovrebbe avere bisogno di presentazioni, essendo una delle autentiche colonne storiche del fumetto italiano (basti ricordare la serie Ken Parker, su testi di Giancarlo Berardi) e in assoluto uno dei più grandi maestri della “letteratura disegnata”, ammetto che so (molto) meno della storia di Lorenzo Calzia, che però per quanto mi riguarda parte avendo dalla sua come minimo una grande passione per le parole e la musica di Fabrizio De André, e tanto basta almeno per ora. Poi certo, potrei dilungarmi sul perché la figura di Faber abbia suscitato negli anni questo interesse… di più, questo autentico amore per la sua figura e il suo pensiero, si potrebbe parlare del perché ogni anno si scrivano libri, saggi, storie a fumetti (sì perché questa non è nemmeno la prima) sulla sua storia e sulle sue storie. Paradossale e un po’ ironico destino per uno che negli anni 60 diceva di non volere che gli si “facessero i fumetti intorno” ma certo allora era un giovane cantautore col terrore del palcoscenico. Un De André più maturo avrebbe capito che era inevitabile, lui che rispondeva alle interviste per iscritto, per paura di essere frainteso o che uscisse fuori qualche belinata. Qualche belinata che in questo volumetto ci sarà (c’è) senz’altro, trattandosi in fin dei conti di una ricostruzione in forma di fiction della vita di De André, ripercorrendo per sommi capi eventi della sua biografia e della sua produzione discografica. Persone che diventano personaggi, amici, famigliari, donne… Il rischio grosso per un racconto di questo tipo è ovviamente il diventare didascalici, sforzarsi di ...

Battiato – io chi sono?, Bossari

Scritto da: il 11.02.10 — 1 Commento
Franco Battiato è da sempre riconosciuto come il più mistico dei grandi cantautori italiani. La ricerca spirituale intrapresa fin dai primi anni 70 ha segnato un cammino artistico profondamente caratterizzato da tale costante tensione verso il trascendente. Accanto al grande maestro di ironia e di citazioni avanguardiste che ha scritto album come La voce del padrone e L’imboscata, e successi da juke box per voci come Milva, Alice, Giuni Russo, che ha vinto Sanremo come autore, che ci ha fatto canticchiare sotto la doccia tanto i versi di un filosofo come Manlio Sgalambro quanto gli ombrelloni-oni-oni delle estati al mare, vi è l’ascetico autore di canzoni ispirate a stati di preghiera o di meditazione, titoli come L’ombra della luce, o L’oceano di silenzio, o di opere “classiche” dense di spiritualità come la Messa Arcaica o Genesi. Capace oltretutto di dissimulare precisi riferimenti esoterici anche in insospettabili canzoni (non canzonette però) pop. È proprio questo aspetto del cantautore siciliano ad essere indagato in questo Battiato – Io chi sono?, libro-intervista curato da Daniele Bossari, il quale si cala nella parte proprio farebbe come un allievo che si accostasse a un grande guru. E Bossari, che si dichiara in apertura interessato a sviluppare proprio gli argomenti spirituali e filosofici dell’opera di Battiato, si accosta a queste tematiche non certo elementari con visibile entusiasmo ma anche con una - peraltro dichiarata - conoscenza assai epidermica delle questioni. Questo si riflette sul lavoro in maniera abbastanza evidente. Se da un lato l’allievo volenteroso si presenta documentato, sciorinando citazioni da testi ed autori di varia provenienza, e dall’altro il Maestro restituisce risposte spesso folgoranti e sintetiche ma altrettante volte tanto stimolanti quanto sibilline, il risultato finale, vista anche la brevità del tutto, forse eccessiva, è quello di una carrellata certo interessante ma anche assai poco esauriente. Gli input lanciati sono ...

Infanzia di Nivasio Dolcemare, Savinio

Scritto da: il 26.08.09 — 2 Commenti
Prendi un romanzo che hai sentito all'università e che si intitola: Infanzia di Nivasio Dolcemare. Ok, e chi è questo Nivasio Dolcemare? Beh, bisognerebbe sapere innanzitutto chi è l'autore, Alberto Savinio. Già, ma per saperlo si dovrebbe passare per i nomi di Albert Sauvin e prima ancora di Andrea De Chirico. Un momento... non si chiamava Gorgio? Eh sì, ma il famoso pittore metafisico aveva un fratello (Andrea, appunto) e che fratello! Uno che a dodici anni si è diplomato in pianoforte, una decina d'anni dopo è stato indicato da Apollinaire come padre della pittura surrealista e negli ultimi quindici è passato di penna in penna tra i critici contemporanei che vedono in lui una delle vette della letteratura italiana del Novecento. Uno che, insieme al fratello, è nato in Grecia figlio di italiani, è cresciuto in Germania ed ha studiato in Francia. Si è scelto la nazionalità Italiana andando in guerra, e ha voluto far di testa sua anche col nome. Alberto Savinio, più che uno pseudonimo, è il suo nome più vero (tanto che ha passato il cognome ai figli) e l'ha preso a prestito da un tale Sauvin poligrafo francese. Poligrafo come lui insomma, che con una penna in mano è stato poeta, drammaturgo, critico musicale e di pittura, giornalista e romanziere. Vita intrigante? E allora l'infanzia di questo Nivasio (capito il gioco di anagramma?) va proprio letta, perché quella di Nivasio altro non è che l'infanzia di Savinio, di Andrea De Chirico e, in ultima analisi, anche la nostra. È difficile fare di un lungo racconto autobiografico sulla propria fanciullezza un'immagine nitida e sincera fino all'imbarazzo della fanciullezza tout court. Savinio ci riesce, e se agli appassionati di Novecento piacerà scoprire dettagli da pettegolezzo sugli anni ad Atene della famiglia De Chirico (chi abbia insegnato il tedesco al giovane Savinio, ...

Nefertiti, Tesanovic

Scritto da: il 12.08.09 — Comments Off
Nefertiti, una delle bellissime regine egiziane, il cui volto vive per sempre impresso nel busto conservato all'Altes Museum di Berlino. Un nome famoso il suo, una bellezza ammantata dal fascino dell'ignoto, perché di lei, una delle mogli del faraone Akhenaton, vissuta nel 1300 a.C, si ignora probabilmente di più di quello che si conosce. Questo ha contribuito, come per molte altre regine e faraoni dell'antico Egitto, a far fiorire la letteratura romantica e non, di certo romanzata, intorno alla sua figura. Jasmina Tesanovic ha attinto essa stessa al personaggio leggendario, trasformando a proprio piacimento la figura storica nell'icona di qualcosa che voleva trasmettere ai lettori moderni. Nefertiti non è infatti una biografia che prende vita dalle sue pagine, né vera né presunta. Non almeno nel senso classico del termine. È piuttosto un taccuino poetico, che portandoci nel regno di Akhenaton ci racconta della sua sposa in piccoli paragrafi che conciliano il rigore storico con il mito. Nefertiti è, per buona parte della narrazione, al tramonto della sua vita. Caduta vittima dell'eresia monoteista che ha condiviso con il suo faraone, è in disgrazia e si nasconde tra la gente del suo popolo amando lo scultore Beck. Jasmina Tesanovic la fa rivivere raccontandoci i suoi pensieri come se la regina stessa, guardandosi allo specchio, si vedesse prima come Dea accanto al suo amato dio sole Aton, incarnato in Akhenaton, e poi “cancellata e censurata”, “deposta e invecchiata in esilio”, eppure ancora capace di amare. Un mortale, lei che è stata dea. Lo scorrere narrativo rimbalza tra gli anni del regno del controverso faraone senza abbandonare gli appartamenti regali, che sono al centro di tutta la chiave narrativa della Nefertiti regina, come se lei non fosse vissuta come Dea al di fuori di queste mura: qui nacquero le sei figlie femmine della coppia regale, qui Akhenaton ...

De André talk, Sassi-Pistarini

Scritto da: il 01.05.09 — 2 Commenti
Molti sono ormai i libri dedicati alla figura e all’opera di Fabrizio De André. A testimonianza di quanto e quale segno abbia lasciato nella vita culturale italiana e in quella emotiva di molti di noi. E di quale vuoto. Ed è arrivato da non molto in libreria un nuovo volume dedicato a Faber, intitolato De André talk, a cura di Claudio Sassi e Walter Pistarini, questa volta interessantissimo perché costituito integralmente da una raccolta di interviste e articoli di stampa che coprono l’intera sua carriera, dai timidi esordi datati 1958 alla scomparsa avvenuta nel 1999. Come sappiamo, troppo presto. Quarant’anni di musica, parole e idee raccontati quindi per la maggior parte dalle parole di De André stesso, che sono poi quasi sempre le più sensate, le più illuminanti e anche le più toccanti. Intendiamoci, è evidentemente un libro destinato ai cultori e a chi desideri approcciarsi alla storia di Fabrizio sapendone già più di qualcosa, avendone già una certa conoscenza. Emerge dalla lettura una serie di motivi ricorrenti, ma anche una coerente evoluzione di pensiero, oltre a una notevole dose di autoironia con la quale stemperava una malcelata alta considerazione di sé stesso e della propria opera. E ogni volta è una sorpresa leggere il lucido e sferzante pensiero di Fabrizio, e soprattutto l’umanità, la profonda umanità con la quale parlava di qualunque cosa, l’anarchia, la solitudine, l’amicizia, il rapimento di cui fu vittima in Sardegna, l’amore per gli ultimi. Il libro è arricchito dalla riproduzione a colori di alcune copertine e pagine d’epoca, da Ciao 2001 a Gente, Oggi, fino ad autentiche e incredibili chicche come “I romanzi della cronaca nera: i divi rapiti” con Fabrizio, Dori Ghezzi e un banditaccio armato di lupara ritratti come nelle copertine dei romanzi di Salgari della nostra infanzia. Roba d’altri tempi. Come roba d’altri tempi era ...

Io & Marley, Grogan

Scritto da: il 20.04.09 — 6 Commenti
Come dicevo venerdì scorso ecco uno dei romanzi di quest'anno che hanno più che un'attenzione al mondo dei cani: ne hanno un protagonista. Io & Marley è la storia dell'autore e della sua famiglia, incluso  il membro più spassoso, il cane Marley. Entra a pieno diritto nella pet-lit pur avendo caratteristiche non del tutto in linea con gli altri testi del genere. Sicuramente molti di voi avranno visto il film, anche se io personalmente ancora sono titubante sulla scelta di trasporre un libro del genere su pellicola, ma, non avendolo visto, mi riservo un'opinione più informata fra qualche tempo. Credo comunque che difficilmente potrà superare la lettura del romanzo, pur nella sua semplicità. Finalmente abbiamo la descrizione di un cane che non è la somma di tutte le virtù note (e spesso anche qualcuna ignota), non è Lassie, né nessuno dei valorosi cani che ci sono sempre stati additati come esempio. Non è un cane da esposizione e meno che mai da gara. È semplicemente un cane, col suo carattere, i suoi difetti, e le sue virtù, in un equilibrio leggermente sbilanciato in favore dei primi. Marley è spontaneo, ha delle fobie radicate, come quella per i temporali, comune a molti quadrupedi, e ha una quantità di energia ingovernabile. È in grado di camminare al passo, ma solo finché non trova qualcosa di interessante da raggiungere o inseguire, sa essere serio quando è proprio necessario, ma se può va in giro a combinar danni. Ed è anche uno dei pochi cani cacciati da un corso di educazione cinofila. Il libro ripercorre la sua intera vita con la famiglia Grogan: in modo per nulla sdolcinato e l'autore dimostra la grande capacità di dare agli eventi la giusta dimensione e prospettiva, senza ingigantire né abusare di quei sentimenti che un cane suscita in chi ama gli ...

Jim Morrison: vita, morte e leggenda, Davis

Scritto da: il 05.03.09 — Comments Off
Alzi la mano chi non ha mai sentito nominare i Doors, o il loro carismatico leader, Jim Morrison. Dal 1967, anno in cui è esploso il successo della band, fiumi di inchiostro sono stati spesi su giornali e riviste per cantarne le lodi o descriverne gli eccessi, ma è stato solo dopo la morte del cantante, nel 1971, che si è cominciato a parlare di biografie vere e proprie. “Jim Morrison. Vita, Morte e Leggenda”, a cura di Stephen Davis, è una delle più recenti ed è stata pubblicata nella collana “Oscar” della Mondadori. Molti potrebbero chiedersi se, dopo opere esaustive come Nessuno uscirà vivo da qui o Jim Morrison: vita e parole del Re Lucertola, si sentiva davvero il bisogno di un altro autore che narrasse a suo modo la breve parabola di una rockstar sempre al limite. La mia risposta è sì ed il perché è presto detto: nella maggior parte del materiale che ho avuto occasione di leggere in qualità di fan della band, ho sempre riscontrato un tono celebrativo al limite dell’insopportabile. Lo stesso film “The Doors” di Oliver Stone ci presenta un Jim sempre intento nel pronunciare frasi ad effetto, col tono da poeta ubriaco di assenzio. Davis, invece, non cade nella trappola e riesce a mantenere un discorso narrativo dal sapore intimo e colloquiale, ottenendo l’effetto di incuriosire il lettore come se si trattasse di un romanzo di cui non si sa ancora nulla. Mancando, dunque, il solito tentativo di rendere Jim un eroe epico, si può dire che questa biografia abbia una sua identità originale di base. Ad essa possiamo aggiungere un quadro completo del panorama musicale californiano negli anni ’60, un ambiente in cui si muovevano a proprio agio i Rolling Stones e David Bowie, dominato dal guru della pop art Andy Warhol e ...

Storie di animali e altri viventi, Asor Rosa

Scritto da: il 21.11.08 — 8 Commenti
Un animale, il suo diario, la vita con un bibliomane... sembra che Firmino, la tarma Marta e gli insetti di  Weiss siano in buona, ottima compagnia. Nessuna causa di plagio però a questo libro, dato che è già alla nona ristampa dal 2005, e che è stato scritto da Alberto Asor Rosa. Storie di animali e altri viventi è uno dei suoi due libri di narrativa (l'altro è L'alba di un mondo nuovo) e affronta il tema della convivenza di pelosi umani e pelosi quadrupedi dalla prospettiva di questi ultimi. Se gli altri testi che ho citato sull'argomento oscillano tra la fiaba, la satira ed il pulp (in stretto ordine), questo è quasi un'autobiografia ironica scritta con un'ottica rovesciata, vista dal basso dei quattrozampe. Gli umani sono anche questa volta comprimari, destinati ad essere analizzati impietosamente secondo due prospettive e due filosofie apparentemente divergenti, quella del gatto e quella del cane di casa. Ma lungo il romanzo le due coscienze sono destinate a scontrarsi, incontrarsi e, in qualche modo, unirsi. Giappone, animali, lettura, cultura, e già dalle prime pagine è stato un colpo di fulmine: trovare i miei argomenti preferiti dispiegati nell'arco di una ventina di pagine ed in un modo così frizzante non poteva che conquistarmi. Asor Rosa, poi, è abilissimo nel tratteggiare le differenze psicologiche principali delle due razze di cui ci parla, cani e gatti, senza cadere negli stereotipi diffusi sui loro atteggiamenti e sulla loro intelligenza; con grande sensibilità racconta emozioni ed esperienze del vissuto comune di questa famiglia mista. Il brio diminuisce un poco verso la fine, lasciando il posto a riflessioni più mature, su convergenze e divergenze tra le specie e sui temi universali, come è consono ad una biografia che accompagna dalla nascita alla fine della vita. Su stile e scrittura ho poco da dire: Asor Rosa è meritatamente famoso ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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