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Se il titolo del post vi ricorda Fahrenheit 451, avete ragione. Qui però non si tratta di persone che imparano a memoria libri ma persone che rappresentano categorie e temi di attualità e che possono essere consultate per chiarire ed eliminare dubbi e pregiudizi. Vi riporto uno stralcio dal Sole 24 ore e vi consiglio di leggere l’intero articolo:
Gli incontri con i “libri viventi” si svolgono in media quattro volte a semestre, nel caffè della biblioteca. Dopo essersi prenotati, si può parlare con loro per tre quarti d’ora. Ogni “libro” viene prestato tre-quattro volte nell’arco del pomeriggio. A fine giornata vengono distribuite le schede di valutazione e accolte le richieste per l’acquisizione di nuove categorie di persone da incontrare. La sessione documentata da «Ventiquattro» ha visto la partecipazione del popolarissimo imam Ali Ibrahim, di un giocatore d’azzardo, del travestito Tina/Håkan Jönsson, di due musicisti e di una persona afflitta da disturbi mentali. Gli incontri non vengono né filmati né registrati, perché l’esperienza deve restare nella sola memoria dei partecipanti. «Non ci sono limitazioni ai temi da trattare, ma ciascun “libro” può rifiutarsi di rispondere a domande che reputi inappropriate, evenienza che però non si verifica di frequente», spiega Catharina Noren.
A partire da questa domenica, 29 novembre 2009, alle ore 17,00 e per tutto l’inverno la Biblioteca e i Musei Oliveriani promuoveranno un ciclo di conferenze pubbliche nell’auditorium di palazzo Montani Antaldi. Cito da PesaroUrbino Notizie:
Dopo la mostra “Editori e tipografi nella Pesaro roveresca” e il colloquio con Klaus Kempf dello scorso giugno, la Biblioteca e i Musei Oliveriani propongono per l’autunno-inverno 2009/2010 una serie di conferenze domenicali con il concorso di studiosi cittadini e nazionali, dando inizio ad un viaggio nella cultura europea che si intrecci con quella della città.
Per fare contenta la nostra elfica blogger, ecco a voi la biblioteca di Neil Gaiman, che occupa l’intero seminterrato di casa sua: che invidia!

[scoperta via EDT]
C’era una volta il progetto Manuzio, che voleva rendere la cultura universalmente fruibile. Da questo proposito negli anni si è concretizzato, quattordici anni fa, Liber Liber, la migliore biblioteca online disponibile in lingua italiana.
Eccovi qui la presentazione.
Liber Liber, nota per il progetto di biblioteca telematica accessibile gratuitamente (progetto Manuzio) e per l’archivio musicale (LiberMusica), è una o.n.l.u.s. (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) che ha come obiettivo la promozione di ogni espressione artistica e intellettuale. In particolare, Liber Liber si propone di favorire l’utilizzazione consapevole delle tecnologie informatiche in campo umanistico e di avvicinare la cultura umanistica e quella scientifica.
Liber Liber è stata ufficialmente costituita con atto notarile il 28 novembre 1994, pur operando fin dal 1993. Il suo statuto è on-line.
Grazie alla collaborazione di volontari e sponsor come la E-text, i capolavori della letteratura e le altre opere edite dal progetto Manuzio vengono prelevate mensilmente da oltre 150.000 utenti / mese (secondo una statistica datata dicembre 2007).
Accanto al progetto Manuzio, Liber Liber promuove numerose altre iniziative volte alla diffusione delle conoscenze informatiche in ambito umanistico, dedicando sempre una particolare attenzione a tutti gli strumenti capaci di facilitare un accesso libero e attivo al dibattito e alla produzione culturale italiana e internazionale.
In quest’ottica, grazie al progetto LiberMusica è stato creato un archivio musicale che cresce a ritmi serrati ed ospita migliaia di capolavori di musica classica, e non solo. Con il progetto LiberGNU si stanno invece sviluppando un lettore e un editor “open source” per e-book. Il progetto LiberScuola sta distribuendo e implementando una approfondita guida alle risorse Internet dedicate alla scuola. Con LibriLiberi si è dato vita a uno dei più vivaci “bookcrossing” italiani. Molto entusiasmo poi sta suscitando il più giovane dei progetti: il Libro parlato, ovvero la produzione di audio-libri letti da attori e volontari (come sempre, liberamente scaricabili dal sito). Con Pagina Tre si è costituito un network di riviste culturali, mentre con Open Alexandria (che vanta preziosi alleati come Wikimedia) si progetta una nuova piattaforma per la produzione e distribuzione di contenuti digitali, una innovazione che promette di rivoluzionare il mondo dei contenuti liberi da copyright. Ma sono molteplici le iniziative portate avanti; per averne una più approfondita panoramica, si consiglia di consultare la sezione Progetti.
Le persone
Sono centinaia i volontari che, a titolo gratuito, fanno vivere Liber Liber. A loro va il ringraziamento più grande.
Come si sostiene
Sono sostanzialmente tre le fonti di finanziamento di Liber Liber:
- i suoi stessi utenti (è facile fare una donazione a favore di Liber Liber, inoltre si ricevono in cambio utili gadget);
- la società E-text
(specializzata nella realizzazione di siti Internet), che costituisce lo sponsor principale e che è stata fondata dalle stesse persone che hanno dato vita a Liber Liber;
- le partnership, ovverto speciali convenzioni con librerie, Internet provider, ecc. che ci aiutano con una provvigione per ogni acquisto effettuato dagli utenti di Liber Liber.
Il sito Internet
Il sito Internet di Liber Liber richiede molto lavoro, semplice nella sua veste grafica è comunque estremamente articolato: occupa più di 11 Gb di dati (dicembre 2007), ed è composto da alcune decine di migliaia di file! Non mancano riconoscimenti e recensioni positive, che hanno il pregio di gratificare i volontari e i tecnici che vi si dedicano. Tra i vari riconoscimenti ricordiamo:
Tra le recensioni citiamo:
Se vi interessano altre notizie troverete anche una curatissima rassegna stampa, con aggiornamenti periodici. Buona esplorazione!
Sempre a caccia di iniziative per bibliofili, ecco che cosa ho scovato girovagando in rete: Happybook, un blog per lo scambio di libri in Italia.
Riporto il funzionamento del blog così come espresso dagli ideatori:
Inviaci i tuoi vecchi libri, quelli di cui ti vuoi liberare, e noi te li sostituiremo gratuitamente inviandotene altri, naturalmente diversi (è anche possibile prenotarli).
Oppure portali al più vicino PdR (Punto di Raccolta) e scambiali con altri libri fra quelli disponibili.
Il sito è poco funzionale, e il logo sicuramente potrebbe essere un po’ più moderno e vivace, ma l’iniziativa è bella e lodevole. Poi, potendo anche prenotare i titoli di scambio, si riduce il rischio di acquisti indesiderati.
Finora i punti di raccolta sono a Modena, ma auspico che associazioni, scuole e biblioteche di altre città vogliano aderire, per creare qualcuno di quei famosi e spesso sconosciuti circoli virtuosi della cultura.
I bibliomani spesso rimpiangono la perdita delle grandi biblioteche dell’antichità: dai testi di Alessandria alla biblioteca di Baghdad le fiamme hanno avvolto e ridotto in cenere gran parte delle opere antiche, impedendo ai posteri di formarsene una propria opinione.
Capita infatti che vengano considerate “capolavori classici” senza che nessuno abbia mai potuto leggerne una riga, se non dalle citazioni di altri autori loro contemporanei sopravvissuti all’erosione dei secoli. Il libro dei libri perduti cerca di tracciare la storia di questi capolavori perduti, attraverso la ricostruzione delle fonti.
Non è però da considerare un saggio, non troverete note o bibliografie; piuttosto è un racconto degli strani percorsi che portano alcuni libri alla scomparsa ed altri alla persistenza nel tempo.
Kelly ci accompagna dal periodo greco fino all’epoca moderna di libro perduto in libro perduto, facendo riaffiorare dall’oblio gli autori di cui ha trovato notizia. Lo fa senza trascurare le letterature “alternative”, l’araba, l’asiatica, benché gran parte dell’opera sia dedicata agli autori inglesi.
La parte interessante è costituita dagli aneddoti sui motivi delle distruzioni dei manoscritti e sui loro autori, che immaginiamo grandi, colti, al di sopra delle umane vanità, e che invece sono spesso stati esseri un po’ meschini, paranoici, folli. Uno per tutti Alexander Pope, immortalato nella sua vastissima cultura e nel suo pessimo carattere.
Insomma uno libro non troppo scientifico, ma abbastanza documentato da incuriosire sulle sorti dei libri che il “Caso” ha smarrito. Di cui alcuni, sicuramente, sono migliori nell’oblio che nella realtà. La scrittura non è sempre lineare come avrei gradito, ed alcuni passaggi vanno riletti perché confusionari, ma nel complesso è stato un ottimo spunto per letture a venire.
In ogni caso un buon punto d’inizio per rintracciare opere e scrittori un po’ anonimi e riconsiderarli nella loro veste di uomini piuttosto che di Autori.
Un romanzo di formazione con un protagonista anziano è quantomeno insolito. Eppure se si accetta la definizione di “genere letterario che guarda all’evoluzione del personaggio verso la maturità e l’età adulta, nonché alla sua origine storica allo scopo di promuoverne l’integrazione sociale” (Wikipedia), bisogna proprio inserire Il teorema del Pappagallo in questo genere.
Quello che Guedj propone è un vero e proprio percorso di scoperta della matematica, dai suoi albori ai giorni nostri, in forma di romanzo. In questo modo riesce a traslare l’interesse per la trama, formulata come un giallo, verso l’interesse per la scienza che della trama è reale fulcro.
Il pretesto è il fortunoso arrivo, nella libreria del protagonista, dei maggiori testi antichi riguardo la scienza dei numeri, accomapgnati da due lettere misteriose e cariche di significati nascosti. Egli, da buon libraio e bibliofilo, comincia a chiedersi quale sia la struttura da dare alla “BDF” (Biblioteca della Foresta, il nome dato alla collezione). Da lì, prima come mero desiderio di catalogazione e poi come necessità per svelare il nostro giallo, inizia lo studio dell’argomento dei volumi.
In questo studio condividiamo le stesse sorprese dei personaggi, sulla prima donna matematica, ad esempio, sul destino finemente intessuto di biblioteche e studi scientifici, sull’origine delle cifre (che, come detto in passato, è indiana), sulle congetture.
E finalmente torniamo a respirare un’aria vitale, una scienza, non solo del numero, quale storia di come il pensiero umano ha saputo organizzarsi e riorganizzarsi cambiando di volta in volta le sue strutture e le sue conoscenze.
Il parallelo continuo con la letteratura e con l’etimologia viene proprio dai personaggi: ognuno di loro, forte del proprio bagaglio culturale, di volta in volta affianca gli assiomi di Euclide alla Bibbia, gli integrali alla biblioteca-fortezza di Alamut, l’algebra alla medicina.
Inoltre, come se non bastasse un solo livello di lettura, Guedj mette in risalto l’amore per il libro non solo per il contenuto ma per l’oggetto in sé, come para-testo quindi, e l’attenzione per la scrittura manuale, come segno desueto della personalità dello scrivente. E ancora compie una traversata su temi moderni e critici: le barriere architettoniche, l’amazzonia e la deforestazione, il traffico di animali esotici, i furti di oggetti d’arte. Mistero come faccia a rendere questa dovizia del mondo senza mai appesantire la narrazione, senza mai risultare bacchettone o stantio.
Mi sembra che questo romanzo riesca a cogliere l’essenza della matematica: trattare l’ignoto come noto, utilizzarlo come strumento di conoscenza e infine, e solo allora, svelarlo. Spiegare questo, attraverso uno stile ingenuo, quindi motlo leggibile, è segno di grande arte (e un po’ di magia).
Un ottimo libro per tutti i “curiosi per natura”, per chi ha odiato la matematica scolastica, per chi semplicemente non l’ha capita, per gli adulti e per i piccoli.
Un ottimo libro, direi, per tutti coloro che ne accetteranno la sfida.
Per una volta voglio parlare di un film. So che non è il genere abituale, ma alle volte un film può andare oltre l’essere trasposizione di una storia scritta, un romanzo. Alle volte un film può mostrare il valore e l’importanza dell’arte, della letteratura e della lettura. Alle volte è esso stesso arte. Pleasantville è quel film.
Con attori (al tempo non) famosi, Pleasantville non è che un’enorme, poetica metafora del cambiamento portato dall’arte nel quotidiano di chi ne è toccato. Arte che sorge e può sorgere solo dai sentimenti personali. E che viene declinata in tutte le sue forme.
Il paese in cui tutto è piacevole (pleasant) si fonda sul conformismo, sulla ripetitività e sull’assenza di critica. Tutto è piacevole, ma nulla è sublime. L’arrivo dei due protagonisti moderni servirà a rompere questo fragile equilibrio, troppe volte mitizzato. In effetti è ricorsivo che ogni società ripensi ad una mitica ed ineffabile “età dell’oro”, che di oro non ha proprio nulla a ben guardare.
Quando gli equilibri si spostano comincia a fermentare la curiosità, che il regista la pone in diretta connessione con la letteratura: solo tramite la curiosità, le domande, i libri “vengono scritti”. Ovviamente la parte “istituzionale” della società fa fatica a digerire il cambiamento e reagisce con azioni simboliche o meno. Tra le quali, toccando un tasto ancora molto dolente per l’umanità, un rogo proprio dei libri, segno del cambiamento.
Non è facile narrare tutto questo, innestandolo per di più in una “favola”, con toni delicati e grande eleganza. Gary Ros, il regista, utilizzando tecniche già note, riesce in questo compito, regalandoci una perla culturale. E una colonna sonora indimenticabile.
Se questa domenica aveste un attacco acuto di pigrite e non vi andasse nemmeno di leggere, beh, dato il caldo per una volta potreste posare il libro e vedere questo film. Che poi è quasi la stessa cosa…
Oggi (quando leggerete sarà ieri) ho visitato uno dei miei sogni. Può sembrare futile da riportare, se non ritenessi invece che è un sogno comune di molti bibliomani come me. Sappiate che è un sogno dal libero accesso, disponibile a tutti. Si trova a Catania, dentro il Monastero dei Benedettini, la Biblioteca civica Ursino Recupero a Catania; se non l’avessi visitata avrei detto che un posto così non può esistere.
Quando si entra colpisce lo spazio, l’aria, la luce. Non sarebbe tanto strano se non fosse all’interno di un edificio in pietra lavica, bellissimo e monumentale. Le sale sono ampie, i corridoi ben distribuiti, l’atmosfera non è soffocante. La foto non rende giustizia alla bellezza, alla sontuosità, alla maestà della sala Vaccarini: libri fino al cielo, arte da respirare e ancora fasci di luce.
Se questo ancora non bastasse ho avuto una guida d’eccezione, la raffinatissima direttrice, Rita Carbonaro, con una conoscenza ed una padronanza enciclopedica della biblioteca. Mi ha accompagnata attraverso le sale, e mentre lei spiegava io perdevo la parola. Ho persino visto lo scrittoio sul quale hanno visto la luce le opere di De Roberto.
Invito tutti, caldamente, a visitare la biblioteca, a rimanere come me affascinati, rapiti e un po’ commossi.

Di primo acchito La sovrana lettrice sembrerebbe un romanzetto ammiccante, con un avvio ironico e nulla più. Superate le prime pagine invece il tono si fa via via più brillante, arricchendosi di riflessioni, letterarie e non, comuni un po’ a tutto il “popolo” dei lettori.
Il pretesto è il coinvolgimento della regina madre, la ieratica e compassata Elisabetta II, nel solipsistico passatempo della lettura; al di là del prevedibile effetto comico dei mutati atteggiamenti, Bennett trasporta nel paradigma della lettura come acculturamento e dell’acculturamento come forma progressiva di isolamento dalla massa. Il tutto attraverso un personaggio che massa non è, per definizione.
E, come l’autore stesso fa notare, la lettura è l’unica vera forma di democrazia: il libro non ha riguardo per lo status sociale, economico o culturale, non gl’interessa chi legge e con che animo, non gl’importa neppure di essere letto.
Non leggere questo, però, sarebbe un vero spreco, per dirlo con la regina.