Tutti gli articoli su bestseller

Il gioco dell’angelo, Zafon

Scritto da: il 26.01.10 — Comments Off
Dopo il successo mondiale ottenuto con L’Ombra del Vento, Carlos Ruiz Zafon ci accompagna di nuovo tra le ramblas, anticipando gli eventi di una ventina d’anni e fornendoci così una sorta di prequel alle vicende che ci ha narrato nel suo primo bestseller. Il protagonista del  Gioco dell’Angelo è David Martìn, che da sempre coltiva il sogno di diventare scrittore. Grazie al proprio talento e all’attenzione del conte Vidal, che lo protegge fin dall’infanzia, riesce a pubblicare alcuni suoi racconti. Per sdebitarsi, riscrive allora un manoscritto di Vidal e nello stesso tempo lavora ad un libro suo, sacrificando rapporti interpersonali e salute. Le due opere escono nel solito giorno, ma, mentre il libro di Vidal è un grande successo, quello di Martin si rivela un fiasco. Il giovane ha a che fare con duri contraccolpi anche quando scopre di essere affetto da un male incurabile e viene a conoscenza del matrimonio tra Cristina, il suo grande amore di sempre, e il suo mentore ed amico. Proprio in questo periodo di disperazione, un misterioso editore si fa avanti per commissionare a David un’opera monumentale, destinata a cambiare la storia. Oltre ad un’ingente somma di denaro, la ricompensa sembra essere la guarigione completa. Tuttavia, mentre lavora per documentarsi, David viene a conoscenza di diversi inquietanti particolari sul suo misterioso principale e dovrà destreggiarsi attraverso un dedalo di pericoli e complotti tesi per impossessarsi di qualcosa di ancora più prezioso della sua vita. Al di là della storia intricata e stimolante, i motivi per cui è possibile apprezzare Il gioco dell’Angelo sono moltissimi: innanzi tutto si tratta di una dichiarazione d’amore di Zafon al proprio mestiere. Certo, è un amore non sempre facile, tormentato, che induce a moltissime rinunce, ma proprio per questo è più sanguigno, vero. La passione che anima lo scrittore è la stessa che muove ...

L’ombra del vento, Zafòn

Scritto da: il 25.09.09 — 6 Commenti
Li vedi in treno che tengono compagnia a sconosciuti. Ti scrutano a branchi numerosissimi dagli scaffali del supermarket, mentre tu stai cercando la Baffo Moretti in offerta speciale. Ti saltano addosso dalla tv all’ora del telegiornale, ti assalgono dal tuo social network di riferimento, dalle conversazioni degli amici e degli insospettabili. E tu non sai precisamente che dirne, ma sai che sei di fronte a un CFE, un Clamoroso Fenomeno Editoriale. E allora un po’ t’incuriosisci, un po’ ti sale la diffidenza innata… mah sarà mica il solito bidone? Sarà mica come quando ho letto la Meyer che lo sapevo già prima che mi faceva schifo ma l’ho letta lo stesso? Sarà mica che non lo leggo ma tanto poi mi tocca vedere il film e dio sa cosa è meglio? E se invece è bravo? Ma di investire la somma non se ne parla, lo si legge a prestito da qualcuno (ché qualcuno prima o poi si trova) e poi si vede. Se ci si appassiona magari poi, nel caso, si comprano anche gli altri. Ed è successo più o meno così per me con questo CFE di prim’ordine, L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafòn, romanzo d’avventura si potrebbe dire vecchio stile, con personaggi dal volto sfigurato che si aggirano sinistri nella notte barcellonese, efferati delitti, storie d’amore, giovani protagonisti che si affacciano alla vita, storie di vendetta… e storie di libri. Ora, questa recensione si rivolge ai quattro gatti che ancora non l’hanno letto, ovvero togliendo me ne resterebbero solo tre, ma tant’è. Dicevo, non entro più di tanto nella trama, dirò solo che al centro di questo romanzo c’è uno scrittore, o forse il suo fantasma, e i libri che ha lasciato dietro di sé. C’è un ragazzo che seguendo le tracce di quei romanzi perduti scopre storie e verità ...

Tendenze canose

Scritto da: il 17.04.09 — 12 Commenti
Canoso è uno dei miei neologismi preferiti, non so se l'abbia coniato qualcuno di famoso ma è così che definisco tutto ciò che attiene ai miei adorati pelosi canidi. Ed è il termine più appropriato, secondo me, per definire la tendenza attuale a dare spazio nella narrativa agli animali. È vero, hanno sempre avuto un ruolo, sebbene marginale. Mi viene in mente Cuore di cane, per citare un libro a caso (che però non è proprio un libro sui cani, ecco), e poco più di questo (sì, sì, non scordo Cujo). Per il resto sono stati relegati a comparse, in centinaia di pubblicazioni, o sono stati protagonisti di manuali per fortuna ormai obsoleti. Adesso invece noto la tendenza sempre maggiore a farli diventare protagonisti; partita in sordina, ormai sta diventando un vero e proprio filone, come la chick-lit, ad esempio. Tutta una narrativa che non solo si interessa agli animali, ma li erge a personaggi principali, nuclei veri e propri della narrazione. Storie di animali e altri viventi apre idealmente questa parata, e poi abbiamo l'ebook Il gatto che cadde dal sole, Io e Marley, La mia vita con George, e ultimo, fresco di stampa, L'arte di correre sotto la pioggia. Di quest'ultimo ho letto l'anteprima grazie all'abitudine ormai diffusa di farne versioni cartacee e distribuirle in libreria. E lo trovo carino, ben scritto; strizza l'occhio al lettore che ama i cani e si fa leggere da chi non li ama. Ma soprattutto apprezzo che sia un altro passo nella diffusione della comprensione del mondo animale. Che possa servire a scardinare l'idea che "è solo un cane/gatto/cavallo" e che non sia degno di stima e affetto e garanzie come ogni altro vivente (persino l'uomo). Non amo un'unica cosa: la tendenza al patetico, a rappresentare scene molto commoventi, a studiare l'intreccio per spingere all'emotività. Alcuni ...

Shortseller e Longseller

Scritto da: il 03.03.09 — 7 Commenti
Oggi voglio riprendere un discorso analogo a quello che feci sulle classifiche librarie. Quasi ogni libro dei grandi editori si fregia del titolo "Bestseller". A torto. Cominciamo dall'aspetto banale di questo errore prospettico: bestseller per un piccolo editore è esaurire 10.000 copie in un anno, ma quanto valore ha per Mondadori vendere 130mila copie? Direi praticamente nessuno. Firmino, edito da un minuscolo editore e diventato popolarissimo per passaparola dei lettori (in America) è definibile bestseller come La solitudine dei numeri primi, che ha avuto una campagna mediatica tartassante? E ancora: è un bestseller quello che sparisce dagli scaffali (e dalla nostra memoria) dopo 10 mesi? O non è forse più appropriato chiamarlo Vanityseller? Secondo me almeno due aggiustamenti sono da fare: il primo riguarda la parola in sé, l'altro il valore che le si attribuisce. La parola bestseller pare non avere un criterio selettivo di discernimento: tutto è indistintamente bestseller. Ora, il significato è approssimativamente "migliore nelle vendite" e il superlativo assoluto tende ad identificare un solo elemento, non un collettivo. Quindi bisognerebbe impiegare meno questo appellativo e cercare di restringerlo al massimo a due titoli per editore, non di più. Poi bisognerebbe utilizzare dei criteri ponderati: quanta pubblicità è stata fatta al titolo, su che canali, che distribuzione aveva? Per I sognatori, che distribuisce solo online, il successo si basa su criteri diversi rispetto a quelli di Mondadori. Infine bisognerebbe correggere secondo un criterio di durabilità: un vero bestseller è Il conte di Montecristo, che vende sempre e da sempre. Secondo aggiustamento è il valore che si attribuisce alla parola bestseller: non è patente di qualità, né lo può essere; bestseller è una categoria temporanea per sua natura, effimera e passeggera, che dice solo quante persone hanno comprato un libro, non esprime il gradimento, non esprime le qualità letterarie. Per cui non mi ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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