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Grammatica di base per aspiranti scrittori – Elisione e apocope

Scritto da: il 07.09.09 — 20 Commenti
Di recente arrivano sempre più scritti in casa editrice con errori grammaticali grossolani. Non so dire se sia frutto di un peggioramento generale dell'istruzione in Italia, se siano regionalismi, se mode linguistiche o se sia semplicemente un periodo passeggero, di quelli che capitano e spariscono così come sono arrivati. Uno degli errori più frequenti riguarda i casi di elisione e troncamento (o apòcope) nelle parole in -ello (quello, bello); mi capita sempre più spesso, infatti, di leggere (persino su libri editi!) "bel aspetto" o "quel amico". Eppure la regola è semplice, e riguarda l'apocope vocalica e l'elisione. Si usa la forma apocopata -el (bel, quel) prima di parole maschili che inizino per consonante (con qualche eccezione: la s implicata, la z, gn e ps): un bel sostantivo, quel parco; si usa la forma elisa con tutte le parole che iniziano per vocale, indipendentemente dal genere: bell'aspetto, quell'arma. In generale l'elisione è l'eliminazione di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizi per vocale, e viene indicata con l'apostrofo; l'apocope vocalica, invece, indica la caduta della vocale alla fine di un termine che inizi per consonante (con le dovute eccezioni). Da ricordare che nei casi in cui bisogna usare l'apostrofo per indicare apocope (po') bisogna lasciare uno spazio tra la parola troncata e la successiva, mentre quando si usa l'elisione l'apostrofo non prevede nessuna spaziatura.

Il bello, il brutto e il sublime – Attentato, Nothomb

Scritto da: il 29.06.09 — Comments Off
Ogni tanto ho bisogno di leggere un autore collaudato, sulla cui arte e qualità essere tranquilla a priori. Così sono di nuovo alle prese con Amélie Nothomb, stavolta attraverso il romanzo Attentato, breve e denso come d'abitudine. A dispetto del titolo non si parla né di terrorismo né di rivolte armate. Questa volta il tema centrale è il rapporto tra bello, brutto e sublime, dilemma filosofico antico e mai risolto – meglio ancora, irrisolvibile. Attualizzato, però, è tutt'altro che una dissertazione sui massimi sistemi: è reso vivo attraverso le incarnazioni dei personaggi principali, Ephiphane, Ethel e Xavier. Da un lato Ephiphane Otos, il cui nome è più che simbolico, dato che la sua faccia somiglia in modo tragicomico a un grande orecchio; Otos è il brutto per antonomasia: deforme, piagato, inguardabile. Viene spesso accostato al brutto per antonomasia, Quasimodo, di cui però non possiede la purezza d'animo e l'ingenuità. A fargli da contraltare Ethel, che è il sublime: non bellissima, non perfetta secondo canoni stabiliti, ma in grado di suscitare sentimenti "alti" nel nostro osservatore". Infine Xavier, canonicamente bello e al contempo pieno di difetti morali, intellettuali e sentimentali che portano a disdegnarlo subito. Arrogante, presuntuoso, vacuo, falso, egoista; potete continuare aggiungendo altri appellativi deteriori, andranno bene quasi tutti. Come sempre nei romanzi della Nothomb sono figure forti, intorno alle quali figurano di tanto in tanto piccole comparse. Dall'interazione di questi tre personaggi si dispiega un intero discorso sull'amore, una critica pungente alla superficialità della nostra società, un'analisi impietosa dei costumi del jet-set e dell'élite culturale, con una sagacia e leggerezza cui ormai siamo avvezzi. Leggendo il diario di Otos, la sua lunga confessione a cuore aperto, finiamo col condividere il suo punto di vista, il suo modo, persino il suo amore. Finché non arriva la spiazzante parte finale, l'unica possibile (che per ovvie ragioni ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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