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La metafisica dei tubi, Nothomb

Scritto da: il 11.01.11 — 2 Commenti
I libri di Amélie sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Perciò, come promesso, eccomi qui a consigliarvene un altro. Il titolo può sembrare senza senso: La metafisica dei tubi fa pensare ad un manuale per ingegneri mistici, ma in realtà – terminata la lettura – sembra assai meno singolare che ad una prima occhiata. Questo perché tutto il libro è “strano”. Tanto per cominciare si parla di una autobiografia: l’autrice richiama i suoi primissimi anni di vita, quando il padre era console del Belgio in Giappone. Sfido chiunque a rendere interessante l’autocelebrazione di una bambina di tre anni. Per di più, di una che fino al compimento del secondo anno di vita non si è mossa granché, non ha parlato, non ha registrato alcun ricordo: niente di diverso da un tubo, insomma. Eppure, la Nothomb ci riesce con il consueto stile e l’acuto umorismo. A schiuderle le porte della realtà sensibile e dei ricordi è un pezzetto di cioccolato belga, dono della nonna: la delizia è la chiave che porta Amélie dal mondo dei tubi a quello umano. E, da quel momento, la bambina si dimostra assai più intelligente dei coetanei, dandoci la possibilità di osservare attraverso i suoi occhi uno spaccato di vita familiare, ma anche usi e costumi di un paese lontano ed estremamente diverso dal nostro. La brevità del testo non è un limite per questa brava autrice, perché la cura e l’acume espressivo non hanno bisogno di enciclopedie. La scelta delle parole fa pensare ad un continuo lavoro di modellamento, come se il libro fosse una piccola scultura. Questo è un grandissimo pregio, purtroppo non condiviso da tutti: alcuni pensano che sia una forma di “saccenza” che trasuda dalle righe, io penso sia solo un grande rispetto per il lettore. La parte della storia raccontata è accattivante, perché innaffiata ...

Sangue misto, Russo

Scritto da: il 19.06.09 — Comments Off
Una storia che è in realtà tre storie, o meglio tre punti di vista, in Sangue misto. Tre umanità atomizzate, un ragazzo, un uomo e una donna che raccontano il loro vivere insieme, giorno per giorno, e il loro interagire con un mondo spesso estraneo, quando non ostile. Sembrerebbe la storia più banale del mondo, non fosse che l'ambientazione e i personaggi descrivono, nel loro parlare di sé, le vicende dell'indipendenza congolese dal Belgio, la fine di un'era coloniale; e se questo discorso non ci arrivasse da un autore come Albert Russo, nato in Africa e vissuto poi anche in America ed Europa, uno scrittore che conosce bene le vicende tanto da disegnare personaggi reali. Spesso infatti, sembra che la narrazione del protagonista si fonda con lo sguardo dell'autore, che assuma una posizione più autobiografica, raccontando turbamenti e difficoltà vissute in prima persona nei difficili anni della crescita. Non implica però una narrazione diaristica, perché lo sguardo è sempre tanto ampio abbracciare tutti i personaggi. Leopold è il sangue misto del titolo, un ragazzo a metà fra il nero e il bianco sia fisicamente sia culturalmente, cui è impossibile appartenere a uno dei due gruppi: emarginato dai neri per i suoi usi e la sua lingua, emarginato dai bianchi per il colore della sua pelle. Ma non è l'unica figura emarginata del libro. Il secondo narratore, infatti, M'sieur Harry, vive una sorta di esilio volontario, la sua omosessualità è vissuta, coerentemente rispetto agli anni Cinquanta, il tempo del racconto, con un misto di vergogna e colpa, col desiderio di essere accettati e la necessità di restare nascosti. Infine Mama Malkia, fiera come il suo nome le impone (il significato approssimativo è regina madre), lontana dagli usi tribali ma anche dalla passiva accettazione della condizione inferiore riservata ai neri dai bwana. A suo agio in ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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