Tutti gli articoli su bambini

Un nuovo lettore, Alex!

Scritto da: il 30.11.10 — 5 Commenti
Oggi Liblog è in festa! È nato un piccolo lettore alla nostra Only, e noi festeggiamo con lei. Auguri neomamma!

L’uomo a rovescio, Vargas

Scritto da: il 18.08.10 — Comments Off
Già avviando la lettura della seconda avventura incentrata su Jean-Batiste Adamsberg, il lettore intuisce subito come Fred Vargas non sia una scrittrice che ami replicare sé stessa: portandoci infatti lontano dalla Parigi del primo libro e dai suoi ordinari omicidi, ci catapulta in una comunità isolata sulle Alpi francesi, addirittura alla caccia di un lupo mannaro. È lui infatti L'uomo a rovescio del titolo: quando nel piccolo borgo delle Frazioni negli ovili qualcosa con le mandibole più grandi di un lupo normale comincia a sgozzare di animali, gli abitanti della zona riesumano vecchie leggende di uomini glabri la cui pelle si rivolta come un guanto nelle notti di luna, mostrando il pelo celato all'interno. Quella che sembra solo una favola per spaventare i bambini acquisisce i contorni di un incubo palpabile quando a essere trovata con la gola squarciata non è una pecora ma Suzanne, un pastore del luogo, troppo esperta per cadere vittima dell'attacco di un animale. Dalle Frazioni si avvia un'improvvisata quando singolare caccia all'uomo, o meglio al lupo, datosi nel frattempo alla fuga, da parte un improbabile trio composto dal nero Soliman, figlio adottivo di Suzanne, dal vecchio pastore il Guarda e da Camille, l'unica donna mai davvero amata da Adamsberg. Lei, coinvolta nel gioco dall'affetto che provava per la vittima finirà per coinvolgere alla fine anche il commissario, scendendo a patti suo malgrado con i sentimenti che prova per lui... Nonostante nel libro non manchino i soliti colpi da maestro della Fred Vargas, L'uomo a rovescio non è probabilmente l'avventura più riuscita del celebre commissario. Intanto lui appare di sfuggita, nella prima parte del libro è quasi completamente assente e un libro che manca per buona parte del suo beniamino principale non è cosa che si possa facilmente perdonare all'autrice: è come leggere un fumetto di Spiderman senza traccia ...

Giro di vite, James

Scritto da: il 14.07.10 — 11 Commenti
Amo molto lo scrittore americano Henry James e da settimane mi baloccavo con l'idea di quale dei suoi romanzi utilizzare per iniziare a parlarvi di lui. Alla fine la calura estiva mi ha vinto, sono stata lontana da romanzi bellissimi ma molto più corposi e ho deciso di parlarvi del Giro di vite, una breve e all'apparenza classica storia di fantasmi. Scritto nel 1898, quando James viveva ormai in Inghilterra in pianta stabile, il romanzo di chiara impronta gotica è quanto di più anglosassone e... britannico si possa desiderare. Lo sviluppo narrativo ricorda le scatole cinesi, perché neanche Henry James rifuggì dal meccanismo noto per il genere: la storia principale è narrata sotto forma di racconto a un personaggio che a sua volta la racconta al lettore. I narratori sono quindi due ma di questi solo la donna conta davvero: è lei che anni prima visse in prima persona le vicende raccontate nel libro. Il nome non ci viene mai detto, si sa solo che è figlia di un pastore e che giovane e inesperta si trova a fare un colloquio a Londra per un posto di istitutrice. Un affascinante e forse un po' sfaccendato scapolo, alla ricerca di qualcuno che lo sollevi dal tedioso incarico di occuparsi di due bambini che gli sono stati assegnati dal destino, un po' solletica la vanità della ragazza e molto la affascina convincendola ad assumersi l'incarico nonostante la richiesta sconcertante di non disturbarlo mai, per nessun motivo. Qualsiasi cosa accadrà, dovrà sbrigarsela da sola. Questi presupposti, insieme al primo impatto con la grande e isolata casa di campagna di Bly, bastano per far annusare subito al lettore esperto che l'aria che tira da quelle parti non sarà affatto salutare per la governante. Eppure occuparsi di Miles e Flora, belli ed educati, sembra inizialmente molto facile: tutto sembra filare abbastanza liscio finché ...

Bambini nel bosco, Masini

Scritto da: il 15.06.10 — 4 Commenti
Non mi era mai capitato, prima di oggi, di tifare per qualcuno ad un premio letterario. Sarà che non ne ho i mezzi intellettuali, sarà che non mi metterei mai a sindacare sui giudizi di certa critica. Però, da oggi, ho una mia preferita per il “Premio Strega”. Si tratta di Beatrice Masini e della sua delicatissima opera: Bambini nel Bosco, edito da Fanucci. Un romanzo per ragazzi al Premio Strega è già un elemento che mi predispone positivamente. Inoltre, ho letto questo libro in una giornata (eh sì, sono a casa con la febbre) ed è stata una compagnia molto piacevole. Beatrice ci racconta di un mondo post atomico, che forse non è più la Terra. Il tempo è imprecisato e scandito da un sole verdognolo chiamato Aster. Qui, in una sorta di campo di concentramento, sono tenuti dei gruppi di bambini. I piccoli sono lasciati a se stessi e alla legge di natura, che è quella della violenza e del più forte. Non sono altro che bestiole private di tutto, persino dei ricordi: alcuni sono sopravvissuti all’Armageddon, altri sono nati in provetta e tenuti in vita solo per alimentare il desiderio di ricchezza di alcuni adulti che li osservano attraverso telecamere e che fingono di avere per loro un progetto di vita che costruisca un futuro per il pianeta e per l’umanità. Ma si può parlare di umanità, quando i bambini non conoscono altro che l’orrore e la sopraffazione? In tutta questa desolazione, un giorno, tra i bambini del tredicesimo gruppo qualcosa sembra mutare. Alcuni di loro, il piccolo Tom in testa, cominciano a smettere di prendere la medicina che li priva della coscienza e il cambiamento si fa tangibile: all’improvviso non sono più animaletti privati della volontà. Tom trova durante una breve esplorazione un libro di fiabe. Ricorda di ...

L’incendiaria, King

Scritto da: il 01.12.09 — 2 Commenti
I libri di Stephen King sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Così, appena chiuso “Christine” mi è venuta una voglia insopprimibile di rispolverare un’altra delle vecchie glorie che hanno contribuito al successo del “re” ed ho scelto L’incendiaria, nella vecchia edizione di Mondadori. La protagonista, Charlie McGee, è una bella bambina di otto anni che dietro il visino d’angelo nasconde la terrificante capacità di poter accendere il fuoco col pensiero. Fin dall’inizio del libro la troviamo in fuga col padre da una misteriosa organizzazione denominata “La Bottega” che vuole condurre esperimenti su di lei, dopo averle ucciso la madre. La bimba è il frutto dell’amore tra due persone su cui la stessa organizzazione aveva sperimentato un farmaco per lo sviluppo dei poteri extrasensoriali e infatti Andy ha la facoltà di spingere le persone a fare ciò che desidera, seppure a prezzo di atroci dolori. Quando “La Bottega” li cattura, Charlie si troverà ad affrontare da sola sia degli uomini senza scrupoli, come il nativo americano Rainbird che cerca di irretirla sfruttando il suo buon cuore, sia il proprio mostro interno: il desiderio di bruciare tutto e il piacere che la avvolge quando lo fa. Nel libro si possono rintracciare horror, azione e persino un pizzico del “romanzo di formazione”, sebbene nel più puro stile di King. Il percorso di Charlie tra l’infanzia e l’adolescenza è un cammino di sofferenza sia per quanto riguarda l’aspetto psicologico (la perdita dei genitori e il tradimento di Rainbird) sia dal punto di vista del fenomeno paranormale. Il potere insito in Charlie sembra avere una vita propria e terrorizza la ragazzina perché, oltre ad essere fuori controllo, la lusinga. Al di là della lotta per la propria vita e per quella di suo padre, la bambina deve affrontare il proprio demone interno ed è proprio quello il nemico ...

La trilogia della città di K, Kristof

Scritto da: il 22.07.09 — 6 Commenti
È l'evanescente città di K a fare da filo conduttore ai tre libri che compongono l'opera-capolavoro della scrittrice ungherese Agota Kristof, proposta da Einaudi in un'edizione con una copertina accattivante e molto adatta ai contenuti cupi dello scritto: La trilogia della città di K. Di K. Sappiamo solo che si trova in un paese dell'Europa dell'est, sprofondato in una guerra che già dalla prime pagine pare trascinarsi da sempre. La collocazione geografica, come quella temporale, appaiono quindi incerte: quando entrano in campo i primi personaggi, volutamente irreali, si ha la sensazione di affrontare qualcosa di diverso da un comune romanzo. Ricorda più da vicino una favola, come osserva con arguzia il curatore dell'edizione Einaudi in copertina: una fiaba cruda, spietata, riservata rigorosamente a un pubblico adulto. Il grande quaderno inizia proprio come molte favole, con un abbandono. Due gemelli vengono lasciati da una madre disperata presso la nonna che si rivela essere una vecchia megera (parlavamo di fiabe, ricordate?) dura e spregevole. Eppure Klaus e Lucas, questo il nome dei due bambini, non hanno nulla della consueta fragilità dell'infanzia: aggirandosi come esseri inquieti nel paese in guerra, appaiono come impersonali e cinici osservatori di quanto avviene attorno a loro, senza sembrarne all'apparenza toccati. Anzi, come intransigenti narratori sono proprio loro a a raccontarci con adulto distacco la cupa disperazione e la miseria che li circondano. Essi annotano molte cose in un grande quaderno che tengono nascosto da qualche parte, nella catapecchia della nonna. Il lettore fa fatica a considerare i due gemelli come personalità distinte perché l'autrice volutamente li fa muovere come un'unica entità osservatrice, come due occhi su un unico volto hanno lo stesso punto di vista: quando alla fine del primo libro prenderanno due strade diverse, separando i loro destini si separerà anche, di conseguenza, il corso della trama. Tutto quello che lo ...

Bambini, ragni e altri predatori, Baldini

Scritto da: il 17.06.09 — 11 Commenti
Con la lettura di Gotico rurale è iniziato un sodalizio tra me e i libri di Eraldo Baldini: probabilmente non mi fermerò prima di averli letti tutti, quindi preparatevi al fatto che potreste trovare qui su Liblog altre mie recensioni al riguardo in tempi brevi. Nonostante abbia nel frattempo letto anche Mal'aria (su cui forse prima o poi vi dirò la mia), ho deciso di tornare ai suoi racconti, a questo Bambini, ragni e altri predatori che considero il seguito ideale dell'altro da me recensito. Le due raccolte hanno qualcosa, anzi molto in comune: torna la campagna come cornice di normalità da cui scaturisce l'orrore e tornano i bambini come punti focali dei racconti, il cui ruolo in questo palcoscenico letterario si evince già dal titolo. Non può essere infatti un caso che le storie più belle della raccolta abbiano come artefici del male proprio coloro che in altra letteratura appaiono come l'emblema dell'innocenza: è ciò che accade nella Spiaggia privata o in Poi c'era l'uomo dagli occhi marci. I bambini sono protagonisti e comprimari anche nelle bellissime storie che sembrano fiabe moderne, ovviamente rilette in chiave orrifica perché è di Baldini che stiamo parlando: è il caso di Il Carognone, Gli amici di Sara o La croce del Drago. Il terrore sembra nascondersi nella normalità come un cancro in un corpo sano e in alcuni suoi racconti questo è più vero che in altri: di certo è verissimo nei terrificanti Nebbia grigia e galline nere o Pesca grossa. Chiude il libro un racconto lungo, L'uccisore, che avrebbe anche potuto essere una storia a sé stante, allungando magari alcune passi forse un po' troppo sbrigativi. Mi dispiace che ciò non sia successo, perché la struttura dello scritto mi è piaciuta in maniera particolare e a mio avviso avrebbe meritato maggior respiro. Nel complesso, ho ...

La luna è girata strana, Rossi

Scritto da: il 03.06.09 — 7 Commenti
Simone l’ho conosciuto in un paese piccolissimo, dove se parlavi per strada ti sentivano tutti. Lui ha parlato su un palco, ha vinto un concorso con una bella storia, uno spettacolo formidabile e una tuta da ginnastica un po’ calata in vita. Ho pensato “Che bella persona, chissà se il suo libro...” – poi questo pensiero l’ho messo da parte. Simone Rossi l’ho rivisto in una città enorme, se urli a Roma nessuno ti sente, lui suonava l’ukulele e qualcuno leggeva le sue parole per lui. Ho pensato “Che belle parole, chissà se il suo libro...” – e questa volta non ci sono cascata, nella dimenticanza. L’ho comprato subito, La luna è girata strana, e l’ho letto velocemente. Un po’ perché si legge facile, un po’ perché è piccino, ma soprattutto perché è esemplificativo di quel ragazzo con la tuta, l’ukulele e la voglia di andare a fare del bene. Dove? In Africa. A fare del bene a sé stesso e a chiunque incontri. A imparare da zero, come un bambino, cosa vuole dire godere di ogni cosa: acqua pulita, un materasso, una caramella. Non scade mai nel patetismo tipico da pubblicità progresso, anzi scrive dichiaratamente di trattare tutto con una certa superficialità, che forse è l’unico modo possibile oggi per far arrivare certi messaggi. Per far capire che esistono altri mondi, dove avere cinquanta birr in mano fa sentire scemi e non potenti, dove le mosche regnano sovrane e dove, finalmente, si impara la differenza tra mango, papaia, avocado. Quello che incontra Simone nel suo viaggio è un Simone-altro, che davanti alla malattia, davanti al senso di frustrazione e inadeguatezza e alla paura reagisce prendendo bambini che sembrano “fontane di bava” e li lancia in aria regalando loro un momento in più d’infanzia da godere. La luna è girata strana è un ...

Tino il cioccolatino e il chicco d’oro, Patarino Marsotto Guicciardini

Scritto da: il 29.04.09 — 2 Commenti
Nella collana Il battello a vapore di Piemme Junior la Serie Bianca raccoglie i libri adatti ai lettori in erba. I caratteri ingranditi in stampatello minuscolo – che mia figlia chiama impropriamente stampatino, con quel gusto tutto infantile e un po’ decadente per le forme diminutive – facilitano l’approccio alla pagina scritta; se si considera che viviamo in un’epoca iconica in cui l’impatto visivo ha un’importanza fondamentale per la ricezione del messaggio, verrà da sé che al giorno d’oggi non è poi così facile stimolare un bambino di cinque o sei anni alla lettura. Tino il cioccolatino e il chicco d’oro fa parte di questa sottocollana ed è il terzo volumetto di una trilogia dedicata al goloso e simpatico cioccolatino animato noto per essere stato per anni sponsorizzato nientemeno che della Ferrero. Sono svariate le case editrici che, occupandosi di letteratura infantile, hanno legato la loro fortuna ai libri mirati ai lettori di prima elementare. Un target di pubblico a quanto pare gettonatissimo dall’editoria e molto più esigente di quanto lo fosse solamente una trentina di anni fa: la mia generazione, tanto per intenderci. Mi vengono in mente, solo per citare alcune collane che ravvivano disordinatamente gli scaffali della libreria dei miei bambini, le Prime letture della Emme, anche queste in stampatello minuscolo fortemente ingrandito, oppure – sempre del gruppo Einaudi – le Fiabe in tasca in caratteri corsivi delle edizioni EL, o ancora le Bollicine della Giunti Kids. Libri nei quali la dimensione visiva è fondamentale e le cui illustrazioni non sono semplici didascalie colorate ma forniscono un corredo indispensabile e stimolante al messaggio puramente verbale, che ne viene così impreziosito. Per questo trovo che sia un’ingiustizia l’omissione in copertina del nome dell’illustratore fra gli autori da parte non solo del Battello a vapore, ma anche della stragrande maggioranza delle case ...

La vita di Gesù raccontata ai più piccoli, Martelli – Wolf

Scritto da: il 09.04.09 — Comments Off
Ve lo devo confessare: per questa pagina, complice la grande tristezza per il terremoto d’Abruzzo, ero proprio a corto di idee. Ho iniziato almeno tre file diversi, senza mai portare a termine ogni nuova recensione, senza mai trovarla appropriata al momento per il quale era destinata: la settimana santa. Quando stavo per gettare definitivamente la spugna, pardon la tastiera, mi è caduto l’occhio su un libro da poco sistemato nella biblioteca dei miei bambini: La Vita di Gesù raccontata ai più piccoli, per le edizioni della Dami, casa specializzata nella letteratura per ragazzi. Una classica intuizione felice dell’ultim’ora, nata dal dono per l’ottavo compleanno del mio primogenito, Enrico. Si tratta di un libro datato, pubblicato nel 1987, quindi giunto – per usare una metafora cara al mondo delle degustazioni – ad un giusto invecchiamento. Come a volte accade per i libri dall’intenzione scarsamente commerciale, oggi è fuori catalogo; anzi, per meglio descrivere la sua fortuna attuale, giace come fondo di magazzino presso la Giunti, che sta smaltendolo via Webster ma che lo concede col contagocce presso i propri circuiti di negozio. È successo, così, che mio marito, avendolo adocchiato su internet come naturale proseguimento di una Bibbia raccontata ai bambini già in nostro possesso, lo ordinasse presso la libreria Giunti a noi più vicina, salvo poi imbattersi in una serie di peripezie che ce lo hanno fatto alquanto desiderare. Per farla breve, è stato un susseguirsi di telefonate, di disguidi – esiste in commercio, oggi, un libro molto simile ai due di cui sopra, e che ne è la sintesi (Vecchio e Nuovo Testamento in un sol colpo tanto per intenderci) e che ci volevano affibbiare a tutti i costi; di date previste per l’arrivo confermate e poi smentite all’ultimo momento; di gite in libreria e di ritorni a mani vuote a ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple