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L’incendiaria, King

Incendiaria Lincendiaria, KingI libri di Stephen King sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Così, appena chiuso “Christine” mi è venuta una voglia insopprimibile di rispolverare un’altra delle vecchie glorie che hanno contribuito al successo del “re” ed ho scelto L’incendiaria, nella vecchia edizione di Mondadori.

La protagonista, Charlie McGee, è una bella bambina di otto anni che dietro il visino d’angelo nasconde la terrificante capacità di poter accendere il fuoco col pensiero. Fin dall’inizio del libro la troviamo in fuga col padre da una misteriosa organizzazione denominata “La Bottega” che vuole condurre esperimenti su di lei, dopo averle ucciso la madre.

La bimba è il frutto dell’amore tra due persone su cui la stessa organizzazione aveva sperimentato un farmaco per lo sviluppo dei poteri extrasensoriali e infatti Andy ha la facoltà di spingere le persone a fare ciò che desidera, seppure a prezzo di atroci dolori.

Quando “La Bottega” li cattura, Charlie si troverà ad affrontare da sola sia degli uomini senza scrupoli, come il nativo americano Rainbird che cerca di irretirla sfruttando il suo buon cuore, sia il proprio mostro interno: il desiderio di bruciare tutto e il piacere che la avvolge quando lo fa.

Nel libro si possono rintracciare horror, azione e persino un pizzico del “romanzo di formazione”, sebbene nel più puro stile di King. Il percorso di Charlie tra l’infanzia e l’adolescenza è un cammino di sofferenza sia per quanto riguarda l’aspetto psicologico (la perdita dei genitori e il tradimento di Rainbird) sia dal punto di vista del fenomeno paranormale. Il potere insito in Charlie sembra avere una vita propria e terrorizza la ragazzina perché, oltre ad essere fuori controllo, la lusinga. Al di là della lotta per la propria vita e per quella di suo padre, la bambina deve affrontare il proprio demone interno ed è proprio quello il nemico più insidioso.

La vena narrativa di King, davvero inesauribile, si manifesta al suo meglio nella caratterizzazione dell’antagonista Rainbird, un astuto assassino che si spaccia per uomo delle pulizie pur di conquistare l’affetto e la fiducia di Charlie e poi tentare di ucciderla sadicamente. La sua mente disturbata è però capace di partorire un inganno molto fine, e di far leva sui sentimenti più umani della sua vittima. Un gioco mortalmente affascinante, se si considera che Charlie non è certo indifesa.

Lo stile come al solito intenso, pulito e diretto si rivela perfettamente funzionale alla storia, ma questa non è una sorpresa: con le sue descrizioni King è capace di creare nella mente del lettore immagini così nitide da sembrare cinematografiche ed è forse per questo che Hollywood ha omaggiato questo autore con decine e decine di trasposizioni. Anche “L’incendiaria” ha la sua: si tratta di “Fenomeni Paranormali Incontrollabili”, con una deliziosa Drew Barrymore nei panni della piccola protagonista.

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Scritto da: Elfo il 1 Dicembre 2009
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La trilogia della città di K, Kristof

Trilogia della città di K - Agota KristovÈ l’evanescente città di K a fare da filo conduttore ai tre libri che compongono l’opera-capolavoro della scrittrice ungherese Agota Kristof, proposta da Einaudi in un’edizione con una copertina accattivante e molto adatta ai contenuti cupi dello scritto: La trilogia della città di K. Di K. Sappiamo solo che si trova in un paese dell’Europa dell’est, sprofondato in una guerra che già dalla prime pagine pare trascinarsi da sempre.

La collocazione geografica, come quella temporale, appaiono quindi incerte: quando entrano in campo i primi personaggi, volutamente irreali, si ha la sensazione di affrontare qualcosa di diverso da un comune romanzo. Ricorda più da vicino una favola, come osserva con arguzia il curatore dell’edizione Einaudi in copertina: una fiaba cruda, spietata, riservata rigorosamente a un pubblico adulto.

Il grande quaderno inizia proprio come molte favole, con un abbandono. Due gemelli vengono lasciati da una madre disperata presso la nonna che si rivela essere una vecchia megera (parlavamo di fiabe, ricordate?) dura e spregevole.

Eppure Klaus e Lucas, questo il nome dei due bambini, non hanno nulla della consueta fragilità dell’infanzia: aggirandosi come esseri inquieti nel paese in guerra, appaiono come impersonali e cinici osservatori di quanto avviene attorno a loro, senza sembrarne all’apparenza toccati. Anzi, come intransigenti narratori sono proprio loro a a raccontarci con adulto distacco la cupa disperazione e la miseria che li circondano. Essi annotano molte cose in un grande quaderno che tengono nascosto da qualche parte, nella catapecchia della nonna.

Il lettore fa fatica a considerare i due gemelli come personalità distinte perché l’autrice volutamente li fa muovere come un’unica entità osservatrice, come due occhi su un unico volto hanno lo stesso punto di vista: quando alla fine del primo libro prenderanno due strade diverse, separando i loro destini si separerà anche, di conseguenza, il corso della trama.

Tutto quello che lo sguardo di Klaus e Lucas ha trasmesso nel Grande Quaderno cambia radicalmente approccio nel corso della Prova e di nuovo, con sorprendente cambio di prospettiva, nella Terza menzogna, titolo evocativo di cosa possiamo aspettarci. Nel libro di chiusura, il migliore, i due gemelli vestono sé stessi di nuovi significati ribaltando completamente il senso di quando appreso nei primi due capitoli della trilogia.

Il dubbio viene che ci sia qualcosa dietro di più la semplice storia (raccontata, per altro, con uno stile nudo e crudo, senza nascondere dietro nessun sipario ogni immagine cruenta che la disperazione porta nella vita dei vari personaggi), perché non è lineare. Cambia sé stessa così tante volte che alla fine non si sa quale porta si aprirà girando pagina, qual è la vera linea narrativa scelta da Agota Kristof.

Il libro suscita grande tensione narrativa, ma anche ammirato stupore per ciò che certi autori riescono a comunicare e a fare giocando con le parole. Alla fine non possiamo essere certi che Klaus e Lucas siano esistiti davvero, neanche nel mondo irreale (e surreale) della città di K. Potrebbero essere figure allegoriche, strumenti per tenere in piedi una denuncia lunga e dolorosa della guerra che si traveste da racconto. In tutto questo la città di K potrebbe essere la metafora dell’intera Europa ma beninteso, questa è un’interpretazione assolutamente personale di un’opera che si presta a molteplici chiavi di lettura.

Io consiglio questo libro a tutti coloro che amano sorprendersi dietro a storie raccontate in chiave alternativa, che finiscono andando a parare molto lontano da dove sono iniziate.

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Scritto da: Only il 22 Luglio 2009
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Bambini, ragni e altri predatori, Baldini

Bambini, ragni e altri predatori – Eraldo BaldiniCon la lettura di Gotico rurale è iniziato un sodalizio tra me e i libri di Eraldo Baldini: probabilmente non mi fermerò prima di averli letti tutti, quindi preparatevi al fatto che potreste trovare qui su Liblog altre mie recensioni al riguardo in tempi brevi. Nonostante abbia nel frattempo letto anche Mal’aria (su cui forse prima o poi vi dirò la mia), ho deciso di tornare ai suoi racconti, a questo Bambini, ragni e altri predatori che considero il seguito ideale dell’altro da me recensito.

Le due raccolte hanno qualcosa, anzi molto in comune: torna la campagna come cornice di normalità da cui scaturisce l’orrore e tornano i bambini come punti focali dei racconti, il cui ruolo in questo palcoscenico letterario si evince già dal titolo.

Non può essere infatti un caso che le storie più belle della raccolta abbiano come artefici del male proprio coloro che in altra letteratura appaiono come l’emblema dell’innocenza: è ciò che accade nella Spiaggia privata o in Poi c’era l’uomo dagli occhi marci. I bambini sono protagonisti e comprimari anche nelle bellissime storie che sembrano fiabe moderne, ovviamente rilette in chiave orrifica perché è di Baldini che stiamo parlando: è il caso di Il Carognone, Gli amici di Sara o La croce del Drago.

Il terrore sembra nascondersi nella normalità come un cancro in un corpo sano e in alcuni suoi racconti questo è più vero che in altri: di certo è verissimo nei terrificanti Nebbia grigia e galline nere o Pesca grossa. Chiude il libro un racconto lungo, L’uccisore, che avrebbe anche potuto essere una storia a sé stante, allungando magari alcune passi forse un po’ troppo sbrigativi. Mi dispiace che ciò non sia successo, perché la struttura dello scritto mi è piaciuta in maniera particolare e a mio avviso avrebbe meritato maggior respiro.

Nel complesso, ho trovato la qualità di Bambini, ragni e altri predatori un po’ più altalenante di Gotico rurale, perché accanto agli ottimi racconti citati sopra ne ho trovati alcuni che mi hanno lasciato, per vari motivi, un po’ insoddisfatta. Ma forse, come sempre mi capita con gli scrittori che mi colpiscono in modo particolare, mi abituo bene e mi aspetto da loro sempre il massimo. E indubbiamente Eraldo Baldini mi ha colpito e continua a farlo man mano leggo i suoi lavori.

Per questo, anche con i suoi piccoli difetti, considero questo libro una raccolta imperdibile per chi ama spaventarsi, ma sul serio. Se volete sapere qualcosa di più sull’autore, sulle sue pubblicazioni e sugli incontri con i lettori, il suo sito internet, Eraldo Baldini, è ricco di informazioni e tenuto in costante aggiornamento.

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Scritto da: Only il 17 Giugno 2009
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La luna è girata strana, Rossi

La luna è girata strana – Simone RossiSimone l’ho conosciuto in un paese piccolissimo, dove se parlavi per strada ti sentivano tutti. Lui ha parlato su un palco, ha vinto un concorso con una bella storia, uno spettacolo formidabile e una tuta da ginnastica un po’ calata in vita. Ho pensato “Che bella persona, chissà se il suo libro…” – poi questo pensiero l’ho messo da parte. Simone Rossi l’ho rivisto in una città enorme, se urli a Roma nessuno ti sente, lui suonava l’ukulele e qualcuno leggeva le sue parole per lui.

Ho pensato “Che belle parole, chissà se il suo libro…” – e questa volta non ci sono cascata, nella dimenticanza. L’ho comprato subito, La luna è girata strana, e l’ho letto velocemente. Un po’ perché si legge facile, un po’ perché è piccino, ma soprattutto perché è esemplificativo di quel ragazzo con la tuta, l’ukulele e la voglia di andare a fare del bene. Dove? In Africa. A fare del bene a sé stesso e a chiunque incontri. A imparare da zero, come un bambino, cosa vuole dire godere di ogni cosa: acqua pulita, un materasso, una caramella.

Non scade mai nel patetismo tipico da pubblicità progresso, anzi scrive dichiaratamente di trattare tutto con una certa superficialità, che forse è l’unico modo possibile oggi per far arrivare certi messaggi. Per far capire che esistono altri mondi, dove avere cinquanta birr in mano fa sentire scemi e non potenti, dove le mosche regnano sovrane e dove, finalmente, si impara la differenza tra mango, papaia, avocado.

Quello che incontra Simone nel suo viaggio è un Simone-altro, che davanti alla malattia, davanti al senso di frustrazione e inadeguatezza e alla paura reagisce prendendo bambini che sembrano “fontane di bava” e li lancia in aria regalando loro un momento in più d’infanzia da godere.

La luna è girata strana è un titolo divertente, per molti. Io ho annusato qualcosa a suo modo di inquietante, che emerge dal testo nonostante la freschezza con cui, nel complesso, ci viene presentato il libro. Perché sotto lo strato uniforme di curiosità e bellezza di nuovi mondi, c’è la nostalgia di casa che ti assale dallo stomaco. Sei altrove, dove non conosci e non possiedi, dove praticamente non sai esistere senza aiuto (eppure sei lì per darne, di aiuto!) e anche la luna, sempre uguale a sé stessa, è diversa. Come se fossi su un altro pianeta. Un pianeta da visitare in jeep, col sedere messo scomodo su un sellino arrangiato.

La nota positiva che prende tutta la narrazione è la sincerità con cui ci viene proposto il lavoro: le pagine non sono altro che l’insieme di mail, pensieri, considerazioni che vengono in mente a un ragazzo con voglia di fare quando, invece che aspettare un mese senza far niente per discutere la tesi, decide di partire per l’Etiopia con un gruppo di gente di una certa età.

La lingua di Simone Rossi è uno scioglilingua che, una volta detto, permette di tirare dritti fino alla fine senza respiro, in maniera fantasiosa e ironica.

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Scritto da: marzia il 3 Giugno 2009
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Tino il cioccolatino e il chicco d’oro, Patarino Marsotto Guicciardini

Tino il cioccolatino e il chcco d'oro - Patarino e MarsottoNella collana Il battello a vapore di Piemme Junior la Serie Bianca raccoglie i libri adatti ai lettori in erba. I caratteri ingranditi in stampatello minuscolo – che mia figlia chiama impropriamente stampatino, con quel gusto tutto infantile e un po’ decadente per le forme diminutive – facilitano l’approccio alla pagina scritta; se si considera che viviamo in un’epoca iconica in cui l’impatto visivo ha un’importanza fondamentale per la ricezione del messaggio, verrà da sé che al giorno d’oggi non è poi così facile stimolare un bambino di cinque o sei anni alla lettura. Tino il cioccolatino e il chicco d’oro fa parte di questa sottocollana ed è il terzo volumetto di una trilogia dedicata al goloso e simpatico cioccolatino animato noto per essere stato per anni sponsorizzato nientemeno che della Ferrero.

Sono svariate le case editrici che, occupandosi di letteratura infantile, hanno legato la loro fortuna ai libri mirati ai lettori di prima elementare. Un target di pubblico a quanto pare gettonatissimo dall’editoria e molto più esigente di quanto lo fosse solamente una trentina di anni fa: la mia generazione, tanto per intenderci. Mi vengono in mente, solo per citare alcune collane che ravvivano disordinatamente gli scaffali della libreria dei miei bambini, le Prime letture della Emme, anche queste in stampatello minuscolo fortemente ingrandito, oppure – sempre del gruppo Einaudi – le Fiabe in tasca in caratteri corsivi delle edizioni EL, o ancora le Bollicine della Giunti Kids. Libri nei quali la dimensione visiva è fondamentale e le cui illustrazioni non sono semplici didascalie colorate ma forniscono un corredo indispensabile e stimolante al messaggio puramente verbale, che ne viene così impreziosito.

Per questo trovo che sia un’ingiustizia l’omissione in copertina del nome dell’illustratore fra gli autori da parte non solo del Battello a vapore, ma anche della stragrande maggioranza delle case editrici specializzate nell’infanzia – non la Dami, che se ricorderete la mia recensione pasquale ne fa anzi un punto d’onore. L’illustratrice del progetto di Tino il cioccolatino, Desideria Guicciardini, è un’artista di particolare intuito e delicatezza.

Le sue figure non coprono mai la lettura ma la accompagnano, a volte a piena pagina, a volte a metà campo, creando un impatto ottico armonioso e per nulla invadente rispetto al testo. Completano il cast degli autori Chiara Patarino ed Aurora Marsotto – quest’ultima creatrice di diverse rubriche di critica di letteratura infantile oltre che ideatrice della saga della ballerina nella Serie Arancione, sempre del Battello a Vapore.

Ma torniamo a Tino il cioccolatino e il chicco d’oro. In questa storia il celebre cioccolatino si avventura con la sua amica Nugabella sulle tracce nientemeno che di Pandolcin, l’intrepido fidanzato di Pandora Morbidella. Il panettoncino è partito dal porto di Genova alla ricerca del famoso cioccochicco d’oro, un antichissimo portafortuna, e non è più tornato lasciando in apprensione gli amici. Il libro si chiude con una simpatica ricetta pensata per i bambini e che Tino il cioccolatino regala al cuoco della nave: le barchette di cioccolato.

Il merito di questa serie sta nell’aver creato un sottogenere della favola classica, quella con protagonisti gli animali – si pensi ad un Esopo, o Fedro, o in epoca rinascimentale a La Fontaine – dando una simpatica impronta antropomorfa a quanto di buono sta nelle credenze di casa, ampliando l’afflato vitale alle suppellettili aiutacuoca. Non è la prima volta che cucchiai e forchette parlano in un libro o in un cartone animato, ma – almeno che ricordi io – hanno sempre avuto una parte piuttosto marginale, di corredo.

Nel nostro caso un cioccolatino, una caramella, una tortina e un pandolce sono i protagonisti assoluti della storia e questa è una vera e propria rivoluzione nella favolistica moderna! Con grande gioia di tutte quelle mamme che preparano al cena spulciando i forum di cucina e che non si perdono una puntata delle trasmissioni a tema gastronomico, televisive o radiofoniche che siano (compresa la mia).

E che, diciamocelo, le storie di Tino avrebbero un po’ voluto scriverle loro.

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Scritto da: Bosina il 29 Aprile 2009
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La vita di Gesù raccontata ai più piccoli, Martelli – Wolf

Ve lo devo confessare: per questa pagina, complice la grande tristezza per il terremoto d’Abruzzo, ero proprio a corto di idee. Ho iniziato almeno tre file diversi, senza mai portare a termine ogni nuova recensione, senza mai trovarla appropriata al momento per il quale era destinata: la settimana santa. Quando stavo per gettare definitivamente la spugna, pardon la tastiera, mi è caduto l’occhio su un libro da poco sistemato nella biblioteca dei miei bambini: La Vita di Gesù raccontata ai più piccoli, per le edizioni della Dami, casa specializzata nella letteratura per ragazzi. Una classica intuizione felice dell’ultim’ora, nata dal dono per l’ottavo compleanno del mio primogenito, Enrico.

Si tratta di un libro datato, pubblicato nel 1987, quindi giunto – per usare una metafora cara al mondo delle degustazioni – ad un giusto invecchiamento. Come a volte accade per i libri dall’intenzione scarsamente commerciale, oggi è fuori catalogo; anzi, per meglio descrivere la sua fortuna attuale, giace come fondo di magazzino presso la Giunti, che sta smaltendolo via Webster ma che lo concede col contagocce presso i propri circuiti di negozio.

È successo, così, che mio marito, avendolo adocchiato su internet come naturale proseguimento di una Bibbia raccontata ai bambini già in nostro possesso, lo ordinasse presso la libreria Giunti a noi più vicina, salvo poi imbattersi in una serie di peripezie che ce lo hanno fatto alquanto desiderare. Per farla breve, è stato un susseguirsi di telefonate, di disguidi – esiste in commercio, oggi, un libro molto simile ai due di cui sopra, e che ne è la sintesi (Vecchio e Nuovo Testamento in un sol colpo tanto per intenderci) e che ci volevano affibbiare a tutti i costi; di date previste per l’arrivo confermate e poi smentite all’ultimo momento; di gite in libreria e di ritorni a mani vuote a causa di commessi un po’ stralunati.

Quando finalmente siamo giunti in possesso del volume – piuttosto in extremis ma meglio tardi che mai – e abbiamo tirato il fiato, sin dalla prima occhiata ci siamo resi conto di aver indovinato l’acquisto. Così come la Bibbia di cui sopra, anche questa Vita di Gesù, scritta da Stelio Martelli, è illustrata dalle matite incantevoli di Tony Wolf, nome associato a molti libri per l’infanzia, scelto dalla Dami per istoriare ad esempio le più celebri favole di tutti i tempi.

Il testo, in stampatello minuscolo ma a caratteri ingranditi, non è una semplice didascalia: al contrario, pur rimanendo a margine delle particolarissime illustrazioni, è una riduzione accuratamente filologica dei Vangeli ed è al tempo stesso fruibile da un pubblico di piccoli lettori, pur accompagnati nella lettura da un adulto che li aiuti a comprendere ed entrare nel mistero evocato dalle pagine.

Potrebbe essere specificamente pensato per bambini che intraprendono la catechesi per la prima comunione, ed è per questo che mamma e papà lo hanno regalato al piccolo Enrico. Nelle sue grandi pagine il messaggio intenso della vita, della sofferenza, della morte e della resurrezione, pur sciolto in colori e parole appropriate ad una ricezione infantile, non subisce cesure, non è alterato da edulcoranti, risonanze rockettare e moderniste.

Cristo non è venduto a buon mercato: è raffigurato invece sulla Croce, con la corona di spine. Il cielo improvvisamente fattosi oscuro, esclama: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; e, mentre la terra trema, “tutti sentono tremare il loro cuore: perché il figlio di Dio è morto”.

Una bellissima raffigurazione dell’agnello pasquale suggella l’ultima pagina e anche il cuore dei lettori. Non fatevelo dunque mancare per Pasqua e siate più scaltri di me: ordinatelo su Webster prima che le copie siano del tutto esaurite. Avrete in mano un autentico capolavoro di letteratura per l’infanzia, da conservare in libreria e sfogliare passandolo a figli e nipoti.

Approfitto di questo spazio per augurare una buona Pasqua a voi tutti, alle vostre famiglie e allo staff degli amici di Liblog.

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Scritto da: Bosina il 9 Aprile 2009
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Molto forte, incredibilmente vicino, Foer

Molto forte, incredibilmente vicino - Jonathan Safran FoerCi sono libri che, più degli altri, sono un piacere sia da leggere sia semplicemente da osservare, e Molto forte, incredibilmente vicino di Jonathan Safran Foer è tra questi. È un romanzo non facile, specialmente dal punto di vista emotivo, che affronta da una angolazione particolare il disastro delle Twin Towers. Ma accanto alla storia vera e propria ruota un corollario di “oggetti testuali”.

L’autore gioca davvero con tutto: immagini e collocazioni delle stesse in relazione al testo, ripetizioni delle immagini, talora solamente una somiglianza. Ma anche variazioni nella dimensione del testo, disposizione delle parole nella pagina, parole o frasi evidenziate, con cui crea un bellissimo gioco visivo.

L’ho divorato in breve tempo, ma prima o poi dovrò rileggerlo per cogliere tutti quegli indizi/dettagli che solo chi ha già letto un libro ben strutturato può davvero apprezzare. Vorrei poter analizzare ogni personaggio, ogni angolatura della trama e dello svolgimento dei fatti, ma non rovinerei mai a qualcuno la possibilità di questa lettura così affascinante e piena di percorsi.

Dico solo che tutta la prima metà, e anche di più, del libro è una continua sorpresa, un continuo avvicinarsi alla verità da diverse prospettive, un continuo capire, fare connessioni, dare un nome e un ruolo a personaggi che avevano solo una trama abbozzata e sconnessa dal resto. Ti spiazza di continuo, ti costringe a tornare indietro: alla frase prima, alla pagine prima, ad un’illustrazione precedente, a un capitolo già letto, a un nome dimenticato, a una data prima ignorata ed ora indispensabile.

Si legge in pochissimo tempo, lo stile è scorrevole, la trama interessante, a tratti divertente e a tratti commovente: in certe parti la tristezza prende davvero allo stomaco e capita, per qualche secondo, che sia necessario interrompere. Gradevole da sfogliare, per soffermarsi sulle illustrazioni (alcune fotografie sono davvero notevoli) o apprezzare meglio singole parti.

Ha un’unica pecca, ma questo dal mio punto di vista: più o meno alla fine, forse (anche se nell’ultimo capitolo in realtà l’autore è capace di recuperare la dimensione “speranzosa”) è un po’ dispersivo e leggermente ripetitivo, facendo perdere la tensione e il valore di certi elementi che potevano essere sottolineati meglio, o viceversa lasciati più alla discrezione del lettore.

Ne esistono un paio di edizioni, ambedue Guanda; quella in mio possesso è davvero bella: ve le consiglio entrambe. Un bella lettura, ma anche un bel libro.

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Scritto da: noemi il 25 Febbraio 2009
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Le segnalazioni di Liblog dal 21/02 al 28/02

Ultima settimana di febbraio, per molti di voi solo una delle tante settimane che ci aspettano del 2009, per me e la proprietaria di Liblog è un momento particolarmente importante: l’uscita del primo libro edito da Tanit nonché la sua prima presentazione al pubblico!

  • venerdì 27 febbraioPalermo

La giornalista Tiziana Martorana presenterà il romanzo d’esordio di Maria Luce Bondì, Nessun peccato, all’Auditorium Rai di Palermo, alle 21 in punto. Leggerà alcuni estratti l’attore e scrittore siciliano Rosario Palazzolo. Durante la presentazione la casa vinicola Curatolo offrirà una degustazione dei suoi vini.

E adesso gli altri eventi e incontri della settimana:

  • lunedì 21 febbraio – Firenze

La Fondazione il Fiore propone Bestiari in versi. Dialoghi in pubblico con Enzo Gherardini, presso la sala della Miniatura a Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria. Alle ore 9,30 è previsto l’incontro dal titolo Teologia degli animali, con letture di classici e moderni; alle ore 12,00 invece si terrà il conferimento del premio Carlo Betocchi. Qui il programma completo dell’evento.

  • giovedì 26 febbrarioTorino

Nella sua meravigliosa città, Giuseppe Culicchia presenterà giovedì prossimo Brucia la città, il suo nuovo romanzo edito da Mondadori. L’incontro si terrà alla Feltrinelli in piazza CNL alle ore 18,00.

  • venerdì 27 febbraioVigevano

Inizia il festival Il piacere di leggere, che si apre con uno spettacolo intitolato “Il mattino di zucchero” alle 21; durante la manifestazione, ricca di eventi e convegni, sarà anche assegnato un premio alla carriera ad Altan; trovate programma e approfondimenti qui.

  • mercoledì 25 febbraio – Trento

Marco Travaglio presenterà la sua nuova pubblicazione per Garzanti dal titolo Per chi suona la banana. Alle ore 17,00 presso la sala 3 del Centro Congressi Santa Chiara.

  • da venerdì 27 febbraio a domenica 1 marzoMantova

È iniziato ieri il festival Mantova comics & games, giunto alla sua quarta edizione. Dal sito ufficiale leggiamo che si tratta di “una convention dedicata a tutto ciò che è pop: fumetti giochi, videogiochi, cosplay ma soprattutto tanti, tantissimi autori”. Saranno infatti presenti gli autori più importanti del momento in tema di illustrazione e fumettistica: Milo Manara e Sergio Bonelli per citare due italiani, Jim Lee e Brian Michael Bendis rappresentanti dell’estero e inoltre alcuni vip nostrani come Valentino Rossi e Luciano Ligabue.

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Scritto da: Memy il 21 Febbraio 2009
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Il vento racconta, Corsini

Il vento racconta, Alessandra CorsiniIl vento racconta è una breve raccolta di fiabe, una sessantina di pagine appena, che sembrano scritte al contrario. Sono infatti quelle che potrebbe raccontare un bambino, e si rivolgono prevalentemente ai genitori.

Non significa che siano scritte però in modo infantile, anzi: la semplicità in questo caso è un valore, che consente l’immediata comprensione del testo e lascia spazio alla interpretazione personale.

Come ogni favola che si possa definire tale i protagonisti sono in crescita, in formazione, sebbene con un piglio più riflessivo che attivo. In effetti rispetto allo standard di Propp mancano diversi elementi, ma qui si tratta di fiabe appena accennate, due, tre pagine per narrazione.

La particolarità, rispetto all’impianto favolistico tradizionale, è l’uso della prima persona: non c’è più un tempo vicino o lontano e un distacco del narratore, i racconti sono espressi in forma diretta, come confessione e condivisione di eventi.

I soggetti sono quasi sempre eterei: da bambini di altri mondi ad angeli è raffigurato tutto un campionario di figure incorporee, tratteggiate in breve, che spiegano un aspetto della loro vita o del loro mondo. Sono  però dei nuclei ideali, in cui tutto funziona perfettamente sia nella sfera affettiva sia in quella sociale.

La morale, presenza obbligata, è di carattere moderno, incentrata sulla ricerca del sé, sulla comprensione del proprio e dell’altrui ruolo nella vita, sui valori di rispetto, apertura, comprensione ed accettazione. Non ci si poteva aspettare nulla di diverso, del resto, da un’analista transazionale.

Una lettura serale, da fare ai propri figli ed a sé stessi specie adesso che si avvicina il natale.

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Scritto da: Livia il 24 Novembre 2008
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Le segnalazioni di Liblog – dal 22/11 al 29/11

Gli eventi librari di questa settimana:

  • dal 28 al 30 novembre – Milano

Al via la quarta edizione del Salone del Libro Usato. Appuntamento ormai imperdibile per tutti gli appassionati di libri antichi, rari ma anche semplicemente fuori catalogo, presso la Fiera Milano City (quella storica in piazzale Carlo Magno) dalle ore 18.00 di venerdì 28 novembre, con l’inaugurazione di Marcello dell’Utri e Vittorio Sgarbi. Saranno presenti circa 400 bancarelle provenienti da tutta Italia, oltre che da Francia, Germania, Olanda e Inghilterra. Inoltre da lunedì 24 novembre per tre giorni saranno distribuiti gratuitamente oltre 3.000 libri. I luoghi sono molti: 15 punti, ad altissima frequentazione, sparsi in tutta Milano. Trovate tutte le informazioni, anche sugli espositori, sul sito ufficiale.

  • dal 25 al 30 novembre – Campi salentina (LE)

Si chiama Città del libro la manifestazione salentina dedicata al mondo della carta stampata. La serata inaugurale sarà presentata da Paola Pitagora alle ore 18,00 presso il centro fieristico. Per maggiori informazioni sul calendario degli eventi date uno sguardo qui.

  • domenica 23 novembre – Milano

Alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte dalle ore 11,00 tutti i bambini “pestiferi” sono invitati a partecipare al laboratorio ispirato al libro Il mio mondo a testa in giù. Alla lettura di alcuni racconti, seguirà un laboratorio tenuto dall’illustratrice Silvia Bonanni, in cui insegnerà ai bambini alcuni trucchi del suo mestiere e delle sue tecniche per realizzare poi insieme, un piccolo amico, davvero pestifero… di carta!

Incontri con gli autori:

  • sabato 22 e giovedì 27 novembre – Torino

Questa settimana sono due a gli appuntamenti per Filippo Sottile: oggi alle 22.00 suonerà al Circolo Pueblo e il prossimo giovedì alle 21.30 presenterà il Canzoniere delle pippe presso il locale Spazzi di via Virle, 21.

  • venerdì 28 novembre – Latina

Reading letterario presso la sede Avis del libro Un mare d’amore di Pasqualino Ferrari. Il biglietto di ingresso è di euro 3 e parte sia del ricavato del libro che della rappresentazione andranno in beneficenza alla stessa Avis. Maggiori info su questo sito.

  • martedì 25 novembre – Roma

Presentazione del libro Verso le isole luminose di Renée Hamon, con Claude Delafosse, curatore del museo di Vitré in Francia dedicato alla scrittrice, e Annalisa Comes, traduttrice del libro. Alle ore 19.00 presso la Flexi Libreriacaffè via clementina, 9.

  • mercoledì 22 novembre – Roma

Alla galleria Mondo bizzarro di via Reggio Emillia, 32 si terrà oggi pomeriggio alle 18,00 la presentazione di due libri dell’autore Lasse Braun: Le notti di Palermo per la Coniglio editore e Lady Caligula per la Malatempora. Intervengono il giornalista e scrittore Peppe Fiore, lo scrittore Roberto Carvelli e Michele Capozzi. Saranno proiettati dei Super-8 dell’ autore salvati da un collezionista e L’Alieno, un documentario di Francesco Bernabei.

  • giovedì 26 novembre – Milano

Giovanni Allevi presenta il suo ultimo libro In viaggio con la strega, edizione Donzelli, presso la libreria Rizzoli della Galleria Vittorio Emanuele alle ore 18,300. Sarà presente l’autore. Con Stefano Liberti e Sokol Ndreca

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Scritto da: Memy il 22 Novembre 2008
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