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Se non sai come si fa…

Scritto da: il 21.07.09 — 16 Commenti
Non farlo. Dovrebbe essere una semplice regola, sia da imparare sia da applicare. Ma forse no. Mi scuso in anticipo per i toni duri e/o apocalittici e/o [aggettivo a scelta] che so già assumerò, ma sento una mezza ulcera crescere, quindi corro ai ripari. Oggi: quindicesima mail che richiede informazioni. Su cosa? Ovviamente su come aprire una casa editrice. Non ci sarebbe niente di male se la mail, nell'ordine: fosse scritta con una corretta ortografia; avesse almeno una parvenza di sintassi italiana; denotasse non "una certa conoscenza" ma almeno una conoscenza di base delle leggi sull'editoria; non contenesse una locuzione di qualsiasi tipo dal significato "così semplice fare l'editore?". Aprire un'impresa è, persino in un paese burocratico come il nostro, un affare semplice. Tenerla in piedi no. Fammi un favore, tu che pensi a quanto figo sarebbe essere un editore. Iscriviti a un corso per fare la velina, su. Loro sono più fighe. Ci hai visti, no? Hai visto la mia faccia, quella della mia socia, di Andrea Malabaila, di Chiara Fattori? Noi non andiamo al Billionaire, eh. O quel che vuoi tu, fai parapendio, apri un negozio di Hello Kitty, ma non diventare l'ennesimo parassita che infesta l'editoria italiana. Che fa sembrare incompetenti tutti i piccoli editori, dato che gli incompetenti, notoriamente, fanno massa e si notano di più. Sgombra il campo per chi fa il lavoro con preparazione, dedizione, rischio proprio. Meglio ancora, se hai soldi da spendere, finanzia una casa editrice fatta da gente competente: paga un povero editor, un impaginatore, gente così, che conosce il suo lavoro. Te l'avevo già detto. Ma lo so, tu, nel tuo mondo di sogno, non mi ascolti.

Che vuoi fare da grande? L’Editore!

Scritto da: il 09.06.09 — 8 Commenti
Chiariamo subito che quand'ero piccola, uno o due anni, sognavo di diventare un direttore d'orchestra. Mi mettevo su uno sgabello col grissino e fingevo d'essere Toscanini (a ognuno le sue perversioni); se mi chiedevano "che fai?", disarmante rispondevo "io? Dirigggo". Ho anche iniziato lo studio della musica, ma questa è un'altra storia. Ora che sono grande (?) faccio tutt'altro mestiere, e non riterrei mai di avere la capacità di dirigere un'0rchestra; con tutto ciò che da questo naturalmente discende. Almeno, io sono così. Ma scopro sempre con sorpresa che non tutti la pensano come me. Non appartengo a quella genia di persone che giudicano gli altri in base al titolo: trovo che Muti sia così non in virtù di un attestato ma per gli anni di studio, per l'aver ascoltato tanto e imparato da maestri prima di lui. Il fatto che un ragazzo sia laureato in Lettere – con specialistica in editing – non elimina la possibilità che scriva "corettore di bozze" o "propiamente" (fidatevi, è successo). Per cui sono abbastanza serena quando mi chiedono "cosa si deve fare per aprire una casa editrice?"; è una domanda plausibile, non sempre c'è chiarezza nei manuali tecnici, spesso rivolti a persone già esperte e non divulgativi, e non molti editori rivelano agli stagisti tutti i passaggi della filiera del libro. Insomma, la trovo una legittima curiosità. In genere inizio a spiegare dalle basi, non sapendo mai chi mi trovo di fronte. Parto da lontano, dal business plan e dal progetto editoriale, fondamenta per un'impresa culturale di qualunque tipo. Sono anche avvezza a vedere facce interdette (o il loro corrispettivo web 2.o) e piccoli segnali di esitazione. Poi mi addentro nelle questioni legali: forma societaria, questioni fiscali, dettagli tecnici. Già qui le facce si rabbuiano un po', pensavano ci fossero meno beghe legali; comincio ad intuire che non ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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