Tutti gli articoli su avventura

Refusi, Cassini

Scritto da: il 15.03.10 — 2 Commenti
Probabilmente non tutti sanno chi è Marco Cassini. Alcuni, che conosco personalmente, lo considerano il loro mito, con la sua storia di editoria coraggiosa, magari un po' incosciente all'inizio, ma vincente. Perché Refusi, il suo Diario di un editore inCorreggibile, racconta proprio la nascita e le storie quotidiane della casa editrice da lui fondata con Daniele Di Gennaro, la Minimum fax. A partire dal pretesto della sua diagnosi di stress, che però non mi sembra troppo difficile accettare come realtà e non come finzione letteraria, l'autore scrive della sua avventura e di come ha cambiato realmente la sua vita, ma anche di come sia distante dall'immaginario che ne aveva. La vita di un editore, infatti, non è fatta di incontri in fumosi bar parigini con autori da nobel a discutere dei massimi sistemi letterari, ma di pragmatiche riunioni in cui discutere di rendiconti, distribuzione, editing, progetti editoriali e una discreta quantità di altri impegni "tecnici", che poco attengono all'idealizzazione diffusa della figura di editore come grande mecenate ma hanno più a che fare con la figura dell'imprenditore. Sono episodi che fanno riflettere su come l'editoria viene vista dall'esterno, dal famoso "panettiere" che ti chiede solo un'opinione, come se tu del pane gli chiedessi un campione valutativo gratuito, e come venga vissuta da chi ci lavora con passione, dedizione e orgoglio, spesso arrabbiandosi nella lettura di libri pieni di errori, refusi, cattive traduzioni. Perché una cosa è sicura: l'editore serio non tiene solo al proprio libro, ma ama il libro in generale, apprezzando quelli di buona fattura e infastidendosi per quelli scadenti. Racconta anche di questioni che fanno parte, in piccolissimo, anche della mia esistenza: la "deformazione professionale" durante la lettura, l'assalto del vicino dell'amico del parente, il calcolo del famoso e funesto break even point (il punto di pareggio: quanti libri devo vendere per ...

Il segreto dei Ségonzac, Ongaro

Scritto da: il 28.01.10 — Comments Off
Tutte le storie di Alberto Ongaro, oltre ad essere prima di tutto delle letture appassionanti, sono delle esplorazioni delle possibilità del romanzesco, di come questo si intersechi con la vita quotidiana, di come la letteratura sia sempre un incrocio di piani, quello letterario appunto, e quello reale. E cosa c’è di più romanzesco dell’espediente narrativo che dà vita al Segreto dei Ségonzac? A Parigi, ai giorni nostri, qualcuno prende in affitto una grande soffitta, già dimora, due secoli e mezzo prima, di artisti, di pittori, di musicisti. E vi rinviene un grande dipinto. Nel quadro, incompiuto, una grande figura di un giovane uomo, a grandezza naturale, e numerose figure di contorno, alcune appena sbozzate, altre appena indicate da dei nomi segnati sulla tela. Il giovane è un tale Philippe Ségonzac. Al protagonista del ritrovamento questi personaggi, questi nomi, suscitano un’immediata curiosità: chi sono? O meglio, chi sono stati? Quali vite si celano dietro quelle macchie di colore? La ricerca porta ad alcuni risultati, ma, così come il dipinto, traccia solo i margini di un racconto abbozzato da pochissime notizie certe. Come riempire i vuoti del quadro e della storia se non con la fantasia? Se non con un romanzo? I personaggi raffigurati nel dipinto diventano così i protagonisti di un racconto d’avventura in piena regola: avventurieri, assassini, nobildonne, ladri, cortigiane, tutti a ruotare attorno alla figura di Philippe Ségonzac, un giovane medico abile con la spada e la pistola, che si ritrova, dopo essere sfuggito fortunosamente all’agguato di due sicari, a scoprire di essere sotto la minaccia di qualcuno che lo vuole morto. La ricerca del misterioso mandante e del suo movente lo porta ad indagare nel suo passato, nella Francia dove incrocerà il suo destino con un imprevedibile Giacomo Casanova e a vivere un’avventura di amori, passioni e vendette avvincente e assai ben ...

Marked, Cast e Cast

Scritto da: il 12.12.09 — Comments Off
Marked, di primo acchito, ricorda un po’ Harry Potter e le sue (dis)avventure: la nostra protagonista, Zoey, è una giovane liceale normalissima, con una vita non esattamente felice, una famiglia a pezzi e il disperato bisogno di sentirsi accettata e parte integrante di un gruppo che un giorno viene marchiata da un Ricercatore di vampiri, costringendola a lasciare la sua scuola per la Casa della Notte, la scuola speciale per vampiri. La peculiarità del vampirismo nel mondo costruito dalle due autrici – madre e figlia – è che non si diventa vampiri per il morso di un altro vampiro: la trasformazione avviene biologicamente durante lo sviluppo dell’adolescenza. È una cosa normale, tant’è che la trasformazione è una cosa che si studia nei comuni licei, nelle ore di biologia; nonostante ciò, e nonostante il fatto che molti attori di successo siano vampiri, la maggioranza delle persone vede i vampiri come mostri – e la mentore di Zoey, la somma sacerdotessa della Casa della Notte ne attribuisce la colpa a Dracula di Stoker. Non tutti coloro che iniziano la trasformazione riesce a portarla a termine: uno su dieci muore prima di aver raggiunto l’ultimo anno della scuola. Zoey, tuttavia, non è una vampira come tutte le altre: la dea venerata dai vampiri, Nyx, la sceglie come suoi “occhi e orecchi” sulla Terra. Questa scelta, dovuta al fatto che Zoey è di sangue cherokee e ha in sé un miscuglio di antico e moderno, la porta ad avere dei poteri fuori dall’ordinario e ad essere la naturale rivale di Afrodite, la candidata a divenire la nuova somma sacerdotessa della Casa della Notte. Pensate a Draco Malfoy al femminile, con una buona dose di libertinaggine in più e avrete un ritratto molto simile di questo personaggio. Il libro è scritto in prima persona ed è narrato dalla viva voce ...

Il segreto di Caspar Jacobi, Ongaro

Scritto da: il 05.11.09 — 2 Commenti
Non parlerò mai abbastanza, e abbastanza bene, di Alberto Ongaro. Quando la libreria piange e ho voglia di leggere un bel romanzo, ben scritto, originale, avvincente, vado a cercare fra i suoi titoli qualcuno di quelli che non ho letto, sapendo che ben difficilmente ne sarò deluso. È successo così anche con Il segreto di Caspar Jacobi. Ottimo racconto incentrato sul rapporto fra realtà e rappresentazione, fra vero e romanzesco, Il segreto ci presenta Ongaro ancora una volta alle prese con un gioco di specchi fra autore e personaggi, impegnato in una partita a scacchi col lettore che può ricordare per certi aspetti La taverna del Doge Loredan. Il protagonista qui è Cipriano Parodi, un giovane scrittore veneziano che ha da poco pubblicato un romanzo d’avventura e che sembra essere all’inizio di una promettente carriera. Ma ben presto il destino ha in serbo per lui una svolta imprevedibile: quando Cipriano trova nella cassetta della posta una lettera di Caspar Jacobi, la sua vita è destinata a cambiare per sempre. Jacobi è infatti uno scrittore di enorme successo, vive negli Stati Uniti, pubblica in tutto il mondo, vende milioni di copie. E invita Cipriano a New York per incontrarlo. Il perché è presto svelato: al giovane scrittore viene infatti chiesto di unirsi alla squadra di ghost writer che lavora per Caspar Jacobi, il quale, come un novello Dumas, è a capo di una “bottega” che produce incessantemente romanzi, commedie, sceneggiature, racconti, che archivia storie, trame, intrighi e personaggi, costruiti, ricostruiti e assemblati da una macchina creatrice implacabile. Fra i due si crea ben presto un rapporto ricco di ambiguità e di contrasti, la figura di Caspar Jacobi è misteriosa e vampiresca, si ammanta di segreti che per Cipriano diventano poco a poco un’ossessione: la foto di una bellissima e sconosciuta moglie, un passato oscuro e ...

L’ombra del vento, Zafòn

Scritto da: il 25.09.09 — 6 Commenti
Li vedi in treno che tengono compagnia a sconosciuti. Ti scrutano a branchi numerosissimi dagli scaffali del supermarket, mentre tu stai cercando la Baffo Moretti in offerta speciale. Ti saltano addosso dalla tv all’ora del telegiornale, ti assalgono dal tuo social network di riferimento, dalle conversazioni degli amici e degli insospettabili. E tu non sai precisamente che dirne, ma sai che sei di fronte a un CFE, un Clamoroso Fenomeno Editoriale. E allora un po’ t’incuriosisci, un po’ ti sale la diffidenza innata… mah sarà mica il solito bidone? Sarà mica come quando ho letto la Meyer che lo sapevo già prima che mi faceva schifo ma l’ho letta lo stesso? Sarà mica che non lo leggo ma tanto poi mi tocca vedere il film e dio sa cosa è meglio? E se invece è bravo? Ma di investire la somma non se ne parla, lo si legge a prestito da qualcuno (ché qualcuno prima o poi si trova) e poi si vede. Se ci si appassiona magari poi, nel caso, si comprano anche gli altri. Ed è successo più o meno così per me con questo CFE di prim’ordine, L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafòn, romanzo d’avventura si potrebbe dire vecchio stile, con personaggi dal volto sfigurato che si aggirano sinistri nella notte barcellonese, efferati delitti, storie d’amore, giovani protagonisti che si affacciano alla vita, storie di vendetta… e storie di libri. Ora, questa recensione si rivolge ai quattro gatti che ancora non l’hanno letto, ovvero togliendo me ne resterebbero solo tre, ma tant’è. Dicevo, non entro più di tanto nella trama, dirò solo che al centro di questo romanzo c’è uno scrittore, o forse il suo fantasma, e i libri che ha lasciato dietro di sé. C’è un ragazzo che seguendo le tracce di quei romanzi perduti scopre storie e verità ...

Un bacio nell’ombra, Hamilton

Scritto da: il 15.09.09 — 4 Commenti
Qualche recensione fa vi ho parlato della serie di Anita Blake, la sterminatrice di vampiri. La stessa autrice, Laurell K. Hamilton, ha dato il via in seguito ad un’altra saga con protagonisti che stavolta sono esseri fatati e di cui Un bacio nell’ombra (Edizioni TEA) rappresenta il primo libro. Innanzi tutto è importante sottolineare che le fate di cui parliamo non hanno nulla a che fare con le minuscole creature a cui le fiabe ci hanno abituato: non sono cioè personcine alte un palmo che svolazzano a destra e a manca, ma esseri soprannaturali (sia maschi che femmine) dotati di una bellezza e di una forza ultraterrene, oltre ai vari poteri magici propri di ogni individuo. La protagonista è la principessa Meredith NicEssus, che all’inizio del libro troviamo esiliata a Los Angeles con il nome di Merry Gentry, detective del soprannaturale di professione. Ben presto la ragazza viene contattata dagli emissari della regina Andais, sua zia, che la rivuole a corte per un motivo preciso: il regno ha bisogno di una discendenza, perciò se Merry genererà un figlio prima del legittimo pretendente al trono, il pazzo e crudele principe Cel, potrà avere la corona ed il potere su tutte le fate. Merry può scegliere, per portare a buon fine l’impresa, tra le ventisette guardie della regina, ovvero un manipolo di fighi di eroi che da millenni sono rimasti casti e puri per i voti imposti loro dalla sovrana e che solo con Meredith potranno essere infranti. Il resto lo potete immaginare. A fronte di un’esilissima trama “giallo-fantasy”, i tentativi della principessa di restare incinta fanno la parte del leone e vengono descritti con una terminologia quasi del tutto priva di edulcoranti. Ciò che separa Un bacio nell’ombra da un libro di chiara matrice erotica è la capacità dell’autrice di non prendersi troppo sul serio, ...

Mister No: Il Dio vendicatore, Nolitta e Diso

Scritto da: il 06.08.09 — Comments Off
Nel giugno del 1975 usciva il primo numero di Mister No, fumetto edito da quell’Editoriale Cepim, oggi conosciuta come Sergio Bonelli Editore, celebre per avere prodotto e pubblicato serie storiche come Tex e Zagor. Scritto dallo stesso Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta, Mister No voleva però essere un prodotto a suo modo innovativo, sia nel panorama del fumetto seriale italiano in generale sia, in particolare, per gli standard della casa editrice. Mister No, al secolo Jerry Drake, è infatti un avventuriero sui generis - perché pur sempre di fumetto d’avventura si parla - un avventuriero suo malgrado, un pilota americano che dopo aver combattuto per il suo Paese durante la Seconda Guerra Mondiale (anche in Italia fra l’altro) si ritira in cerca di pace a vivere nella Manaus degli anni ’50, in Brasile, in piena foresta amazzonica, lavorando come pilota turistico alla guida di un piccolo piper. Un antieroe assai lontano dalla retorica dei protagonisti del comic classico, calato in pieno nell’ondata di rinnovamento degli anni ’70 insomma, un protagonista disilluso, disincantato e anticonformista di storie che gli capitano sulla testa suo malgrado. E per essere un tipo alla ricerca di tranquillità, un bicchiere di cachaca con gli amici e qualche bella donna, bisogna dire che gliene capitavano: indios tagliatori di teste, trafficanti d’armi, zombi e dark lady, e tutto un campionario di avversari e dis-avventure che però iniziavano a portare in campo tematiche ecologiste legate alla salvaguardia della foresta pluviale e a un profondo rispetto della cultura indigena. A testimonianza del sincero amore che l’autore nutriva, e nutre tuttora, per quelle terre. La serie ha concluso le sue pubblicazioni da qualche anno ma a testimonianza della vitalità e del valore del personaggio continuano a essere ripubblicate in libri e ristampe periodiche, come nel caso di questo volume, edito dalla ...

La taverna del Doge Loredan, Ongaro

Scritto da: il 30.07.09 — Comments Off
Un certo tipo di romanzo d’avventura che riscuote oggi un certo successo commerciale ha sempre trovato in Italia scarsa rappresentativa, vuoi per l’amore dei nostri scrittori per temi più pomposi, vuoi per una scarsa tradizione narrativa nostrana in tal senso. Alberto Ongaro ha rappresentato negli anni forse la più felice eccezione a questa mancanza. Veneziano, già giornalista e autore di fumetti, con alle spalle molti anni trascorsi in Sudamerica e in Inghilterra, Ongaro è il brillante autore di questo La taverna del Doge Loredan, romanzo risalente agli anni 80 e che rispolvero perché è sicuramente un lavoro emblematico della sua produzione, caratterizzata ancora oggi da storie avvincenti e soluzioni narrative sempre sorprendenti, incastri temporali e giochi del destino a guidare e sparigliare le sorti dei personaggi. In questo caso ci troviamo di fronte all’ormai classico espediente del libro nel libro: un volume ritrovato da un antiquario veneziano racconta e riporta alla luce una storia di molti decenni prima, la picaresca vicenda di Jacob Flint e del suo antagonista, il contrabbandiere maledetto Fielding. In un sapiente gioco di rimandi fra passato e presente, di cui non voglio svelare assolutamente niente, le due vicende si intrecciano, fra avventure condite di duelli ed erotismo, amore per la letteratura e gioco a viso aperto col lettore. La scrittura di Ongaro è elegante ma concreta, popolare e raffinata allo stesso tempo, sa affascinare come una delle corti veneziane in cui si muovono i protagonisti del racconto e sa ammantare di mistero una narrazione fluida e appassionante. Come può del resto un appassionato di storie d’avventura sfuggire al fascino di una frase come “Quella sera guidato da capitan Viruela mi diressi verso la “Taverna del Doge Loredan”. Devo anche dire che il cuore mi batteva forte come se sapesse, lui il cuore e non io, che stavo andando incontro al ...

Il figlio del cimitero, Gaiman

Scritto da: il 28.07.09 — 8 Commenti
PREMESSA: l’autrice informa di essere una fan sfegatata del signor Neil Gaiman. Nel senso che, se anche costui scrivesse le istruzioni di un medicinale, le leggerebbe con avidità trovandole interessanti. Il vostro Elfo si scusa, perciò, se la seguente recensione risulta “un tantino di parte”. Periodo di grande fermento per i fan di Neil Gaiman: mentre nei cinema sta esplodendo il successo di Coraline e la porta magica, nelle librerie è uscita l’ultima fatica dell’autore britannico: Il figlio del Cimitero, per le edizioni Mondadori. A chiunque trovasse il titolo un po’ troppo macabro per proporlo al proprio figlio/nipotino/cuginetto suggerisco di gettarsi alle spalle il pregiudizio: come è specialità di Gaiman, il punto di vista slitta in continuazione e in molteplici occasioni si ribalta addirittura, perciò il cimitero di cui parliamo è tutt’altro che un luogo cupo e terrorizzante. La storia si apre con l’assassinio di un’intera famiglia, narrato dal punto di vista… del coltello; un particolare che allenta la tensione facendo intuire l’orrore senza mai mostrarlo (siamo pur sempre alle prese con la letteratura infantile). L’unico superstite è il figlio minore che, nonostante abbia appena imparato a camminare, riesce a raggiungere il cancello del vicino cimitero. Qui i morti, una combriccola di allegri fantasmi, si accorgono di lui e decidono di adottarlo, dandogli il nome di Nobody. Attraverso le quasi trecento pagine del romanzo, i (piccoli?) lettori possono seguire l’infanzia e la prima adolescenza di Bod, che vive in una realtà protetta e sospesa tra la vita reale e il mondo dei defunti, che è molto più divertente di quanto chiunque possa aspettarsi. Purtroppo l’assassino della sua famiglia è ancora alla sua ricerca per “finire il lavoro” e il ragazzino non potrà ritenersi al sicuro finché non lo avrà affrontato ed avrà compiuto il suo destino, ma ancora più difficile sarà ...

Re per sempre, Cochran e Murphy

Scritto da: il 30.06.09 — Comments Off
Il ciclo legato a re Artù e ai cavalieri della Tavola Rotonda è stato spesso oggetto di riletture e revisioni più o meno riuscite e fantasiose. Pur non ritenendomi esperta sull’argomento, ho letto parecchio materiale in merito e devo dire che, salvo poche eccezioni, ho sempre trovato un po’ superfluo il ritrattare argomenti e personaggi sui quali grandi autori del passato come Malory e De Troyes hanno costruito delle vere e proprie leggende. Le eccezioni, per fortuna, non mancano ed è il caso di Re per sempre, scritto a quattro mani dalla coppia Molly Cochran e Warren Murphy ed edito per l’Italia da TEA. I due autori affidano il ruolo di protagonista ad Hal, un alcolizzato con un passato da agente dell’FBI, che nella New York dei nostri giorni si trova a proteggere un orfano di dieci anni, Arthur Blessing, da un pericolo che giunge da molto lontano nel tempo e nello spazio. Il ragazzino, infatti, è venuto accidentalmente in possesso di una ciotola di materiale sconosciuto che sembra avere la proprietà di guarire qualsiasi ferita. All’inseguimento della Coppa vi è un essere soprannaturale chiamato Saladin, il quale ha attraversato i secoli senza essere invecchiato di un giorno, grazie alla magia del preziosissimo oggetto. Arthur ed Hal sono costretti a fuggire in Inghilterra e lì trovano l’aiuto di un vecchio molto particolare. Questi svela loro di essere il Mago Merlino, tornato a nuova vita per proteggere la reincarnazione di Artù, “il re che fu e sarà”, secondo le leggende bretoni. Arthur scopre così di essere destinato a tenere con sé la coppa che un tempo era chiamata Graal, ma anche di avere “portato con sé” l’anima del suo cavaliere più fedele, Galahad, che ha trovato rifugio nel cuore dell’ex poliziotto. La lotta per impedire al demoniaco Saladin di tornare ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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