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Non c’è niente di peggio, poi, dei libri in prima persona con protagonisti giovani, diciamo tra i quindici e i trent’anni. Di solito sono opera di gente che, non avendo nulla da raccontare, tenta di trasfigurare una vita banale in qualcosa di mitologico. Studentelli universitari diventano poeti bohème, donne che vivono a colpi di reni s’illudono che darla in giro sia tantrismo pret-à-porter. Sono racconti pieni di riflessioni a buon mercato, di filosofia da cioccolatino e, immancabili, considerazioni sulla gioventù che è bella ma difficile e viene una volta sola e non te la restituisce nessuno. Il mondo è pieno di pessimi romanzi, ma quelli in prima persona con protagonisti giovani meritano un posto d’onore nella biblioteca dell’inferno.
Francesco Dimitri, La ragazza dei miei sogni
Ci racconti il percorso di “Esbat”? Sappiamo che nasce come fan fiction di una nota serie giapponese. È stato difficoltoso il passaggio dal racconto scritto per il “fandom” a romanzo fruibile da un pubblico più ampio?
È stato più che altro laborioso nella revisione, così come sta avvenendo ora per il secondo libro. Quando si scrive una fan fiction si lavora a puntate, come nei feuilleton. Ma così facendo chi scrive rischia sia di perdere qualche raccordo, sia, soprattutto, di eccedere in effetti speciali e virtuosismi che possono appesantire la storia nel momento in cui viene letta di seguito. Comunque sì, Esbat nasce come fan fiction e poi, attraverso i contatti di uno dei lettori, arriva a un agente, e quindi a Feltrinelli. In pochissime parole.
Essere considerata una “ficwriter” a volte assume un significato negativo, come se questo sottobosco letterario fosse da considerarsi di serie B. Tu rappresenti un poco la riscossa di molti autori che vengono penalizzati da questa etichetta. Qual è la tua opinione in proposito?
Non voglio rappresentare nulla, per carità! Scherzi a parte: è verissimo quello che dici. Esiste un pregiudizio molto pesante e sgradevole nei confronti del fandom, che lo considera come un luogo “ormonoso”, uno sfogo per adolescenti. C’è anche una componente simile, ma al di là degli intenti, il fandom è un luogo di produzione di testi. A volte, di splendidi testi.
Qual è il personaggio di “Esbat” a cui sei più affezionata? Perché?
La Sensei. Perché è una “cattiva”, e mi piaceva raccontare il lato oscuro di un personaggio femminile: distruggere le sue false certezze e scavare nella sua anima. Spero che, oltre alla condanna, i lettori provino anche pietà per lei. E un po’ di amore.
Dopo essere diventata una scrittrice “pubblicata su carta stampata” la tua vita ha subito qualche cambiamento?
Sì e no. Sicuramente c’è un maggior senso di responsabilità quando scrivo, sicuramente c’è una maggiore esposizione, ma non mi sento diversa. Non ho mai pensato che uno scrittore fosse migliore degli altri. Anzi…
Se dovessi convincermi a comprare “Esbat” ( ah ah non preoccuparti, io già ce l’ho…) che cosa mi diresti?
Oh mamma. Direi: immagina che quello che scrivi esista davvero, in un mondo di cui non hai la più pallida cognizione. Immagina che tu possa interferire con quel mondo. Voltati. Non noti qualcosa di strano alla tua finestra?
So che stai lavorando ad un seguito che si intitola “Sopdet”. Puoi darci qualche anticipazione?
Sopdet è molto più complesso e ambizioso di Esbat. Ti dico solo che valgono alcuni dei meccanismi del primo libro, ma che l’ambientazione è tutta (quasi) italiana. Ma in tre diversi momenti della nostra storia.
Quando una casa editrice inizia la propria attività cominciano, dopo poco, ad arrivare mail di scrittori che aspirano alla pubblicazione. Gli scrittori spediscono un po’ alla cieca, dato che ancora non ci sono materiali per valutare l’editore, ma il desiderio di vedere la propria creatura in un libro è più forte d’ogni altro stimolo. Però alcuni eccedono, ed ecco cosa capita. Questo scambio mail è avvenuto a pochi giorni dall’apertura di Tanit.
Mi presento
mi chiamo XXXXXXX XXXX ho XX anni e vivo a XXXX.
Scrivo racconti
Ve ne invio tre: la prima è una specie di autobiografia a capitoli, gli altri due sono racconti di fantasia, purtroppo eccessivamente brevi per poter essere chiamati romanzi, ma per me lo sarebbero. In piccolo si intende.
Ne ho scritti altri ma poi ne parleremo al limite un’altra volta. Il punto è che questi tre racconti a me sembrano fatti apposta per essere rilegati assieme in un unico libro.
Dunque ve li propongo, per lo stile narrativo ed il genere a mio parere fresco e moderno che vedo contraddistinguere anche altri libri editi da voi e spero possiate darmi una risposta, un parere, perché no una offerta.
Grazie in anticipo per il tempo che mi potrete dedicare
XXXXX
Ma come? Avevamo l’ISBN da pochi giorni! La nostra risposta non poteva che essere questa:
Gentile XXXXX,
la sua frase “ve li propongo, per lo stile narrativo ed il genere a mio parere fresco e moderno che vedo contraddistinguere anche altri libri editi da voi” ci lascia perplesse: ancora nessuno dei nostri libri è disponibile al pubblico, benché ce ne siano in fase di stampa. Ci chiediamo dove possa aver reperito tale materiale.
Inoltre nella pagina del nostro sito riferita alla linea editoriale (pubblica con noi) è chiaramente scritto che prendiamo in visione solo romanzi non di genere.
La ringraziamo per averci contattate,
cordialmente
Qui non metto consigli. O forse uno: se scrivete all’editore qualcosa sui suoi libri, non fingete. Leggete davvero qualcosa di già edito, per voi stessi, per sapere a chi vi volete proporre, se è degno della vostra stima e fiducia.
Oggi voglio condividere una parte di un paio di articoli davvero divertenti e interessanti pubblicati su Giornalettismo. Vi consiglio di leggere sia il primo sia il secondo perché nascondono delle vere chicche:
- Il punto esclamativo è sempre uno e mai trino, a meno che non stiate facendo il lettering per Topolino.
- Lo stesso vale per i punti interrogativi.
- Può essere al limite tollerabile, se usato con parsimonia, il punto interrogativo + punto esclamativo (?!) ma ogni altra combinazione è tassativamente vietata.
- No assoluto quindi a dodici punti interrogativi intervallati a gruppi di tre con un punto esclamativo (???!???!???!???!???!) per esprimere sorpresa mista a sgomento con una punta di perplessità e risentimento. Le espressioni e intonazioni vanno desunte dal contesto non dai vostri graffiti sul libro.
- Provate inoltre a sfogliare un qualsiasi volume di un premio nobel per la letteratura. Vedete tutti questi punti esclamativi? Sarà un caso? Che cazzo c’avete da urlare?
- I puntini di sospensione sono sempre in numero di tre. Non è assolutamente necessario che ogni pausa del discorso sia segnalata da puntini di sospensione. Esempio: “Mah… non so… tu che dici?… potremmo provare?”. Se siete indecisi su cosa far dire ai vostri personaggi fateli tacere.
- Tra il soggetto e il verbo non ci va la fottuta virgola, non importa se mentre leggete fate una pausa. Lui, entrò nella stanza. Cazzo vuol dire?
- Le virgole ci vanno quando ci vanno e non ci vanno quando non ci vanno. È quindi del tutto falso che ci vadano quando non ci vanno e che non ci vadano quando ci vanno.
- Quando aprite le virgolette all’interno delle virgolette doppie mettete le virgolette singole. Evitate di aprire le virgolette all’interno delle virgolette singole, a meno che non stiate cercando di riprodurre un quadro di Escher.
- Se non suona come italiano non è italiano.
-
- Usare “esso”, “essa”, “ella” non vi farà sembrare più colti di quanto non siate.
- “Egli” non è veramente un pronome, lo insegnano solo alle elementari e nel mondo reale si trova solo nei sussidiari.
Direi che è abbastanza per farvi capire il tenore della lettura. Vi consiglio vivamente di stampare i due articoli e tenerli sulla scrivania (o dovunque vi mettiate a scrivere): al di là dell’evidente ironia i consigli riportati sono effettivamente validi.
Mi piaceva scrivere, volevo fare lo scrittore, ma non andavo a dirlo troppo in giro. Chissà perché ero convinto che andare in giro a dire di voler fare lo scrittore sarebbe stata una di quelle azioni che mia madre avrebbe definito controproducente. Ero convinto che nessuno mi avrebbe preso sul serio. Tutti avrebbero detto: «Lascialo perdere quel tipo. Ha la testa fra le nuvole. Insegue sogni. Lascialo perdere.» Così cercavo di tenerlo per me. Si trattava, insomma, di una passione che coltivavo nel mio orticello segreto. Ma la cosa davvero inspiegabile è che, nonostante tutti i miei sforzi, molti in giro lo sapevano. Mi dicevano: «Ma tu sei scrittore, no?» oppure «Scrivi sempre, no?» E io finivo per prendermela regolarmente.
Marco Candida, Il mostro della piscina
Oggi sfrutterò biecamente il caro Moscatelli per le mie divagazioni. Lui, scrittore ed editore (sognatore) affresca una delle tante situazioni tra il comico e il tragico che affrontano gli editori. Qualcuno degli aspiranti scrittori, di quelli sensati, intendo, sicuramente resterà basito e penserà che sono esagerazioni: invito costoro a fare un paio di mesi di stage in case editrici piccole e oneste, giusto per toccare con mano.
La conversazione ricalca con precisione le richieste di taluni (tanti) aspiranti scrittori quando arrivano al contatto con l’editore.
La prima richiesta è: voglio che il mio manoscritto venga letto sul serio.
Ok, io questo lo faccio.
La seconda è: gradirei per una volta un parere che non si risolva nelle solite due righe (del tipo: “siamo spiacenti di comunicarle che il suo lavoro non è stato accettato, le auguriamo maggiore fortuna e bla bla bla”).
Ok, io spedisco schede di valutazione coi fiocchi.
La terza è: non voglio pagare alcun contributo per la pubblicazione.
Fin qui ci siamo, direi.
La quarta è: non voglio essere preso in giro, se sul contratto c’è scritto che non chiedete denaro non dovete poi uscirvene con pretese tipo “mi devi 400 euro per il codice ISBN, per il servizio di editing e così via”.
Benissimo, di editing, ISBN, correzione bozza e tutto il resto me ne occupo io.
La quinta è: il mio libro deve finire in mezzo ad altri libri validi, non voglio restare in compagnia di scribacchini senza alcun talento…
Anche questa richiesta, per quanto un po’ altezzosa, mi pare esaudibile, almeno a giudicare da quel che si dice in giro riguardo i libri dei Sognatori.
Stessa cosa per la sesta richiesta: il libro non deve fare schifo da un punto di vista tecnico ed estetico, ci ho messo l’anima e un mucchio di tempo per poterlo terminare.
Ok, dopotutto sono stato anch’io uno scrittore e so che significa lasciare la propria “creazione” nelle mani di estranei. Per questo ci metto tanta cura e tanta attenzione in quello che faccio.
Ma le richieste fioccano, e da un certo punto in poi – a volte – si perde il senso della misura.
Io non voglio che il mio lavoro subisca alcun taglio, e il titolo deve restare quello. Anzi, ho già pronta una copertina che ci starebbe da dio…
Sì, va beh, e allora io che ci sto a fare?
E voglio che il mio libro arrivi in tutte le librerie.
A dire il vero non è così semplice entrare in…
E voglio che nella libreria il mio lavoro sia ben visibile.
Ecco, proprio qualche giorno fa facevo presente che…
E la promozione deve essere reale, non devo fare tutto io.
Posso garantire il massimo impegno sul piano promozionale, ma vorrei sottolineare il fatto che…
E nelle presentazioni ci deve essere un bel po’ di gente, non quattro sfigati.
Si fa quel che si può, ma se i lettori sono refrattari a…
L’editore è un imprenditore, servono grossi investimenti, collane, presentazioni a raffica.
Nient’altro?
E chiaramente bisogna puntare a una ristampa.
Quella è sempre auspicabile, ma a volte con tutta la buona volontà non si riesce davvero a…
L’importante è stampare subito una tiratura rilevante, tipo 5.000 copie.
Quante?
[...] Quindi lei legge tutti i manoscritti, invia schede di lettura, pubblica buoni libri e utilizza materiali di qualità per la stampa?
Così dicono.
[...] Grande! E ovviamente ha collane, distribuzione in libreria, stampa tirature alte e piazza i lavori nelle vetrine più prestigiose.
A dire il vero no.
Ah, si scoprono gli altarini! E perche no?
Così, perché mi piace morire di fame. Ho tendenze masochistiche: respingo le suppliche di tutte le librerie italiane, rifiuto di veder comparire in vetrina i miei libri e nonostante centinaia di migliaia di richieste, stampo 10 copie per opera.
Cosa??? Ma lei è un mostro!
No, caro imbecille, i mostri sono altri.
Sono quelli che parlano di “arte” e “amore per la letteratura” fingendo di voler essere pubblicati per semplice passione, e invece poi pretendono la luna da chi deve tenere i piedi ben saldi su questo pianeta.
Sono quelli che vogliono essere letti e valutati da gente con una certa cultura (perché altrimenti nessuno potrà mai capire il loro Capolavoro) ma non sanno nemmeno coniugare un congiuntivo.
Sono quelli che si definiscono “sognatori come voi” e poi reclamano freddi dati matematici, perché loro devono affidarsi a una casa editrice “di successo”.
Sono quelli che chiedono rispetto per il proprio lavoro senza mostrarlo per quello altrui.
Sono quelli che dicono “a morte l’editoria a pagamento” ma non si degnano di fare qualcosa di concreto per tenere in vita quella NON a pagamento.
Sono quelli che esigono di vendere migliaia di copie del proprio libro, ma quando si tratta di acquistare il romanzo di un collega altrettanto sconosciuto grugniscono schifati.
Sono quelli che vogliono vedere il proprio libro in vetrina ma quando entrano o passano davanti alle librerie adocchiano i soliti nomi (che bello, l’ultimo della Kinsella!).
Sono quelli che hanno tutto da dimostrare ma le credenziali le pretendono solamente dall’Editore.
Sono quelli che tanto gli editori son tutti uguali.
Sono quelli che adesso vi spiego io cosa dovreste fare, e le uniche cose utili che davvero dovrebbero fare (scrivere qualcosa di decente come autori e sostenere anche l’editoria coraggiosa come lettori) vengono seppellite sotto un cumulo di consigli bislacchi (avete provato a vendere i vostri libri nelle stazioni?) e paternalismi d’altri tempi (eh, con gli ideali non si mangia…).
Sono quelli che conoscono (per sentito dire) l’universo editoriale da tre mesi e nonostante questo si improvvisano esperti di marketing e promozione editoriale… ma quando vanno a fare la spesa nemmeno si accorgono di aver ricevuto il resto sbagliato.
Atteggiamenti diffusi.
Ed io la mostruosità, al pari del mio mentore, l’ho sempre vista annidata nel comune, nel normale, nell’ordinario…
Ora, non tutti gli aspiranti scrittori sono in questo modo, ringraziando il cielo. Ma spesso anche io ho avuto scambi di battute simili, fortunatamente limitati a un mero livello teorico: era infatti in momenti di discussione e non di lavoro. E ogni volta ho fatto un’istantanea dell’interlocutore per ricordare che, se mai mi fossi trovata a dover scegliere se pubblicarlo o meno, avrei dovuto rinunciare, a meno di non avere davanti uno scritto da Nobel.
La parte più divertente, irritante, tragicomica, esasperante del lavoro dell’editore è la lettura delle mail la mattina. Come dice il buon Andrea Malabaila “Prendete una roulette che sta girando, e una pallina bianca che saltella in attesa di fermarsi su un numero. [...] Se siete fortunati, la pallina si bloccherà proprio sul numero o colore che avete giocato. Se non siete fortunati, perderete la vostra puntata. Lo stesso vale per un editore ogni volta che controlla la buca delle lettere o la casella e-mail [...]. Cliccare su “ricevi posta” è esattamente come lanciare quella pallina [...]“. Quello che non dice è che il calcolo delle probabilità è a nostro sfavore.
In ogni caso sono pochissimi gli autori che hanno idea di come si scriva all’editore che si vorrebbe. Egoisticamente ora vi dirò cosa, secondo me, è opportuno o meno scrivere. Spero che questo mi serva a ricevere mail più organizzate. Iniziamo col campionario di casi:
Mail vuota, con solo il testo allegato – Non si fa! Capisco che l’opera sia spesso considerata più importante, ma due righe di presentazione o quantomeno saluto sono opportune.
Egr. responsabile, le invio in allegato il romanzo XXXX corredato dalla seguente breve descrizione dell’opera. Cordiali Saluti, XYZ – Responsabile di che? Acquisto graffette per la Mercedes?
Buongiorno, sarei interessato alla pubblicazione del mio libro che vi mando in allegato. – Buongiorno almeno è segno di educazione, ma per il resto non dovrebbe essere al contrario?
Nome, cognome, indirizzo – Idem come all’inizio, non è un computer a leggere le mail, si tratta di persone, a cui una riga di saluto fa piacere.
Da questo breve campionario trarremo delle semplici regolette, facili facili:
- È buona norma salutare.
- Altrettanto buona norma è non fare invii seriali ma specificare il nome dell’editore cui si scrive: si perdono 50 secondi e si guadagnano 100 punti.
- Ottima misura è dimostrare di conoscere il proprio interlocutore.
- Specificare cosa si dà in lettura ed eventualmente perché.
- Aggiungere i dati che si ritengono necessari alla lettura.
- Salutare di nuovo.
- Firmare.
Dato che quelli sopra riportati sono esempi reali ricevuti da Tanit, vi riporto una di quelle mail perfette, che rendono piacevole l’apertura della posta:
Gentile redazione Tanit,
mi chiamo XYZ e ho scoperto da poco la vostra interessante e nuovissima realtà editoriale.
Vi allego il file in formato.doc con un mio romanzo dal titolo “ABC”, con allegati sinossi e presentazione, come da vostre indicazioni.
Mi sento di precisare, per correttezza, che questo lavoro è in lettura anche presso qualche altra casa editrice.
Vi auguro uno splendido periodo di appassionato lavoro e un buon week end,
XYZ.
Non so ancora se il testo scritto da questa persona sia valido, so che sicuramente la persona mi ha ben disposto e che mi ha regalato un sorriso.
Prendo spunto da un magnifico articolo di Eco apparso su Golem e da un sondaggio sul Writer’s Dream, per fare qualche considerazione sulle risposte delle case editrici ai loro aspiranti autori.
Quasi tutti gli autori lamentano l’impersonalità nelle risposte degli editori, dicendo “caspita, è il lavoro dell’editore rispondere a noi autori!” e altre frasi simili; manca la considerazione che sia una parte del lavoro, e nemmeno la più rilevante, e vada in qualche modo resa agevole.
Invocano risposte personali e dettagliate. Poi però quando si sentono dire “riteniamo che la sua opera non sia valida” (commercialmente, letterariamente, stilisticamente) eccoli lì a tacciare gli editori di incompetenza, grettezza, stupidità, ignoranza, persino malafede.
Passatemi la provocazione, se potete: quanto sarebbe stato meglio che Proust, la Rowling e Fforde fossero rimasti sconosciuti! Perché è ai loro casi che si appigliano gli scrittori rifiutati, adducendo a colpa dell’editore una ottusità generica nel riconoscere il talento.
Cosa dovrebbe quindi fare un editore? Dare una risposta standardizzata o personalizzata, spendendo il proprio tempo per averne un ritorno di insulti o peggio? C’è una soluzione intermedia, che mi sembra un buon compromesso: la scheda standardizzata.
La scheda di rifiuto che abbiamo elaborato per Tanit è relativamente semplice e comprende pochi, essenziali, punti:
- Errori gravi nella grammatica/morfologia/sintassi.
- Non aderenza alla linea editoriale.
- Eccessiva sperimentazione stilistica/linguistica.
- Stile involuto.
- Argomento non rilevante/non pertinente alle collane.
- Narrazione stereotipata.
- Nuclei narrativi piatti.
- Assenza di motore narrativo/motore narrativo insufficiente.
- Scarso senso del parlato.
- Caratterizzazione dei personaggi insufficiente.
- Incoerenza nella trama.
- Dialoghi ridondanti.
Un paio di queste caratteristiche nel testo portano al rifiuto dello scritto. Ma almeno, ricevendolo, gli autori potranno avere una idea precisa del motivo, augurandoci che la desiderino. Resta comunque chiaro che i nostri criteri non sono e non vogliono essere universali: valgono per la casa editrice e per noi come persone, qui e ora.
Agli autori la parola.
Aggiornamento del 27 luglio: Non invieremo più “sgradite” schede di valutazione. È una piccola sconfitta, per me.
Girando per gli stand della Fiera di Roma, sempre lei, ne saltava all’occhio uno in particolare, con rotoli di carta igienica e altri articoli sanitari, sicuramente atipici per il contesto librario. Era quello di Toilet, l’unica pubblicazione di racconti che abbia il coraggio di scrivere apertamente la finalità dei suoi libri (racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno). Su queste edizioni torneremo presto, per trattarle in modo approfondito.
In questo numero 11 si trova di tutto un po’: scritti amari, ironici, riflessivi. Tutti dai due ai sedici minuti al massimo, concentrati, ridotti all’osso pur con tutti gli elementi necessari: micro-narrazioni in piena regola.
Non c’è un legame di fondo tra i racconti, né un argomento sovrano. Il criterio della raccolta è tutto nel titolo, per cui è assente qualsiasi omogeneità di generi, di scritture, neppure di epoche. Potrebbe sembrare un guazzabuglio, ma non è l’effetto che ottiene: in realtà è una lettura programmaticamente frammentaria.
La media dei racconti è alta, sono quasi tutti piccole perle; tra queste veramente notevole è First life, scritto da Vito Ferro, abile rovesciamento di prospettiva, o anche Marmellata di mandarini, di Rossella Bisceglia, due pagine appena per ricostruire un microcosmo familiare.
Molto godibile anche la seconda puntata di un racconto o romanzo seriale, scritto da Francesco Dimitri e riguardante una strampalata saga familiare, quella degli Ombrafiorita, che spero di poter continuare a leggere e di cui spero di recuperare la prima parte. Bellissima anche La ballata di Achille Ceppolini, che dimostra una volta di più quanto la fantasia, per quanto possa librarsi in alto, non riesca mai ad uguagliare la realtà.
Colpisce che nella loro estrema sintesi non lascino spazi inespressi, che riescano a soddisfare pienamente la curiosità del lettore, con una ottima armonia delle parti. Buono anche il lavoro di editing, che rende uniforme la lettura, dato che la scrittura non può esserlo.
Una buona fucina di giovani talenti, con l’augurio di rileggerli presto, magari non solo in “Toilet”.
Eccovi qua tre concorsi freschi freschi per voi che aspirate a diventare scrittori:
Autori esordienti (e non)
edizioni 9muse.net cerca nuovi autori e nuove storie per le sue prossime pubblicazioni e propone due temi per scatenare la fantasia di scrittori e scrittrici.
1) UOMINI E DONNE: MANEGGIARE CON CURA
Se vi siete chiesti: Perché gli uomini possono fare una cosa alla volta e le donne ne fanno troppe insieme?, Perché gli uomini detestano le feste comandate e le donne organizzano le vacanze mesi prima?, Perché le donne non sanno leggere le cartine stradali e gli uomini non si fermano mai a chiedere informazioni? Perché gli uomini lasciano sempre alzata l’asse del water e le donne occupano il bagno per ore?
Se siete convinti che gli uomini vengano da Marte e le donne da Venere e volete raccontarlo a modo vostro, fatelo!
Per partecipare basta scrivere un RACCONTO inedito che non superi le 5 cartelle (ogni cartella è composta da 1800 caratteri e corrisponde, circa, a una pagina word di 30 righe di 60 battute ciascuna; formato OpenOffice o doc – non docx) e spedirlo, completo dei dati dell’autore, a 9muse@9muse.net entro il 30 novembre 2008.
Gli autori selezionati saranno inseriti nella nostra raccolta di racconti e saranno avvisati via email.
2) L’AMORE AI TEMPI DEL TELEFONINO
Ti ha corteggiata con un sms? Ti ha lasciato in 160 caratteri? Ti ha conquistato con le faccine? 
Se galeotto fu il telefonino, se la notte non dormi aspettando un suo messaggino, se di giorno guardi mille volte il display aspettando che si illumini, se interrompi una conversazione quando il cellulare suona, se gli mandi 200 sms al giorno, se sul suo telefonino hai beccato un messaggino sospetto… beh, è ora di scrivere.
Per partecipare basta scrivere un RACCONTO inedito che non superi le 5 cartelle (ogni cartella è composta da 1800 caratteri e corrisponde, circa, a una pagina word di 30 righe di 60 battute ciascuna; formato OpenOffice o doc – non docx) e spedirlo, completo dei dati dell’autore, a 9muse@9muse.net entro il 30 novembre 2008.
Gli autori selezionati saranno inseriti nella nostra raccolta di racconti e saranno avvisati via email.
Si riaprono anche i termini per la partecipazione a:
3) PROFONDO NOIR
Nero come la notte, come il mistero, come gli abissi, come un gatto… nero!
Per partecipare basta scrivere un RACCONTO NOIR inedito che non superi le 5 cartelle (ogni cartella è composta da 1800 caratteri e corrisponde, circa, a una pagina word di 30 righe di 60 battute ciascunaformato OpenOffice o doc – non docx) e spedirlo, completo dei dati dell’autore, a 9muse@9muse.net entro il 31 ottobre 2008.
Gli autori selezionati saranno inseriti nella nostra raccolta di racconti e saranno avvisati via email.
Per Profondo Noir l’uscita è prevista intorno a marzo 2009, e, ovviamente, non c’è da versare alcun contributo né per partecipare né tantomeno per pubblicare. E sì, vi verrà riconosciuto il diritto d’autore. Per cui fatevi sotto!
Per altre informazioni, comunque, eccovi a disposizione il sito della casa editrice.