Tutti gli articoli su Australia

Jasper Jones, Silvey

Scritto da: il 31.08.10 — 1 Commento
Ho sempre detto in giro di non essere un’amante del giallo, ma ci sono libri che ti catturano fin dalla prima pagina e non puoi proprio fare a meno di arrivare in fondo anche se il genere non è il tuo preferito. Jasper Jones di Craig Silvey, edito da Neri Pozza, è un caso lampante. Probabilmente l’ho apprezzato così tanto perché non si tratta di un giallo puro, ma di una commistione di generi ben amalgamati come mistery, romanzo di formazione, dramma familiare, spaccato della società borghese; il tutto in un’ambientazione per me piuttosto inusuale: una sonnolenta cittadina del distretto di Perth, Australia, negli anni della guerra del Vietnam. A Corrigan i giorni scorrono uno uguale all’altro per l’adolescente Charles Butkin, che ha un padre affettuoso ma distratto da ambizioni letterarie, una madre assente e capricciosa, un migliore amico di origini vietnamite e per questo preso di mira e discriminato dai bulli nonostante l’innata simpatia e il talento nel cricket. Così, tra scuola, conversazioni strampalate con Jeffrey Lu e i primi tentativi di approccio con l’altro sesso rappresentato dall’angelica Eliza Wishart, Charlie cerca di trovare la sua strada di membro rispettabile della società australiana. Poi tutto accade in una notte: Jasper Jones bussa alla sua finestra in cerca di aiuto. Ha pochi anni più di lui, ma è il reietto del paese. Rifiutato da tutti, additato come elemento pericoloso, avvolto dal fascino del “diverso”, Jasper è solo un ragazzo di strada che suo malgrado sopporta sia le maldicenze che la segreta ammirazione dei coetanei, che ne hanno fatto un simbolo di ribellione e un’ideale di forza e tenacia. Jasper, però, precipita Charlie in un incubo senza fine. Chi ha ucciso Laura Wishart, la sorella maggiore di Eliza, che intratteneva con Jasper un tenero sentimento in boccio? I due trovano il corpo, lo nascondono in ...

Come morire (Prima di aprire un negozio di surf), Scaruffi

Scritto da: il 08.12.09 — 2 Commenti
Non è facile intitolare un libro Come morire e non ricevere in cambio un coro di “Tiè!”. La casa editrice Tanit sorvola questo particolare con la sua terza uscita. Il libro di Silvano Scaruffi, infatti,  grazie al sottotitolo (Prima di aprire un negozio di surf) da un lato  proietta il lettore nell’ambientazione australiana e dall’altro anticipa il surreale che lo aspetta pagina dopo pagina. La trama può essere riassunta in breve: quattro amici cresciuti nei sobborghi di Melbourne inseguono il sogno di aprire una bottega in cui costruire e vendere tavole da surf, il loro sport preferito. Ognuno di loro ha una personalità particolare: Eddie vive fuori dal mondo a causa di un disturbo mentale chiamato “disordine bipolare”, Ermot è un dottore mancato e per questo eternamente frustrato, Phil è un ex campione di surf che sguazza nel rimpianto dei tempi d’oro e Alan è in perenne bilico tra l’amore per la fidanzata e la propensione a tradirla, sospeso tra la prospettiva di una vita comoda e incolore e le incertezze che però danno sapore ad un’esistenza. Per tutti, il negozio di surf è una meta quasi onirica in cui rifugiarsi mentre cercano di districarsi in situazioni a volte amare, spesso difficili, ancora più spesso tragicomiche. Una sera si ritrovano da Alan per una partita a carte ed Eddie arriva con uno zaino carico di soldi: finalmente il sogno può diventare realtà, ma… sarà davvero così? Tenuto conto dei trascorsi di Eddie non c’è da sperarci troppo. Partiamo dal presupposto che Scaruffi scriva bene; ebbene, occorre andare oltre: Scaruffi scrive in modo frizzante, mai banale. I singoli capitoli sono uno spasso: hanno caratteristiche che li renderebbero godibili anche fini a se stessi (penso, ad esempio, al terzo capitolo intitolato “Il telefilm”, in cui ci viene fatta la spassosa telecronaca di una puntata dell’Ispettore ...

Tim, McCoullough

Scritto da: il 19.05.09 — 4 Commenti
Se c’è un’autrice che ha abituato i suoi lettori a storie d’amore contrastate o quanto meno inusuali, quella è Colleen McCoullough, che ha narrato – per esempio – i tormenti di Padre Ralph e della sua Meggie in Uccelli di Rovo. Dopo aver subito circa sedici volte in pochi mesi la visione dello sceneggiato per via di un’insana passione di mia madre per Richard Chamberlain, mi sono rifiutata di accollarmi anche il libro ed ho preferito buttarmi, per spirito di contraddizione, sul romanzo di esordio di questa brava scrittrice australiana: Tim. Devo dire, con un certo compiacimento, di non essermi mai pentita. La storia si svolge nei sobborghi di Sidney, un ambiente che la McCoullough riesce a cogliere in pieno nella sua essenza. La protagonista è Mary Horton, una donna in carriera giunta alla mezza età senza aver mai conosciuto l’affetto di nessuno; nella sua vita austera e metodica piomba d’improvviso Tim, un muratore di venticinque anni, bello come un dio greco ma ritardato nello sviluppo mentale. Se la sola vista della bellezza pura e devastante di Tim sconvolge Mary, ancora di più faranno il suo candore e la sua intelligenza infantile e delicata. L’approfondirsi del rapporto tra i due è naturalmente visto sotto cattiva luce sia dalla famiglia del ragazzo (la caratterizzazione dei genitori Ron ed Esme è da applauso) che dalle comari del vicinato, ma nessuno potrà fermare un sentimento destinato a crescere per durare nel tempo. Che cos’è la normalità, in fondo? Oltre a colorare i suoi personaggi con brio, la McCoullough riesce – attraverso di essi – a renderci coscienti delle dinamiche sociali a cui ognuno è legato, ed è molto interessante seguire non soltanto l’evolversi di una poetica storia d’amore, ma anche il modo in cui Tim e Mary riusciranno a rompere gli schemi che la ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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