Tutti gli articoli su aspiranti scrittori

Caro EAP

Scritto da: il 31.05.10 — 2 Commenti
Caro Editore a Pagamento, chi ti scrive è una ragazza che, come la maggioranza degli italiani, ha un manoscritto nel cassetto ed il sogno di vederlo un giorno pubblicato. Dopo questa mia affermazione, ti immagino nell’atto di sfregarti le mani, ma ti invito a non farlo: mi sono informata su di te. Per esempio so che, se ti inviassi il frutto delle mie fatiche, tu non ti prenderesti la briga di leggere nemmeno l’inizio. Non lo valuteresti affatto. Riceverei però una mail dai toni entusiastici in cui il mio testo verrebbe lodato ai quattro venti come opera di sicuro interesse per i posteri. E non importerebbe se si trattasse di una storia senza  capo né coda, zeppa di errori sia di lessico che di grammatica. Per te rappresenterebbe solo un modo per attirarmi, tanto è vero che nella lettera  non faresti alcun cenno specifico a quanto ho scritto. Già questo, per me, rappresenterebbe un valido argomento per non fidarmi di te. Ma c’è dell’altro: se accettassi di incontrarti, o di telefonarti, cercheresti di riempirmi la testa con motivazioni del tipo: “in Italia si legge poco, non si vende, anche i grandi hanno iniziato così, credimi che tu contribuisca alle spese è l’unico modo per iniziare”. Se posso accettare per vere le prime due affermazioni, le ultime due non mi vanno proprio giù. Basta con questi nomi illustri utilizzati come specchietti per le allodole: erano altri tempi. Ed inoltre so per certo che quella di autofinanziarsi la pubblicazione NON E’ L’UNICA VIA. Ci sono centinaia di piccole case editrici in Italia che, pur non navigando nell’oro, tentano di investire negli autori che pubblicano. Certo, questo implica una rigida selezione. Adesso mi dirai che pubblicare è un mio diritto. Falso. Scrivere, è un mio diritto. Stampare, se voglio, è un mio diritto. Ed è questo quello che ...

Come scrivere a un editore

Scritto da: il 04.02.10 — 9 Commenti
Sono un po' seccata, oggi. Ho passato già due ore (e almeno altrettante me ne toccheranno) a rispondere cortesemente a mail di persone ingenue, disinformate o maleducate. Ma invece di sfogarmi cercherò di dare alcune nozioni pratiche di come si scrive a un editore, approfondendo i temi di un vecchio post. Partiamo dalle basi; sei, senti di essere, ritieni possibile definirti, nel tuo intimo ti ritieni uno scrittore. Hai finito, si suppone con grande cura, il tuo romanzo/racconto/silloge, e non vedi l'ora di condividere con il mondo i tuoi pensieri, sentimenti, esperimenti letterari. È questo il momento in cui si decide se sarai nel 97% dei cestinati o nel 3% dei letti (e da lì nello 0,5% dei pubblicati). Devi sapere che in Italia gli scriventi sono un'infinità ma gli scrittori pochi. Quindi la tua mail sarà letta in sequenza insieme ad altre 40 o 60 mail per una selezione preventiva. Devi sapere anche che ciò che per te è un'esperienza unica, aver partorito un'opera, per chi si troverà a leggere sarà nulla più che un altro numero, il testo 237 di 2000. Considera che un editore piccolissimo, come me, riceve più di 500 testi al mese. Come fare per darti qualche possibilità in più? Prima di tutto, conoscere il tuo possibile editore: trovare informazioni sulle linee editoriali al giorno d'oggi è facile; non pensare che per chi le riceve sia questione di un minuto capire se scartarti o no: stai usando il tempo di una persona che lavora, se non sei accurato lo usi male.  Quindi trova gli editori che potrebbero essere interessati e concentrati solo su quelli. Fatto questo dovrai costruire una bella mail; non avvantaggerà la tua opera in fase di valutazione, ma nella preselezione sicuramente sì. L'oggetto della mail Cerca di essere sintetico ma specifico. Usa la parola "valutazione" e non ...

Dell’autore diffamatore

Scritto da: il 20.01.10 — 5 Commenti
Stavolta non ce l'hanno con Tanit o con me, ma con altri editori che conosco più o meno direttamente e della cui onestà sono piuttosto sicura. E mi infastidisce. In questo gruppo FB una signora inizia una discussione, presentandosi così: Sono Chiara Colussi e sono anche io una scrittrice esordiente. Infatti, al momento ho sigillati “nel mio cassetto” tre piccoli romanzi ed una raccolta di poesie. Ma solo adesso mi rendo conto che, quella che a me inizialmente sembra un’impresa titanica, e cioè scrivere un romanzo, è solo il primo passo di un’estenuante avventura. Anche io , infatti, ho iniziato a contattare moltissime case editrici alla ricerca di un editore disposto a pubblicare un mio romanzo. Inutile dire che le risposte sono state tantissime anche se contenevano più o meno lo stesso messaggio: “siamo disposti a pubblicare in cambio di un congruo contributo economico”. Ormai due cassetti della scrivania conservano il triste ricordo di speranze spezzate dalla mercificazione della cultura e da volgari richieste di vile denaro. Quasi tutti, infatti, mi hanno inviato un contratto più o meno chiaro, senza l’indicazione del numero di copie stampate, in cui non veniva espressamente garantita la promozione e soprattutto nessuno garantiva che il libro alla fine giungesse sugli scaffali di una libreria. Sono veramente stanca e sconfortata, ma leggendo le vostre pagine capisco che non sono sola e che il mio è un calvario comune a chi come me ha tanta voglia di condividere con gli altri la propria fantasia ed il proprio mondo interiore. Leggendo le pagine del vostro sito ho deciso quindi di condividere con voi l’esperienza fatta e di inviarvi quindi un elenco di case editrici che mi hanno chiesto un contributo economico in cambio della pubblicazione di un mio romanzo. Spero così di fare un servizio utile per tutti gli scrittori emergenti che come me sono ...

Notizie sull’autore, Colapinto

Scritto da: il 16.12.09 — 4 Commenti
La lettura di Notizie sull'autore risale a ormai diversi anni fa, ma l'ho tirato giù dalla mia libreria perché questa settimana avevo voglia di consigliare a chi ama il genere thriller uno di quelli che ti conviene cominciare quando hai qualche ora a disposizione, perché una volta intrapresa la lettura non sarà facile abbandonarla fino alla fine. Avete presente il genere, giusto? Il protagonista si racconta in prima persona e risponde al nome di Cal Cunningham. Professione: aspirante scrittore, anche se a essere onesti, e lo ammette lui stesso, fa davvero poco per protendere a questa carriera tranne, appunto, aspirare. Siccome è uno studente che ama la bella vita, si dedica coscienzioso a coltivare il fascino di cui madre natura l'ha dotato per esercitarlo sul genere femminile. Lui si racconta che raccoglie materiale per un futuro romanzo autobiografico, ma noi già nelle primissime pagine non sappiamo se credergli. Probabilmente è solo un giovane uomo affascinante che ama la vita e preferisce impegnarsi a fare quello che gli riesce meglio, che non è certo scrivere. È convinto che quello un giorno gli verrà naturale come respirare. Perché lui è già uno scrittore, no? In fondo è quello che desidera fare da sempre. È perciò uno shock per lui scoprire che Stewart, il suo coinquilino alto, timido e decisamente poco affascinante invece scrivere lo sa già fare, e dannatamente bene. Il suo primo romanzo è praticamente finito e racconta proprio di Cal: i suoi ultimi due anni di vita messi su carta in forma stilisticamente ineccepibile dal suo silenzioso ascoltatore. Combattuto tra il livore e l'invidia, Cal sta per affrontare il suo compagno di stanza quando il destino gli fa un inaspettato regalo. L'occasione di appropriarsi del romanzo di Stewart è ghiotta, Cal la coglie al volo e con essa abbraccia la vita che ha sempre sognato: ...

La posta dell’editore III

Scritto da: il 21.10.09 — 22 Commenti
Non c'è due senza tre: Mi chiamo XXX e ho finito da poco di scrivere un racconto che vorrei dare alle stampe, in questa fase sto cercando un editore che vorrei potere considerare come un partner allo scopo di pubblicare e diffondere il mio lavoro in maniera opportuna. Ho visto sul sito internet il vostro progetto editoriale che trovo molto interessante, vi contatto perché prima di mandarvi il mio scritto da valutare vorrei avere evidenza di un vostro potenziale interesse, come si sa alcune case editrici cestinano direttamente i manoscritti non richiesti. Il titolo del libro e' "XXX" e si tratta di un thriller e sfondo esoterico [...], l'idea è quella di cavalcare in maniera assolutamente originale un filone che commercialmente sta avendo molto successo che è quello dei libri di Dan Brown. Nel mio caso, ho deciso di limitare la lunghezza del libro in maniera da rendere più facile e poco onerosa la pubblicazione, avendo come riferimento i romanzi brevi di Arthur Schnitzler, opere condensate in circa 100 pagine che trasmettono immagini potentissime. Il racconto ha un estensione tra le 35000 e le 40000 parole e ritengo quindi che qualunque casa editrice potrebbe ritenere interessante la sua pubblicazione. Vorrei quindi sapere se potenzialmente potreste essere interessati, e in caso affermativo vorrei porvi le seguenti domande: 1) Potreste occuparvi della tutela della mia proprietà intellettuale senza che debba farlo io in prima persona? 2) Come eventualmente intendereste diffondere il libro? Avete un network esteso? 3) Che tipo di contratto potreste proporre,qualora foste interessati? 4) Dato che l'opera è stata da me pensata soprattutto per il mercato inglese/americano, avete contatti con case editrici di quei paesi per potere vagliare un'ipotesi di traduzione in lingua inglese e diffusione in loco? Io conosco molto bene la lingua ma non ...

La posta dell’editore II

Scritto da: il 25.09.09 — 6 Commenti
Quando una casa editrice inizia la propria attività cominciano, dopo poco, ad arrivare mail di scrittori che aspirano alla pubblicazione. Gli scrittori spediscono un po' alla cieca, dato che ancora non ci sono materiali per valutare l'editore, ma il desiderio di vedere la propria creatura in un libro è più forte d'ogni altro stimolo. Però alcuni eccedono, ed ecco cosa capita. Questo scambio mail è avvenuto a pochi giorni dall'apertura di Tanit. Mi presento mi chiamo XXXXXXX XXXX ho XX anni e vivo a XXXX. Scrivo racconti Ve ne invio tre: la prima è una specie di autobiografia  a  capitoli,  gli altri due sono racconti di fantasia, purtroppo  eccessivamente brevi per  poter essere chiamati romanzi, ma per me lo  sarebbero. In piccolo  si intende. Ne ho scritti altri ma poi ne  parleremo al limite un’altra  volta. Il punto è  che questi tre racconti a  me sembrano fatti apposta per essere rilegati assieme  in un unico libro. Dunque ve li propongo, per lo  stile narrativo ed il genere a  mio parere  fresco e moderno che vedo  contraddistinguere anche altri libri editi  da  voi e spero possiate darmi una  risposta, un parere, perché no una offerta. Grazie in anticipo per il tempo  che mi potrete dedicare XXXXX Ma come? Avevamo l'ISBN da pochi giorni! La nostra risposta non poteva che essere questa: Gentile XXXXX, la sua frase "ve li propongo, per lo stile narrativo ed il genere a mio parere fresco e moderno che vedo contraddistinguere anche altri libri editi da voi" ci lascia perplesse: ancora nessuno dei nostri libri è disponibile al pubblico, benché ce ne siano in fase di stampa. Ci chiediamo dove possa aver reperito tale materiale. Inoltre nella pagina del nostro sito riferita alla linea editoriale (pubblica con noi) è chiaramente scritto che prendiamo in visione solo romanzi non di genere. La ringraziamo per averci contattate, cordialmente Qui non metto consigli. O ...

Scrittori in erba – da Giornalettismo

Scritto da: il 16.09.09 — 10 Commenti
Oggi voglio condividere una parte di un paio di articoli davvero divertenti e interessanti pubblicati su Giornalettismo. Vi consiglio di leggere sia il primo sia il secondo perché nascondono delle vere chicche: Il punto esclamativo è sempre uno e mai trino, a meno che non stiate facendo il lettering per Topolino. Lo stesso vale per i punti interrogativi. Può essere al limite tollerabile, se usato con parsimonia, il punto interrogativo + punto esclamativo (?!) ma ogni altra combinazione è tassativamente vietata. No assoluto quindi a dodici punti interrogativi intervallati a gruppi di tre con un punto esclamativo (???!???!???!???!???!) per esprimere sorpresa mista a sgomento con una punta di perplessità e risentimento. Le espressioni e intonazioni vanno desunte dal contesto non dai vostri graffiti sul libro. Provate inoltre a sfogliare un qualsiasi volume di un premio nobel per la letteratura. Vedete tutti questi punti esclamativi? Sarà un caso? Che cazzo c’avete da urlare? I puntini di sospensione sono sempre in numero di tre. Non è assolutamente necessario che ogni pausa del discorso sia segnalata da puntini di sospensione. Esempio: “Mah… non so… tu che dici?… potremmo provare?”. Se siete indecisi su cosa far dire ai vostri personaggi fateli tacere. Tra il soggetto e il verbo non ci va la fottuta virgola, non importa se mentre leggete fate una pausa. Lui, entrò nella stanza. Cazzo vuol dire? Le virgole ci vanno quando ci vanno e non ci vanno quando non ci vanno. È quindi del tutto falso che ci vadano quando non ci vanno e che non ci vadano quando ci vanno. Quando aprite le virgolette all’interno delle virgolette doppie mettete le virgolette singole. Evitate di aprire le virgolette all’interno delle virgolette singole, a meno che non stiate cercando di riprodurre un quadro di Escher. Se non suona come italiano non è italiano. Usare “esso”, “essa”, “ella” non vi farà sembrare più colti ...

Le regole di Orwell per gli scrittori

Scritto da: il 02.09.09 — 10 Commenti
Un po' tutti gli scrittori hanno delle proprie regole per quanto attiene a "come si dovrebbe scrivere". Oggi, grazie a Paperdoll, vedremo quelle di Orwell: Tradotto in maniera rapida il significato è, più o meno: Se è possibile eliminare una parola, eliminala. Non usare una parola lunga quando ne basterebbe una corta. Non usare la forma passiva se puoi usare quella attiva. Evita parole straniere e tecniche. Non usare una metafora che hai già visto. Viola una qualunque di queste regole per evitare [di scrivere] qualcosa di eccentrico. Io le trovo essenziali, specialmente l'ultima, che ha la capacità di dire in sintesi cosa rende uno scrittore unico. Le regole sono necessarie per chiunque voglia scrivere bene, ma non è l'attenersi a qualunque schema che crea il grande scrittore, quanto la capacità di bilanciare tutti gli elementi talmente bene da venire amato anche per quelli che, in un altro autore, sarebbero difetti. La punteggiatura di Saramago, l'estremo barocco di Bufalino sono esempi di quanto pratiche "tecnicamente" non consigliate siano usate con tanta maestria da risultare i veri punti di forza della loro opera. Ma se si unissero ambedue le caratteristiche in un solo autore ho il sospetto – fortissimo – che non riuscirebbe ad avere un lettore diverso da sua madre.

Aspiranti e pretese

Scritto da: il 20.03.09 — 4 Commenti
Oggi sfrutterò biecamente il caro Moscatelli per le mie divagazioni. Lui, scrittore ed editore (sognatore) affresca una delle tante situazioni tra il comico e il tragico che affrontano gli editori. Qualcuno degli aspiranti scrittori, di quelli sensati, intendo, sicuramente resterà basito e penserà che sono esagerazioni: invito costoro a fare un paio di mesi di stage in case editrici piccole e oneste, giusto per toccare con mano. La conversazione ricalca con precisione le richieste di taluni (tanti) aspiranti scrittori quando arrivano al contatto con l'editore. La prima richiesta è: voglio che il mio manoscritto venga letto sul serio. Ok, io questo lo faccio. La seconda è: gradirei per una volta un parere che non si risolva nelle solite due righe (del tipo: “siamo spiacenti di comunicarle che il suo lavoro non è stato accettato, le auguriamo maggiore fortuna e bla bla bla”). Ok, io spedisco schede di valutazione coi fiocchi. La terza è: non voglio pagare alcun contributo per la pubblicazione. Fin qui ci siamo, direi. La quarta è: non voglio essere preso in giro, se sul contratto c’è scritto che non chiedete denaro non dovete poi uscirvene con pretese tipo “mi devi 400 euro per il codice ISBN, per il servizio di editing e così via”. Benissimo, di editing, ISBN, correzione bozza e tutto il resto me ne occupo io. La quinta è: il mio libro deve finire in mezzo ad altri libri validi, non voglio restare in compagnia di scribacchini senza alcun talento… Anche questa richiesta, per quanto un po’ altezzosa, mi pare esaudibile, almeno a giudicare da quel che si dice in giro riguardo i libri dei Sognatori. Stessa cosa per la sesta richiesta: il libro non deve fare schifo da un punto di vista tecnico ed estetico, ci ho messo l’anima e un mucchio di tempo per poterlo terminare. Ok, dopotutto sono stato anch’io uno scrittore e so che ...

Lettera all’editore

Scritto da: il 13.02.09 — 8 Commenti
La parte più divertente, irritante, tragicomica, esasperante del lavoro dell'editore è la lettura delle mail la mattina. Come dice il buon Andrea Malabaila "Prendete una roulette che sta girando, e una pallina bianca che saltella in attesa di fermarsi su un numero. [...] Se siete fortunati, la pallina si bloccherà proprio sul numero o colore che avete giocato. Se non siete fortunati, perderete la vostra puntata. Lo stesso vale per un editore ogni volta che controlla la buca delle lettere o la casella e-mail [...]. Cliccare su "ricevi posta" è esattamente come lanciare quella pallina [...]". Quello che non dice è che il calcolo delle probabilità è a nostro sfavore. In ogni caso sono pochissimi gli autori che hanno idea di come si scriva all'editore che si vorrebbe. Egoisticamente ora vi dirò cosa, secondo me, è opportuno o meno scrivere. Spero che questo mi serva a ricevere mail più organizzate. Iniziamo col campionario di casi: Mail vuota, con solo il testo allegato - Non si fa! Capisco che l'opera sia spesso considerata più importante, ma due righe di presentazione o quantomeno saluto sono opportune. Egr. responsabile, le invio in allegato il romanzo XXXX corredato dalla seguente breve descrizione dell'opera. Cordiali Saluti, XYZ - Responsabile di che? Acquisto graffette per la Mercedes? Buongiorno, sarei interessato alla pubblicazione del mio libro che vi mando in allegato. - Buongiorno almeno è segno di educazione, ma per il resto non dovrebbe essere al contrario? Nome, cognome, indirizzo - Idem come all'inizio, non è un computer a leggere le mail, si tratta di persone, a cui una riga di saluto fa piacere. Da questo breve campionario trarremo delle semplici regolette, facili facili: È buona norma salutare. Altrettanto buona norma è non fare invii seriali ma specificare il nome dell'editore cui si scrive: si perdono 50 secondi e si guadagnano 100 punti. Ottima misura ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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