Tutti gli articoli su aspiranti scrittori

Come scrivere a un editore

Sono un po’ seccata, oggi. Ho passato già due ore (e almeno altrettante me ne toccheranno) a rispondere cortesemente a mail di persone ingenue, disinformate o maleducate. Ma invece di sfogarmi cercherò di dare alcune nozioni pratiche di come si scrive a un editore, approfondendo i temi di un vecchio post.

Partiamo dalle basi; sei, senti di essere, ritieni possibile definirti, nel tuo intimo ti ritieni uno scrittore. Hai finito, si suppone con grande cura, il tuo romanzo/racconto/silloge, e non vedi l’ora di condividere con il mondo i tuoi pensieri, sentimenti, esperimenti letterari. È questo il momento in cui si decide se sarai nel 97% dei cestinati o nel 3% dei letti (e da lì nello 0,5% dei pubblicati).

Devi sapere che in Italia gli scriventi sono un’infinità ma gli scrittori pochi. Quindi la tua mail sarà letta in sequenza insieme ad altre 40 o 60 mail per una selezione preventiva. Devi sapere anche che ciò che per te è un’esperienza unica, aver partorito un’opera, per chi si troverà a leggere sarà nulla più che un altro numero, il testo 237 di 2000. Considera che un editore piccolissimo, come me, riceve più di 500 testi al mese.

Come fare per darti qualche possibilità in più? Prima di tutto, conoscere il tuo possibile editore: trovare informazioni sulle linee editoriali al giorno d’oggi è facile; non pensare che per chi le riceve sia questione di un minuto capire se scartarti o no: stai usando il tempo di una persona che lavora, se non sei accurato lo usi male.  Quindi trova gli editori che potrebbero essere interessati e concentrati solo su quelli. Fatto questo dovrai costruire una bella mail; non avvantaggerà la tua opera in fase di valutazione, ma nella preselezione sicuramente sì.

L’oggetto della mail

Cerca di essere sintetico ma specifico. Usa la parola “valutazione” e non “proposta”: la proposta te la farà, eventualmente, l’editore. Poi cerca di condensare in una parola o due il genere: “romanzo fantasy”, “racconti horror”. Infine, metti il titolo, o una parte del titolo. Quindi, più o meno, “Valutazione romanzo gotico L’errore di Nani“. Questo è il tuo oggetto della mail. Ricorda di non usare mai il comando inoltra (o forward), è un segno di rispetto creare una mail unica per ogni editore, come io creo una mail unica di risposta per ogni scrittore.

Non lasciare il campo oggetto vuoto: non aiuta a identificare il tuo scritto o memorizzare il tuo nome. E come alias della tua mail non usare “puffolosbaciucchino@puffolandia.puff” ma qualcosa che faccia ricordare l’individuo, anche uno pseudonimo, ma che dia l’idea di un Nome e Cognome. Non scrivere “proposta editoriale” né “invio manoscritto”: sono indicazioni sbagliate e comunque generiche. Ti stupiresti di leggere quante siano le mail con questo oggetto che vengono ricevute quotidianamente.

Il testo della mail

Il testo deve essere sintetico e incisivo. Che sei uno scrittore non lo devi “dire” ma fare emergere dalla scelta delle parole e dalla costruzione dei periodi. Evita il burocratese e gli eccessivi formalismi, l’aggettivazione estrema e le auto-recensioni, evita anche di lodarti. Cerca di essere sincero il più possibile. Spiega perché ti sei rivolto a quell’editore (linea editoriale, condivisione dei principi, altro), due parole su chi sei e sul perché scrivi; il tutto senza essere vago: chi legge si accorge subito se è una mail preconfezionata e adatta a ogni editore possibile. Elenca gli allegati. Soprattutto leggi più volte il testo della mail e assicurati che non ci siano errori sintattici e, per quanto possibile, di battitura (siamo imperfetti, una lettera sbagliata può scappare a chiunque). Non proporre copertine o evoluzioni immaginarie del “libro”: non è il momento di stabilire se ne verrà tratto un musical.

Gli allegati

Nomina chiaramente gli allegati. Vietato scrivere “romanzo”, “inedito”, “sinossi”: come ti dicevo non c’è solo il tuo file e capita, spiacevolmente, che le sinossi si confondano fra loro nell’archivio mail. Se possibile tieni file separati per l’opera e per la presentazione. Lascia l’impaginazione in comodo formato A4, anche se ti piacerebbe dare la forma di libro al tuo testo: sarà più pratico stamparlo e, quindi, leggerlo. Usa un font standard e il colore nero, non appesantire di fronzoli, separatori, bordini e simili.

Bene, a questo punto hai fatto tutto il possibile. Magari non sarai pubblicato mai, ma sarai certo di aver messo la giusta attenzione e determinazione in quello che hai fatto.

blogdo small
Scritto da: Livia il 4 Febbraio 2010
4 rss

Dell’autore diffamatore

Stavolta non ce l’hanno con Tanit o con me, ma con altri editori che conosco più o meno direttamente e della cui onestà sono piuttosto sicura. E mi infastidisce. In questo gruppo FB una signora inizia una discussione, presentandosi così:

Sono Chiara Colussi e sono anche io una scrittrice esordiente. Infatti, al momento ho sigillati “nel mio cassetto” tre piccoli romanzi ed una raccolta di poesie. Ma solo adesso mi rendo conto che, quella che a me inizialmente sembra un’impresa titanica, e cioè scrivere un romanzo, è solo il primo passo di un’estenuante avventura.
Anche io , infatti, ho iniziato a contattare moltissime case editrici alla ricerca di un editore disposto a pubblicare un mio romanzo. Inutile dire che le risposte sono state tantissime anche se contenevano più o meno lo stesso messaggio: “siamo disposti a pubblicare in cambio di un congruo contributo economico”.
Ormai due cassetti della scrivania conservano il triste ricordo di speranze spezzate dalla mercificazione della cultura e da volgari richieste di vile denaro.
Quasi tutti, infatti, mi hanno inviato un contratto più o meno chiaro, senza l’indicazione del numero di copie stampate, in cui non veniva espressamente garantita la promozione e soprattutto nessuno garantiva che il libro alla fine giungesse sugli scaffali di una libreria.
Sono veramente stanca e sconfortata, ma leggendo le vostre pagine capisco che non sono sola e che il mio è un calvario comune a chi come me ha tanta voglia di condividere con gli altri la propria fantasia ed il proprio mondo interiore.
Leggendo le pagine del vostro sito ho deciso quindi di condividere con voi l’esperienza fatta e di inviarvi quindi un elenco di case editrici che mi hanno chiesto un contributo economico in cambio della pubblicazione di un mio romanzo.
Spero così di fare un servizio utile per tutti gli scrittori emergenti che come me sono alla ricerca di un editore che creda nelle mia capacità di raccontare la vita e di trasmettere piccole emozioni.

Subito dopo snocciola una lista in cui mette sia editori notoriamente a pagamento sia editori che lottano contro l’editoria a pagamento. Questa si chiama diffamazione. Bisogna quindi avere delle prove, avendo l’accusatore l’onere della prova. Dato che possiede queste mail e questi contratti, perché non li pubblica? Vorrei vedere quelli di Lavieri, di Zandegù, di :duepunti. Poi, ho i miei sospetti su questo ennesimo affaire, ma questa è un’altra storia: nessuna accusa in assenza di prove.

Peraltro, da una semplice analisi del testo, la signora scrive che “Ormai due cassetti della scrivania conservano il triste ricordo di speranze spezzate dalla mercificazione della cultura e da volgari richieste di vile denaro”: non sono i suoi scritti a non essere validi per la pubblicazione, è il mondo crudele ad esserle avverso. Signora, le dico un’amara verità: se tutti le hanno chiesto contributi, il suo scritto non è pubblicabile. Non si culli nell’illusione dell’autore incompreso.

Signora, noi editori siamo molto più stanchi di lei di Artisti con la A maiuscola che come la proverbiale volpe dicono che gli editori sono acerbi. Ah, come nota di colore, aggiungerei che :duepunti non pubblica esordienti, per cui mi pare proprio difficile che abbia potuto chiedere all’aspirante scrittrice un contributo.

blogdo small
Scritto da: Livia il 20 Gennaio 2010
2 rss

Notizie sull’autore, Colapinto

Notizie sull'autoreLa lettura di Notizie sull’autore risale a ormai diversi anni fa, ma l’ho tirato giù dalla mia libreria perché questa settimana avevo voglia di consigliare a chi ama il genere thriller uno di quelli che ti conviene cominciare quando hai qualche ora a disposizione, perché una volta intrapresa la lettura non sarà facile abbandonarla fino alla fine. Avete presente il genere, giusto?

Il protagonista si racconta in prima persona e risponde al nome di Cal Cunningham. Professione: aspirante scrittore, anche se a essere onesti, e lo ammette lui stesso, fa davvero poco per protendere a questa carriera tranne, appunto, aspirare.

Siccome è uno studente che ama la bella vita, si dedica coscienzioso a coltivare il fascino di cui madre natura l’ha dotato per esercitarlo sul genere femminile. Lui si racconta che raccoglie materiale per un futuro romanzo autobiografico, ma noi già nelle primissime pagine non sappiamo se credergli.

Probabilmente è solo un giovane uomo affascinante che ama la vita e preferisce impegnarsi a fare quello che gli riesce meglio, che non è certo scrivere. È convinto che quello un giorno gli verrà naturale come respirare. Perché lui è già uno scrittore, no? In fondo è quello che desidera fare da sempre.

È perciò uno shock per lui scoprire che Stewart, il suo coinquilino alto, timido e decisamente poco affascinante invece scrivere lo sa già fare, e dannatamente bene. Il suo primo romanzo è praticamente finito e racconta proprio di Cal: i suoi ultimi due anni di vita messi su carta in forma stilisticamente ineccepibile dal suo silenzioso ascoltatore.

Combattuto tra il livore e l’invidia, Cal sta per affrontare il suo compagno di stanza quando il destino gli fa un inaspettato regalo. L’occasione di appropriarsi del romanzo di Stewart è ghiotta, Cal la coglie al volo e con essa abbraccia la vita che ha sempre sognato: l’opera prima di “Cal Cunnigham” scala i vertici delle classifiche e con le vendite arrivano la fama e il successo. E il suo viso, così bello, sta decisamente meglio di quello anonimo di Stewart in quarta di copertina a dirla tutta…

Lo so, ora tutti vi aspetterete che la vita si presenti a un certo punto a chiedere il conto a Cal di ciò che non gli è dovuto. Ma se questo avverrà (e badate bene, non vi sto dicendo che accadrà proprio così), ecco… non sarà nel modo convenzionale che possiamo aspettarci. Il risultato, come ci racconta John Colapinto con perversa ironia, sarà quantomeno sorprendente.

Visto che Natale si avvicina sempre più, vi voglio consigliare anche questo come regalo per qualcuno: per chi colleziona in libreria profiler, investigatori esperti e dilettanti, avvocati che incastrano, medici che arrestano, serial killer che uccidono . Per stupirlo con qualcosa di molto diverso.

Se invece lo leggerete per voi stessi, probabilmente l’unica delusione in cui incapperete alla fine sarà la ricerca di un altro libro di questo bravo autore. Non ne troverete traccia, non in italiano almeno. Se devo dire la mia, è un vero peccato.

blogdo small
Scritto da: Only il 16 Dicembre 2009
2 rss

La posta dell’editore III

Non c’è due senza tre:

Mi chiamo XXX e ho finito da poco di scrivere un racconto che vorrei dare alle stampe, in questa fase sto cercando un editore che vorrei potere considerare come un partner allo scopo di pubblicare e diffondere il mio lavoro in maniera opportuna.
Ho visto sul sito internet il vostro progetto editoriale che trovo molto interessante, vi contatto perché prima di mandarvi il mio scritto da valutare vorrei avere evidenza di un vostro potenziale interesse, come si sa alcune case editrici cestinano direttamente i manoscritti non richiesti.

Il titolo del libro e’ “XXX” e si tratta di un thriller e sfondo esoterico [...], l’idea è quella di cavalcare in maniera assolutamente originale un filone che commercialmente sta avendo molto successo che è quello dei libri di Dan Brown.

Nel mio caso, ho deciso di limitare la lunghezza del libro in maniera da rendere più facile e poco onerosa la pubblicazione, avendo come riferimento i romanzi brevi di Arthur Schnitzler, opere condensate in circa 100 pagine che trasmettono immagini potentissime.
Il racconto ha un estensione tra le 35000 e le 40000 parole e ritengo quindi che qualunque casa editrice potrebbe ritenere interessante la sua pubblicazione.

Vorrei quindi sapere se potenzialmente potreste essere interessati, e in caso affermativo vorrei porvi le seguenti domande:
1) Potreste occuparvi della tutela della mia proprietà intellettuale senza che debba farlo io in prima persona?
2) Come eventualmente intendereste diffondere il libro? Avete un network esteso?
3) Che tipo di contratto potreste proporre,qualora foste interessati?
4) Dato che l’opera è stata da me pensata soprattutto per il mercato inglese/americano, avete contatti con case editrici di quei paesi per potere vagliare un’ipotesi di traduzione in lingua inglese e diffusione in loco?
Io conosco molto bene la lingua ma non mi sono avventurato a scrivere in inglese perché non voglio lasciare spazio all’approssimazione.
Mi rendo conto che alcune delle domande poste pocanzi possono essere ritenute premature in questa fase, vi prego di considerarle come i naturali interrogativi di un creativo che da poco si confronta con gli editori.

Attendo un vostro gentile riscontro in tempi ragionevolmente brevi.
Cordiali saluti
XXX

Cosa rispondere? Direi che sono alta 1,61 e ho capelli corti e castani, come risposta dovrebbe andar bene. Quello che io come editore sono è un dato pubblico: non fosse altro perché il mio lavoro si concretizza in oggetti, chiamati “libri”, che stanno nella categoria “romanzi” e sottocategoria “non di genere”.

Io non sono e non voglio essere partner dei miei autori. Loro sono prima di tutto (rapporto umano, lavorativo, personale) fornitori, pagati, della materia prima per il mio lavoro: forniscono testi con un certo grado di potenzialità, e fanno l’editing con me o Emilia. E poi un autore che ci ha conosciute via internet e non ha capito che “thriller” e “non di genere” sono termini inconciliabili, beh, forse è meglio perderlo.

La parte più divertente, comunque, è l’esamino finale, perché è fuor di dubbio che la sua opera vada pubblicata, bisogna solo trovare una casa editrice abbastanza seria/importante per diffondere il Verbo. Ah, e quasi dimenticavo… ma se questo benedetto romanzo è pensato per il pubblico straniero, perché mai dovrei pubblicarlo in Italia?

blogdo small
Scritto da: Livia il 21 Ottobre 2009
11 rss

La posta dell’editore II

Quando una casa editrice inizia la propria attività cominciano, dopo poco, ad arrivare mail di scrittori che aspirano alla pubblicazione. Gli scrittori spediscono un po’ alla cieca, dato che ancora non ci sono materiali per valutare l’editore, ma il desiderio di vedere la propria creatura in un libro è più forte d’ogni altro stimolo. Però alcuni eccedono, ed ecco cosa capita. Questo scambio mail è avvenuto a pochi giorni dall’apertura di Tanit.

Mi presento
mi chiamo XXXXXXX XXXX ho XX anni e vivo a XXXX.
Scrivo racconti
Ve ne invio tre: la prima è una specie di autobiografia  a  capitoli,  gli altri due sono racconti di fantasia, purtroppo  eccessivamente brevi per  poter essere chiamati romanzi, ma per me lo  sarebbero. In piccolo  si intende.
Ne ho scritti altri ma poi ne  parleremo al limite un’altra  volta. Il punto è  che questi tre racconti a  me sembrano fatti apposta per essere rilegati assieme  in un unico libro.
Dunque ve li propongo, per lo  stile narrativo ed il genere a  mio parere  fresco e moderno che vedo  contraddistinguere anche altri libri editi  da  voi e spero possiate darmi una  risposta, un parere, perché no una offerta.
Grazie in anticipo per il tempo  che mi potrete dedicare

XXXXX

Ma come? Avevamo l’ISBN da pochi giorni! La nostra risposta non poteva che essere questa:

Gentile XXXXX,
la sua frase “ve li propongo, per lo stile narrativo ed il genere a mio parere fresco e moderno che vedo contraddistinguere anche altri libri editi da voi” ci lascia perplesse: ancora nessuno dei nostri libri è disponibile al pubblico, benché ce ne siano in fase di stampa. Ci chiediamo dove possa aver reperito tale materiale.
Inoltre nella pagina del nostro sito riferita alla linea editoriale (pubblica con noi) è chiaramente scritto che prendiamo in visione solo romanzi non di genere.
La ringraziamo per averci contattate,
cordialmente

Qui non metto consigli. O forse uno: se scrivete all’editore qualcosa sui suoi libri, non fingete. Leggete davvero qualcosa di già edito, per voi stessi, per sapere a chi vi volete proporre, se è degno della vostra stima e fiducia.

blogdo small
Scritto da: Livia il 25 Settembre 2009
3 rss

Scrittori in erba – da Giornalettismo

Oggi voglio condividere una parte di un paio di articoli davvero divertenti e interessanti pubblicati su Giornalettismo. Vi consiglio di leggere sia il primo sia il secondo perché nascondono delle vere chicche:

  • Il punto esclamativo è sempre uno e mai trino, a meno che non stiate facendo il lettering per Topolino.
  • Lo stesso vale per i punti interrogativi.
  • Può essere al limite tollerabile, se usato con parsimonia, il punto interrogativo + punto esclamativo (?!) ma ogni altra combinazione è tassativamente vietata.
  • No assoluto quindi a dodici punti interrogativi intervallati a gruppi di tre con un punto esclamativo (???!???!???!???!???!) per esprimere sorpresa mista a sgomento con una punta di perplessità e risentimento. Le espressioni e intonazioni vanno desunte dal contesto non dai vostri graffiti sul libro.
  • Provate inoltre a sfogliare un qualsiasi volume di un premio nobel per la letteratura. Vedete tutti questi punti esclamativi? Sarà un caso? Che cazzo c’avete da urlare?
  • I puntini di sospensione sono sempre in numero di tre. Non è assolutamente necessario che ogni pausa del discorso sia segnalata da puntini di sospensione. Esempio: “Mah… non so… tu che dici?… potremmo provare?”. Se siete indecisi su cosa far dire ai vostri personaggi fateli tacere.
  • Tra il soggetto e il verbo non ci va la fottuta virgola, non importa se mentre leggete fate una pausa. Lui, entrò nella stanza. Cazzo vuol dire?
  • Le virgole ci vanno quando ci vanno e non ci vanno quando non ci vanno. È quindi del tutto falso che ci vadano quando non ci vanno e che non ci vadano quando ci vanno.
  • Quando aprite le virgolette all’interno delle virgolette doppie mettete le virgolette singole. Evitate di aprire le virgolette all’interno delle virgolette singole, a meno che non stiate cercando di riprodurre un quadro di Escher.
  • Se non suona come italiano non è italiano.
  • Usare “esso”, “essa”, “ella” non vi farà sembrare più colti di quanto non siate.
  • “Egli” non è veramente un pronome, lo insegnano solo alle elementari e nel mondo reale si trova solo nei sussidiari.

Direi che è abbastanza per farvi capire il tenore della lettura. Vi consiglio vivamente di stampare i due articoli e tenerli sulla scrivania (o dovunque vi mettiate a scrivere): al di là dell’evidente ironia i consigli riportati sono effettivamente validi.

blogdo small
Scritto da: Livia il 16 Settembre 2009
5 rss

Le regole di Orwell per gli scrittori

Un po’ tutti gli scrittori hanno delle proprie regole per quanto attiene a “come si dovrebbe scrivere”. Oggi, grazie a Paperdoll, vedremo quelle di Orwell:

Regole di Orwell per scrittori

Tradotto in maniera rapida il significato è, più o meno:

  1. Se è possibile eliminare una parola, eliminala.
  2. Non usare una parola lunga quando ne basterebbe una corta.
  3. Non usare la forma passiva se puoi usare quella attiva.
  4. Evita parole straniere e tecniche.
  5. Non usare una metafora che hai già visto.
  6. Viola una qualunque di queste regole per evitare [di scrivere] qualcosa di eccentrico.

Io le trovo essenziali, specialmente l’ultima, che ha la capacità di dire in sintesi cosa rende uno scrittore unico. Le regole sono necessarie per chiunque voglia scrivere bene, ma non è l’attenersi a qualunque schema che crea il grande scrittore, quanto la capacità di bilanciare tutti gli elementi talmente bene da venire amato anche per quelli che, in un altro autore, sarebbero difetti.

La punteggiatura di Saramago, l’estremo barocco di Bufalino sono esempi di quanto pratiche “tecnicamente” non consigliate siano usate con tanta maestria da risultare i veri punti di forza della loro opera. Ma se si unissero ambedue le caratteristiche in un solo autore ho il sospetto – fortissimo – che non riuscirebbe ad avere un lettore diverso da sua madre.

blogdo small
Scritto da: Livia il 2 Settembre 2009
5 rss

Aspiranti e pretese

Oggi sfrutterò biecamente il caro Moscatelli per le mie divagazioni. Lui, scrittore ed editore (sognatore) affresca una delle tante situazioni tra il comico e il tragico che affrontano gli editori. Qualcuno degli aspiranti scrittori, di quelli sensati, intendo, sicuramente resterà basito e penserà che sono esagerazioni: invito costoro a fare un paio di mesi di stage in case editrici piccole e oneste, giusto per toccare con mano.

La conversazione ricalca con precisione le richieste di taluni (tanti) aspiranti scrittori quando arrivano al contatto con l’editore.

La prima richiesta è: voglio che il mio manoscritto venga letto sul serio.
Ok, io questo lo faccio.

La seconda è: gradirei per una volta un parere che non si risolva nelle solite due righe (del tipo: “siamo spiacenti di comunicarle che il suo lavoro non è stato accettato, le auguriamo maggiore fortuna e bla bla bla”).
Ok, io spedisco schede di valutazione coi fiocchi.

La terza è: non voglio pagare alcun contributo per la pubblicazione.
Fin qui ci siamo, direi.

La quarta è: non voglio essere preso in giro, se sul contratto c’è scritto che non chiedete denaro non dovete poi uscirvene con pretese tipo “mi devi 400 euro per il codice ISBN, per il servizio di editing e così via”.
Benissimo, di editing, ISBN, correzione bozza e tutto il resto me ne occupo io.

La quinta è: il mio libro deve finire in mezzo ad altri libri validi, non voglio restare in compagnia di scribacchini senza alcun talento…
Anche questa richiesta, per quanto un po’ altezzosa, mi pare esaudibile, almeno a giudicare da quel che si dice in giro riguardo i libri dei Sognatori.

Stessa cosa per la sesta richiesta: il libro non deve fare schifo da un punto di vista tecnico ed estetico, ci ho messo l’anima e un mucchio di tempo per poterlo terminare.
Ok, dopotutto sono stato anch’io uno scrittore e so che significa lasciare la propria “creazione” nelle mani di estranei. Per questo ci metto tanta cura e tanta attenzione in quello che faccio.

Ma le richieste fioccano, e da un certo punto in poi – a volte – si perde il senso della misura.
Io non voglio che il mio lavoro subisca alcun taglio, e il titolo deve restare quello. Anzi, ho già pronta una copertina che ci starebbe da dio…
Sì, va beh, e allora io che ci sto a fare?

E voglio che il mio libro arrivi in tutte le librerie.
A dire il vero non è così semplice entrare in…

E voglio che nella libreria il mio lavoro sia ben visibile.
Ecco, proprio qualche giorno fa facevo presente che…

E la promozione deve essere reale, non devo fare tutto io.
Posso garantire il massimo impegno sul piano promozionale, ma vorrei sottolineare il fatto che…

E nelle presentazioni ci deve essere un bel po’ di gente, non quattro sfigati.
Si fa quel che si può, ma se i lettori sono refrattari a…

L’editore è un imprenditore, servono grossi investimenti, collane, presentazioni a raffica.
Nient’altro?

E chiaramente bisogna puntare a una ristampa.
Quella è sempre auspicabile, ma a volte con tutta la buona volontà non si riesce davvero a…

L’importante è stampare subito una tiratura rilevante, tipo 5.000 copie.
Quante?

[...] Quindi lei legge tutti i manoscritti, invia schede di lettura, pubblica buoni libri e utilizza materiali di qualità per la stampa?
Così dicono.

[...] Grande! E ovviamente ha collane, distribuzione in libreria, stampa tirature alte e piazza i lavori nelle vetrine più prestigiose.
A dire il vero no.

Ah, si scoprono gli altarini! E perche no?
Così, perché mi piace morire di fame. Ho tendenze masochistiche: respingo le suppliche di tutte le librerie italiane, rifiuto di veder comparire in vetrina i miei libri e nonostante centinaia di migliaia di richieste, stampo 10 copie per opera.

Cosa??? Ma lei è un mostro!

No, caro imbecille, i mostri sono altri.
Sono quelli che parlano di “arte” e “amore per la letteratura” fingendo di voler essere pubblicati per semplice passione, e invece poi pretendono la luna da chi deve tenere i piedi ben saldi su questo pianeta.
Sono quelli che vogliono essere letti e valutati da gente con una certa cultura (perché altrimenti nessuno potrà mai capire il loro Capolavoro) ma non sanno nemmeno coniugare un congiuntivo.
Sono quelli che si definiscono “sognatori come voi” e poi reclamano freddi dati matematici, perché loro devono affidarsi a una casa editrice “di successo”.
Sono quelli che chiedono rispetto per il proprio lavoro senza mostrarlo per quello altrui.
Sono quelli che dicono “a morte l’editoria a pagamento” ma non si degnano di fare qualcosa di concreto per tenere in vita quella NON a pagamento.
Sono quelli che esigono di vendere migliaia di copie del proprio libro, ma quando si tratta di acquistare il romanzo di un collega altrettanto sconosciuto grugniscono schifati.
Sono quelli che vogliono vedere il proprio libro in vetrina ma quando entrano o passano davanti alle librerie adocchiano i soliti nomi (che bello, l’ultimo della Kinsella!).
Sono quelli che hanno tutto da dimostrare ma le credenziali le pretendono solamente dall’Editore.
Sono quelli che tanto gli editori son tutti uguali.
Sono quelli che adesso vi spiego io cosa dovreste fare, e le uniche cose utili che davvero dovrebbero fare (scrivere qualcosa di decente come autori e sostenere anche l’editoria coraggiosa come lettori) vengono seppellite sotto un cumulo di consigli bislacchi (avete provato a vendere i vostri libri nelle stazioni?) e paternalismi d’altri tempi (eh, con gli ideali non si mangia…).
Sono quelli che conoscono (per sentito dire) l’universo editoriale da tre mesi e nonostante questo si improvvisano esperti di marketing e promozione editoriale… ma quando vanno a fare la spesa nemmeno si accorgono di aver ricevuto il resto sbagliato.
Atteggiamenti diffusi.

Ed io la mostruosità, al pari del mio mentore, l’ho sempre vista annidata nel comune, nel normale, nell’ordinario…

Ora, non tutti gli aspiranti scrittori sono in questo modo, ringraziando il cielo. Ma spesso anche io ho avuto scambi di battute simili, fortunatamente limitati a un mero livello teorico: era infatti in momenti di discussione e non di lavoro. E ogni volta ho fatto un’istantanea dell’interlocutore per ricordare che, se mai mi fossi trovata a dover scegliere se pubblicarlo o meno, avrei dovuto rinunciare, a meno di non avere davanti uno scritto da Nobel.

blogdo small
Scritto da: Livia il 20 Marzo 2009
2 rss

Lettera all’editore

La parte più divertente, irritante, tragicomica, esasperante del lavoro dell’editore è la lettura delle mail la mattina. Come dice il buon Andrea Malabaila “Prendete una roulette che sta girando, e una pallina bianca che saltella in attesa di fermarsi su un numero. [...] Se siete fortunati, la pallina si bloccherà proprio sul numero o colore che avete giocato. Se non siete fortunati, perderete la vostra puntata. Lo stesso vale per un editore ogni volta che controlla la buca delle lettere o la casella e-mail [...]. Cliccare su “ricevi posta” è esattamente come lanciare quella pallina [...]“. Quello che non dice è che il calcolo delle probabilità è a nostro sfavore.

In ogni caso sono pochissimi gli autori che hanno idea di come si scriva all’editore che si vorrebbe. Egoisticamente ora vi dirò cosa, secondo me, è opportuno o meno scrivere. Spero che questo mi serva a ricevere mail più organizzate. Iniziamo col campionario di casi:

Mail vuota, con solo il testo allegato – Non si fa! Capisco che l’opera sia spesso considerata più importante, ma due righe di presentazione o quantomeno saluto sono opportune.

Egr. responsabile, le invio in allegato il romanzo XXXX corredato dalla seguente breve descrizione dell’opera. Cordiali Saluti, XYZ – Responsabile di che? Acquisto graffette per la Mercedes?

Buongiorno, sarei interessato alla pubblicazione del mio libro che vi mando in allegato. – Buongiorno almeno è segno di educazione, ma per il resto non dovrebbe essere al contrario?

Nome, cognome, indirizzo – Idem come all’inizio, non è un computer a leggere le mail, si tratta di persone, a cui una riga di saluto fa piacere.

Da questo breve campionario trarremo delle semplici regolette, facili facili:

  1. È buona norma salutare.
  2. Altrettanto buona norma è non fare invii seriali ma specificare il nome dell’editore cui si scrive: si perdono 50 secondi e si guadagnano 100 punti.
  3. Ottima misura è dimostrare di conoscere il proprio interlocutore.
  4. Specificare cosa si dà in lettura ed eventualmente perché.
  5. Aggiungere i dati che si ritengono necessari alla lettura.
  6. Salutare di nuovo.
  7. Firmare.

Dato che quelli sopra riportati sono esempi reali  ricevuti da Tanit, vi riporto una di quelle mail perfette, che rendono piacevole l’apertura della posta:

Gentile redazione Tanit,
mi chiamo XYZ e ho scoperto da poco la vostra interessante e nuovissima realtà editoriale.
Vi allego il file in formato.doc con un mio romanzo dal titolo “ABC”, con allegati sinossi e presentazione, come da vostre indicazioni.
Mi sento di precisare, per correttezza, che questo lavoro è in lettura anche presso qualche altra casa editrice.
Vi auguro uno splendido periodo di appassionato lavoro e un buon week end,
XYZ.

Non so ancora se il testo scritto da questa persona sia valido, so che sicuramente la persona mi ha ben disposto e che mi ha regalato un sorriso.

blogdo small
Scritto da: Livia il 13 Febbraio 2009
4 rss

Un altro sguardo sull’editoria

Complici i ragazzi del Writer’s Dream ed il loro lavoro di censimento degli editori, ho scoperto in rete un bell’articolo, che vorrei condividere con voi. Viene da Affaritaliani, ed è né più né meno quello che avrei scritto io (e che presumo scriverò prima o poi nel dettaglio). Ne estrapolo alcune parti, ma vi rimando alla lettura dell’articolo completo, molto interessante:

[...]Si sa, gli italiani sono un popolo di (aspiranti) scrittori (e la stessa cifra dei “4 milioni” lo dimostra): poesia, narrativa o saggistica, fa poca differenza. Pur di vedere il proprio nome stampato ben in evidenza sulla copertina di un libro, sono disposti a pagare (gli inglesi parlano giustamente di “Vanity Press”). Niente di illegale, intendiamoci. C’è chi con i propri risparmi si regala un viaggio, e chi, invece, preferisce donarsi un libro. La cifra che queste persone sono pronte a spendere? Dipende. Maria Grazia Cocchetti, autrice di “L’autore in cerca di editore”, edito dall’autorevole Editrice Bibliografica, fissa intorno ai 1.500/2.000 euro la cifra media che viene di volta sborsata all’editore per il libricino di turno.

Il problema è che spesso le case editrici a pagamento chiedono molto di più, e chi (tra i tantissimi esordienti che pagano) non sa che stampare 100 copie di un libro di 100 pagine, formato tascabile, copertina del libro in bianco e nero, rigorosamente con marchio ISBN, costa alla casa editrice di turno (o sarebbe meglio parlare di stampatori?) al massimo 3,50 euro a copia, spesso ci casca e sborsa cifre incredibili. Considerato che il digitale ha abbassato di molto i costi, si tratta, insomma, di veri e propri furti. Particolare da non tralasciare: nella maggior parte di questi casi, la distribuzione è pressoché inesistente. Anzi, l’autore è chiamato a comprarsi un certo numero di copie (a prezzo ridotto) per poi cercare di rivenderle personalmente. Di sicuro, da quello che si è appena detto, almeno dal punto di vista esclusivamente economico, all’aspirante scrittore farsi pubblicare a pagamento (d’altronde, lo dice la parola stessa…) non conviene, o conviene molto poco.

Ma come funziona in pratica? Le case editrici a pagamento nel loro sito hanno ben esposto un tariffario?
Magari ci fosse tanta trasparenza… No, non è così. Ci sono, al contrario, alcune diverse possibilità: c’è chi, ed è naturalmente il comportamento eticamente migliore, è chiaro sin dall’inizio e spiega immediatamente quali sono i termini della questione, e cioè quanto l’autore dovrà pagare, con che modalità e per cosa. Altri, la maggioranza, sono meno precisi, e fanno passare del tempo prima di informare l’aspirante esordiente che dovrà comprare obbligatoriamente per contratto alcune copie del libro a prezzo scontato. Ci sono poi tanti casi ibridi. Decine di blog e forum dedicati all’argomento (a conferma dell’ampiezza del fenomeno) permettono a chi è interessato di scoprire meglio le singole storie

Internet può essere molto d’aiuto nel nostro caso. Tanti siti, blog e forum, come abbiamo appena detto, parlano di questo tema. Ognuno racconta la propria esperienza, che spesso finisce per essere molto d’aiuto a chi, per sua fortuna, non è ancora entrato nel “vortice” della peggiore editoria a pagamento. Un esempio: in rete il blog degli scrittori esordienti “Writer’s Dream – Perché scrivere non è solo un sogno”. In questo spazio, tra le altre cose, di recente si è finiti inevitabilmente per parlare dell’argomento di questa inchiesta. Ed ecco il risultato: addirittura, quella che viene definita “La famosa lista E.A.P” (la sigla sta, naturalmente, per “editori a pagamento”. Ecco la lista). C’è un elenco di ben  37 case editrici “colpevoli”! Chiunque ne conosca altre, le può segnalare ai blogger, e verranno (dopo apposito controllo) aggiunte alla lista. Come è giusto che sia per un blog, segue discussione, con commenti spesso critici nei confronti della stessa “black list”. Di solito gli attacchi arrivano proprio dai responsabili delle case editrici coinvolte e “danneggiate”…

Insomma, un buon punto della situazione editoriale italiana, ed una ulteriore spiegazione della crisi della lettura.

blogdo small
Scritto da: Livia il 11 Gennaio 2009
1 rss