Tutti gli articoli su arte

Le orecchie al libro

Scritto da: il 16.02.11 — 4 Commenti
Fare le orecchie ai libri può diventare anche un modo per creare arte, o almeno così pare a guardare i lavori di Isaac Salazar... (via Boing Boing)

Libro Ikea

Scritto da: il 15.11.10 — Comments Off
Navigando ho scovato, su Made in Kitchen, la notizia della pubblicazione di un libro di cucina svedese da parte di Ikea. Fedele al concetto di fai da te il titolo è IKEA – Homemade is Best e raccoglie ricette tipiche molto distanti dal nostro gusto. Confesso che nonostante non abbia nessuna velleità di assaggiare cibo svedese il libro mi attira moltissimo: le immagini e la loro costruzione, opera di Carl Kleiner, sono dei piccoli capolavori di equilibrio, misura e buongusto. Un'unica perplessità: lo venderanno in pratico kit di montaggio?

Un libro è un gioiello

Scritto da: il 31.08.10 — Comments Off
A volte "un libro è un gioiello" prende una connotazione un po' più letterale del previsto: come scopro tramite Il Giornalaio, Littlefly ha deciso di produrre gioielli a partire da libri; Jeremy May ritaglia una forma da centinaia di pagine di un libro e poi le lavora fino ad ottenerne un anello, una collana, un gioiello. Ecco, dato che si approssima il mio compleanno, io non mi offenderei se qualcuno me ne regalasse uno...

52 anni dopo a New York: Un giorno questo dolore ti sarà utile, Cameron

Scritto da: il 26.08.10 — Comments Off
Le parole che più mi ricorrevano nella mente leggendo questo romanzo del 2007 – Un giorno questo dolore ti sarà utile (Someday This Pain Will Be Useful To You) – dell’americano Peter Cameron (1959) sono “garbo” e “distacco”. Questo autore ebbe notorietà mondiale grazie al film che nello stesso anno ne trasse James Ivory dal suo romanzo del 2002: Quella sera dorata (The City of Your Final Destrination). Un giorno questo dolore ti sarà utile è il diario – da fine luglio all'ottobre del 2003 – del diciottenne James Sveck, un giovane turbato, disturbato, silenzioso, colto e solitario a cui il mondo e i rapporti sociali non piacciono, tanto sono il più delle volte volgari e senz'altro superficiali entrambi ma soprattutto i secondi. Finite le superiori e in attesa di andare all'Università (che non vuol frequentare), vive con la madre (reduce all'inizio del libro dal fallimento del suo terzo matrimonio) e con la sorella Gillian che intrattiene una relazione con un professore universitario coniugato. Per guadagnarsi la “paghetta” la madre l'ha “assunto” nella Galleria d'Arte di cui è proprietaria e che è diretta da John Webster. James sembra tanto atterrito dalla vita che ha avuto anche comportamenti davvero preoccupanti per i genitori,i quali lo mandano da una “brava” strizzzacervelli. Ma la persona cui è più affezionato e che sembra accettarlo e volergli bene per quello che è, è sua nonna con cui si sente a proprio agio e si confida. Dicevo, le parole che più mi ricorrevano nella mente mentre leggevo questo libro sono state “garbo” e “distacco”: “garbo” perché lo stile non scade mai nella volgarità, nella sciatteria, magari per presunte ragioni di “realismo narrativo”; rimane sempre molto gradevole e, nel contempo, appunto, “distaccato” un distacco molto “British” a causa del quale – chissà se e quanto involontariamente da parte dell'autore – ...

L’eleganza della semplicità, Un bambino prodigio, Némirovsky

Scritto da: il 19.08.10 — 1 Commento
Vorrei astenermi dall'attribuire significati o messaggi più o meno reconditi a questo racconto lungo, Un bambino prodigio, che la ventiquattrenne Irène Némirovsky pubblicò nella rivista Les Œuvres libres nel 1927. Esso narra le vicissitudini di Ismaele, bambino di più che modesta famiglia ebrea, toccato nell'infanzia dal genio della poesia e dal canto. Bambino che meraviglia e sa dare emozioni che incatenano gli astanti nelle taverne di un porto del Mar Nero e che vogliono godere incessantemente della sua creatività. Un giorno ha la ventura di essere ascoltato da un grande poeta sofferente a tempi alterni di pene d'amore ed in crisi. Grazie a lui e, soprattutto, alla volubile, quanto generosa, benché un pochino proterva amante di lui – che Ismaele chiamerà “principessa” – il piccolo viene innalzato al lusso agli agi e alle comodità. La sua facilità a creare versi per canzoni farà la sua fortuna e anche quella dei suoi genitori. Ma l'infanzia non dura in eterno, e l'adolescenza si approssima e con essa, Ismaele si accorge che la sua vena poetica che gli era sembrata fino a allora inesauribile tale, suo malgrado, può non essere e, di fatto non è. La parabola del suo genio che era finora stata ascendente, inizia la fase contraria. La sua vena poetica comincia a inaridirsi fino a diventare muta; e, a ravvivarla, non valgono neanche gli studi di altri poeti, anzi, questi hanno un effetto deleterio: gli fan riconoscere quanto, al confronto con le loro, le sue tanto amate, esaltate, ammirate poetiche canzoni altro non fossero che un'accozzaglia di rozzi, insignificanti versi da “taverna” appunto. E la situazione è tanto più dolorosa per Ismaele, quando deve perfino prender atto della sua incapacità ad almeno imitarli. Alla discesa artistica non tarda ad affiancarsi quella sociale: niente più inventiva poetica, niente più residenze in posti ...

La maschera di Antenore, Ongaro

Scritto da: il 09.07.10 — 1 Commento
Il più recente romanzo di Alberto Ongaro, uscito pochi mesi fa per Piemme, è un ritorno sul luogo del delitto. Quella Venezia che è non solo la casa dell’autore ma anche lo scenario di molte delle sue messinscena romanzesche è infatti il punto di partenza anche di questo La maschera di Antenore, ideale porto di partenza per l’avventura che però si sposta ben presto in un’altra città altrettanto romanzesca ma assai meno frequentata dai personaggi di Ongaro, Parigi. Ed è proprio fra queste due città (con una breve ma decisiva puntata in Bretagna) ai giorni nostri, che si muove Stefano Pietra, il protagonista del romanzo, un giovane pittore destinato a fare un incontro che sconvolgerà la sua esistenza fino a scuoterne le certezze e le fondamenta. Quando conosce il critico d’arte Francois Ronan niente infatti potrà più essere lo stesso: l’apparentemente banale incarico di contattare per suo conto uno storico dell’università di Padova darà infatti il la a una serie di eventi che sveleranno via via una vicenda di ossessioni, odio e forse anche di antiche maledizioni. La trama è sicuramente una delle più lineari di Ongaro, per un racconto giocato per una volta più sulle sfumature che sui colpi di scena, più sulle ambiguità di un plot compassato che sulla brillantezza della trovata romanzesca. Ed è proprio il concetto di ambiguità, senza troppo svelare, che è al centro di questo romanzo: ambigui i personaggi e i loro ruoli, ambigue le figure storiche di riferimento, tutto si gioca attorno ai toni di grigio che compongono idealmente la tavolozza di questo libro. L’autore gioca la carta della semplicità, anche a livello di costruzione, e di un ritmo più riflessivo del solito che possono anche lasciare deluso il lettore che cerchi un intreccio serrato di eventi. Manca forse l’invenzione spiazzante, il colpo d’ala che di ...

Book ring

Scritto da: il 15.06.10 — 4 Commenti
Per quanto strano e inutile possa sembrare, io lo voglio! Via 9Gag

L’eleganza del riccio, Barbery

Scritto da: il 09.03.10 — 3 Commenti
Tra i film in uscita nel mese di gennaio c’era Il riccio, tratto dal bestseller della francese Muriel Barbery. Il trailer sembrava accattivante ed ero decisa ad andare al cinema, ma non prima di aver letto il romanzo, così mi sono affrettata a tirare fuori dallo scaffale L’eleganza del riccio (Edizioni e/o) e mi sono immersa nella lettura, incentivata anche dall’enorme risonanza che mi parlava di un successo congiunto di pubblico e critica. Effettivamente, né pubblico né critica si sono sbagliati: il libro si gioca tutto sulla contrapposizione tra la raffinatezza delle piccole cose e la barbara quotidianità, presentandoci un intreccio semplice, ma allo stesso tempo toccante. Il tutto si svolge in un ambiente assai ristretto: un condominio in uno dei quartieri più rinomati di Parigi. In questo microcosmo si muove Renée, la portinaia, la quale, dietro un’apparenza dimessa e ben al di sotto della mediocrità, nasconde una vastissima cultura ed un animo fine e sensibile. La donna, mantenendo una sorta di “incognito”, recita il ruolo della persona ignorante e priva di ambizioni e da questo nascondiglio morale può osservare lo scorrere della vita dei condomini, per la maggior parte vacui rappresentanti dell’alta borghesia alle prese con le piccole e grandi ipocrisie di ogni giorno. L’unica a distinguersi sembra essere Paloma, la figlia dodicenne di un ministro, dotata di un’intelligenza geniale, ma per questo già disillusa dalla vita e decisa a porvi fine il giorno del suo tredicesimo compleanno. Nei diari di queste due particolari personalità, che appaiono a capitoli alternati, si possono leggere riflessioni a volte serie, a volte malinconiche, altre volte grottesche o divertenti sulla vita e su tutto ciò che ne fa parte ed in particolare sui concetti del Bello, dell’Arte, della raffinatezza e dei loro contrari, spesso rappresentati da personaggi che gravitano attorno alle protagoniste: amici, parenti, incontri occasionali. ...

E i link?

Scritto da: il 26.11.09 — Comments Off
Citerò Zu, e il suo dialogo immaginario tra amante della carta e amante del digitale: "No no no, la lettura a schermo no, io sono per la carta e basta." "E per i link, come la mettiamo?" "Per i link... dunque, ehm... Ci sono!" Opera e immagine di Dan Collier via Visual Complexity

Parola di Cavazzoni

Scritto da: il 30.10.09 — Comments Off
“Che cosa fa uno quando si dice che fa dell’arte? Beh, fa sempre delle cose un po’ sgangherate, perché in questo campo se uno impara il mestiere, allora meglio che smetta.” Com’è che uno si mette a dipingere o a scrivere? cosa spera da questo l’umanità? E l’arte? questa parola così pomposa che promette un pezzo di eternità; forse dovrebbe essere piuttosto un’umile cosa, una forma tra le tante di maniacalità. Forse. Questo libro tratta di tali questioni: di come possa essere un guaio far carriera nell’arte, e di come al contrario sia benefica la libera attività di fantasticazione; di come un buon romanzo cresca come cresce il pattume; se gli angeli potrebbero essere dei romanzieri (ma sembra di no), e da dove prendono i critici la loro autorità (non si sa); del perché l’incendio sia il destino degli zombi e dei libri; dell’uso dei numeri in letteratura; e poi il comico, che cosa sia, detto qui per la prima volta comicamente, come tutto il libro d’altronde, che sarebbe un serio trattato di filosofia se non fosse un trattato comico. Ermanno Cavazzoni, Il limbo delle fantasticazioni [via Pensieri spettinati]
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