Tutti gli articoli su apostrofo

Grammatica di base per aspiranti scrittori – Elisione e apocope

Scritto da: il 07.09.09 — 20 Commenti
Di recente arrivano sempre più scritti in casa editrice con errori grammaticali grossolani. Non so dire se sia frutto di un peggioramento generale dell'istruzione in Italia, se siano regionalismi, se mode linguistiche o se sia semplicemente un periodo passeggero, di quelli che capitano e spariscono così come sono arrivati. Uno degli errori più frequenti riguarda i casi di elisione e troncamento (o apòcope) nelle parole in -ello (quello, bello); mi capita sempre più spesso, infatti, di leggere (persino su libri editi!) "bel aspetto" o "quel amico". Eppure la regola è semplice, e riguarda l'apocope vocalica e l'elisione. Si usa la forma apocopata -el (bel, quel) prima di parole maschili che inizino per consonante (con qualche eccezione: la s implicata, la z, gn e ps): un bel sostantivo, quel parco; si usa la forma elisa con tutte le parole che iniziano per vocale, indipendentemente dal genere: bell'aspetto, quell'arma. In generale l'elisione è l'eliminazione di una vocale finale non accentata davanti a una parola che inizi per vocale, e viene indicata con l'apostrofo; l'apocope vocalica, invece, indica la caduta della vocale alla fine di un termine che inizi per consonante (con le dovute eccezioni). Da ricordare che nei casi in cui bisogna usare l'apostrofo per indicare apocope (po') bisogna lasciare uno spazio tra la parola troncata e la successiva, mentre quando si usa l'elisione l'apostrofo non prevede nessuna spaziatura.

Bartezzaghi e l’apostrofo perduto

Scritto da: il 17.03.09 — 4 Commenti
Bartezzaghi è un cognome che si commenta da sé, come ho più volte detto; e anche questa volta si conferma più che degna del mio platonicissimo amore, con un nuovo articolo di Stefano Bartezzaghi, che scrive l'epitaffio dell'apostrofo. [...] anche noi, nel nostro piccolo, abbiamo una questione di apostrofi. I media di scrittura hanno in antipatia tutto ciò che esorbita dal carattere alfabetico, e così sms, e. mail e indirizzi di siti web pullulano di "cè" anziché "c'è"; di "pò" anziché "po'"; di "mò vengo" o "a mò di..." anziché "mo' vengo" e "a mo' di"; di "non centra niente" anziché "non c'entra niente". I vari "dì qualcosa, fà presto, stà zitto e và via", spesso del tutto normalizzati con "di qualcosa, sta zitto, fa presto e va via". In ognuno di questi esempi l'accento è sempre sbagliato, il caso nudo e crudo non è più considerato scorretto ma l'apostrofo ci vorrebbe per segnalare che all'imperativo è caduta la sillaba finale. Meno macroscopiche e più controverse le fattispecie di "buon amica" anziché il corretto "buon'amica" o "pover uomo" anziché "pover'uomo": su questi anche la Crusca discute. Anche da noi è presente la controtendenza che aggiunge apostrofi dove non ci vogliono. Pittoresco, per la sua diffusione, il caso di "qual'è"; ma si leggono anche dei "c'è n'è abbastanza". Spessissimo poi, a causa della mancata collaborazione delle tastiere e dei programmi di scrittura, si è costretti a usare l'apostrofo in luogo del segno di accento: "Là non c'e'". È infine inqualificabile l'usanza di trascrivere i discorsivi "ci hai sonno?" e "ci avevo fame" come "c'hai sonno?" o addirittura "ch'avevo fame". È che l'apostrofo, oggi, è un po' come le quattro frecce dell'automobile: si mette e si toglie quando non si sa bene cosa dobbiamo segnalare al prossimo, e come. L'apostrofo è insomma un bacio ...

Grammatica di base per aspiranti scrittori – parte I – gli accenti

Scritto da: il 18.07.08 — 21 Commenti
Mi lamento spesso degli orrori grammaticali che arrivano con gli scritti in redazione. Ebbene forse è il momento di smettere di lagnarsi e dare qualche dritta per un controllo ortografico accurato prima della spedizione della vostra opera. Sono certa che non facciate questi sbagli, ma un ripassino veloce non farà male. Ormai con i vari programmi, openoffice, word e simili, gli errori ortografici puri si sono ridotti drasticamente, per fortuna. Ma i programmi sono pur sempre programmi, ed hanno un bel correggere gli strafalcioni, gli autori sanno inventare sempre qualcosa di nuovo. Prontuario dei tasti dolenti, con l'aiuto dell'Accademia della crusca: NON si apostrofa qual è. Mai. Ci sono dei motivi per cui esistono accenti di due tipi ed apostrofi, vediamo un po' che uso farne: richiedono l'accento acuto sulla e finale: affinché, benché, cosicché, finché, giacché, né, nonché, perché, poiché, purché, sé (come pronome: "Tizio pensa solo a sé"), sicché, ventitré e tutti i composti di tre (trentatré, quarantatré, centotré, ecc.); infine, le terze persone singolari del passato remoto di verbi come battere, potere, ripetere, ecc.: batté, poté, ripeté, ecc. In tutti gli altri casi, l'accento sulla e finale è grave. Ricordate, in particolare, di segnarlo sulla terza persona del presente indicativo del verbo essere: è, su tè e su caffè. Mettere l'accento o meno in alcuni casi non è facile. Bisogna ricordare che l'accento NON si mette sui monosillabi (che orrore leggere: Non ci stà). Quindi non hanno MAI l'accento va (terza persona di andare), fa, sta, qui, qua. dà (verbo dare): Mi dà fastidio -  da (preposizione): Vengo da Bari dì (il giorno): La sera del dì di festa -  di (preposizione): È amico di Marco è (verbo essere): È stanca -  e (congiunzione): coltelli e forchette là (avverbio di luogo): vai là -  la (articolo o pronome): La pizza, la mangi? lì (avverbio di luogo): ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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