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Il calore del sangue, Némirovsky

Scritto da: il 23.04.09 — Comments Off
La vita di Irène Némirovsky, scrittrice di lingua francese del novecento, ha i risvolti tragici di alcuni dei suoi romanzi. Nata a Kiev nel 1903 da genitori ebrei, ancora adolescente scappò da una San Pietroburgo travolta dalla furia bolscevica per rifugiarsi in Francia. Fu a Parigi si formò a partire dagli fine degli anni venti come scrittrice, raggiungendo una discreta notorietà. Dopo la sua morte, avvenuta ad Auschwitz nel 1942, il suo nome cadde nell'oblio dell'Europa devastata dalla seconda guerra mondiale e lì rimase per più di mezzo secolo. Nel 2004, a Parigi uscì Suite francese e fu subito un successo travolgente, grazie al passaparola dei lettori. Vendette un milione di copie, fu tradotto in più di trenta lingue e aprì definitivamente la strada alla consacrazione postuma di questa scrittrice. Nel 2005 Adelphi, sull'onda della riscoperta generale, inizia a pubblicare tutte le sue opere, alcune edite in Italia per la prima volta, come Il calore del sangue a cui è dedicata questa recensione, uno dei miei preferiti. Il paesino della Borgogna di Issy Eveque, dove sono ambientate le vicende del libro, è lo stesso dove la Nemirovsky e il marito, con le due figlie, si rifugiarono nel 1940 per cercare di fuggire al rastrellamento degli ebrei e dove entrambi furono catturati pochi mesi prima di morire ad Auschwitz. L' Issy Eveque del romanzo non è ancora sfiorato dal clima di terrore che regnava in Europa in quegli anni; è solo un piccolo paese di campagna dove la vita scorre tranquilla come l'acqua sotto le pale dei tanti mulini. Così ce lo presenta all'inizio Sylvestre, o Silvio come lo chiamano tutti, la voce narrante. All'apparenza, egli è il classico osservatore esterno tanto caro agli scrittori del diciannovesimo secolo: l'occhio dell'autore nella storia, di cui egli si serve per istruire il lettore a vedere le ...
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