Tutti gli articoli su anni 80

Actarus. La vera storia di un pilota di robot, Morici

Scritto da: il 20.09.10 — 3 Commenti
Molti tra i più giovani potrebbero non cogliere immediatamente chi sia Actarus, un personaggio entrato nei miti collettivi di una certa generazione – la mia, appunto – attraverso il tubo catodico durante l'infanzia. Per tutti loro wikipedia può essere d'aiuto, e magari il nome Goldrake non è completamente sconosciuto. Basta la sigla per riaprire una scatola del tempo che ci riporta dritti dritti agli anni '80. Morici prende in prestito questo nostro mito comune per raccontarci una storia, la sua e la nostra, con ironia e disincanto in questo Actarus - La vera storia di un pilota di robot. Che altro non è che il racconto della quotidianità di quello che, visto in tv, era un eroe straordinario. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=8wSZ3WbcwQ4[/youtube] La vita di Actarus è quella classica del supereroe da cartone animato o da fumetto: infanzia difficile, ultimo della sua razza, "speciale" per definizione, a servizio dell'umanità. Ma cosa succede negli interstizi tra una puntata e l'altra? Qual è la vita quotidiana e quali i pensieri che lo attraversano? In questo romanzo abbiamo modo di scoprire l'una e gli altri, attraversando le giornate in cui Duke Fleed non sta combattendo. Ed è tutto stordimento, programmi televisivi, birra e abbrutimento, che servono a non pensare, a non farsi quelle domande che impedirebbero di svolgere il proprio "eroico" compito: esiste davvero un nemico? L'altro, il popolo di Vega, è davvero il cattivo o è solo un pretesto per guerre di conquista e per la prevaricazione tipica dei terrestri? Man mano che Actarus comincia a porsi queste domande la sua vita si complica, con l'entrata in gioco anche di altri personaggi che non siano Venusia e Alcor, suoi "colleghi" all'Istituto. La consapevolezza che acquista lo porta a percepire la colonna sonora, quella che sottolinea i passaggi più intensi delle puntate: le tirate filosofiche, i momenti di tensione; l'effetto comico ...

Capitan Rogers nel 25° secolo, Steele

Scritto da: il 27.08.10 — Comments Off
Il sole oggi è rovente. Giornata perfetta per andare al mare e, magari, per una bella lettura sotto l’ombrellone. Per il mare non posso fare nulla ma la lettura la posso suggerire io: come ormai ben sapete, quando il sole picchia niente è più fresco per me di un po’ di fantascienza! In effetti, tanto fresco questo libricino non è, trattandosi di un classico del genere. Tanto classico che ne hanno tratto una serie di telefilm che anche all’epoca (parlo degli anni ’80, quando ero piccolo), trovavo un poco noioso. «Ma il libro com’è?». Pensai quando l’occhio mi cadde sulla copertina del romanzo sperso sul vecchio carretto tarmato. Come avrete capito (d'altronde qua sopra c’è tanto di titolo!) il romanzo in questione è il celeberrimo (?) Capitan Rogers nel 25° secolo di Addison E. Steele. Per quelli che non frequentano il genere fantascientifico o che odiano le serie tv degli anni ’80 vi dirò che il romanzo ha come protagonista il capitano e astronauta Buck Rogers. Durante una delle prime missioni spaziali (parliamo del 1987) Buck, rimane ibernato nel suo veicolo alla deriva. Si risveglia nel 25° secolo, ad accoglierlo un mondo cambiato dalle guerre e dalla tecnologia dove il simpatico capitano è coinvolto in un intrigo interplanetario tra computer senzienti (e saccenti), astronavi da guerra, robot ed una principessa tanto bella quanto pericolosa… Sono sempre un po’ in imbarazzo a commentare un classico di questa levatura. Che dire in più dei critici che negli anni ne hanno intessute le lodi o l’hanno denigrato? Comincerò con quello che è quasi una regola: il libro è migliore del telefilm. Scritto in modo semplice ma elegante, scorre veloce tra le mani senza mai annoiare, forse non appassionante, come altre opere, ma gradevole e rilassante. Nonostante sia un libro di fantascienza classica, vi si possono notare temi ...

Lei m’insegna, Goldoni

Scritto da: il 21.01.10 — 3 Commenti
A metà degli anni ‘80 Luca Goldoni era uno scrittore molto popolare. Firma nota del Corriere della sera, parmigiano, giornalista brillante ed arguto, con un passato di cronista ed inviato di guerra, divenne piuttosto famoso per una serie di libri che raccoglievano considerazioni ed aneddoti sugli italiani, sui loro costumi e malcostumi, in maniera garbata ma puntuale, sempre sul filo dell’ironia se non dell’umorismo vero e proprio. Li pubblicava Mondadori prima, Rizzoli poi, con cadenza annuale, e anche se poi cambiò un po’ obiettivo, spostandosi su argomenti più specifici, l’appuntamento con I libri di Luca Goldoni fu per un certo numero di anni un mio appuntamento fisso con la libreria. Lo scrivo con la maiuscola, "I libri di Luca Goldoni", perché presso Mondadori vi era proprio una collana dedicata così intitolata. C’erano poi le sovraccoperte, bellissime, illustrate da Ferruccio Bocca, altro nome strettamente legato a quell’epoca e a quei libri. Vi parlo in questa occasione di Lei m’insegna, che è un titolo paradigmatico di quella produzione e credo anche uno dei più fortunati commercialmente. Il titolo era preso, come d’abitudine, da un modo di dire, da una formula retorica usata ed abusata, di quelle che si impiegano per farsi dare ragione in una discussione. Sì perché il tono è quello dell’amabile conversazione, del brillante scambio di vedute, un racconto ironico con cui smascherare, con acume e humour, i vizi eterni degli italiani. Certo vi si racconta l’Italia degli Eighties, l’Italia degli yuppie, del debito pubblico, dell’inflazione a due cifre, un Paese dove gli anni ‘70 erano ancora molto presenti ma anche il riflusso, la Prima Repubblica, Jerry Calà già uscito dai Gatti di Vicolo Miracoli, il craxismo, il Mondiale di Spagna appena vinto, l’Avvocato, noi che diventavamo grandi… tutte cose che non ci sono più. O almeno in parte. C’è in questo libro lo spirito ...

Zanardi, Pazienza

Scritto da: il 09.10.09 — Comments Off
Ci ho provato più volte a non parlare di questo volume, scantonando, prendendo tempo, preferendogli questo e quello, il meno ovvio, il meno amato, ma poi hai voglia a sfuggirgli. Perché è là Zanardi, a guardarti di sbieco dalla copertina, con l’occhio sinistro azzurro da sotto il capello sudato e da sopra il nasone a becco. E come si fa. E allora ok, provo a rendergli giustizia, perché Zanardi è di Andrea Pazienza personaggio principe, icona rock: perché se è vero che Paz era una rockstar Zanna era che ne so, il suo Ziggy Stardust, la sua “maschera” più famosa, la sua hit generazionale. Antieroe cattivo e amorale, parente assai prossimo dell’Alex kubrickiano, Zanardi è un giovane degli anni ’80, astuto e lupesco, violento e prevaricatore, e Paz ne fa il protagonista di un pugno di storie feroci e divertentissime, assieme a due compagni di merende assai diversi ma altrettanto memorabili, il belloccio Colasanti e lo sfigato Petrilli. Ne esce, fra l'altro, uno spaccato della giovane Bologna di quegli anni, del fancazzismo sesso droga e rocchenroll a volte vero a volte velleitario, delle piccole e grandi fattanze, di un’era sospesa fra l’eroina e Frigidaire, fra gli Skiantos e gli anni di piombo, marcata da uno scollamento generazionale (e morale) che le storielle di questo volume lasciano intravedere fra una vignetta e l’altra di "Pacco" o di "Verde matematico". C’è tutto il Pazienza più divertente però qui, capace di repentini cambi di registro, dal grottesco al drammatico, dal nero esistenziale all’erotico, con quell’elasticità del segno e della narrazione che era il tratto più distintivo della sua irrefrenabile genialità. Sei sono le storie contenute in questo volume, tutte folgoranti, tutte irriverenti e scorrette, alcune sono a colori, altre sono in bianco e nero, e da alcune di queste Renato De Maria ha tratto una decina d’anni ...

Il mare in fondo alla strada, Bernini

Scritto da: il 07.07.09 — Comments Off
Che belli, gli anni Ottanta. Non credo sia un caso che il “revival” a cui assistiamo e che riporta alla luce film, canzoni, cartoni animati e addirittura capi di vestiario (siete pronti per il ritorno dei jeans a vita alta?) abbia un’accoglienza così calorosa. Il perché è facile da trovare: l’atmosfera di allora ha ancora un profumo di pulito per coloro che oggi veleggiano attorno ai trent’anni. I puffi imperversavano in tv, Snoopy sui diari scolastici e alla radio facevano il loro esordio Madonna e Michael Jackson. Tutto sembrava, chissà perché, più luminoso e sincero. E luminoso e sincero è il libro di Marco Bernini, Il mare in fondo alla strada, edito dalla Società Editrice Fiorentina (SEF) che già nel febbraio del 2008 aveva pubblicato I racconti della balaustra, primo libro della trilogia. Il protagonista è Marco (e non credo che la corrispondenza tra il nome del personaggio e dell’autore siano puramente casuali), quindicenne di Livorno, che si muove sullo sfondo della sfolgorante estate 1986 con i suoi amici più cari: Tony, Maso e Bitta. Insieme a loro ce ne andiamo a spasso per la città toscana, ci mettiamo in mostra davanti alle ragazzine in spiaggia, assistiamo ai piccoli successi così come ai clamorosi disastri sentimentali che hanno caratterizzato l’adolescenza di ciascuno di noi in un periodo in cui ancora telefonini e social networks erano mezzi da fantascienza e i ragazzini fantasticavano attorno ad un bacio o ad un ballo lento che permettesse un piccolo abbraccio. Per il nostro eroe, in particolare, le speranze, i batticuori e le delusioni sono legati ad una misteriosa Lei, una ragazza un po’ più grande, più maliziosa, sempre pronta a gettare l’esca per poi ritirarla precipitosamente. Lei che aleggia anche solo come pensiero nell’immaginario di Marco e non vuol sparire, nonostante i tentativi di distrazione che ...

Vorrei essere Mac Gyver?

Scritto da: il 27.07.08 — 4 Commenti
Se dico MacGyver sicuramente una parte di voi già sta cantando la sigla di apertura nella testa, ricordando la pettinatura improbabile e le camicie di quel personaggio dei telefilm anni '80 che risolveva le situazioni più improbabili con mezzi di fortuna. Mi sono sempre chiesta dove pescassero certe notizie per utilizzarle nel telefilm (chi l'ha visto lo può confermare), spesso ritenendole baggianate, e sbagliando perché effettivamente sono tutte frutto di esperimenti scientifici replicabili. Ebbene, il blog che vi segnalo questa domenica è una risposta, in qualche modo; Siamo tutti McGyver libera la creatività di tutti quelli che si sono arrovellati per capire come facesse a utilizzare il cioccolato per fermare l'acido in una vasca o cose così... Se avete voglia di cimentarvi ogni giorno troverete un rompicapo e tre oggetti strampalati per risolverlo. Premiata, ovviamente, non tanto la correttezza della soluzione ma l'estro impiegato per trovarla. Ecco la presentazione del blog: Siamo tutti Mc Gyver! Il primo blog che ti permette di sperimentare l'ebrezza di essere un genio. Ogni settimana una situazione nuova con la quale confrontarsi e tre oggetti particolari per tirarsene fuori... e alla svelta! L'idea mi sembra simpatica, sia per i nostalgici sia per chi non ha assolutamente idea di come utilizzare gli oggetti di casa e vorrebbe sentirsi un po' creativo (e un po' scienziato).
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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