Tutti gli articoli su animali

L’uomo a rovescio, Vargas

Scritto da: il 18.08.10 — Comments Off
Già avviando la lettura della seconda avventura incentrata su Jean-Batiste Adamsberg, il lettore intuisce subito come Fred Vargas non sia una scrittrice che ami replicare sé stessa: portandoci infatti lontano dalla Parigi del primo libro e dai suoi ordinari omicidi, ci catapulta in una comunità isolata sulle Alpi francesi, addirittura alla caccia di un lupo mannaro. È lui infatti L'uomo a rovescio del titolo: quando nel piccolo borgo delle Frazioni negli ovili qualcosa con le mandibole più grandi di un lupo normale comincia a sgozzare di animali, gli abitanti della zona riesumano vecchie leggende di uomini glabri la cui pelle si rivolta come un guanto nelle notti di luna, mostrando il pelo celato all'interno. Quella che sembra solo una favola per spaventare i bambini acquisisce i contorni di un incubo palpabile quando a essere trovata con la gola squarciata non è una pecora ma Suzanne, un pastore del luogo, troppo esperta per cadere vittima dell'attacco di un animale. Dalle Frazioni si avvia un'improvvisata quando singolare caccia all'uomo, o meglio al lupo, datosi nel frattempo alla fuga, da parte un improbabile trio composto dal nero Soliman, figlio adottivo di Suzanne, dal vecchio pastore il Guarda e da Camille, l'unica donna mai davvero amata da Adamsberg. Lei, coinvolta nel gioco dall'affetto che provava per la vittima finirà per coinvolgere alla fine anche il commissario, scendendo a patti suo malgrado con i sentimenti che prova per lui... Nonostante nel libro non manchino i soliti colpi da maestro della Fred Vargas, L'uomo a rovescio non è probabilmente l'avventura più riuscita del celebre commissario. Intanto lui appare di sfuggita, nella prima parte del libro è quasi completamente assente e un libro che manca per buona parte del suo beniamino principale non è cosa che si possa facilmente perdonare all'autrice: è come leggere un fumetto di Spiderman senza traccia ...

Flush, Woolf

Scritto da: il 28.06.10 — 4 Commenti
Se vi viene un po' da ridere pensando al fatto che una scrittrice col cognome di Woolf abbia scritto la biografia di un cane, ebbene non siete i soli. Ma Flush è tutt'altro che un libro ilare, non c'è comicità né buffi episodi di vite da cani, solo una storia commovente di amicizia interspecie tra una poetessa e un aristocratico canide. Flush era infatti uno spaniel purissimo, della migliore selezione del Kennel Club inglese, di nobile lignaggio e con caratteri perfettamente in standard di razza, considerato di gran valore; tanto grande era questo valore che la sua proprietaria, la signora Mitford, decise di non venderlo ma darlo come pegno d'amicizia a un'inferma che sarebbe diventata una poetessa inglese molto stimata, Elizabeth Barrett. Come molte donne di quell'epoca, intorno al 1800, miss Barrett soffriva di una strana malattia nervosa che la costringeva a una reclusione continua  nelle sue stanze, e quale miglior compagnia che un cagnolino dall'indole naturalmente allegra? Certo, per il piccolo Flush passare dalla vita di campagna, con le sue molte libertà, alla vita da recluso in stanze piene di profumi e di ammennicoli non dev'essere stato del tutto piacevole, ma da quella prigionia si avviò un'amicizia reale, tangibile, com'è sempre quella tra un animale e un uomo. Flush accompagnerà miss Barrett per più di dieci anni, sia nella casa di Londra sia nella fuga in toscana, fino alla fine dei suoi giorni, attraversando situazioni strane e difficili: rapito in Wimpole Street e liberato dopo giorni con un riscatto di ben 6 ghinee – cifra enorme per l'epoca – costretto al guinzaglio e poi finalmente libero di fare ogni sorta di scorribanda nelle campagne italiane, la sua fu una vita avventurosa più di quella della sua amata padrona. Attraverso quella di Flush, però, l'autrice ci svela anche la vita dura e complicata di ...

Simon’s cat, Tofield

Scritto da: il 12.04.10 — 2 Commenti
Come saprete, qui la famiglia pelosa s'è allargata, aggiungendo un gatto ai due cani di casa. E da quando è arrivato Algernon, il principe indiscusso, ho ricominciato dopo anni a fare considerazioni sui gatti che sono più o meno comuni a tutti quelli che vivono con loro. Così ho cominciato anche una serie di letture sull'argomento, tra cui il semiserio Simon's cat, di Simon Tofield. Molti di voi lo conosceranno già attraverso il suo famosissimo canale Youtube, in cui si trovano molti video esilaranti sulla coabitazione dell'umano Simon e del suo gatto, e sulle avventure di quest'ultimo con la neve, gli uccellini intorno alla casa e persino il cane. Nel libro l'andazzo è più o meno lo stesso, con la sola differenza che Tofield riesce a cogliere in un fermo immagine le caratteristiche salienti. Quelli immortalati nelle vignette del libro sono gli atteggiamenti che chiunque abbia un gatto conosce più che bene: un insieme di alterigia e goffagine, bonaria prepotenza, fame atavica e quel pizzico di follia dispettosa che siamo abituati a vedere quotidianamente. Sfogliando le pagine non si può fare a meno di pensare "è il mio Fuffi" (o comunque lo abbiate chiamato). A chi di voi gattolici praticanti non è mai capitato di portare a casa un giocattolo, magari complesso e pieno di possibili attività, per vederselo snobbato in favore della semplice scatola di cartone che lo conteneva? O di trovare il Nerone di turno placidamente sdraiato sui vestiti stesi ad asciugare, "miracolosamente" caduti dallo stendino? Ecco, questo è il genere di cose che vi faranno sorridere mentre sfoglierete questo libro. E sorriderete tanto, raffrontando il vostro gatto a quello raffigurato da Simon, modellato a immagine dei sui suoi tre discoli. Il tratto è molto semplice ed efficace, e Tofield dimostra la capacità di sintesi del raccontare un'intera storia in una sola ...

Fottiti, pinguino!, Gasteier

Scritto da: il 08.03.10 — 1 Commento
Chi mi legge di frequente sa che amo molto gli animali, quasi senza distinzione di specie; tuttavia sono anch'io abbastanza infastidita dall'invasione di micetti e altri cuties più o meno dovunque. Mi sono quindi lasciata attirare, non più di qualche settimana fa, da Fottiti, pinguino! col suo titolo irriverente e la promessa di un po' di sana ironia. Non è un romanzo ma una raccolta dei post dal blog Fu penguin, gestito dall'americano Matthew Gasteier, per chi ama gli animali ma non ne può più di Virgola e compagnia cantando e dell'invasione di pupazzetti, gadget, micette col fiocco rosso. Ogni pagina è composta da un'immagine e un post, con l'aggiunta di alcuni box "lo sapevate che" con battute sui vari animali, domestici e non. È una carrellata veloce sulle moltissime razze presenti in natura, da quelle a cui siamo più abituati a quelle che non ricordiamo nemmeno esistano, e il blog è stato aggiornato fino a novembre con animali più che strani. L'autore si rivolge direttamente all'animale in questione, in un litigio virtuale per mostrarne gli atteggiamenti stupidi, i caratteri fastidiosi, gli sguardi ingannatori, e cedendo di tanto in tanto a momenti di tenerezza (quasi) involontari. Purtroppo la trasposizione di post in forma cartacea non ha la stessa efficacia che nel suo mezzo nativo: quello che in rete diverte per la brevità e il tono sopra le righe a lungo andare stanca e sembra fuori luogo in forma di libro. Tuttavia provando una lettura casuale e non continuativa si può trovare una buona via di mezzo. L'ironia, sempre presente, risulta spesso carica per l'uso continuo di parolacce che, in italiano, hanno un significato differente e non vengono certo usate come interiezioni. Insomma, un libro grazioso se preso a piccole dosi, con una scrittura sintetica e irriverente e moltissime immagini, in grado di farvi sentire meno ...

I 100 cani e i 100 gatti che hanno cambiato la storia

Scritto da: il 24.12.09 — 1 Commento
Messe ocus Pangur Bán, cechtar nathar fria saindan: bíth a menmasam fri seilgg, mu memna céin im saincheirdd. (Monaco benedettino anonimo, gaelico, 9° o 8° secolo) Eccolo, è giunto a bussare lo spirito del Natale. Forse con meno umorismo nelle tasche rispetto agli anni passati, sarà per quella barba incolta, per il rosso sbiadito o per le renne più silenziose del solito, ma tra i suoi doni ha portato della nostalgia. Così, mentre cercavo una lettura da consigliarvi, perso tra i dorsi sonnecchianti nella libreria e con le dita infreddolite alla ricerca del calore che sanno trasmetterti i libri amati, ho cominciato a sentire dei piccoli rumori. Eh? Sembrava come se tante zampette si muovessero all'unisono, per scalpitare o artigliare tutte quelle parole di carta. Incuriosito, ho preso a togliere i volumi per raggiungere la fonte di quei guaiti e miagolii. I rumori si facevano insistenti, come se mi stessero guidando. Mentre osservavo le copertine dei libri, tornavano alla mente i momenti in cui li avevo tra le dita, le occasioni in cui mi ero ritrovato a leggerli. Come accade con le fotografie, la memoria di ciò che ci ha colpiti era ancora lì, pigra e sonnecchiante ma non era andata via. Quando ho finalmente raggiunto la fonte delle misteriose manifestazioni sonore, quasi tutti gli scaffali della libreria erano vuoti tranne uno. Il pavimento non si vedeva più, ricoperto com'era dai volumi. Su quell'unico scaffale, guaivano e miagolavano, due libretti stringendosi tra loro per il freddo. Con tenerezza li ho presi in braccio, quasi volessi coccolarli da tanta agitazione. E pian piano, vuoi per il caldo della stufa o perché li sfogliavo senza fretta, avevano preso a calmarsi e raccontarmi di loro, di come lo vedevano il corso della storia. Consapevoli o inconsapevoli, forse proprio come noi, circa la direzione del destino, tutte queste zampette, più e più ...

Ballate, Benni

Scritto da: il 12.11.09 — 1 Commento
Stefano Benni è un grande umorista. Stefano Benni è un grande scrittore. Stefano Benni è semplicemente un grande. Uno che sa far ridere, il che come sappiamo è infinitamente più difficile che far piangere… e forse è proprio per questo che Stefano Benni sa anche commuovere. Con i romanzi, con i racconti, certo. E anche, ogni tanto, con le poesie. Proprio su queste voglio spendere qualche parola, mentre il nuovo romanzo mi aspetta sornione acquattato fra gli scaffali della libreria. Come un gatto. È confortante sapere che c’è un nuovo libro del “Lupo” che mi aspetta, non appena avrò voglia di attaccarlo, sapete. Ma intanto parliamo di Ballate. Questa raccolta di poesie, filastrocche, rime baciate e non, è uno sguardo alternativo all’universo dell’autore bolognese, ed è stata pubblicata da Feltrinelli nel 1991 raccogliendo un decennio di composizioni brillanti, divertenti, commosse, demenziali, serissime. Dove si parla d’amore, di guerra, di musica, di personaggi metropolitani, animali bizzarri e di tanta Italia narrata fra le righe di un librino leggero e prezioso, come d’altro canto tutte le cose di Benni, anche le meno riuscite (e davvero son poche). Ve ne lascio un assaggio, estremamente parziale naturalmente, ma gustoso, magari accompagnato alla vivacità di un Brachetto. POESIODROMO Un GATTO inseguiva un giorno un TOPO Lungo i versi di una piccola poesia “Quattro parole ancora” disse il TOPO “e verrò preso se non scappo via” Ma nel dirlo si sentì sollevato Ché per dodici parole era scappato Mentre il GATTO vide scoraggiato Che di ventun parole era staccato “Non mi prendi” disse il TOPO al GATTO Ma si pentì della frase pronunciata Ché a solo due lettere dal muso Vide passar felina una zampata “GATTO feroce e maledetto” disse il TOPO “tra me e te cinque parole metto” “mi arrendo” disse il GATTO “o TOPO” Mangiò le virgolette, poi la “o” E dopo indovinate che mangiò…

Parola di Stefano Benni

Scritto da: il 09.10.09 — Comments Off
Di tutti gli animali che vivono tra le pagine dei libri il verme disicio è sicuramente il più dannoso. Nessuno dei suoi colleghi lo eguaglia. Nemmeno la cimice maiofaga, che mangia le maiuscole o il farfalo, piccolo imenottero che mangia le doppie con la preferenza per le "emme" e le "enne", ed è ghiotto di parole quali "nonnulla" e "mammella". Piuttosto fastidiosa è la termite della punteggiatura, o termite di Dublino, che rosicchiando punti virgole provoca il famoso periodo torrenziale, croce e delizia del proto e del critico. Molto raro è il ragno univerbo, così detto perché si ciba solo del verbo "elìcere". Questo ragno si trova ormai solo in vecchi resti di diritto, perché detto verbo è molto scaduto d'uso e i pochi esempi che compaiono sono decimati dal ragno. Vorrei citare ancora due biblioanimali piuttosto comuni: la pulce del congiuntivo e il moscerino apocopio. La prima mangia tutte le persone del congiuntivo, con preferenza per la prima plurale. Alcuni articoli di giornale che sembrano sgrammaticati sono invece devastati dalla pulce del congiuntivo (almeno così dicono i giornalisti). L'apocopio succhia la e finale dei verbi (amar, nuotar, passeggiar). nell'ottocento ne esistevano milioni di esemplari, ora la specie è quasi estinta. Ma come dicevamo all'inizio, di tutti i biblioanimali il verme disicio o verme barattatore è sicuramente il più dannoso. Egli colpisce per lo più verso la fine del racconto. Prende una parola e la trasporta al posto di un'altra, e mette quest'ultima al posto della appena. Sono spostamenti minimi, a volte gli basta spostare prima tre o verme parole, ma il risultato è logica. Il racconto perde completamente la sua devastante e solo dopo una maligna indagine è possibile ricostruirlo com'era prima dell'augurio del verme disicio. Così il verme agisca perché, se per istinto della sua accurata natura o in odio alla letteratura non ...

Topsy, Bonaparte

Scritto da: il 01.06.09 — Comments Off
Parlavo qualche tempo fa di tendenze canose, del nuovo ruolo che gli animali da compagnia stanno assumendo non solo nelle nostre vite ma anche nella nostra letteratura. Pensavo che fosse proprio di una sensibilità contemporanea considerare il cane un membro della famiglia a tutti gli effetti. Ma leggendo Topsy, di Marie Bonaparte, mi rendo conto di avere sbagliato. Se il nome vi fa ipotizzare una parentela, avete indovinato. Marie Bonaparte è infatti pronipote proprio di Napoleone, nobildonna dedita all'approfondimento intellettuale, allo studio e alla diffusione del metodo psicanalitico, discepola e successivamente amica di Sigmund Freud. Una donna in grado di scrivere diversi trattati su Eros Thanatos Chronos e sulla Sessualità della donna. Una donna di scienza che compie un'eccezione per affidarci il suo straordinario racconto di vita quotidiana con cane, con una sensibilità molto diversa da quella del suo tempo. È la prima infatti in cui leggo la concezione moderna di animale non come complemento del giardino ma come membro effettivo della famiglia e oggetto di sentimenti riservati solitamente agli umani. Nel suo rapporto con Topsy, un chowchow (imparentato col cane di Freud), si possono scorgere i germogli di rispetto per l'altro e quell'attaccamento che chi non ha mai vissuto con un animale (cane, gatto, iguana o furetto che sia) non riesce a comprendere. Si fa più evidente quando, di fronte alla malattia di Topsy, un tumore, Marie decide di sottoporla ai "raggi magici", ovvero ai primi, sperimentali, Raggi X. Con successo, perché la malattia del cane regredisce fino a sparire, dandole modo di iniziare alcune riflessioni sulla vita, sull'incoscienza e sulla preoccupazione tipicamente umana del futuro. Non senza comunque un sotterraneo disagio, quasi un senso di colpa, per aver dato al cane una possibilità che pochissimi, anche tra gli umani, avevano a quel tempo. Sì, perché la stesura di questo libro risale al 1937, ...

Parola di John Grogan

Scritto da: il 22.04.09 — 6 Commenti
Gli amanti degli animali sono una speciale razza umana, generosa di spirito, piena di empatia, forse un po' incline al sentimentalismo, e con cuori immensi come un cielo senza nuvole. [...] Il mio dolore privato era diventato una seduta di terapia pubblica, e tra questa folla nessuno si vergognava di ammettere un reale, lacerante dolore per qualcosa all'apparenza irrilevante come un vecchio cane puzzolente. John Grogan, Io & Marley

Io & Marley, Grogan

Scritto da: il 20.04.09 — 6 Commenti
Come dicevo venerdì scorso ecco uno dei romanzi di quest'anno che hanno più che un'attenzione al mondo dei cani: ne hanno un protagonista. Io & Marley è la storia dell'autore e della sua famiglia, incluso  il membro più spassoso, il cane Marley. Entra a pieno diritto nella pet-lit pur avendo caratteristiche non del tutto in linea con gli altri testi del genere. Sicuramente molti di voi avranno visto il film, anche se io personalmente ancora sono titubante sulla scelta di trasporre un libro del genere su pellicola, ma, non avendolo visto, mi riservo un'opinione più informata fra qualche tempo. Credo comunque che difficilmente potrà superare la lettura del romanzo, pur nella sua semplicità. Finalmente abbiamo la descrizione di un cane che non è la somma di tutte le virtù note (e spesso anche qualcuna ignota), non è Lassie, né nessuno dei valorosi cani che ci sono sempre stati additati come esempio. Non è un cane da esposizione e meno che mai da gara. È semplicemente un cane, col suo carattere, i suoi difetti, e le sue virtù, in un equilibrio leggermente sbilanciato in favore dei primi. Marley è spontaneo, ha delle fobie radicate, come quella per i temporali, comune a molti quadrupedi, e ha una quantità di energia ingovernabile. È in grado di camminare al passo, ma solo finché non trova qualcosa di interessante da raggiungere o inseguire, sa essere serio quando è proprio necessario, ma se può va in giro a combinar danni. Ed è anche uno dei pochi cani cacciati da un corso di educazione cinofila. Il libro ripercorre la sua intera vita con la famiglia Grogan: in modo per nulla sdolcinato e l'autore dimostra la grande capacità di dare agli eventi la giusta dimensione e prospettiva, senza ingigantire né abusare di quei sentimenti che un cane suscita in chi ama gli ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple