Tutti gli articoli su Andrea Pazienza

Zanardi, Pazienza

Scritto da: il 09.10.09 — Comments Off
Ci ho provato più volte a non parlare di questo volume, scantonando, prendendo tempo, preferendogli questo e quello, il meno ovvio, il meno amato, ma poi hai voglia a sfuggirgli. Perché è là Zanardi, a guardarti di sbieco dalla copertina, con l’occhio sinistro azzurro da sotto il capello sudato e da sopra il nasone a becco. E come si fa. E allora ok, provo a rendergli giustizia, perché Zanardi è di Andrea Pazienza personaggio principe, icona rock: perché se è vero che Paz era una rockstar Zanna era che ne so, il suo Ziggy Stardust, la sua “maschera” più famosa, la sua hit generazionale. Antieroe cattivo e amorale, parente assai prossimo dell’Alex kubrickiano, Zanardi è un giovane degli anni ’80, astuto e lupesco, violento e prevaricatore, e Paz ne fa il protagonista di un pugno di storie feroci e divertentissime, assieme a due compagni di merende assai diversi ma altrettanto memorabili, il belloccio Colasanti e lo sfigato Petrilli. Ne esce, fra l'altro, uno spaccato della giovane Bologna di quegli anni, del fancazzismo sesso droga e rocchenroll a volte vero a volte velleitario, delle piccole e grandi fattanze, di un’era sospesa fra l’eroina e Frigidaire, fra gli Skiantos e gli anni di piombo, marcata da uno scollamento generazionale (e morale) che le storielle di questo volume lasciano intravedere fra una vignetta e l’altra di "Pacco" o di "Verde matematico". C’è tutto il Pazienza più divertente però qui, capace di repentini cambi di registro, dal grottesco al drammatico, dal nero esistenziale all’erotico, con quell’elasticità del segno e della narrazione che era il tratto più distintivo della sua irrefrenabile genialità. Sei sono le storie contenute in questo volume, tutte folgoranti, tutte irriverenti e scorrette, alcune sono a colori, altre sono in bianco e nero, e da alcune di queste Renato De Maria ha tratto una decina d’anni ...

Pompeo, Pazienza

Scritto da: il 26.03.09 — 5 Commenti
Andrea Pazienza è morto troppo presto. Fa incazzare. Fa incazzare ancora di più perché lo sapeva, sapeva tutto, in qualche modo si era letto dentro e l’aveva previsto e chi ha letto Pompeo tutto questo lo sa bene. Questo volume a fumetti, disegnato in velocità, quasi schizzato in un bianco e nero nervoso e tagliente, sovente onirico, spesso su comune carta a quadretti, quella dei quadernoni della scuola, è uno dei più emozionanti esempi di come il fumetto possa toccare così profondamente la letteratura e la vita. Il titolo completo, Gli ultimi giorni di Pompeo – Fino all’estremo, è rivelatore. Pompeo è Pazienza, Pompeo è dark side of the moon, lato oscuro della forza, Mister Hyde in tossicodipendenza, Pompeo soprattutto è tragicamente vero. E assistiamo inermi, sgomenti, al suo sbattersi per l’acquisto delle dosi, al delirio esistenziale, al disagio del vissuto quotidiano, all’amore, al rimpianto dell’amore, alla possibilità e all’impossibilità della salvezza. Il segno è agile e spontaneo, senza ripensamenti, la prosa è incandescente, ché Paz era scrittore di razza, maledizione, dovreste saperlo… e allora ogni volta leggerlo e rileggerlo è un pugno allo stomaco, rock’n’roll, arte cruda, paura e sgomento che si fanno carta, parole, immagini. Fa male leggere la fine di Pompeo, saperla così vera. E fa paura perché i disagi sono quelli di tanti, il male di vivere a cui qualcuno non sa resistere, l’insostenibile peso della quotidianità per chi non ha la forza necessaria, e il racconto guardate che è drammatico, non vi farà ridere nemmeno per un attimo. Anche l’amore è negato a Pompeo, è solo due occhi di donna, perduti in “quel cielo così bianco”, è solo un’ultima telefonata alla mamma nelle ultime ore dell’ultima notte e allora via, non resta che la fuga, fuga dalla realtà, fuga fino all’inverosimile, nella vertigine, nel delirio. Fino all’estremo, appunto, cronaca ...

Perché Pippo sembra uno sballato, Pazienza

Scritto da: il 23.10.08 — Comments Off
Ultimamente in libreria trovate tutto un fiorire di volumi dedicati all’opera di Andrea Pazienza, ristampe, nuovi assemblaggi di vecchio materiale, storie più o meno rare vengono alla luce. Quasi tutto materiale già edito, quasi tutti volumi abbastanza costosi. È naturale perché Pazienza in vita era una specie di rockstar più che un semplice fumettista… è giusto quindi che in quanto tale ci siano i Best Of e i cofanetti celebrativi. Voglio dire, comprateli, sono certamente meglio dell’80% del resto delle cose che trovate negli scaffali accanto, per cui andate sicuri. Però dovendo parlare di Paz, anzi volendo parlare di Paz, preferisco parlare di un volume meno recente ma più rappresentativo. Perché Pippo sembra uno sballato è una raccolta di storie e storielle nella quale Andrea dà il meglio di sé oltre che come disegnatore anche come il grandissimo autore di testi che era, capace di invenzioni linguistiche che mescolano l’italiano coi dialetti, coi gerghi più o meno metropolitani, coi suoni puri e semplici. Troviamo così raccolte le storie acide – e in acido - Prixicel!, Anco Marzio, Agnusdei, la violenza e il sesso di Allegro con fuoco, la mitologica ed improbabile epopea rock di Francesco Stella, oltre ovviamente alla divertentissima - per proseguire il parallelo musicale - title-track nella quale Paz ci svela i retroscena della vita di Pippo e Topolino, come se fossero due vecchi attori hollywoodiani costretti solo dai soldi a continuare a recitare la solita logora parte in cui non credono più. Ed è proprio Pippo il "diverso" che piuttosto che continuare a recitare in quei “films che rincritineno i bimbi” preferirebbe continuare a farsi le canne sotto l’ombrellone. C’è tutto il Pazienza più vitale insomma in questo pugno di storie, meno celebrate di uno Zanardi, certamente prive della potenza tragica di un Pompeo, ma deflagranti e irriguardose, indimenticabili, autenticamente rock. Da ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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