Tutti gli articoli su André Héléna

Il buon Dio se ne frega, Héléna

Scritto da: il 18.09.09 — 3 Commenti
Pioggia incessante, storie di perdenti, di vinti… uomini che vivono la strada come cani randagi. Sembra di essere in una canzone di Tom Waits, con i suoi rain dogs sulla low side of the road, con i suoi racconti di vite al margine. Con la sua America dai sogni infranti. E invece siamo in Francia, siamo nel dopoguerra, siamo in un romanzo di André Héléna, che con questo Il buon Dio se ne frega ci offre un noir convinto e convincente, malinconico e crepuscolare, con un protagonista scolpito assai bene che narra in prima persona la sua parabola (inevitabilmente discendente) di omicida ed evaso. Felix Froment è infatti un galeotto della Guyana francese che fugge dall’Isola del Diavolo e invece di godersi i pregi di una vita da fuggiasco in Sudamerica decide di tornare al borgo natio, compie una rapina in una gioielleria che gli frutta un discreto bottino ma ben presto ricomincia a sentire sul collo il fiato della polizia: ovviamente, l’inizio della fine. E sono questi i giorni che vengono raccontati nel romanzo, giorni passati a guardare la pioggia dalle vetrate di un grigio alberghetto di periferia, fra piccoli malviventi, spacciatori, ricettatori, e una giovane cameriera del cui candore persino un uomo come Felix si può innamorare, sperando per qualche momento in una vita diversa. Forse anche in una redenzione. Punto di forza del racconto non è qui l’azione ma sono le riflessioni che il protagonista ci regala, frutto dei giorni passati a scrutare se stesso e le misere esistenze che lo circondano, pregne dello stesso disilluso cinismo che permea il titolo ma anche capaci di sguardi sinceri e umanissimi sui concetti di colpa e di pietà. Pagine che donano a questo romanzo uno spessore che altri racconti di Héléna non possiedono, o possiedono in misura più vaga ed accennata, e che ...

I clienti del Central Hotel, Héléna

Scritto da: il 18.06.09 — 4 Commenti
Dopo Il gusto del sangue, che aveva rappresentato il mio primo incontro con André Héléna, torno su questo autore da riscoprire con I clienti del Central Hotel, romanzo che conferma definitivamente ai miei occhi come di riportare alle stampe le sue opere valesse certamente la pena. Scritto nel 1959, dopo una lunghissima serie di lavori su commissione, questo romanzo è un ottimo e insolito noir corale, ambientato ancora una volta a Perpignan, a ridosso del confine franco-spagnolo, negli ultimi giorni dell’occupazione tedesca nella Seconda Guerra Mondiale. Ed è un piccolo albergo, il Central Hotel del titolo, a fare da palcoscenico alla vicende di una serie di personaggi scolpiti con rapidità, uomini e donne i cui destini vengono inevitabilmente ad intrecciarsi. Poliziotti e partigiani, donne fatali e clandestini braccati vivono assieme passioni e paura, in un arco di pochi giorni che di tutti decreteranno la sorte. Il romanzo, come gli stati d’animo dei suoi protagonisti, è dominato da due elementi: il costante senso di provvisorietà, di pericolo, di precarietà dell’essere che la guerra impone alle vicende umane da una parte; un sanguigno, insopprimibile e fremente istinto vitale dall’altra. Tutte le storie sono qui mosse dalla morte e dal sesso, nel più classico dei connubi tragici, dal desiderio sensuale e dalla disperazione omicida. E su questo binario si svolge la narrazione, cupa e malinconica ma allo stesso tempo sferzante e vitale. In questo senso è davvero abile Héléna a mischiare i registri con bravura, tingendo il suo noir con rossi appassionati che ne fanno una lettura intensa e capace di catturare ad ogni pagina. È un romanzo piuttosto pessimista questo, crudele e amaro, in cui tutti si rivelano vittime. Vittime della vita, della guerra, della natura umana, di sé stessi. E che sa rappresentare molto efficacemente la fretta, l’urgenza insopprimibile di vivere dei suoi protagonisti. In altre ...

Il gusto del sangue, Héléna

Scritto da: il 23.01.09 — Comments Off
Essendo allo stesso tempo un amante del noir e degli scrittori da (ri)scoprire, quando mi sono trovato fra le mani Il gusto del sangue, di André Héléna, la curiosità era comprensibilmente a un ottimo livello. Héléna lo scopro essere un autore francese del dopoguerra, un autentico macinatore di libri e di generi, capace sotto vari pseudonimi di spaziare dal pulp al porno, coprendo con un’attività intensissima un ampio spettro della narrativa “di genere” con un eclettismo davvero invidiabile. Questo romanzo è invece un noir ambientato sul finire della seconda guerra mondiale e dell‘occupazione tedesca in Francia, e ha per protagonista un ragazzo ventenne, piuttosto disadattato, incapace di relazionarsi con le donne, che trova nell’omicidio la via più rapida per sentirsi uomo e sentirsi vivo. Dapprima coinvolto piuttosto casualmente nel giro di traffici che gli mette subito una Luger in mano, la prima uccisione gli fa subito provare un piacere descritto dall’autore in maniera quasi sessuale, il “gusto del sangue” del titolo per l’appunto, che ben presto si trasforma in una autentica dipendenza, e che arriva a fare di lui un essere demoniaco, senza scrupoli e senza morale, che ben presto, al termine dell’occupazione tedesca e della sua attività di killer prezzolato, si ritrova a precipitare in una spirale distruttiva inevitabilmente rovinosa. C’è in tutta la narrazione una prosa asciutta e allo stesso tempo fedele ai canoni del genere, il gusto della disperazione e della solitudine, il tema della diversità e dell’escluso che si trasforma in demone vendicatore, solo contro tutto e tutti. Poi magari molti spunti sono poco più che accennati e Jacques Vallon rimane a volte un protagonista un po’ bidimensionale che non riesce a suscitare grossa simpatia nel lettore, come tante volte riesce invece a certi “dannati” della letteratura e del cinema. Ironia della sorte, rimane un mostro tutto sommato anche per ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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