Tutti gli articoli su amore

Mercurio, Nothòmb

Scritto da: il 29.03.11 — 1 Commento
Spero non mi taccerete di essere monotematica; sto passando un periodo un po’ incasinato (in positivo, niente paura) e tutto ciò che riesco a leggere sono riviste, fumetti e libri come sottilette. Per questo Amélie Nothomb fa per me. È con estremo piacere che oggi vi presento Mercurio, una fiaba dark dai risvolti drammatici che, per un paio d’ore (il tempo che si impiega a leggerla), mi ha catapultata in un’atmosfera onirica e del tutto spiazzante. Questa la trama: in un’isola sperduta, c’è una casa priva di specchi e di qualsiasi superficie riflettente (perfino il lavabo è costruito in modo che l’acqua non vi possa ristagnare). Qui vive Hazel, una fanciulla che è stata sfigurata da un’esplosione durante la Prima Guerra Mondiale. Di lei si prende cura il vecchio capitano Loncours, che ha instaurato con lei una relazione amorosa che si regge sulla gratitudine e sul bisogno della fanciulla. L’equilibrio va in frantumi quando il capitano assume Françoise, un’infermiera graziosa e volitiva, affinché si occupi della ragazza. Françoise si accorge subito che qualcosa non va come dovrebbe. Il rapporto di Hazel con il capitano è morboso ed oscuro, le trame che lo reggono sono intricate; non si sa bene se il vecchio sia vittima o carnefice e il fascino oscuro di Hazel porta l’infermiera addirittura a diventare parte di un triangolo amoroso. Il finale doppio non è che una riflessione sull’amore in tutte le sue forme, compresa quella che nessuno di noi è disposto a sostenere. Tra i libri della Nothòmb letti finora, questo è quello con l’atmosfera più cupa: potrebbe essere materiale per un film di Tim Burton e, secondo me, sarebbe un successo. L’ambientazione è volutamente sfumata pur senza essere improbabile né indefinita ed anche la collocazione temporale ci riporta ad un periodo in cui le bombe erano pane quotidiano, ...

Ritorno a casa, Pilcher

Scritto da: il 12.01.11 — 5 Commenti
Non è ben chiaro neanche a me come sia incappata in questa autrice, visto che il genere romantico non rientra tra le mie preferenze di lettura e i libri del genere tra i miei scaffali si possono contare sulle dita di una mano. Eppure capita a tutti i lettori onnivori di essere spinti dalla semplice curiosità a deragliare dai binari consueti prima o poi e a volte si fanno scoperte interessanti. E quindi eccomi qua a parlarvi... anzi no, ad elogiarvi Ritorno a casa: un libro bellissimo, che per me è stato un acquisto casuale molto fortunato. Per molti dei fans di Rosamunde Pilcher, autrice anglosassone famosa per le sue storie romantiche dal sapore delicato e un po' antico, ambientate tra le magiche atmosfere della Cornovaglia e della Scozia, è il libro migliore che ha scritto. Di sicuro è un libro troppo complesso per essere etichettato come semplice storia romantica. Anche se l'avvio lascia presagire nient'altro che quello, anche al semplice lettore casuale come la sottoscritta. Negli anni trenta del secolo scorso l'adolescente Judith Dunbar viene affidata dalla madre, in procinto di raggiungere il marito in una delle colonie dell'Impero, alla zia Louise. Judith, secondo le disposizioni lasciate dai genitori, frequenta il collegio di St Ursula ed è qui che stringe un'amicizia che le cambierà la vita, quella con l'eccentrica Loveday. La ragazzina la introduce nel mondo dorato della sua ricca famiglia, che vive in una bella casa della Cornovaglia dove all'apparenza nulla turba l'atmosfera ovattata delle loro esistenze perfette. I Carey-Lewis sembrano, al lettore avvezzo a leggere un po' di tutto, stereotipati nelle sue caratterizzazioni: c'è la moglie bella e gentile, idolatrata dal marito e dai figli. C'è Loveday, amata e coccolata. Edward,suo fratello, bello e un po' scapestrato, ma in fondo gentile. Tutto il nucleo familiare adotta affettivamente Judith che, lontana dai genitori, ...

Come un bacio può cambiarti la vita: Quella sera dorata, Cameron

Scritto da: il 02.12.10 — 1 Commento
Quella sera dorata (The City of Your Final Destination, 2002) è quello che si dice il capolavoro di Peter Cameron dei cui altri pregevoli e raffinati scritti si è già parlato. Nel 2009 James Ivory ne ha tratto un film che, mi pare, sua stato da poco doppiato in Italiano. Il pretesto è il tentativo da parte di Omar Razaghi di ottenere dagli eredi dello scrittore uruguaiano suicida Jules Gund – autore dell'unico romanzo La gondola – l'autorizzazione a scriverne la biografia. Ne va della sua borsa di studio e del suo Dottorato di Ricerca; la vicenda è tutt'altra! Quel che accade di imprevedibile e di inaspettato che porta a riflettere sul fatto se ciò che ci capita sia frutto della nostra volontà oppure di un destino a noi ignoto. Leggendo il romanzo si può propendere per la prima ipotesi o pervenire, alla fine, a un fifty-fifty di probabilità. Ciò che costantemente colpisce è l'estrema finezza dei dialoghi di cui tutto il romanzo è costituito al 90%; sciolti, più veri del vero, che fan pensare ai famosi dialoghi di Hemingway ma questi di Cameron son più filmici o teatrali: mi piacerebbe vedere Cameron cimentarsi in un testo teatrale. Perché essi fan risaltare l'aspetto pragmatico della lingua, quando questa “fa accadere” le cose, nemmeno le narra. Diretta conseguenza di quest'uso del dialogo è la più completa assenza dell'autore. E se il pretesto , come dicevo più sopra, è il tentativo del protagonista di ottenere il permesso per scrivere la biografia di Gund, la vicenda è invece semplice. Un amore, quanto mai imprevisto, nato da un bacio scambiato quasi casualmente - e non si sa bene come possa esser successo – tra Razaghi e una degli eredi dello scrittore: la giovane amante di questi, per la precisione, la quale coabita – ...

Il fantasma di un amore, Lettera di una sconosciuta, Zweig

Scritto da: il 19.11.10 — Comments Off
Non è la prima volta che trattiamo di Stefan Zweig (1881-1942), lo facemmo col libriccino Mendel dei libri nel settembre 2008. In Lettera di una sconosciuta (Brief einer Unbekannten) del 1922 e da cui, nel 1948 fu tratto anche un film, la situazione è completamente diversa. Un bel giorno, un noto scrittore austriaco (lo stesso Zweig? Nella finzione è probabile), con la posta riceve una lettera di una giovane donna che gli dice che sarà morta nel momento in cui lui si accingerà a leggere questa sua lunga missiva, nella quale lei gli confessa e racconta il suo fortissimo, assoluto sentimento d'amore e devozione che lei ha provato per lui sin dall'infanzia e per tutta la vita. E anche dopo, s'intuirà in un finale molto poetico. Il fortunato destinatario di questo amore è, si è detto, un famoso scrittore, scapolo impenitente, pieno di amici e, soprattutto, di “amiche”, fra cui, in tempi diversi, anche questa sconosciuta donna innamorata di cui, però, con grande dispiacere di lei, mai si è accorto e, quindi, ha riconosciuto essere la bambina che abitava nell'appartamento dirimpetto al suo, e, successivamente, la giovane ragazza con cui aveva passato la notte dieci anni prima e, en passant, aveva fatto anche un figlio ora purtroppo morto e del quale non gli aveva mai resa nota la nascita. Per lui, lei era una delle tante, come si suol dire, con cui avere un'avventura e di cui non era stato nemmeno necessario conoscere il nome. Non sarà neanche stato necessario ma molto improbabile direi! E se lei non voleva rivelarsi e farsi riconoscere (ma per tutto il lungo racconto non sembra desiderar altro che l'esatto contrario!), avrebbe potuto dare almeno un nome fasullo! Ma è inutile discutere e argomentare: gli scrittori, non son tenuti a scrivere come vorremmo noi! Ciò non toglie ...

Come le mosche d’autunno, Némirovsky

Scritto da: il 21.10.10 — 2 Commenti
Questo breve romanzo – Come le mosche d’autunno – che la Némirovsky pubblicò nel 1931, è emotivamente denso e triste ed è una rielaborazione di proprie esperienze autobiografiche: anche lei e la sua famiglia, benestanti ebrei russi, con la guerra mondiale e Rivoluzione russa, dovettero emigrare dalla madrepatria fino a stabilirsi in Francia. Qui questa migrazione, quest’abbandono sono principalmente vissuti e visti attraverso gli occhi di Tat’jana Ivanovna, l’anziana balia della famiglia Karin. E le situazioni umane sono sempre le stesse in tempi di guerra (le ritroveremo ancor meglio descritte nei due romanzi componenti l’incompiuta opera Suite francese: giovani che partono (e a volte ritornano, a volte no) e madri, spose (e amanti) che restano con la compagnia dei vecchi e dei bambini. Vita dura, poco cibo, le poche cose di valore che si è riusciti a conservare bisogna tenerle ben nascoste. Oppure, ahimè, venderle per sopravvivere, poiché si è stati o ci si deve spogliare pian piano dio tutto; il poco denaro portato con sé un giorno finisce e bisogna ingegnarsi a sbarcare il lunario. La comunità di ebrei russi emigrati a Parigi può esser di conforto, ma, giorno dopo giorno, s'insinua nella mente e nel cuore sempre più inesorabile e ineluttabile la consapevolezza di qualcosa di irrimediabilmente terminato nella propria vita e nel modo di viverla: non è la giovinezza che se n'è andata e più non tornerà, è comprendere che tutta la nostra storia, personale e collettiva è entrata nel mondo dei ricordi è da lì non potrà mai davvero più tornare: pochi i giovani rimasti a cui affidare la creazione del futuro... Quale futuro poi! Di sradicati che come le mosche d'autunno si aggirano pensosi e inquieti, da una finestra all'altra, da una parete all'altra di appartamentini angusti e poco costosi, con ancora negli ...

L’amore giovane, Hawke

Scritto da: il 19.10.10 — 1 Commento
La maggior parte del pubblico conosce Ethan Hawke come attore. È lui il ragazzino che ha commosso il mondo salendo su un banco e gridando “Capitano, mio capitano” a un Robin Williams cacciato dalla scuola per aver insegnato agli allievi a pensare con la propria testa; è lui quello carino in “Giovani, carini e disoccupati”, è lui il protagonista maschile di quella piccola perla di “Prima del’Alba” in cui due giovani si incontrano su un treno e passano a Vienna le dodici ore più dolci della loro vita. Forse non tutti sanno, però, che questo bel ragazzo è anche un pregevole scrittore. Minimum Fax ha pubblicato in Italia entrambi i suoi romanzi. Quello d’esordio si intitola L’amore giovane ed è – per ammissione dello stesso autore – un testo dai fortissimi spunti autobiografici. Il protagonista è William, un ventenne di belle speranze, che sta iniziando la carriera di attore. Una sera come tante incontra Sarah, che non è bella, è timidissima e vuole fare la cantautrice. Per lui è un colpo di fulmine, nonostante l’arsenale di scuse che la ragazza, spaventata dai propri sentimenti, gli scaglia contro. La storia è esile: lui ama lei, lei sembra amare lui, ma alla fine ha troppa paura e lo lascia senza un motivo apparente. Hawke ci descrive un percorso che molti di noi hanno sperimentato sulla propria pelle e lo fa come se lo stesse provando al momento, senza ammantare il testo di aure epiche, tragiche, romantiche. L’amore e la sofferenza che ne deriva quando questo viene a mancare, nudi e crudi: queste sono le tematiche e, verrebbe da dire, questa è la vita. Non c’è una colonna sonora che aumenta di intensità quando i protagonisti si baciano. Eppure, il libro ha un suo fascino: la narrazione in prima persona ci cala quasi totalmente nella psiche di William, ...

Vuoi ballare con me? Bonetti/Albiero

Scritto da: il 05.10.10 — 3 Commenti
Credevo in tutta onestà che quei bei libri per le ragazzine, quelli caratterizzati da una trama semplice e sentimenti puliti, si fossero estinti con l’avvento degli “interpreti delle nuove generazioni” che spediscono i nostri adolescenti tre metri sopra il cielo dipingendoceli, quando va bene, come teppisti di periferia. Invece mi è capitato sotto mano Vuoi ballare con me? di Mathilde Bonetti edito da Piemme per il catalogo del “Battello a Vapore” e, anche se sono parecchio fuori target (sigh!), ho iniziato a sfogliarlo e pian piano sono stata catturata sia dalla storia che dalle bellissime illustrazioni di Marco Albiero. La protagonista è la tredicenne Lena, che ha la sfortuna di essere altissima per la sua età e di avere una indomabile chioma rossa. La madre la costringe a frequentare un corso di balli da sala e la ragazzina è disperata perché pensa che sia un’attività per vecchietti e invece… la presenza di due fratelli – lo spavaldo Adriano ed il timido Alex – rende l’esperienza molto interessante. Lezione dopo lezione, la ragazzina capisce di essere portata per il ballo e l’iniziale diffidenza diventa passione. Il percorso che la porta a diventare una provetta ballerina e partecipare addirittura ad una gara importante va di pari passo col suo trasformarsi da bambina a giovane donna, con tante qualità ancora da scoprire. La tenera storia d’amore tra Lena e Alex, ostacolata dal bellissimo e vacuo Adriano, è di quelle che forse un po’ tutti abbiamo provato quando facevamo ancora i conti con i primi batticuori ed in più conosciamo attraverso gli occhi della protagonista un fitto sottobosco di personaggi secondari, ognuno pennellato con originalità e stile: ci sono le amiche Erica e Cleo, che non si riveleranno poi così leali, c’è l’insegnante di ballo Barbara, sempre brillante e ottimista, c’è Esmeralda, la bellissima rivale in amore ...

Ash, Lo

Scritto da: il 28.09.10 — 1 Commento
Tra le fiabe della nostra infanzia Cenerentola occupa, nel bene e nel male, un posto d’onore. Nel bene perché piace a molte, nel male perché spesso e volentieri è stata accusata di promuovere il maschilismo mostrando un’eroina che si riscatta dalla propria miseria con la sola dote dell’aspetto fisico e attraverso un matrimonio ben riuscito. Non mi stupisce, perciò, che le riletture di questa storia siano state tantissime. L’ultima in ordine di apparizione è proprio Ash, l’esordio narrativo di Malinda Lo, edito in Italia dalla Elliot. L’impianto della fiaba originale è rispettato quasi completamente: abbiamo infatti la protagonista Aisling, figlia di un nobiluomo, che resta orfana di madre in tenera età e deve subire le prepotenze della nuova sposa del padre, che porta con sé altre due bambine. Quando poi anche il papà muore, la fanciulla è relegata al ruolo di serva e privata di ogni conforto, a parte quello dei sogni. Anche l’ambientazione è sfumata , come nelle favole. Sfumata, ho detto, ma non imprecisa, il che potrebbe apparire una contraddizione in termini: ciò che intendo è che, pur restando nel classico Reame composto da Bosco e Città, la Lo riesce a pennellare le sue descrizioni con grande finezza. Direi, anzi, che un punto di forza di questo libro sta proprio nel rilievo stilistico utilizzato nel delineare le immagini. C’è una delicatezza non comune con cui l’autrice riesce a mostrarci gli splendori del Bosco e del mondo fatato. Alcune pagine sono in grado di rapire in un’atmosfera onirica e lunare, altre si dipanano come filigrana dorata. Di contro ci sono alcune scelte narrative che, seppur coraggiose, restano in ombra rispetto al resto: in questa versione, infatti, Cenerentola non si innamora del principe ma vive quasi un triangolo con un essere fatato, Sidhean, e la Cacciatrice del Re, Kaysa. La svolta gay, per ...

Rebecca la prima moglie, Du Maurier

Scritto da: il 01.09.10 — Comments Off
L'edizione in mio possesso di questo libro è davvero vecchia e ha semplicemente il titolo italiano che si usava nelle prime traduzioni: Rebecca in italiano era diventato “la prima moglie” e anche se nelle riedizioni successive o si è ripreso il titolo originale o, come ha scelto di fare ora il Saggiatore, i due titoli sono stati accostati, continuo a ritenere che la prima scelta fatta dalla Mondadori fosse quella più azzeccata, rendendo il titolo italiano migliore di quello originale. Chi narra infatti la storia al lettore? La seconda signora De Winter, il cui status è più importante del nome vero, che rimane appunto ignoto: si sa solo che è bello e particolare, ma nessuno lo usa, nemmeno il marito che ricorre a diversi vezzeggiativi. Qual'è il fantasma che aleggia su Menderley? Quello di un'altra signora de Winter, appunto la prima moglie. Ho detto fantasma? State tranquilli, non vi sto presentando un'altra ghost story. La presenza di Rebecca de Winter, deceduta in circostanze tragiche, aleggia sulla vita matrimoniale della seconda non come spettro vero e proprio ma come una pietra di paragone opprimente con cui fare i conti. Era bellissima, elegante, amata da tutti: lei aveva reso Menderley una residenza fastosa degna del suo nome. La seconda moglie non è niente di tutto questo e quando arriva nell'elegante residenza dei de Winter, neo sposa un po' ingenua e molto impacciata, tutto sembra gridare alla sua inadeguatezza. Una storia che si gioca su due personalità contrapposte dunque. Una morta e una viva. Quella morta che appare vincente, paradossalmente sembrando più reale di quella che ancora respira. Menderley è un dunque un soffocante tempio reso alla memoria di Rebecca, ma mantenuto in piedi da chi? Dalla signora Danvers, la governante che stravedeva per lei? O da Maxim de Winter, che sembra incapace di rassegnarsi e quindi di andare davvero ...

L’Uccello del Sole, Smith

Scritto da: il 17.08.10 — 7 Commenti
Per molti anni, sbagliando, ho considerato Wilbur Smith solo come un autore di quelli che chiamo “best seller da supermercato”,  che si trovano anche nel reparto libri in sconto dell’Ipercoop senza brillare per particolare qualità del testo. Devo dire che la lettura del romanzo L’uccello del sole, edito dalla TEA (e trovato, questo sì, all’Ipercoop) mi ha fatto finalmente cambiare idea. La storia si ambienta in Botswana e si dipana su due livelli. L’archeologo Ben Kazin si trova nello stato africano per seguire le ricerche della mitica città di Opet per conto del miliardario, mecenate ed amico Louren Sturvesant. Aiutato dalla brillante studiosa Sally, di cui si innamora, Ben si avvicina alla scoperta della sua vita: i resti della città, dai quali si evincono le vicende che l’hanno portata all’ascesa e alla distruzione, inesorabilmente legate al destino del re Lannon Hycanus, del grande sacerdote Huy Ben Amon e della bellissima sacerdotessa Tanith. Immediatamente il lettore viene portato a ricollegare gli avvenimenti del presente con le vestigia del passato, la cui trama si svela nella seconda parte del libro in una sorta di “romanzo ombra” in cui si muovono coloro che sembrano le incarnazioni precedenti dei protagonisti. Il triangolo amoroso è funzionale ad approfondire la psicologia dei personaggi ed è motore di una serie di intrighi e misteri che tengono il lettore incollato alle pagine. Il rapporto di amicizia e rivalità tra i due personaggi principali Ben – gobbo, intelligente e sensibile – e Louren (bellissimo, ricchissimo, ma arrogante ed impulsivo) è anch’esso un punto di forza del romanzo per quanto riguarda lo sviluppo  della trama perché conferisce al testo una inaspettata profondità e serve a rendere poetica e struggente anche l’eco che se ne ha nel passato, quando il re ed il Grande Sacerdote arrivano quasi ad odiarsi per l’amore di una donna seppur meritevole ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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