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Olimpiadi o forse no – Turn Off Pechino

Scritto da: il 03.08.08 — 16 Commenti
Manca qualche giorno all'avvio delle Olimpiadi; che quest'anno, con grande rammarico, non seguirò. Il momento in cui si dovrebbe celebrare lo sport è  infatti quest'anno causa di  dibattiti e contrasti: come si può coniugare lo spirito sportivo, l'agonismo e i valori sani di un certo modo di fare sport con il regime in cui la manifestazione è inserita? Quanta coerenza può avere l'evento col luogo? Ecco quindi la lunga lettera nel blog di Turn Off Pechino 2008, piena di riferimenti e spiegazioni sulla  ragione per cui molti di noi quest'anno "boicotteranno" pacificamente le Olimpiadi. Una lettura per me essenziale, e che consiglio caldamente a tutti, amanti o meno dello sport. Sul blog troverete molti link ai documenti da cui tutto nasce, dalla denuncia degli intellettuali cinesi all'Human Right Watch. Ma soprattutto troverete un estratto che serve a ricordarci quale dovrebbe essere la condizione di spirito dei Giochi: Lo scopo dello Spirito Olimpico è collocare lo sport al servizio dello sviluppo armonioso dell'uomo, al fine di promuovere una società pacifica interessata alla conservazione della dignità umana [...] Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico.

Bloggers Unite For Human Rights

Scritto da: il 15.05.08 — Comments Off
BlogCatalog, insieme ad Amnesty international, promuove per oggi una campagna per i diritti umani. Potrebbe sembrare cosa vana, distante nel tempo. Invece è distante solo nello spazio (e nemmeno tutte le volte), perché, spesso solo a pochi chilometri da noi, i diritti umani vengono violati, calpestati, negati. I blog possono essere un grande strumento di condivisione, e questo è un buon modo di dimostrarlo. L'abolizione della tortura, della censura e dell'assassino dei giornalisti indipendenti, della violenza delle milizie, sono e devono essere obiettivi universali e possibili. Si parla tanto di era della globalizzazione, di libertà e di informazione, di accesso. Eppure tutto questo moltiplicarsi delle fonti sembra nascondere, appiattire, omogeneizzare i contenuti, occultando ciò che è necessario non vedere. In fondo cosa sappiamo del Tibet, del Darfur, delle migliaia di violazioni dei diritti basilari dell'uomo? C'è una censura attiva ed una passiva. Quella attiva la conosciamo bene tutti; è la più esplicita e quella che si denuncia e combatte più facilmente. Quella passiva invece è subdola: la esercitiamo tutti i giorni noi stessi, dal basso, rimuovendo le informazioni che non vogliamo ricordare, cancellando la memoria di eventi che ci dimostrano il nostro essere inermi e inerti. Scrittori, poeti, fumettisti; molti hanno dato le loro testimonianze, spesso troppo costose, e non possiamo più ignorarle. Non è troppo lontano, anche nel moderno occidente, l'assassinio di Anna Politkovskaja. Colpevole di mostrare una realtà sommersa di ingiustizie, torture e uccisioni. Colpevole di aver parlato. Di aver pubblicato Proibito parlare. Proviamo a non essere censorii di noi stessi: leggiamo, commentiamo, parliamo di ciò di cui è "Proibito parlare".
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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