Tutti gli articoli su america

Il battello del delirio, R.R.Martin

Scritto da: il 27.10.10 — 1 Commento
Per chi ama il genere orrorifico la Gargoyle books è da annotare: in un panorama internazionale dove sembra bastare che un libro parli di canini appuntiti perché sia pubblicabile, questa casa editrice dimostra di continuare un serio lavoro di "setaccio" in mezzo al mucchio. Così, dopo quasi vent'anni di latitanza, ecco riproposto al pubblico italiano Il battello del Delirio, bella prova horror di un vero big del fantasy internazionale, a suo tempo pubblicato per quelli della Fanucci e ormai esaurito da tempo. La storia che George R.R. Martin sceglie di narrarci ci trascina nel diciannovesimo secolo, lungo le rive del Mississippi: il grande fiume attraversa il profondo sud degli Stati Uniti trasportando sulle sue acque merci e persone in eleganti battelli che fanno a gara per conquistarsi il posto da leader sull'importante strada fluviale. Qua nel 1857 viene varato anche il “Fevre Dream”, imbarcazione che concorre a frantumare tutti i record esistenti sul fiume: la splendida e velocissima creatura appartiene a una coppia d'affari abbastanza peculiare, quella costituita dal vecchio capitano Abner Marsh e dall'eccentrico e ricchissimo Joshua York. La stramba società sembra avere successo nonostante le bizzarrie di York: le sue abitudine notturne, per dirne una, oppure la passione per uno strano vino che cura personalmente, infine la sua tendenza a ospitare sul battello amici che condividono le sue stramberie. Tutto ciò incuriosisce Marsh che però, in virtù del patto stretto alla nascita dell'accordo, non può porre domande al suo socio. Eppure molto presto il vecchio “lupo di fiume” verrà a conoscenza di ben più di quello che avrebbe gradito sapere e dovrà scegliere cosa fare, soprattutto quando dovrà chiedersi fin dove arrivano la stima e il rispetto che nutre per York e cosa è disposto a fare in loro nome... Per chi non ama molto il vampiro “icona sexy” proposto dalla letteratura moderna, ...

Ossessione, King

Scritto da: il 18.06.10 — 3 Commenti
Quando anni fa iniziai la mia lunga liaison di lettore (o meglio, di Fedele Lettore) con Stephen King, iniziai a comprare uno alla volta tutti i libri, i romanzi, le raccolte, insomma tutta quella che già allora era un’abbastanza cospicua bibliografia (oggigiorno siamo a quasi 60 titoli, non ne parliamo) seguendo un po’ l’istinto, l’ispirazione del momento, e per forza di cose tenendo per ultimi certi titoli che per svariati motivi mi sembravano essere “minori”. Ovviamente su alcuni ho visto anche bene, ma su uno ho sbagliato clamorosamente: Ossessione. Non fosse altro perché è una delle pochissime cose pubblicate da Stephen King finite definitivamente fuori catalogo e che quindi solo adesso sono riuscito nuovamente a reperire, e a caro prezzo, si capisce, dopo averlo snobbato per anni quando mi osservava placido e indifferente dagli scaffali delle librerie. Pubblicato sotto lo pseudonimo di Richard Bachman nel 1977 Ossessione è un romanzo secco e duro, breve e tagliente come lo è la storia di Charlie Decker, un liceale che un giorno prende la pistola, entra a scuola, uccide due insegnanti e prende in ostaggio la sua classe. Bang. Così. Vi ricorderà qualcosa credo: come minimo due o tre fatti analoghi accaduti negli Stati Uniti negli ultimi trent’anni, in uno dei quali il libro fu addirittura trovato nell’armadietto dell’omicida. Da qui la decisione di King di ritirarlo dalla pubblicazione e la fama da libro “maledetto” che accompagna tuttora il romanzo. Ora non so quanto effettivamente sia la vita ad imitare l’arte o viceversa in questo caso, ma posso dire che Ossessione è un romanzo che va letto. Tutta la prima parte è un proiettile dritto nello stomaco del lettore, i pensieri di Charlie, la sua storia, le sue motivazioni, tutto è raccontato con forza narrativa e agghiacciante credibilità. La seconda parte poi si trasforma in maniera molto interessante ...

Una moglie affidabile, Goolrick

Scritto da: il 10.02.10 — 7 Commenti
“Uomo d'affari di campagna cerca moglie affidabile. È spinto da ragioni pratiche, non romantiche.” In un freddo giorno autunnale del 1907, Ralph Truitt è ai binari di una piccola stazione nelle campagne del Wisconsin, ad aspettare un treno che sembra non arrivare mai e che trasporta Catherine Land, la “donna semplice e onesta” che ha risposto al suo annuncio matrimoniale. In tasca ha la foto di lei, che ritrae una giovane dall'aria perbene e poco appariscente, e nessuna illusione. Uomo non più giovane ma ancora molto virile, Truitt si è privato di ogni calore umano per espiare colpe passate e ora non si aspetta amore, ma solo una compagnia senza implicazioni che ponga fine a una solitudine divenuta insopportabile. Solo che la donna che scende dal treno non è quella della foto: l'estranea che gli sta di fronte veste abiti semplici ma è indubbiamente sofisticata, la sua bellezza non ha nulla di banale. Il ritratto inviato per posta è stato il primo inganno, eppure Ralph decide nel clima inclemente di portarla con sé, rimandando ogni decisione. Sarà il destino, attraverso un incidente, a fargli maturare la decisione finale e Ralph e Catherine, estranei l'uno all'altro, diventeranno marito e moglie. La vita coniugale diventa la loro arena, nella casa quasi isolata dal gelido inverno del Wisconsin iniziano a misurarsi e a condividere il letto, in una passione che coglie di stupore entrambi. Ralph, travolto ma non accecato dal desiderio che prova per la conturbante moglie, percepisce che c'è molto altro che lei non gli dice. Ma anche lui, più vecchio di Catherine di diversi anni, non ha un passato cristallino: nella sua vita ha compiuto pesanti sbagli e ha convissuto con diversi lutti, che hanno spazzato via tutta la sua famiglia precedente. Catherine tace tutto di sé mentre Ralph le rivela quasi ogni dettaglio della sua giovinezza ...

Solo gli americani potevano…

Scritto da: il 17.01.10 — 4 Commenti
Solo a un rapper americano poteva venire in mente una cosa così per promuovere la lettura. Beh, probabilmente è in stile col suo target, ma vi assicuro che l'effetto comico è irresistibile. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=GlKL_EpnSp8[/youtube]

La ballata di John Reddy Heart, Oates

Scritto da: il 25.11.09 — 9 Commenti
L'estate del 1967 rimarrà nella memoria collettiva per molto tempo a Willowsville, piccola cittadina nello Stato di New York. È una torrida giornata di luglio quando il giovane John Reddy , di soli 11 anni, arriva nella città con i suoi strambi parenti al seguito, guidando lui stesso la vecchia Cadillac Bel-Air, seduto su diverse guide del telefono per riuscire a vedere oltre il parabrezza. La Willowsville del romanzo La ballata di John Reddy Heart di Joyce Carol Oates assomiglia a molte altre cittadine americane della Costa Atlantica di quegli anni: l'arrivo degli originali Heart crea un'inevitabile subbuglio e molti mormorii tra i nuclei familiari del luogo, benestanti ma un po' bigotti. Tanto per cominciare provengono da Las Vegas, The Sin City. Poi la mamma di John è troppo bella. E dov'è suo marito, il padre dei tre bambini? I due più piccoli poi, sembrano animaletti selvatici e ritrosi. Che dire di nonno Aaron, un personaggio un po' alienato dalla vita vera, con qualche rotella, sospetta la brava gente di Willowsville, decisamente fuori posto. E poi c'è Johnny. “Nella cittadina di Willowsville (…) vi fu un tempo in cui ogni ragazza tra i dodici e i vent'anni (e molte altre in segreto) era innamorata di John Reddy Heart. John Reddy fu il nostro primo amore. E il primo amore non si scorda mai.” Il giovane con il suo aspetto un po' da zingaro e un po' da indiano, che sembra più vecchio della sua età, getta nello scompiglio le ragazze del piccolo centro, inserendosi con violenza nei sogni adolescenziali e non di ognuna di loro. Anche i ragazzi ne subiscono il fascino, fatto di uno schietto senso di inadeguatezza che non diventa quasi mai velenosa invidia (perché lui è troppo gentile con ognuno di loro). Questi ragazzi di buona famiglia, con tracciato davanti a loro un futuro cosparso ...

The Dome, King

Scritto da: il 11.11.09 — 9 Commenti
Con la sua solita precisione il libro targato 2009 del Re non si è fatto attendere e da poche settimane The Dome è in pasto anche ai lettori italiani: l'ultima fatica letteraria di Stephen King, con l'usuale copertina molto accattivante, è un libro bello corposo che almeno a quantità di pagine non delude i suoi affezionati lettori. Per chi come la sottoscritta arriva all'appuntamento annuale con una trepidazione che ha il vago sapore di crisi di astinenza, trovarsi davanti un tomo di quasi mille pagine fa scattare automaticamente due pensieri. Pensiero uno (tra l'invidioso e l'ammirato): non rimane mai a corto di parole neanche quando lo è di idee. Il che mi porta immediatamente al pensiero due: oddio, speriamo che non sia questo il caso.. Arrivata alla fine ho sospirato di sollievo. Come La storia di Lisey e Duma Key, anche questo dimostra che la fucina del nostro Autore preferito (ok, è soprattutto il mio...ma magari lo sarà anche di qualcuno di voi!) è tornata a funzionare a pieno regime. L'ambientazione è quella tanto cara ai kinghiani doc: dopo averci trascinato sulle soleggiate ma infide spiagge delle keys, King torna in un certo qual modo a casa. Chester's Mill è un piccolo paese a forma di calzino nel cuore di quel Maine immaginario che lo colloca proprio accanto a Castle Rock, nome sicuramente familiare per molti di voi.< Un giorno, spuntata come dal nulla, sul piccolo centro scende un'enorme e invisibile cupola, che lo isola dal resto del mondo. La geografia dello stato americano nel libro si spacca in due, ma l'occhio dell'autore rimane ben focalizzato su quello che lo interessa. Fuori dalla cupola infatti il governo americano si stia interrogando su chi e come possa aver originato una simile mostruosità, che non cede sotto nessun attacco militare o chimico. Le domande sono interessanti ma un po' scontate, ...

Oh Dio, Corman

Scritto da: il 19.10.09 — 3 Commenti
Se dico Avery Corman probabilmente non scateno in voi alcun ricordo, specialmente nei più giovani. Eppure Corman è l'autore di un romanzo che moltissimi conoscono o per averlo letto o per averne visto la famosa trasposizione cinematografica: Kramer contro Kramer. Quello che non tutti sanno è che è anche autore di commedie altrettanto significative, tra cui, appunto, Oh Dio. Si tratta di un romanzo precedente (1971) al più famoso duello dei Kramer per l'affidamento del figlio, e di genere totalmente diverso: una riflessione, con tratti comici e scrittura leggera, sulla fede e la religione nei tempi moderni. Tutto parte da un presupposto semplice quanto efficace: se Dio dovesse parlare ai giorni nostri, attraverso chi lo farebbe? E alla persona scelta, daremmo credito? Ebbene, secondo l'autore la scelta non potrebbe che ricadere su un giornalista (e penso che se fosse scritto oggi, a ben quarant'anni di distanza, si tratterebbe di un blogger). Un giornalista dalla scrittura accattivante, scettico ma aperto a idee nuove, l'America pronta da un lato a internarlo e dall'altro a santificarlo in vita. Il loro rapporto comincia con le classiche manifestazioni inspiegabili, che per un uomo di fede sarebbero già dei segni e per il nostro protagonista sono semplici misteri buffi. Così si arriva fino ad un'intervista, lunga e complessa, in cui Dio più che dettare nuove leggi o spiegare il senso dell'esistenza, si "rilassa" e si confida, raccontando quello che più gli fa piacere, ciò che lo preoccupa e anche le abitudini nel venire a visitare la sua creazione. Insomma, un'intervista per dire all'umanità "io ci sono ancora, abbiate fede". Ovviamente le conseguenze, superata l'incredulità iniziale, sono di grande mobilitazione internazionale, ma il romanzo non va mai in direzione del mistico, restando ancorato a una esposizione ironica e disincantata dei "difettucci" dell'uomo. La scrittura è briosa, leggera e scorrevole, portando questo romanzo a ...

Parola di Martina Testa

Scritto da: il 16.10.09 — Comments Off
Non c'è da stupirsi se il pubblico di questo festival letterario vero, sostenuto veramente dalla politica locale e organizzato da gente che si occupa veramente di letteratura, sia un pubblico di lettori veri. Gente con gli zainetti, le biciclette, i passeggini, con i bambini per mano, i libri in tasca; studenti, professori delle medie, aspiranti scrittori, casalinghe con la passione per i romanzi, fidanzati che si tengono per mano. Quelli che si vedono anche da noi, in fondo, a Mantova e a Torino e via dicendo; solo che al Brooklyn Book Festival mancano - e nessuno li rimpiange - gli uffici stampa che tengono al guinzaglio gli autori, i direttori editoriali che si guardano in cagnesco da lontano e si scambiano sorrisoni da vicino, gli amministratori delegati con la cravatta che escono due volte l'anno dagli uffici (ma sono molto abbronzati), i capannelli di critici, giornalisti e recensori che si scambiano pettegolezzi, gli editor che si contano a vicenda gli ospiti di punta («chi portate, voi, quest'anno?»). Gli stand degli espositori sono tutti uguali e tutti piccoli, una fila di tavolini e gazebo da fiera di paese a cui evidentemente i grandi gruppi editoriali non sono interessati, dato che a popolarli sono solo gli editori indipendenti e le riviste letterarie: un sottobosco vivo e in fermento che fa del contatto diretto con il lettore il proprio punto di forza. Martina Testa, il Brooklyn Book Festival

La morsa, Napoleoni

Scritto da: il 15.06.09 — Comments Off
I meccanismi dell'economia mi sono in massima parte ignoti; anzi, di solito mi mette in seria difficoltà ascoltare economisti che parlano tra loro o che cercano di spiegarmi concetti apparentemente lapalissiani, mentre i miei pensieri partono per la tangente al solo concetto di deregulation. Per fortuna La Morsa è scritto in modo abbastanza chiaro da essere comprensibile – non completamente, eh – persino a me. In realtà non è un saggio puramente economico, ma piuttosto sulle relazioni che intercorrono tra economia, governo e terrorismo; economia politica, potremmo dire. E analizza nel dettaglio gli eventi che hanno portato al crollo l'economia occidentale, avviati proprio da coloro che degli stati occidentali erano a capo, politicamente e non solo. Anche la Napoleoni, come molti prima di lei, passa in rassegna documenti, testimonianze e percorsi intorno all'11 settembre, spiegando in che modo fosse se non evitabile almeno completamente prevedibile; ma va oltre, incastrando tutti i fatti per comporre un puzzle di guerra egemonica e strumentale, che si rivela un vero e proprio boomerang per i suoi promotori. Seguendo la sua ricostruzione ci rendiamo conto che è proprio la crociata occidentale a scatenare la controcrociata orientale, riproponendo a distanza di un millennio temi di aggressione e scontri di civiltà che si speravano ormai superati. La realtà però è ben nascosta dietro gli alibi e i discorsi ufficiali, ed è una realtà fatta di dominio economico e ricerca di libertà dei paesi in via di sviluppo, ragioni nemmeno poi tanto occulte per ogni tipo di conflitto. Sono argomenti rimossi, taciuti o ignorati, l'uso delle banche, i finanziamenti illeciti, il riciclaggio di denaro; rimozione fatta per interesse e per comodo all'inizio, ma successivamente proseguita per nascondere colpe gravi delle varie amministrazioni. L'autrice considera anche attentamente gli strumenti utilizzati per rispondere alle prime avvisaglie del tracollo, compreso il famigerato Patrioct Act che, ...

Miss Tippy, Lambert

Scritto da: il 02.06.09 — 18 Commenti
Oggi torno a rovistare nel mio vecchio baule e ne tiro fuori il secondo libro della saga familiare che Janet Lambert ha iniziato con “Penny Parrish” (di cui potete trovare la recensione su questo blog): il titolo è Miss Tippy e si riferisce al nomignolo della sorella minore di Penny, Andrea Parrish, che qui assume il ruolo di protagonista. Ancora una volta ci troviamo davanti ad un’ambientazione tipicamente militare, ma in questo caso lo sfondo si sposta dall’America alla Germania, paese in cui il colonnello Parrish viene inviato con la moglie e la figlia più giovane. L’impatto della protagonista con l’Europa devastata dalla guerra rende questo romanzo assai meno lieve del precedente. Non fraintendetemi: sia i Parrish che coloro che ruotano loro attorno restano belli e perfetti come sempre, ma qui abbiamo una serie di riflessioni molto più profonde sulla realtà in cui i personaggi si trovano calati loro malgrado. Il libro inizia con Tippy adolescente, circondata dalla famiglia e dagli amici affettuosi, tra cui l’innamoratissimo Peter. La ragazzina viene strappata alla sua rassicurante realtà e dalla sua patria per essere catapultata in un paese straniero dove, nonostante i privilegi della sua cittadinanza, entra in contatto – forse per la prima volta – con il dolore. A questo si aggiunge il primo amore, nei panni di un giovane tenente di nome Ken Prescott. La delicatissima storia tra Tippy e Ken, destinata purtroppo ad una fine tragica, occupa la parte centrale del romanzo. Ma la fine di questo sogno e l’esperienza di dolore che segnano la vita di Tippy fanno sì che il suo carattere si plasmi in maniera molto meno edulcorata e scoppiettante di quanto la Lambert ci aveva dato modo di sperimentare con Penny; in un certo senso, però, lo spazio tolto all’allegria e all’ottimismo è ben speso ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple