Tutti gli articoli su ambientazione

Come il lupo, Baldini

Scritto da: il 27.01.10 — 1 Commento
[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso romanzo, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista] Dopo aver recensito qua su Liblog due sue raccolte di racconti torno a parlare, come promesso, di Eraldo Baldini e lo faccio con il romanzo Come il lupo: abbandonate le cupe campagne emiliane che sono state il centro tragico delle novelle di Gotico Rurale e Bambini, ragni e altri predatori, l'autore ci conduce in luoghi impervi e, scopriremo, altrettanto insidiosi. Siamo sulle montagne del centro Italia, dove fino agli anni cinquanta del secolo scorso vivevano e prosperavano i lupi. La vicenda centrale del libro si svolge proprio nel secondo dopoguerra, ma la storia ha inizio molto tempo prima: nel 1651 un gruppo di briganti che caccia i lupi sulle montagne del casentino finisce dentro un incubo, uno di quelli senza via di uscita. Tre secoli dopo la guardia forestale Nazario, che si è rifugiato sugli stessi boschi in fuga da una tragedia personale che non riesce a superare, scopre per caso delle vecchie ossa sepolte a ridosso di una piccola valle nascosta tra i monti, dove si coltiva un ottimo e ricercatissimo vino. I poveri resti non sembrano impensierire i carabinieri della zona , che cercano di chiudere le indagini quanto prima. Ma Nazario non ci sta, il suo istinto gli dice che c'è sotto qualcosa di strano e cerca delle risposte nella piccola e rigogliosa comunità che prospera grazie ai proventi delle vigne. Come molte collettività isolate, anche questa è atipica e chiusa in sé stessa. Gli abitanti vivono secondo leggi tutte loro e di fatto riconoscono una sola autorità, quella di una vecchia matriarca che sembra dotata di poteri molto particolari. Nonna Vera e la sua gente diventano quasi un'ossessione per Nazario, che non riesce a stare lontano da Valchiusa e dai numerosi ...

L’amore ci farà a pezzi, Malabaila

Scritto da: il 09.06.09 — 2 Commenti
Al Salone del Libro di Torino erano presenti, tra gli altri, i ragazzi di Las Vegas edizioni, tra cui Andrea Malabaila, l’autore dell’unico libro che ho acquistato là e che vorrei segnalarvi oggi. Sottolineo il fatto che questo ragazzo lavori per una casa editrice, perché ha avuto la correttezza di pubblicare la sua terza fatica, L’amore ci farà a pezzi, con la Azimut (la quale ha svolto un ottimo lavoro, secondo me, sia per quanto riguarda la copertina che per l’impaginazione e la correzione di bozze: al mio occhio attento non si è presentato nemmeno un refuso!). Già il titolo è tutto un programma e, arrivata in fondo, posso dire che è un biglietto da visita appropriato per la storia che si dipana tra le circa centocinquanta pagine: narrando in prima persona, l’ex promessa del tennis Andy ci parla, infatti, del suo innamoramento per la tennista tedesca Monika, che è giunta in Italia per allenarsi. I due si incontrano sullo sfondo di Finale Ligure, un paesino in cui sia il protagonista che – sospetto – l’autore hanno passato in spensieratezza tutte le vacanze dall’infanzia in poi. Che l’elemento autobiografico sia forte è facilmente comprensibile, soprattutto per la familiarità con cui Malabaila ci accompagna per le stradine e i vicoli, nominando locali e piazze come se tutti dovessero conoscerli a menadito. Se in principio queste indicazioni date per scontate possono lasciare un po’ perplessi, l’ostacolo è facilmente superato andando avanti con il racconto, in cui risulta molto chiaro come l’ambientazione non abbia questa grande importanza rispetto al rilievo richiesto dai sentimenti in gioco. Il protagonista è approfondito psicologicamente fin nei minimi particolari, un po’ meno lo è la sua amata, ma anche questo appare ovvio dato il punto di vista da cui la vicenda è narrata, che non può essere ...

Ombra di luce, Schirru

Scritto da: il 04.06.09 — Comments Off
Anche se collaboro con Liblog da meno di un anno credo di poter affermare che la prima recensione non si scorda mai! L’ho compreso quando ho iniziato a leggere Ombra di Luce, il seguito di Il lamento dell’usignolo sul quale ho realizzato il mio primo articolo: non ho avuto alcun bisogno di rinfrescarmi la memoria spulciando il romanzo d’esordio di Laura Schirru. In questo secondo capitolo delle Cronache di Davidia assistiamo ad un salto generazionale: Lara e Zagart sono solo comprimari nelle vicende dei propri figli, ma neanche questi ultimi sono i veri protagonisti. Tutto il romanzo è incentrato sulle vicissitudini della giovane e (solo in apparenza) fragile Maya, potente guaritrice e, suo malgrado, custode di molti segreti. Dopo aver salvato il principe ereditario Haldan, è costretta a divenire la sua concubina e dovrà ricorrere a tutta la forza del suo cuore per sopravvivere agli intrighi di corte, aiutare chi soffre e trovare l’amore là dove sembra esistere solo cinismo… Se andate a sbirciare quella storica (almeno per me) recensione vedrete che avevo riscontrato margini di miglioramento per la pur brava Laura Schirru e non sono stato deluso. L’inizio è meno “pesante” che nel primo libro ed introduce degnamente i personaggi principali. L’ambientazione è più ricca di particolari anche se è ancora troppo sottomessa alla trama. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, tra tutti spicca la figura della nobile Petra, simbolo della rabbia femminile in un mondo maschilista. Come nel primo romanzo al centro della storia c’è la psicologia dei personaggi, soprattutto della protagonista che è ricca di sfaccettature e contrasti ma c’è molto più spazio per intricate congiure di palazzo e potenti stregonerie. La narrazione è sempre gradevole e decisamente più scorrevole. In effetti la trama scorre via “troppo” bene: manca un po' di pathos,  ma forse dipende dai gusti. Ombra di Luce non ...

L’ambientazione

Scritto da: il 13.03.09 — 41 Commenti
Tempo fa io e l'Elfo della compagnia abbiamo avuto uno scambio di opinioni sull'ambientazione dei romanzi. Io sostenevo la necessità di una scelta che sia narrativa e non estetica, lei difendeva la libertà assoluta di ambientazione. Ritengo che l'argomento sia molto interessante e che vada ripreso. Come Tanit io leggo davvero di tutto. E con davvero intendo dire che leggo sia scritti molto belli sia scritti pessimi senza battere ciglio (certo, ogni tanto devo fare qualche seduta di psicanalisi, ma niente di preoccupante!). È anche vero che, quando ricevo scritti i cui personaggi si chiamano Elizabeth e Andrew comincio a sentire il tintinnio di invisibili campanelli d'allarme e leggo con maggiore attenzione. Perché è lì che comincio a chiedermi per quale motivo i personaggi abbiano nomi stranieri e la città sia Las Vegas; e nove volte su dieci il motivo non riesco a ravvisarlo in nessun punto. Ora, si ha un bel parlare della multiculturalità, della capacità di descrivere luoghi anche immaginari, della libertà dello scrittore, ma quanto è credibile un romanzo scritto da un autore di Canicattì e mai uscito dalla Sicilia ambientato in California? La risposta è "dipende". Dipende proprio dalla capacità dell'autore di calarsi nell'ambientazione estera, di renderla parte inscindibile della narrazione. Il prossimo romanzo di Tanit è ambientato in Irlanda ed è necessario alla narrazione che sia così: non potrebbe essere traslato in nessun altro luogo al mondo, proprio per le sue particolari caratteristiche. Il primo è invece ambientato in Sicilia, ma dato che è una storia personale e universale potrebbe essere ambientato dappertutto in Italia, e forse anche in Europa. Non c'è un criterio univoco, purtroppo, per capire se l'ambientazione sia giusta o sbagliata, apprezzabile o meno. Ma io uso un trucco, che vi regalo. Poniamo il caso che abbiate appena finito le vostre 300.000 battute di romanzo, di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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