Tutti gli articoli su alienazione

Il gioco degli immortali, Mongai

Scritto da: il 04.06.10 — Comments Off
Mi è tornata voglia di fantascienza (causa sole che picchia), non importa se non è fresca di stampa basta che sappia trasportare in mondi lontani e far vivere avventure senza fine. Naturalmente “senza fine” è un modo di dire! Il protagonista del romanzo di Massimo Mongai, che ho tirato giù da uno scaffale (tarmato ovviamente) sa a cosa mi riferisco … L’io narrante de Il gioco degli immortali muore (e non è un eufemismo) in un incidente stradale a Roma, ciononostante si ritrova in una camera vuota, dove ciò che chiede appare dal nulla: cibo, armi, attrezzature, carri armati tedeschi … Da lì è teletrasportato su un pianeta sconosciuto, dove quelli come lui sono perseguitati e uccisi, per poi ricominciare ancora ed ancora. Come uscire da questo gioco perverso? E chi sono i veri giocatori? Nella trama che ho schematizzato, si possono intravvedere alcuni dei temi classici della letteratura fantascientifica: tecnologie che sconfinano nel divino, pianeti abitati da creature incredibili, bizzarre società umane e non, insondabili volontà aliene e, dulcis in fundo, l’immortalità. Da questi argomenti l’autore ha saputo trarre spunti originali. Ad esempio l’immortalità ha spesso ispirato per via delle sue conseguenze: la noia, la solitudine, l’alienazione; a queste Mongai aggiunge la paranoia di chi è già morto una volta, la megalomania derivante dall’avere tutto il tempo e, infine, la pazzia. Oltre ciò il romanzo vanta un’ambientazione molto variegata, un buon approfondimento psicologico del protagonista, una trama ben fatta (un po’ assurda, secondo me, ma trattandosi di fantascienza…) e un finale a sorpresa di grande impatto. Il tutto condito dalle riflessioni, caustiche ma sempre acute, del protagonista. Avrete capito che questo libro mi è molto piaciuto, per la fantasia con cui rielabora temi già trattati e la descrizione di mondi alternativi, oltre che per una buona trama ed un bel finale. Consigliato a tutti ...

Piccolo romanzo anticipatore , Metropolis, Von Harbou

Scritto da: il 08.01.10 — Comments Off
Il tema è noto, l'autrice – Thea Von Harbou (1988-1954) – probabilmente molto meno, il titolo assai di più, visto il film che da questo romanzo della moglie – pubblicato nel 1912 - trasse nel 1927 il marito, il noto regista austriaco Fritz Lang (1890-1976). Il tema noto di Metropolis è quello degli sfruttati e degli sfruttatori senza scrupoli il cui scopo e arricchirsi e di comandare in maniera assoluta creando in questo modo, un sistema solo apparentemente perfetto e immutabile, in realtà alienante e disperato, nel quale viene inserito in modo assai enfatizzato l’aspetto tecnologico, non tanto elettronico quanto meccanico: gli “dei” da adorare e che han creato, fanno funzionare e mantengono questo sistema e questa grande città – Metropolis, appunto – sono le Macchine alla cui guida e controllo vi è il temutissimo e potentissimo Joh Fredersen. I lavoratori – che ricordano un po’ i Morlocks della Wellsiana The Time Machine (1895) – abitano nella cosiddetta Città dei Morti, nel sottosuolo. Cosa può succedere in un simile sfondo e con simili premesse? Di tutto, verrebbe da pensare e dire. Ma non occorre riflettere molto per comprendere che, in fondo, gli eventi che possono accadere sono in sé limitati sia nel numero che nel genere. Può succedere che a) i lavoratori oppressi si ribellano e, dopo alterne vicende, riescono ad instaurare un diverso ordine sociale a loro più favorevole; b) i lavoratori oppressi si ribellano ma non riescono nel loro intento e, così, dopo varie prove fallimentari, tutto ritorna alla situazione iniziale; c) cosa improbabile (ma non impossibile), gli oppressori si rendono conto del loro operato sino ad ora a dir poco discutibile, si ravvedono e mutano consapevolmente l'ordine sociale tanto da renderlo qualitativamente più vivibile da parte dei lavoratori e moralmente più accettabile da parte loro. Si ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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