Tutti gli articoli su Alberto Ongaro

La maschera di Antenore, Ongaro

Scritto da: il 09.07.10 — 1 Commento
Il più recente romanzo di Alberto Ongaro, uscito pochi mesi fa per Piemme, è un ritorno sul luogo del delitto. Quella Venezia che è non solo la casa dell’autore ma anche lo scenario di molte delle sue messinscena romanzesche è infatti il punto di partenza anche di questo La maschera di Antenore, ideale porto di partenza per l’avventura che però si sposta ben presto in un’altra città altrettanto romanzesca ma assai meno frequentata dai personaggi di Ongaro, Parigi. Ed è proprio fra queste due città (con una breve ma decisiva puntata in Bretagna) ai giorni nostri, che si muove Stefano Pietra, il protagonista del romanzo, un giovane pittore destinato a fare un incontro che sconvolgerà la sua esistenza fino a scuoterne le certezze e le fondamenta. Quando conosce il critico d’arte Francois Ronan niente infatti potrà più essere lo stesso: l’apparentemente banale incarico di contattare per suo conto uno storico dell’università di Padova darà infatti il la a una serie di eventi che sveleranno via via una vicenda di ossessioni, odio e forse anche di antiche maledizioni. La trama è sicuramente una delle più lineari di Ongaro, per un racconto giocato per una volta più sulle sfumature che sui colpi di scena, più sulle ambiguità di un plot compassato che sulla brillantezza della trovata romanzesca. Ed è proprio il concetto di ambiguità, senza troppo svelare, che è al centro di questo romanzo: ambigui i personaggi e i loro ruoli, ambigue le figure storiche di riferimento, tutto si gioca attorno ai toni di grigio che compongono idealmente la tavolozza di questo libro. L’autore gioca la carta della semplicità, anche a livello di costruzione, e di un ritmo più riflessivo del solito che possono anche lasciare deluso il lettore che cerchi un intreccio serrato di eventi. Manca forse l’invenzione spiazzante, il colpo d’ala che di ...

Il segreto dei Ségonzac, Ongaro

Scritto da: il 28.01.10 — Comments Off
Tutte le storie di Alberto Ongaro, oltre ad essere prima di tutto delle letture appassionanti, sono delle esplorazioni delle possibilità del romanzesco, di come questo si intersechi con la vita quotidiana, di come la letteratura sia sempre un incrocio di piani, quello letterario appunto, e quello reale. E cosa c’è di più romanzesco dell’espediente narrativo che dà vita al Segreto dei Ségonzac? A Parigi, ai giorni nostri, qualcuno prende in affitto una grande soffitta, già dimora, due secoli e mezzo prima, di artisti, di pittori, di musicisti. E vi rinviene un grande dipinto. Nel quadro, incompiuto, una grande figura di un giovane uomo, a grandezza naturale, e numerose figure di contorno, alcune appena sbozzate, altre appena indicate da dei nomi segnati sulla tela. Il giovane è un tale Philippe Ségonzac. Al protagonista del ritrovamento questi personaggi, questi nomi, suscitano un’immediata curiosità: chi sono? O meglio, chi sono stati? Quali vite si celano dietro quelle macchie di colore? La ricerca porta ad alcuni risultati, ma, così come il dipinto, traccia solo i margini di un racconto abbozzato da pochissime notizie certe. Come riempire i vuoti del quadro e della storia se non con la fantasia? Se non con un romanzo? I personaggi raffigurati nel dipinto diventano così i protagonisti di un racconto d’avventura in piena regola: avventurieri, assassini, nobildonne, ladri, cortigiane, tutti a ruotare attorno alla figura di Philippe Ségonzac, un giovane medico abile con la spada e la pistola, che si ritrova, dopo essere sfuggito fortunosamente all’agguato di due sicari, a scoprire di essere sotto la minaccia di qualcuno che lo vuole morto. La ricerca del misterioso mandante e del suo movente lo porta ad indagare nel suo passato, nella Francia dove incrocerà il suo destino con un imprevedibile Giacomo Casanova e a vivere un’avventura di amori, passioni e vendette avvincente e assai ben ...

Il segreto di Caspar Jacobi, Ongaro

Scritto da: il 05.11.09 — 2 Commenti
Non parlerò mai abbastanza, e abbastanza bene, di Alberto Ongaro. Quando la libreria piange e ho voglia di leggere un bel romanzo, ben scritto, originale, avvincente, vado a cercare fra i suoi titoli qualcuno di quelli che non ho letto, sapendo che ben difficilmente ne sarò deluso. È successo così anche con Il segreto di Caspar Jacobi. Ottimo racconto incentrato sul rapporto fra realtà e rappresentazione, fra vero e romanzesco, Il segreto ci presenta Ongaro ancora una volta alle prese con un gioco di specchi fra autore e personaggi, impegnato in una partita a scacchi col lettore che può ricordare per certi aspetti La taverna del Doge Loredan. Il protagonista qui è Cipriano Parodi, un giovane scrittore veneziano che ha da poco pubblicato un romanzo d’avventura e che sembra essere all’inizio di una promettente carriera. Ma ben presto il destino ha in serbo per lui una svolta imprevedibile: quando Cipriano trova nella cassetta della posta una lettera di Caspar Jacobi, la sua vita è destinata a cambiare per sempre. Jacobi è infatti uno scrittore di enorme successo, vive negli Stati Uniti, pubblica in tutto il mondo, vende milioni di copie. E invita Cipriano a New York per incontrarlo. Il perché è presto svelato: al giovane scrittore viene infatti chiesto di unirsi alla squadra di ghost writer che lavora per Caspar Jacobi, il quale, come un novello Dumas, è a capo di una “bottega” che produce incessantemente romanzi, commedie, sceneggiature, racconti, che archivia storie, trame, intrighi e personaggi, costruiti, ricostruiti e assemblati da una macchina creatrice implacabile. Fra i due si crea ben presto un rapporto ricco di ambiguità e di contrasti, la figura di Caspar Jacobi è misteriosa e vampiresca, si ammanta di segreti che per Cipriano diventano poco a poco un’ossessione: la foto di una bellissima e sconosciuta moglie, un passato oscuro e ...

Mister No: Il Dio vendicatore, Nolitta e Diso

Scritto da: il 06.08.09 — Comments Off
Nel giugno del 1975 usciva il primo numero di Mister No, fumetto edito da quell’Editoriale Cepim, oggi conosciuta come Sergio Bonelli Editore, celebre per avere prodotto e pubblicato serie storiche come Tex e Zagor. Scritto dallo stesso Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta, Mister No voleva però essere un prodotto a suo modo innovativo, sia nel panorama del fumetto seriale italiano in generale sia, in particolare, per gli standard della casa editrice. Mister No, al secolo Jerry Drake, è infatti un avventuriero sui generis - perché pur sempre di fumetto d’avventura si parla - un avventuriero suo malgrado, un pilota americano che dopo aver combattuto per il suo Paese durante la Seconda Guerra Mondiale (anche in Italia fra l’altro) si ritira in cerca di pace a vivere nella Manaus degli anni ’50, in Brasile, in piena foresta amazzonica, lavorando come pilota turistico alla guida di un piccolo piper. Un antieroe assai lontano dalla retorica dei protagonisti del comic classico, calato in pieno nell’ondata di rinnovamento degli anni ’70 insomma, un protagonista disilluso, disincantato e anticonformista di storie che gli capitano sulla testa suo malgrado. E per essere un tipo alla ricerca di tranquillità, un bicchiere di cachaca con gli amici e qualche bella donna, bisogna dire che gliene capitavano: indios tagliatori di teste, trafficanti d’armi, zombi e dark lady, e tutto un campionario di avversari e dis-avventure che però iniziavano a portare in campo tematiche ecologiste legate alla salvaguardia della foresta pluviale e a un profondo rispetto della cultura indigena. A testimonianza del sincero amore che l’autore nutriva, e nutre tuttora, per quelle terre. La serie ha concluso le sue pubblicazioni da qualche anno ma a testimonianza della vitalità e del valore del personaggio continuano a essere ripubblicate in libri e ristampe periodiche, come nel caso di questo volume, edito dalla ...

La taverna del Doge Loredan, Ongaro

Scritto da: il 30.07.09 — Comments Off
Un certo tipo di romanzo d’avventura che riscuote oggi un certo successo commerciale ha sempre trovato in Italia scarsa rappresentativa, vuoi per l’amore dei nostri scrittori per temi più pomposi, vuoi per una scarsa tradizione narrativa nostrana in tal senso. Alberto Ongaro ha rappresentato negli anni forse la più felice eccezione a questa mancanza. Veneziano, già giornalista e autore di fumetti, con alle spalle molti anni trascorsi in Sudamerica e in Inghilterra, Ongaro è il brillante autore di questo La taverna del Doge Loredan, romanzo risalente agli anni 80 e che rispolvero perché è sicuramente un lavoro emblematico della sua produzione, caratterizzata ancora oggi da storie avvincenti e soluzioni narrative sempre sorprendenti, incastri temporali e giochi del destino a guidare e sparigliare le sorti dei personaggi. In questo caso ci troviamo di fronte all’ormai classico espediente del libro nel libro: un volume ritrovato da un antiquario veneziano racconta e riporta alla luce una storia di molti decenni prima, la picaresca vicenda di Jacob Flint e del suo antagonista, il contrabbandiere maledetto Fielding. In un sapiente gioco di rimandi fra passato e presente, di cui non voglio svelare assolutamente niente, le due vicende si intrecciano, fra avventure condite di duelli ed erotismo, amore per la letteratura e gioco a viso aperto col lettore. La scrittura di Ongaro è elegante ma concreta, popolare e raffinata allo stesso tempo, sa affascinare come una delle corti veneziane in cui si muovono i protagonisti del racconto e sa ammantare di mistero una narrazione fluida e appassionante. Come può del resto un appassionato di storie d’avventura sfuggire al fascino di una frase come “Quella sera guidato da capitan Viruela mi diressi verso la “Taverna del Doge Loredan”. Devo anche dire che il cuore mi batteva forte come se sapesse, lui il cuore e non io, che stavo andando incontro al ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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