Tutti gli articoli su aforisma

Leggere, a cura di Zuffi

Scritto da: il 27.07.09 — Comments Off
Di recente ho ricevuto un regalo – un libro, chiaramente – da parte di una persona che mi conosce abbastanza bene; è Leggere, una raccolta di aforismi e immagini che riguardano, appunto, la lettura. Frammenti di pensiero di Rex Stout, che non sa decidersi tra il piacere della scrittura e quello della lettura, frasi accompagnate da immagini come la fotografia della scultura La leggitrice, di Pietro Magni: il volumetto è pieno di interessanti scoperte artistiche, non solo letterarie. Più di cento citazioni e più di cento immagini, per la maggior parte dipinti, che illustrano l'atto del leggere, nella maggior parte dei casi solitario; e le raffigurazioni coprono l'arco di almeno sei secoli, segno che la parola scritta ha sempre avuto un posto di rilievo nell'immaginario degli artisti. Non tutti i toni della raccolta, curata da Stefano Zuffi per Electa, sono sempre seri; ogni tanto, per puro divertimento, sono inserite citazioni da autori più leggeri, come una delle mie favorite (ne ho persino una maglietta!): "Al di fuori del cane il libro è il miglior amico dell'uomo; dentro il cane fa troppo buio per leggere", che non poteva appartenere ad altri che a Groucho Marx. Un excursus completo, da Seneca a Gandhi, da Marziale ad Asimov, per lasciarsi coinvolgere e confrontarsi col pensiero di artisti della parola e della tela su quello che, per chi legge il libro, di sicuro è più che un saltuario passatempo. Il tutto in una splendida veste grafica, sia per la cura estetica sia per l'oggetto in sé, raffinato ed elegante. Un libro da consultare, da sfogliare e, perché no, da regalare a chi già è contagiato dal piacere della lettura, ma anche a chi, per ora, lo rifugge: chissà che non scocchi la scintilla.

Le belle storie si raccontano da sole, Fitzgerald

Scritto da: il 07.11.08 — Comments Off
Mi capita sovente, ormai, di comprare libri "per disguido": cerco un libro di un autore e ne trovo uno simile, non ricordo il titolo e vado per associazioni mentali, e così via. In questo modo mi ritrovo per le mani un libro di aforismi di Fitzgerald, Le belle storie si raccontano da sole. Il sottotitolo annunciava Consigli agli scrittori, ai lettori, agli editori, mentre in realtà sono stralci di lettere, di romanzi, organizzati da Phillips, nemmeno citato in copertina (solo in interno), secondo criteri di contenuto. Volontariamente o involontariamente Fitzgerald ha parlato spesso di scrittura, tanto da rendere abbondante e significativo il materiale di questa raccolta; anche lui parte dal consiglio di base che danno sempre tutti, forse perché l'unico efficace: prima di scrivere leggere qualsiasi cosa, buona, scadente o media. Più che il valore dei consigli in sé, più o meno uguali a quelli di ogni altro scrittore e da prendere sempre cum grano salis, è interessante "sbirciare" nelle sue lettere e cogliere parti del suo carattere e della sua storia personale. Mi ha divertita constatare che Fitzgerald, in modo simile a molti altri autori, non credesse nella forza dei titoli scelti per lui: voleva infatti intitolare Trimalchio una delle sue opere, dubitando dell'efficacia del titolo Il grande Gatsby (secondo lui appena passabile, più brutto che bello). Ho sorriso trovandomi davanti ad uno stralcio di lettera a Max Perkins in cui Fitzgerald segnala come promettente un giovane allora pressoché sconosciuto, dimostrando un fiuto eccezionale: parla infatti di Ernest Hemingway, di cui dice "Lo terrei d'occhio fin d'ora: c'è del buono davvero". Un libro da consultare di quando in quando, che siate scrittori, editori o semplicemente lettori.

Parola di Fabulous Four (da minimal pathetic)

Scritto da: il 05.11.08 — 12 Commenti
I giovani sono diventati il bersaglio ufficiale e neanche più tanto occultato delle multinazionali in tutto il mondo. Sin da piccoli gli viene impartito uno stile, un bavero, un modo di essere, un gormito o una Winx dipende dal sesso, un trattore giocattolo o una jeep telecomandata, dipende dall'estrazione sociale. E i Lego? minimal pathetic, Fabulous Four

Parola di Kakalios (dalla Fisica dei Supereroi)

Scritto da: il 15.10.08 — 1 Commento
[...] non credo esistano piaceri "proibiti": lo snobismo è solo la facciata dell'insicurezza (i gusti sono gusti, e non bisogna vergognarsi dei propri interessi o hobby. Escluso il golf, naturalmente). La Fisica dei Supereroi, James Kakalios

Parola di Pessoa (dal Libro dell’inquietudine di Bernardo Soares)

Scritto da: il 08.10.08 — 10 Commenti
Così come laviamo il nostro corpo dovremmo lavare il destino, cambiare vita come cambiamo biancheria: non per provvedere al sostentamento della nostra vita, come col cibo e col sonno, ma per quell'estraneo rispetto per noi stessi che giustamente si chiama pulizia. Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares Questa settimana è una settimana di apertura e di cambiamento: in questa settimana infatti saranno ufficializzate le mie dimissioni dalla Villaggio Maori Edizioni. Io non sono uno scrittore, ma penso ci si debba sentire così quando si chiude un romanzo per iniziarne un altro. So bene quello che ho scritto, coi suoi pregi e difetti; quasi non mi appartiene più, ormai, anche se mi ci sono impegnata a fondo. Sono davanti alla pagina bianca. Un po’ la temo: non è affatto amichevole la pagina vuota. Ho l’ansia di riempirla di segni neri e il desiderio che siano quelli giusti, voglia che sia presto piena e voglia di non sciuparla in fretta. Un po’ invece mi affascina: cosa scriverò e come? Francamente ancora non lo so. Ma mi sento pronta ad iniziare, sotto lo sguardo amico di chi sta al mio fianco.

Parola di Nothomb (da Ritorno a Pompei)

Scritto da: il 01.10.08 — 2 Commenti
- Già. Nulla cambia! Per essere considerato un padreterno, basta che un sapientone d'intellettuale proferisca una frase solenne e oscura... - E ci sarà sempre tra la folla un cretino che, non capendo niente, decreterà che non c'è niente da capire. Davvero nulla cambia. Ritorno a Pompei, Amélie Nothomb

Parola di Gaiman (da American Gods)

Scritto da: il 24.09.08 — 2 Commenti
È sui sensi che fondano le nostre convinzioni, sono gli unici strumenti di cui disponiamo per fare esperienza: la nostra vista, il tatto, la memoria. Se i sensi ci mentono, allora non abbiamo niente di cui fidarci. E anche se non crediamo a ciò che ci dicono, non abbiamo altro modo per viaggiare che quello di seguire la strada che essi ci indicano, ed è una strada che dobbiamo percorrere fino in fondo. American Gods, Neil Gaiman

Parola di Kundera (dall’Insostenibile leggerezza dell’essere)

Scritto da: il 18.09.08 — 14 Commenti
Si guardava e cercava di immaginare che il naso le si allungasse di un millimetro al giorno. Dopo quanti giorni il suo viso sarebbe diventato diverso? E se le varie parti del suo corpo avessero cominciato a ingrossare e rimpicciolire in modo da togliere ogni somiglianza con Tereza, sarebbe stata ancora lei, ci sarebbe stata ancora una Tereza? Ma certo. Anche se Tereza fosse stata del tutto diversa da Tereza, la sua anima, dentro, sarebbe stata sempre la stessa e non avrebbe potuto che guardare con terrore quello che stava accadendo al corpo. Ma allora, che rapporto c’è fra Tereza e il suo corpo? Il suo corpo ha diritto al nome «Tereza»? E se non ne ha diritto, a che cosa si riferisce quel nome? Solo a qualcosa di incorporeo, di intangibile? (Sono sempre le stesse domande che passano per la testa di Tereza fin dall’infanzia. Perché le domande veramente serie sono solo quelle che possono essere formulate da un bambino. Solo le domande più ingenue sono veramente serie. Sono domande per le quali non esiste risposta. Una domanda per la quale non esiste risposta è una barriera oltre la quale non è possibile andare. In altri termini: sono proprio le domande per le quali non esiste risposta che segnano i limiti delle possibilità umane e tracciano i confini dell’esistenza umana). L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera Posto questa citazione così lunga per utilizzarla come leva per le mie riflessioni annuali. Oggi, come ad ogni mio compleanno, mi toccherà la foto di rito davanti alle candeline accese. Ma sono davvero io quella che guarda la torta e finge di soffiare? Di anno in anno le foto raccontano una storia fatta di piccoli e grandi mutamenti; e passi per i capelli, che hanno sempre avuto una vita movimentata, ma i segni che osservo sono ben altri: cambia la struttura ...

Parola di Silverberg (dall’Uomo nel labirinto)

Scritto da: il 10.09.08 — Comments Off
Il mio messaggio è questo: è una fortuna per l'umanità che ciascuno di noi resti chiuso nella propria testa, perché se avessimo anche solo una minima quantità di telepatia, anche solo quella confusa, non verbale, che ho io, non potremmo sopportarci a vicenda. La società umana sarebbe impossibile. L'uomo nel labirinto, Robert Silverberg

Due in uno – In margine a un testo implicito e Tra poche parole, Dàvila

Scritto da: il 19.08.08 — Comments Off
È raro che nello scorso secolo un autore si esprima esclusivamente per mezzo di aforismi o, pensieri e scritti brevi. È proprio quello che caratterizza Nicolàs Gòmez Dàvila (1913-1994) - pensatore e scrittore, colombiano di nascita ma europeo per studi e formazione. Certo, per gli aforismi anche altri autori si sono distinti: il primo nome che viene alla mente è quello di Karl Kraus (1874-1936); ma, in genere sono motti di spirito, volti più che altro a cogliere il lato contraddittorio e/o umoristico di una situazione, di un comportamento tipico di un qualche esempio di umanità. Non è questo il tipo di aforismi che si trova nei due volumi del filosofo sudamericano, presentati da Franco Volpi e tradotti da Lucio Sessa. In Dàvila l'aforisma, l'apoftegma è il risultato di una riflessione o di una intuizione (forse) fulminea: vuol cogliere l'essenza di ciò che tratta; e tratta degli argomenti più svariati: dalla Letteratura alla Filosofia, alla Filosofia della Scienza, della Storia, alla Religione, all'Estetica alla Politica, alla Linguistica. Spesso questi aforismi usano il tipico artificio retorico della specularità che sovente ribalta una credenza o un'ipotesi: "Una costituzione politica non dura perché è buona, ma è buona perché dura". A volte suonano come paradossali: "I patti più vili nascono dai propositi più alti."; o sono penetranti definizioni: "L'uomo colto è colui per il quale nulla è privo di interesse e quasi tutto di importanza.", "Amore è l'atto che trasforma il suo oggetto da cosa in persona." In alcuni pare di sentire echi di La Rochefoucauld: "Alcune virtù sono le astuzie di un vizio." D'altra parte dai tempi di quel grande maestro e di Vauvernagues non si ricordano altri autori simili. Per Dàvila, la scrittura breve è una scelta: "Scrivere è far sì che la frase aderisca al suo significato senza sbavature." Quindi non si usino ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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