Tutti gli articoli su adolescenza

Chiacchierando con Lara Manni

Scritto da: il 07.10.09 — 3 Commenti
Ci racconti il percorso di “Esbat”? Sappiamo che nasce come fan fiction di una nota serie giapponese. È stato difficoltoso il passaggio dal racconto scritto per il “fandom” a romanzo fruibile da un pubblico più ampio? È stato più che altro laborioso nella revisione, così come sta avvenendo ora per il secondo libro. Quando si scrive una fan fiction si lavora a puntate, come nei feuilleton. Ma così facendo chi scrive rischia sia di perdere qualche raccordo, sia, soprattutto, di eccedere in effetti speciali e virtuosismi che possono appesantire la storia nel momento in cui viene letta di seguito. Comunque sì, Esbat nasce come fan fiction e poi, attraverso i contatti di uno dei lettori, arriva a un agente, e quindi a Feltrinelli. In pochissime parole. Essere considerata una “ficwriter” a volte assume un significato negativo, come se questo sottobosco letterario fosse da considerarsi di serie B. Tu rappresenti un poco la riscossa di molti autori che vengono penalizzati da questa etichetta. Qual è la tua opinione in proposito? Non voglio rappresentare nulla, per carità! Scherzi a parte: è verissimo quello che dici. Esiste un pregiudizio molto pesante e sgradevole nei confronti del fandom, che lo considera come un luogo “ormonoso”, uno sfogo per adolescenti. C’è anche una componente simile, ma al di là degli intenti, il fandom è un luogo di produzione di testi. A volte, di splendidi testi. Qual è il personaggio di “Esbat” a cui sei più affezionata? Perché? La Sensei. Perché è una “cattiva”, e mi piaceva raccontare il lato oscuro di un personaggio femminile: distruggere le sue false certezze e scavare nella sua anima. Spero che, oltre alla condanna, i lettori provino anche pietà per lei. E un po’ di amore. Dopo essere diventata una scrittrice “pubblicata su carta stampata” la tua vita ha subito qualche cambiamento? Sì e no. ...

Mirrormask, Gaiman e McKean

Scritto da: il 08.09.09 — 1 Commento
NB: l’autrice della recensione sottolinea di averci provato. Sì, ho tentato di trattenere le lodi sperticate e non essere così smaccatamente entusiasta, ma invano. Va bene, la prossima volta sarò più seria. No, meglio che non lo giuri... La produzione narrativa di Neil Gaiman non si limita ai romanzi o alle fiabe dedicate ai bambini, ma spazia ampiamente nel campo della sceneggiatura, sia per quanto riguarda il mondo dei fumetti che quello del cinema. Nel 2005, per esempio, è uscito per il mercato anglosassone il film Mirrormask (La Maschera-Specchio), scritto da Gaiman e diretto da Dave McKean. La collaborazione tra i due è proseguita anche sulla carta ed il risultato è il racconto illustrato omonimo, edito da Mondadori. La trama riprende il tema centrale più caro a Neil Gaiman, ovvero un protagonista sperduto tra sogno e realtà. In questo caso al centro della vicenda troviamo Helena, una quindicenne che vive in una famiglia circense ma che vorrebbe poter avere una vita più simile a quella delle sue coetanee. Un giorno, dopo un brutto litigio, la madre perde i sensi e deve essere ricoverata. Afflitta da feroci sensi di colpa, la ragazzina si trova all’improvviso in una realtà parallela in cui una materia oscura sta distruggendo ogni cosa. Aiutata dal vagabondo mascherato Valentine, Helena scopre che la regina bianca di quel mondo è gravemente malata e solo la Maschera di Specchio potrà salvarla e mettere a posto le cose. Purtroppo questo magico elemento è custodito nel regno dell’Ombra ed è lì che la nostra eroina dovrà avventurarsi, alla scoperta di una verità ancora più spaventosa perché il pericolo ha origine da se stessa e forse non potrà essere arginato. Illustrato con alcune immagini del film, ma anche con disegni originali che ricordano da vicino il tratto di The Sandman (l’opera per cui Neil Gaiman ...

Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Brizzi

Scritto da: il 04.08.09 — 13 Commenti
Sembra che ogni generazione debba avere un “giovane Holden” in cui rispecchiarsi. Gli adolescenti degli anni Novanta hanno trovato il loro libro-immagine in Jack Frusciante è uscito dal gruppo, l’esordio narrativo di Enrico Brizzi, edito da Baldini & Castoldi. Jack Frusciante (il cui vero nome è John) era un componente dei Red Hot Chili Peppers e lasciò la band all’apice del loro successo: qui viene utilizzato come metafora per simboleggiare le scelte controcorrente, quelle che la maggior parte della gente giudica prive di senso e che non si sa dove portino. Il protagonista, un diciassettenne di nome Alex, si muove nella sua città – Bologna – cercando di rendere proprio questo stile di vita, nel tentativo di uscire dagli schemi troppo stretti che la società sembra già avergli disegnato attorno. Insieme a lui ci sono gli amici di sempre, quelli del “complesso punk rock parrocchiale” con i quali condividere sbronze e filosofie, ma anche Martino un ragazzo più grande, ricco e tormentato, chiaro simbolo di come non sia il denaro a dare la felicità. Quando Alex incontra Adelaide la sua vita si rivoluziona all’improvviso: i due cercano una profondità di rapporto che i loro coetanei nemmeno sognano in quattro mesi d’amore senza nemmeno un bacio, ma pieni di favole scritte su un quaderno, di concerti, di serate passate a scambiarsi pensieri e tenerezze. Non so se questo libro possa realmente definirsi “lo specchio di un’intera generazione”, ma di certo le esperienze del “vecchio Alex” fanno parte del bagaglio di moltissimi di noi. Anche il linguaggio, in certi casi un vero e proprio gergo, è tipico di una precisa fascia di età (al giorno d’oggi, forse, il libro sarebbe stato scritto con lo stile sms) tanto che ho sentito più di un adulto lamentarsi di non aver capito al primo colpo certe ...

Il mare in fondo alla strada, Bernini

Scritto da: il 07.07.09 — Comments Off
Che belli, gli anni Ottanta. Non credo sia un caso che il “revival” a cui assistiamo e che riporta alla luce film, canzoni, cartoni animati e addirittura capi di vestiario (siete pronti per il ritorno dei jeans a vita alta?) abbia un’accoglienza così calorosa. Il perché è facile da trovare: l’atmosfera di allora ha ancora un profumo di pulito per coloro che oggi veleggiano attorno ai trent’anni. I puffi imperversavano in tv, Snoopy sui diari scolastici e alla radio facevano il loro esordio Madonna e Michael Jackson. Tutto sembrava, chissà perché, più luminoso e sincero. E luminoso e sincero è il libro di Marco Bernini, Il mare in fondo alla strada, edito dalla Società Editrice Fiorentina (SEF) che già nel febbraio del 2008 aveva pubblicato I racconti della balaustra, primo libro della trilogia. Il protagonista è Marco (e non credo che la corrispondenza tra il nome del personaggio e dell’autore siano puramente casuali), quindicenne di Livorno, che si muove sullo sfondo della sfolgorante estate 1986 con i suoi amici più cari: Tony, Maso e Bitta. Insieme a loro ce ne andiamo a spasso per la città toscana, ci mettiamo in mostra davanti alle ragazzine in spiaggia, assistiamo ai piccoli successi così come ai clamorosi disastri sentimentali che hanno caratterizzato l’adolescenza di ciascuno di noi in un periodo in cui ancora telefonini e social networks erano mezzi da fantascienza e i ragazzini fantasticavano attorno ad un bacio o ad un ballo lento che permettesse un piccolo abbraccio. Per il nostro eroe, in particolare, le speranze, i batticuori e le delusioni sono legati ad una misteriosa Lei, una ragazza un po’ più grande, più maliziosa, sempre pronta a gettare l’esca per poi ritirarla precipitosamente. Lei che aleggia anche solo come pensiero nell’immaginario di Marco e non vuol sparire, nonostante i tentativi di distrazione che ...

Sangue misto, Russo

Scritto da: il 19.06.09 — Comments Off
Una storia che è in realtà tre storie, o meglio tre punti di vista, in Sangue misto. Tre umanità atomizzate, un ragazzo, un uomo e una donna che raccontano il loro vivere insieme, giorno per giorno, e il loro interagire con un mondo spesso estraneo, quando non ostile. Sembrerebbe la storia più banale del mondo, non fosse che l'ambientazione e i personaggi descrivono, nel loro parlare di sé, le vicende dell'indipendenza congolese dal Belgio, la fine di un'era coloniale; e se questo discorso non ci arrivasse da un autore come Albert Russo, nato in Africa e vissuto poi anche in America ed Europa, uno scrittore che conosce bene le vicende tanto da disegnare personaggi reali. Spesso infatti, sembra che la narrazione del protagonista si fonda con lo sguardo dell'autore, che assuma una posizione più autobiografica, raccontando turbamenti e difficoltà vissute in prima persona nei difficili anni della crescita. Non implica però una narrazione diaristica, perché lo sguardo è sempre tanto ampio abbracciare tutti i personaggi. Leopold è il sangue misto del titolo, un ragazzo a metà fra il nero e il bianco sia fisicamente sia culturalmente, cui è impossibile appartenere a uno dei due gruppi: emarginato dai neri per i suoi usi e la sua lingua, emarginato dai bianchi per il colore della sua pelle. Ma non è l'unica figura emarginata del libro. Il secondo narratore, infatti, M'sieur Harry, vive una sorta di esilio volontario, la sua omosessualità è vissuta, coerentemente rispetto agli anni Cinquanta, il tempo del racconto, con un misto di vergogna e colpa, col desiderio di essere accettati e la necessità di restare nascosti. Infine Mama Malkia, fiera come il suo nome le impone (il significato approssimativo è regina madre), lontana dagli usi tribali ma anche dalla passiva accettazione della condizione inferiore riservata ai neri dai bwana. A suo agio in ...

Il mondo di Sofia, Gaarder

Scritto da: il 27.04.09 — 7 Commenti
Come saremmo se, ancora all'età in cui si comincia a profilare l'adolescenza, con la mente fresca che comincia a scalpitare, un mentore decidesse di aiutarci a porre (e porci) le domande giuste? Il mondo di Sofia, di Jostein Gaarder, in fondo, si può condensare in quest'unica domanda. Che è poi, come direbbe Kundera, una di quelle che meritano davvero d'essere poste. Jostein Gaarder compie con la filosofia l'operazione che Guedi successivamente applicherà alla matematica: renderla avvincente, formativa e divertente trasformandola in un'avventura adolescenziale in forma di mistero. Un intrigo senza delitto, una storia con più storie al suo interno, personaggi paralleli, tutto potrebbe sembrare tranne che un testo divulgativo. Le parti più prettamente filosofiche e saggistiche infatti sono abilmente inframezzate alla narrazione, in piccole dosi e con un linguaggio a portata di adolescente. Sofia sta per compiere gli anni, infatti, e appena un mese prima di quella data comincia a ricevere delle lettere inspiegabili. Non sono affrancate, a volte constano di una sola frase, altre volte contengono lunghi racconti, a volte non sono neppure indirizzate a lei. Ogni volta, però, portano con sé delle domande, anzi le domande, quelle che distinguono l'uomo come essere razionale (direi solo potenzialmente razionale). Alle domande contenute nei plichi corrispondono anche molte questioni che coinvolgono invece la vita quotidiana di Sofia, e della misteriosa Hilde: in che modo sono collegate le due ragazze? Chi porta i plichi e, soprattutto, chi li scrive? Utilizzando un espediente così semplice Gaarder affronta l'intera storia del pensiero filosofico occidentale, dalle prime, importanti, domande sull'origine del mondo e sul sé, fino ai pensatori più recenti, per quanto complessi da riassumere e rendere fruibili. Provate a spiegare Freud a un dodicenne: questo è il tipo di difficoltà con cui l'autore si confronta, uscendone vincitore. Sì, perché nonostante l'argomento serio e intrinsecamente difficile, la sua affabulazione, la ...

Un ragazzo, Hornby

Scritto da: il 15.04.09 — 3 Commenti
Primo Hornby che leggo, spinta da una cara amica, Un ragazzo è uno di quei romanzi che speravo di incrociare da tempo: semplice, pulito, interessante senza dovere a tutti costi essere sconvolgente o spiazzante. Uno di quei libri che ti convincono ad approfondire la conoscenza di un autore. Mi dicono ne sia stato tratto un film, About a boy, con Hugh Grant, ma che non si tratti esattamente della stessa storia; del resto sono rarissimi i casi in cui la trasposizione cinematografica riesca a rendere tutta la gamma di sensazioni ed emozioni di un libro e unici quelli in cui il film è addirittura superiore alla sua versione cartacea (ne conosco solo uno, e no, non ve lo dirò). Il titolo rischia di essere fuorviante, perché in realtà non si capisce mai quale sia il ragazzo, dei due personaggi narranti che si alternano nel romanzo: Will, tardoadolescente di appena 35 anni, e Marcus, preadolescente eppure già adulto. Sono le loro due storie e i loro due punti di vista a raccontare dell'incontro che cambierà la loro vita senza roboanti o eclatanti conseguenze, ma fornendo un modo diverso di percorrere le stesse strade. Marcus è un normalissimo dodicenne disadattato, con genitori separati, con un modo di vivere condizionato dalla madre e un disagio nel relazionarsi agli altri, coetanei o adulti. Will ritiene di non essere condizionato da nulla e di aver scelto una vita perfetta, senza problemi e solo gioie. Ognuno di loro troverà nell'altro un modo per completarsi e portare equilibrio nella propria esistenza. In tutto ciò si discetta del concetto base di famiglia, di unione a lungo termine, di figli e, perché no, di malattie moderne e antiche come la depressione, senza esagerare e senza moralizzare. Se ne parla come di norma, senza tragedie pseudopsicologiche né isterismi: sono eventi che appartengono un po' ...

Tobia – Un millimetro e mezzo di coraggio, de Fombelle

Scritto da: il 18.03.09 — 6 Commenti
***ATTENZIONE RECENSORE INCAVOLATERRIMO, la recensione potrebbe esulare leggermente dal contenuto del romanzo*** Allora, ti ritrovi davanti questo libro, con la copertina che sembra un’insalata, e già ti spaventi, che sono le edizioni del papa e magari se ti comporti male mentre ce l’hai in casa ti scomunicano. Così leggi il titolo: Tobia. Trattieni il respiro, sperando che non siano pagine e pagine sul cane di Hamtaro, il criceto più famoso della tv. Sottotitolo: “Un millimetro e mezzo di coraggio”, e qui ti fermi. Andiamo, pensi, io con il mio metro di gamba arrivo a stento al frigorifero, uno con le gambe meno di un millimetro, dove diamine potrà andare? E poi te lo ritrovi che gira in lungo e in largo per la corteccia di un albero, che rischia la vita ogni trenta secondi e si salva sempre; e allora, pensi, avrà anche un millimetro e mezzo di altezza, questo tipo, ma ha anche un culo grande quanto la Germania! Apri il libro su una pagina a caso. “Spelati?” Grandioso, un libro di cucina con evidenti errori di ortografia. Dai un’altra possibilità, ad un’altra pagina. “Spelati?”. Di nuovo. O la tua sorte è molto monotona, o l’autore ha poca fantasia e un pessimo editor. Alla fine, convinto che ci debbano essere almeno due o tre parole scelte con criterio, la prendi come una sfida: lo leggi. E come ogni storia scritta per ragazzi e quindi semplice da assimilare, ti riporta a quando avevi pochi anni e non te ne stacchi più, neanche del più piccolo sottomultiplo di un millimetro, del quale ora mi sfugge il nome. Tra ragni giganti (dal punto di vista adottato), allevamenti di cocciniglie e corse a perdifiato da un ramo all’altro, il mondo dell’albero diventa il tuo, il microscopico diventa il normale e il “tuo” macroscopico non riesci quasi più a ricordarlo. L’autore, ovviamente, com’è buona norma, mette ...

Middlesex, Eugenides

Scritto da: il 13.03.09 — 3 Commenti
Io con questo romanzo ho fatto un errore: fino a metà l'ho letto dando per scontato che fosse una storia realmente accaduta. La vera vita dello scrittore che, preso da impulso di confessione, ha voluto con Middlesex raccontare la vita della sua famiglia e di se stesso, vendendo al pubblico ludibrio la sua esperienza di "diverso". Ma così a quanto pare non è, amen. La storia in effetti si presta a stuzzicare la fantasia dei lettori più maliziosi. La quarta di copertina, o meglio il retro nell'edizione economica Mondadori che io ho letto (ne esiste una con rilegatura rigida), ci annuncia che è la storia di Calliope, ragazza dal mitico nome greco affetta da una rara forma di ermafroditismo. Callie, come la chiamano in famiglia, nasce sana e bellissima nel lontano 1960 a Detroit. Figlia di emigranti greci, conduce una felice infanzia da bambina vivace e molto amata, ma anche assolutamente cosciente di essere femmina. Durante l'adolescenza capisce che qualcosa non va nel suo sviluppo fisico: inizia a diventare troppo alta per una ragazza, ad avere atteggiamenti eccessivamente mascolini e a desiderare sessualmente la sua migliore amica. Ed è così che nasce (o meglio dire rinasce) Cal. Percorso naturalmente doloroso quello che è obbligata a compiere all'interno di una clinica per disfunzioni di genere, dove capisce ciò che in realtà la sua natura stessa le sta dicendo, attraverso le spontanee trasformazioni del suo corpo: è un maschio e da maschio deciderà di vivere tutta la sua vita. Fa da cornice al romanzo la storia della sua famiglia, dai nonni ai genitori. Con la scusa di volerci dimostrare come la disfunzione sia passata da generazione a generazione, attraverso un gene colpevole, Calliope ci racconta di quando i suoi nonni emigrarono da una Grecia in guerra contro i Turchi (inizio secolo scorso) a Detroit. E di ...

Lasciami Entrare, Lindqvist

Scritto da: il 10.03.09 — 4 Commenti
Benché io sia tra coloro che non hanno apprezzato la serie di “Twilight” devo riconoscere ad essa un merito non da poco: avere aperto la strada a piccoli gioielli come Lasciami entrare (Låt den rätte komma in, in lingua originale) dello svedese John Ajvide Lindqvist, edito in Italia nella collana Farfalle di Marsilio. Dimenticatevi del solito "bellone" con i canini sviluppati e delle fanciulle imbranate in perenne attesa di essere travolte dal sentimento (???), in una città dove il sole non c’è mai (misteri della Fede). Il bel romanzo di Lindqvist è ambientato in un sobborgo di Stoccolma chiamato Blackeberg, un posto privo di qualsiasi attrattiva, in cui il dodicenne Oskar passa i suoi giorni senza altra scelta che coltivare un proprio mondo interiore, per sfuggire alla grigia realtà quotidiana. Vittima designata dei bulli della scuola, il ragazzo trova sollievo e incoraggiamento nella tenera amicizia di Eli, una sua coetanea giunta da poco ad abitare nell’appartamento vicino. Il loro rapporto fa da perno ad un intreccio di personaggi secondari, ognuno con una propria storia di dolore e voglia di riscatto: i genitori di Oskar, i membri del vicinato, i compagni di scuola, ma soprattutto Håkan, l’uomo adulto che vive con Eli pur senza essere legato a lei da alcun legame di parentela. Mentre il lettore è invitato, così, a riflettere su temi scottanti quali la pedofilia e l’estrema solitudine, la trama subisce una svolta a causa di una serie di efferati delitti, apparentemente privi di movente, commessi nei quartieri vicini. Allo stesso tempo Oskar si rende conto che Eli non è una ragazzina comune: perché, per esempio, appare soltanto quando fa buio? Chi è davvero l’uomo che vive con lei e di cui sembra avere bisogno? Questi interrogativi lo portano a scoprire una verità tanto incredibile quanto spaventosa: la sua amica ha bisogno di ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
Design & GUI by Mushin | Many Thanks to FamFamFam (icons) & Komodomedia (icons) & chrfb (icons) | WebStrategist (area test) | Hosted by MediaTemple