Tutti gli articoli su adolescenza

Storia d’Inghilterra, Austen

Scritto da: il 29.09.10 — 1 Commento
Ormai anche i sassi (o almeno quelli che di loro leggono liblog!) sanno che sono una grande fan di Orgoglio e pregiudizio, anche se a dire il vero la mia ammirazione si estende a tutta la produzione austeniana. Ammetto però che ignoravo l'esistenza di questa Storia d'inghilterra, opera scritta quando la celebre scrittrice era appena adolescente e arrivata a noi probabilmente incompiuta. Stavolta non sono incappata a caso nel libro girando in libreria, come mi è capitato ancora: devo dire invece grazie a una cara amica che ha colmato questa mia “grave” lacuna! Il titolo dell'opera è pomposo, addirittura ridondante, e uno potrebbe aspettarsi chissà cosa: invece quello di cui vi sto parlando é un libretto che nell'edizione  – peraltro molto curata – proposta dalla casa editrice "La vita felice” raggiunge forse le cento pagine, con testo originale a fronte e le foto del manoscritto originale a chiudere l'opera. Da questo avrete già intuito che la scrittrice non ha potuto (e probabilmente nemmeno voluto) davvero tratteggiarci una Storia d'Inghilterra di tipo enciclopedico, ma piuttosto dirci “la sua” su alcune questioni della suddetta storia che le stavano particolarmente a cuore. Questo lo ha fatto in poche pagine, a volte poche righe, che dedica a ciascuno dei sovrani da Enrico IV a Carlo I, coprendo bene o male un paio di secoli di storia inglese. In particolare, c'è qualcuno di questi re e regine del passato con cui ce l'aveva a morte: anche non vi dico di chi si tratta per non rovinarvi il piacere della lettura, nel caso decidiate di intraprenderla, vi basti sapere che Jane Austen ci racconta il suo punto di vista senza usare molto i classici guanti di velluto. In generale tutta la lettura è abbastanza sorprendente: lungi da essere uno scritto immaturo, rivela anzi come la celebre scrittrice ...

Jasper Jones, Silvey

Scritto da: il 31.08.10 — 1 Commento
Ho sempre detto in giro di non essere un’amante del giallo, ma ci sono libri che ti catturano fin dalla prima pagina e non puoi proprio fare a meno di arrivare in fondo anche se il genere non è il tuo preferito. Jasper Jones di Craig Silvey, edito da Neri Pozza, è un caso lampante. Probabilmente l’ho apprezzato così tanto perché non si tratta di un giallo puro, ma di una commistione di generi ben amalgamati come mistery, romanzo di formazione, dramma familiare, spaccato della società borghese; il tutto in un’ambientazione per me piuttosto inusuale: una sonnolenta cittadina del distretto di Perth, Australia, negli anni della guerra del Vietnam. A Corrigan i giorni scorrono uno uguale all’altro per l’adolescente Charles Butkin, che ha un padre affettuoso ma distratto da ambizioni letterarie, una madre assente e capricciosa, un migliore amico di origini vietnamite e per questo preso di mira e discriminato dai bulli nonostante l’innata simpatia e il talento nel cricket. Così, tra scuola, conversazioni strampalate con Jeffrey Lu e i primi tentativi di approccio con l’altro sesso rappresentato dall’angelica Eliza Wishart, Charlie cerca di trovare la sua strada di membro rispettabile della società australiana. Poi tutto accade in una notte: Jasper Jones bussa alla sua finestra in cerca di aiuto. Ha pochi anni più di lui, ma è il reietto del paese. Rifiutato da tutti, additato come elemento pericoloso, avvolto dal fascino del “diverso”, Jasper è solo un ragazzo di strada che suo malgrado sopporta sia le maldicenze che la segreta ammirazione dei coetanei, che ne hanno fatto un simbolo di ribellione e un’ideale di forza e tenacia. Jasper, però, precipita Charlie in un incubo senza fine. Chi ha ucciso Laura Wishart, la sorella maggiore di Eliza, che intratteneva con Jasper un tenero sentimento in boccio? I due trovano il corpo, lo nascondono in ...

52 anni dopo a New York: Un giorno questo dolore ti sarà utile, Cameron

Scritto da: il 26.08.10 — Comments Off
Le parole che più mi ricorrevano nella mente leggendo questo romanzo del 2007 – Un giorno questo dolore ti sarà utile (Someday This Pain Will Be Useful To You) – dell’americano Peter Cameron (1959) sono “garbo” e “distacco”. Questo autore ebbe notorietà mondiale grazie al film che nello stesso anno ne trasse James Ivory dal suo romanzo del 2002: Quella sera dorata (The City of Your Final Destrination). Un giorno questo dolore ti sarà utile è il diario – da fine luglio all'ottobre del 2003 – del diciottenne James Sveck, un giovane turbato, disturbato, silenzioso, colto e solitario a cui il mondo e i rapporti sociali non piacciono, tanto sono il più delle volte volgari e senz'altro superficiali entrambi ma soprattutto i secondi. Finite le superiori e in attesa di andare all'Università (che non vuol frequentare), vive con la madre (reduce all'inizio del libro dal fallimento del suo terzo matrimonio) e con la sorella Gillian che intrattiene una relazione con un professore universitario coniugato. Per guadagnarsi la “paghetta” la madre l'ha “assunto” nella Galleria d'Arte di cui è proprietaria e che è diretta da John Webster. James sembra tanto atterrito dalla vita che ha avuto anche comportamenti davvero preoccupanti per i genitori,i quali lo mandano da una “brava” strizzzacervelli. Ma la persona cui è più affezionato e che sembra accettarlo e volergli bene per quello che è, è sua nonna con cui si sente a proprio agio e si confida. Dicevo, le parole che più mi ricorrevano nella mente mentre leggevo questo libro sono state “garbo” e “distacco”: “garbo” perché lo stile non scade mai nella volgarità, nella sciatteria, magari per presunte ragioni di “realismo narrativo”; rimane sempre molto gradevole e, nel contempo, appunto, “distaccato” un distacco molto “British” a causa del quale – chissà se e quanto involontariamente da parte dell'autore – ...

Carrie, King

Scritto da: il 24.08.10 — Comments Off
Sono sempre incuriosita dagli esordi narrativi. Mi piace molto tentare di scoprire che cosa abbia determinato il successo di questo o quello scrittore e se nelle loro opere prime sono già riscontrabili tali elementi. Stavolta, mi sono dedicata al “Re”, anche perché ho trovato Carrie uno dei suoi romanzi più belli e capaci di colpire il mio immaginario. Nella sua biografia, King dice che aveva cestinato il racconto poco dopo averlo iniziato, perché aveva creduto che a nessuno potessero interessare le turbe di una ragazzina psicocinetica. Sembra sia stata la moglie, Tabitha, a decretare che quel testo andava completato e proposto, perché aveva del potenziale. Le centinaia di migliaia di copie vendute nel mondo mi fanno pensare che: a) La moglie di Stephen King sia un genio b) Anche il più noto autore horror dei nostri tempi aveva le sue insicurezze e questo me lo rende inevitabilmente più simpatico. Ora, concesso che entrambe le mie osservazioni siano vere, posso aggiungere che “Carrie” è effettivamente un romanzo eccezionale. Ambientato (indovinate un po’?) nel Maine, descrive con profondità i tormenti di un’adolescente che non ha nulla per essere un’eroina: è brutta, goffa, vessata da una madre terribile, derisa dai compagni. E poi ci sono quegli spaventosi poteri, così difficili da controllare… Ciò che a King è riuscito perfettamente è stato il percorso nello scavare a fondo l’animo della sua protagonista. Carrie non è una “cattiva”, benché la sua frustrazione sia evidente fin da subito. A volte, anzi, è irritante perché non ha la forza di ribellarsi alle angherie che il mondo le riserva quotidianamente. È l’estremizzazione delle insicurezze adolescenziali e in questo si può vedere ancora traccia del King insegnante, che di certo avrà attinto dalle sue esperienze personali per descrivere molti particolari della vita scolastica, a partire dall’atteggiamento dei professori che non sbeffeggiano apertamente la povera ragazza ma ...

L’eleganza della semplicità, Un bambino prodigio, Némirovsky

Scritto da: il 19.08.10 — 1 Commento
Vorrei astenermi dall'attribuire significati o messaggi più o meno reconditi a questo racconto lungo, Un bambino prodigio, che la ventiquattrenne Irène Némirovsky pubblicò nella rivista Les Œuvres libres nel 1927. Esso narra le vicissitudini di Ismaele, bambino di più che modesta famiglia ebrea, toccato nell'infanzia dal genio della poesia e dal canto. Bambino che meraviglia e sa dare emozioni che incatenano gli astanti nelle taverne di un porto del Mar Nero e che vogliono godere incessantemente della sua creatività. Un giorno ha la ventura di essere ascoltato da un grande poeta sofferente a tempi alterni di pene d'amore ed in crisi. Grazie a lui e, soprattutto, alla volubile, quanto generosa, benché un pochino proterva amante di lui – che Ismaele chiamerà “principessa” – il piccolo viene innalzato al lusso agli agi e alle comodità. La sua facilità a creare versi per canzoni farà la sua fortuna e anche quella dei suoi genitori. Ma l'infanzia non dura in eterno, e l'adolescenza si approssima e con essa, Ismaele si accorge che la sua vena poetica che gli era sembrata fino a allora inesauribile tale, suo malgrado, può non essere e, di fatto non è. La parabola del suo genio che era finora stata ascendente, inizia la fase contraria. La sua vena poetica comincia a inaridirsi fino a diventare muta; e, a ravvivarla, non valgono neanche gli studi di altri poeti, anzi, questi hanno un effetto deleterio: gli fan riconoscere quanto, al confronto con le loro, le sue tanto amate, esaltate, ammirate poetiche canzoni altro non fossero che un'accozzaglia di rozzi, insignificanti versi da “taverna” appunto. E la situazione è tanto più dolorosa per Ismaele, quando deve perfino prender atto della sua incapacità ad almeno imitarli. Alla discesa artistica non tarda ad affiancarsi quella sociale: niente più inventiva poetica, niente più residenze in posti ...

Cabal, Barker

Scritto da: il 06.05.10 — 1 Commento
Vi ho già raccontato che i miei gusti letterari variano con i periodi dell’anno? Chissà perché, nei pressi del mio compleanno, ho dovuto rileggere una vecchia raccolta di racconti scritta da Clive Barker. Per chi non ha mai sentito nominare Barker sappia che, tra le altre cose, è lo sceneggiatore della serie cinematografica Hellraiser. E questo già vi fa capire che tipo di scrittore è. La storia che dà il nome alla raccolta ha come protagonista Boone, un uomo devastato che si crede responsabile di tremendi delitti.  Parte alla volta della mitica città di Midian dove i mostri possono trovare pace e redenzione. Non sospetta che il vero assassino lo sta inseguendo.Per salvare se stesso, la sua ragazza, gli abitanti di Midian e un dio caduto, Boone dovrà diventare l’eroe delle tenebre: Cabal. I temi di Cabal e degli altri racconti sono essenzialmente tre. La morte vista contemporaneamente come orribile dissoluzione e come porta per una nuova esistenza. Un’esistenza sempre preferibile al vuoto esistenziale provato dalla protagonista di La vita della morte. Lo scambio di ruoli tra vittima e carnefice, tra mostro e normale, tra oppresso e oppressore. Da questo punto di vista mi è piaciuto molto Il sangue dei predatori, dove tre avventurieri senza scrupoli sono maledetti da un indios dell’amazzonia. Un po’ meno Torri all’imbrunire, storia assurda di spie e licantropi. Ultimo tema è la lotta contro il male. Una lotta condotta non dai buoni (come ci si aspetterebbe) ma solo da disperati che paventano un destino peggiore. Nel racconto finale, dal titolo L’ultima illusione, un detective un po’ sfigato affronta i demoni per salvare l’anima di un mago che, ottenuti i poteri tramite un patto col diavolo, si finge un illusionista. Spesso Clive Barker è paragonato a Stephen King, ma non ne capisco il motivo: il suo stile è molto differente ...

Consigli per un adolescente

Scritto da: il 16.04.10 — 15 Commenti
Ho ricevuto una mail su Liblog con una bella richiesta: "Ciao Livia, ho un ragazzo di 15 anni a cui non piace leggere. Quali libri mi consigli per affascinarlo alla lettura? grazie". Io darò i miei consigli, ma vorrei anche sentire cosa ne pensate voi. Vi invito a sbizzarrirvi nei commenti e aiutare questa lettrice a far incontrare al ragazzo il libro giusto per lui. In primo luogo proverei con la saga dei Malaussene di Daniel Pennac: ottima scrittura, trame avvincenti, niente infantilismi ma testi accessibili ai ragazzi che non amano molto leggere; anche Benni può essere un ottimo apripista, frizzante e godibile. Magari si possono affiancare a un più tradizionale Calvino, con la Trilogia dei nostri antenati (Barone rampante, Cavaliere inesistente e Visconte dimezzato). Si può provare con un po' di umorismo all'inglese, con  Tre uomini in barca (per non parlar del cane), oppure utilizzare i bellissimi racconti di Poe, che hanno conquistato tante generazioni senza mai perdere nulla del loro fascino. Se è un ragazzo timido, un po' curioso, potrebbe farsi affascinare dai libri di Jostein Gaarder, o dallo Strano caso del cane ucciso a mezzanotte; se ama videogames, azione, fantascienza, cinema, si potrebbe tentare con Dune di Herbert e Rapporto di minoranza e altri racconti di Philip Dick. Magari fallirà ogni libro, specialmente se viene suggerito da un adulto, salvo poi vedere scattare la scintilla per quel libro lasciato lì per caso, lasciato aperto su un tavolo, col dorso in bella vista che funge da richiamo...

Stagioni diverse, King

Scritto da: il 25.03.10 — 6 Commenti
Ogni tanto l’evidenza di un numero ci sorprende con la sua perentorietà. Questo è il mio venticinquesimo anno da lettore di Stephen King. Come dire, la mia “relazione letteraria” di gran lunga più duratura e stabile. Voi direte: e un bel chissenefrega non ce lo metti? Ce lo mettiamo anche, ma resta per me un buon pretesto per parlarvi di uno dei miei primi incontri, e ancor oggi uno dei migliori, col Re di Bangor. Nel 1987 infatti, avevo già alle mie spalle più di un libro del nostro, di certo avevo già letto Shining (il primo, merito di una compagna di classe che non ho mai ringraziato abbastanza per questo), Carrie, Unico indizio la luna piena, Pet Sematary, Il talismano e forse qualcos’altro ma quell’anno fu eccezionale perché in Italia arrivarono due capolavori, It, romanzo di proporzioni epiche su cui magari tornerò un’altra volta, e questo splendido Stagioni diverse. Raccolta di ben quattro novelle (in pratica dei romanzi brevi, ma brevi neanche tantissimo se pensate che il volume sfiora le 600 pagine) pubblicata negli USA nel 1982 e che ci mostra un King già lontano mille miglia dallo stereotipo con cui viene ancora commercializzato (a proposito, ma ehi, vi conviene?) di “Re dell’horror”. Etichetta limitativa e piuttosto fuorviante, che relega il nostro in un genere che già allora si capiva gli stava stretto. Ora io non ho nulla contro la narrativa di genere, anzi. Trovo che in Italia se ne sia sempre fatta troppo poca e sia stata sempre troppo snobbata, ma sarebbe un discorso lungo e lo si potrebbe allargare anche al nostro cinema… ma tant’è. Fatto sta che per King l’horror e in generale il soprannaturale sono un pretesto, un ambiente a lui congeniale per raccontare storie, e raccontarle da par suo. Questi quattro racconti ne sono la dimostrazione: i ...

Valentina Melaverde, Nidasio

Scritto da: il 22.03.10 — Comments Off
Ogni volta che c'è una partita della squadra per cui tifa mio marito, il rituale prevede di andare in casa di amici e seguirla; tra le cose scaramantiche che fanno, la mia preferita è che mi diano bei fumetti da leggere mentre loro guardano energumeni dietro a un pallone. Stavolta è stato il caso di Valentina Melaverde, la raccolta edita da Coniglio editore del fumetto pubblicato dal 1969 in poi sul Corriere dei Piccoli. Essendo un po' troppo in là nel tempo rispetto a me non ricordavo affatto questo personaggio, benché credo di averlo incrociato in qualche cassetto dei ricordi familiari; eppure è un'ottimo fumetto, che ritrae alla perfezione una normale famiglia italiana del tempo, e che mi spiace sinceramente non vada oltre il 1976. In questa normalità fatta di madre, padre, "antipatico" fratello maggiore e sorella minore impicciona, si sviluppano le storie di Valentina, piccoli e grandi problemi quotidiani, ansie comuni ai suoi coetanei (età compresa tra i dodici e i quindici anni, direi), desideri legati alla crescita e voglia di scoprire il mondo. Il fumetto li affronta senza censure, ovviamente adattandoli a un pubblico di piccoli e preadolescenti, in un quadro abbastanza pulito ma nonostante tutto chiaro. Pervase da una certa morale, non sempre in linea col pensiero del periodo, Valentina identifica un periodo della crescita, con le sue fantasie, la tendenza a idealizzare le famiglie altrui per poi scoprire di amare la propria, la voglia di "essere grandi" – magari agghindandosi con ciglia finte – e le piccole marachelle – come farsi accompagnare in motorino di nascosto. Alcune tavole sono perfettamente attuali, mentre altre fanno sorridere per l'ingenuità – ormai perduta – di quest'adolescente ancora acerba. L'autrice, Grazia Nidasio, si ritaglia un cammeo col personaggio di zia Dina, la mente creativa della famiglia che è sempre pronta ad accogliere i dubbi ...

L’incendiaria, King

Scritto da: il 01.12.09 — 2 Commenti
I libri di Stephen King sono come le ciliegie: uno tira l’altro. Così, appena chiuso “Christine” mi è venuta una voglia insopprimibile di rispolverare un’altra delle vecchie glorie che hanno contribuito al successo del “re” ed ho scelto L’incendiaria, nella vecchia edizione di Mondadori. La protagonista, Charlie McGee, è una bella bambina di otto anni che dietro il visino d’angelo nasconde la terrificante capacità di poter accendere il fuoco col pensiero. Fin dall’inizio del libro la troviamo in fuga col padre da una misteriosa organizzazione denominata “La Bottega” che vuole condurre esperimenti su di lei, dopo averle ucciso la madre. La bimba è il frutto dell’amore tra due persone su cui la stessa organizzazione aveva sperimentato un farmaco per lo sviluppo dei poteri extrasensoriali e infatti Andy ha la facoltà di spingere le persone a fare ciò che desidera, seppure a prezzo di atroci dolori. Quando “La Bottega” li cattura, Charlie si troverà ad affrontare da sola sia degli uomini senza scrupoli, come il nativo americano Rainbird che cerca di irretirla sfruttando il suo buon cuore, sia il proprio mostro interno: il desiderio di bruciare tutto e il piacere che la avvolge quando lo fa. Nel libro si possono rintracciare horror, azione e persino un pizzico del “romanzo di formazione”, sebbene nel più puro stile di King. Il percorso di Charlie tra l’infanzia e l’adolescenza è un cammino di sofferenza sia per quanto riguarda l’aspetto psicologico (la perdita dei genitori e il tradimento di Rainbird) sia dal punto di vista del fenomeno paranormale. Il potere insito in Charlie sembra avere una vita propria e terrorizza la ragazzina perché, oltre ad essere fuori controllo, la lusinga. Al di là della lotta per la propria vita e per quella di suo padre, la bambina deve affrontare il proprio demone interno ed è proprio quello il nemico ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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