Tutti gli articoli su accuse

Siediti lungo il fiume e aspetta

Scritto da: il 14.12.09 — 12 Commenti
Tempo fa, nemmeno tanto, fui accusata da un editore – o forse sarebbe più corretto dire uno stampatore – di fare concorrenza sleale perché partecipavo come utente a un forum di scrittori in cui erano presenti liste di editori catalogati secondo la politica editoriale – a pagamento, a doppio binario, free: il famoso Writer's Dream che raccoglie diffide da stampatori "offesi" (da cosa poi, dal vedere chiaramente espressa la loro linea di condotta?). Tra mille confusioni e molta ignoranza fu smascherato il suo tentativo di morphing (decine di diversi commenti da un solo ip statico non erano nemmeno così nascosti come elementi a carico); decidemmo, sia noi di Tanit sia Las Vegas, di lasciar perdere e non procedere a querele per la diffamazione subita: qualche commento clonato in rete non è abbastanza per ledere il nostro buon nome, specie con questa goffa riconoscibilità del "mandante". Non è la prima volta, a onor del vero, che subiamo accuse del genere; sembra sia immorale per un editore avere un'opinione sull'editoria a pagamento. Sembra anche che consigliare gli scrittori esordienti sia concorrenza sleale. Ora, sarò mentalmente limitata ma non vedo concorrenza: loro fanno pagare per pubblicare e io no, che razza di concorrenza è la mia? Non ho mica detto "loro ti fanno pagare 1000, noi 500", ho sempre detto chiaramente "non pubblicate a pagamento" e non ho preferenze particolari su "con chi non pubblicare a pagamento". Ecco che una delle persone che si sono espresse contro di me mi contatta – probabilmente senza aver letto la pagina "bloggers" – tramite Liblog per far recensire  i suoi libri e invitarmi alle sue presentazioni. Devo aver accumulato karma positivo nella vita, se ho avuto la fortuna di poter dare questa risposta. Gentile signor XXX, lei di me forse non si ricorda, eppure non è un mistero la mia identità ...

Faletti e le critiche

Scritto da: il 24.08.09 — 9 Commenti
Non ho letto nulla di Faletti, finora. Niente snobismo, in questo: non è capitato, tutto qui. Però di recente ho letto spesso qualcosa su Faletti. E l'impressione è che il titolo del suo ultimo romanzo si riferisca proprio all'autore: Io sono Dio, infatti, è la sensazione che emerge dall'articolo apparso sulla Stampa di qualche giorno fa. La sequenza degli avvenimenti è questa: una lettera di Eleonora Andretta a Severgnini il 22 luglio, un intervento di Franca Cavagnoli il 3 agosto, poi un articolo sul Giornale, del 5 agosto, intitolato "Mister Giorgio Faletti, tu vuo’ fa’ l’americano"; e la replica di Andretta via radio. La lettera da cui tutto parte è una lettera perplessa, che espone un dubbio legittimo, e l'intervento di Franca Cavagnoli è una semplice analisi; eppure il tam tam online ha distorto queste due opinioni facendole diventare un'accusa, per la precisione quella di non scrivere da sé i propri libri e di avere un ghostwriter. Non c'è nemmeno lontanamente un accenno a quest'ipotesi, nei due interventi delle signore. Quello che più sconcerta è la risposta di Faletti, però. Maleducata, supponente, autoritaria. Invece di discutere del piano letterario, magari specificando il motivo di una scelta stilistica che, in quanto tale, è sempre opinabile da parte del pubblico, il nostro "Autore" si assegna la A maiuscola e si permette di ironizzare sulla vita privata e muovere accuse risibili. "Laureata in Questo e Quello e insegnante di Quell'altro e Altro ancora", "polemica balneare", "da questa risibile querelle estiva e premestruale", "censori animati da uno spirito che gli inglesi indicano con la parola envy" sono solo alcune delle chicche che riserva ai suoi presunti "detrattori". Che non sono altro che suoi lettori dubbiosi, persone che hanno comprato il libro e lo hanno trovato quantomeno strano. Ricapitolando il Faletti-pensiero: se io ho un dubbio e mi permetto di ...

Letture domenicali – Di Savage e Ciccarone

Scritto da: il 13.07.08 — 3 Commenti
Oggi e domani parlerò di Firmino e della Bibliotecaria che hanno alimentato un dibattito sul plagio. Intanto una lettura interessante è l'articolo di Irene Bignardi, che intervista Savage permettendogli, finalmente, un vero contraddittorio. Un atto di giustizia, dato lo spazio dato all'accusatore, e il suo grande rilancio letterario. Inoltre, spulciando il web a caccia di notizie, ho trovato recensioni "per gentile concessione" di Fanucci, o riprese dall'articolo di Repubblica che portò avanti il caso. Pochi davvero ad aver letto i due libri, e chi azzarda il confronto lo fa su basi esterne alla scrittura dei romanzi. Al di là di tutto c'è un romanzo la cui fama è decretata dal pubblico, ed uno la cui scomparsa era stata decretata dal pubblico, che ora torna alla ribalta. Detto da Ciccarone  a Satisfaction "ciò che adesso davvero mi interessa è che il mio libro, ormai fuori catalogo, venga ripubblicato e che i lettori scoprano la vera storia di Firmino". Detto da Savage "In America c'è un famoso romanzo raccontato da uno scarafaggio che vive in un ufficio e la notte scrive poesie su una macchina per scrivere. Io, tuttavia, non ho pensato per un attimo che la persona che mi accusa di plagio abbia rubato il suo insetto dalla storia dello scarafaggio americano. E lo stesso mese che Firmino è uscito negli Stati Uniti è stato pubblicato un altro romanzo il cui narratore è una tartaruga. Qualche critico ha citato la coincidenza. Nessuno ha parlato di plagio. La questione è troppo sciocca perché se ne parli seriamente". Domani posterò recensione e confronto, avendo personalmente letto sia Savage sia Ciccarone. E sperando di fare un po' di chiarezza per tutti.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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