Tutti gli articoli su accademia della crusca

Di “k”, di “bira” e…, Infaustweb

Scritto da: il 19.08.10 — 2 Commenti
Altri problemi, questi sì importanti, sono taciuti dai mass media e sconosciuti alla comunità. Povertà e insicurezza lessicale, irradiata dagli stessi giornali; la pressione della lingua del politicamente corretto, molto più invadente dell'inglese, irradiata dagli stessi giornali; difficoltà nella costruzione di un testo e nell'uso della punteggiatura, ecc. La realtà mediatica ci dice che è più spettacolare un SMS di una prova scritta d'italiano organizzata male. Ci dice che è preferibile scrivere di quanto siano brutte le parole inglesi che di quanto sia inefficace (e controproducente), per risolvere un problema culturale e sociale, usare omosessuale al posto di frocio, o operatore ecologico al posto di spazzino. Ci dice che k è brutto, ma non ci dice nulla di come si usa una virgola. Ma non mi sembra troppo idealistico avvertire che una politica linguistica dettata dalla spettacolarità e dal moralismo porta a mascherare i veri problemi culturali (e solo successivamente linguistici) di una comunità. Via Infaustweb

Scrivere e pubblicare – dal sito di Michela Murgia

Scritto da: il 22.03.10 — 4 Commenti
Io, che da esordiente mai ho creduto nella mia scrittura fino al punto di mandar qualcosa a un editore, mi scopro circondata da persone che non bramano altro che lo scaffale della libreria, scambiando il piacere dello scrivere con il dovere morale di pubblicare, a qualunque costo. Certo, ci sono anche quelli che i libri se li autoproducono perché amano stringere in mano l'oggetto in sè, o regalarlo agli amici senza aspettarsi niente di più. Ma di questi galantuomini io ne ho incontrato solo uno nella vita, mentre gli altri li incrocio continuamente, tutti convinti che se l'hanno scritto va stampato, punto e basta. [...] È un altro mestiere, dove la prima regola è: non sei tu che decidi che quello che scrivi è buono. Non lo decide nemmeno tua madre, la tua fidanzata o il tuo collega, tutta gente che difficilmente ti dirà mai se quello che hai scritto fa schifo. Se vuoi che scrivere diventi un mestiere, è solo uno del mestiere - dell'editoria, non della scrittura - che può dirti se sei capace di farlo, e se quello che produce la tua fantasia possiede quella cosa bellissima che si diceva un tempo, e che oggi nessuno sembra avere il coraggio di dire più: la dignità di pubblicazione. Decidere di provare a fare mestiere con la scrittura significa prima di tutto affrontare il rischio che uno che ne capisce qualcosa ti dica: "guarda, non è la tua strada". Si può preventivare anche di sentirselo dire un paio di volte prima di crederci, ma al terzo rifiuto ha poco senso ostinarsi a fare il talento incompreso. Il lato violento dell'oscuro talento, il sito di Michela Murgia

Val più la pratica, De Benedetti

Scritto da: il 16.07.09 — 4 Commenti
Quando ho letto la presentazione del libro, ammetto di esserne stata un poco stizzita: Val più la pratica veniva annunciato come un attacco contro "l'esercito [...] che presidia a colpi di penna rossa la frontiera che separa l'italiano buono da quello cattivo". Considerandomi parte di quell'esercito mi sono sentita chiamare in causa, ho preso il libro e l'ho iniziato subito. Mi sbagliavo. Su me stessa più che altro: ho scoperto infatti che sono molto più tollerante dei neo-crusc descritti dall'autore, Andrea De Benedetti, e che uso molto meno rigore di quanto non voglia credere. I post di grammatica infatti, a ben guardare, sono fatti con lo stesso approccio di tutti gli altri: consigliare (e magari migliorare un po' il mio lavoro!); e sebbene a volte possa essere pedante, specie nell'uso del congiuntivo, non arrivo agli eccessi descritti da De Benedetti. Quella che dipinge, nella sua grammatica immorale, è una tendenza che tutti possiamo osservare: essere integralisti sulle questioni linguistiche, tentare di preservare un lessico e una forma antichi, utili più nella teoria che nella vituperata pratica. E ridimensiona anche gli allarmismi inutili sulla morte dell'italiano, che, a suo dire, non si è mai parlato e scritto tanto. Non c'è però nessuna difesa appassionata delle abbreviazioni o delle grafie semplificate; De Benedetti tiene a precisare che po' va scritto con l'apostrofo e che una corretta ortografia è sempre la base da cui partire. Ma ci ricorda che non esiste solo la forma Soggetto - Verbo - Complemento, e che spesso si dovrebbe parlare di analisi il-logica. I capitoli sono articolati secondo una complessità crescente, dal che polivalente fino all'analisi delle parti del discorso, affrontando così tutte le occorrenze più contestate dai difensori della lingua italiana e mettendo in evidenza che la grammatica non è normativa ma descrittiva, che la lingua è flessibile e viva. E ...

La fabbrica dell’italiano

Scritto da: il 30.11.08 — 2 Commenti
Tra le molte iniziative dell'Accademia della Crusca una in particolare mi ha entusiasmata: La fabbrica dell'italiano. Ossia un archivio digitale di quei testi che, nei secoli, hanno riportato e censito le variazioni della lingua, tra grammatiche e dizionari. La grande realizzazione monografica dell'Accademia della Crusca La Fabbrica dell'italiano, che richiama nel titolo il vocabolario "enciclopedico" cinquecentesco di Francesco Alunno La Fabrica del mondo, si situa nel quadro del vasto progetto "Biblioteche speciali", voluto e finanziato dall'Ufficio Centrale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali e l'Editoria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e coordinato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. L'italiano, come è noto, è cresciuto nel corso del tempo su preziose fondamenta trecentesche e ha consolidato le proprie strutture portanti, grammaticali e lessicali, anche grazie a strumenti normativi come grammatiche e vocabolari, in particolare attraverso le cinque edizioni Vocabolario degli accademici della Crusca (1612-1923). La Biblioteca dell'Accademia possiede un'imponente raccolta di questi testi che ha ritenuto opportuno valorizzare e rendere facilmente accessibili attraverso un vasto archivio digitale. Chiunque , da ogni parte del mondo, vorrà consultarlo, potrà entrare nell'Accademia e conoscere meglio la sua Biblioteca e il suo Archivio, i suoi libri e i suoi manoscritti, ma anche i personaggi che in essa hanno operato, le discussioni che vi si sono svolte e le diverse attività di ricerca che hanno accompagnato la compilazione delle cinque edizioni del suo famoso Vocabolario. La Fabbrica dell'italiano è infatti un archivio digitale integrato, costituito a partire dal ricco patrimonio bibliotecario e archivistico custodito presso l'Accademia della Crusca: dalla banca dati degli oltre duemila dizionari a quella, parallela, delle quasi quattrocento grammatiche; dalla catalogazione dei centosettanta manoscritti giunti in Crusca per i concorsi letterari banditi nell'Ottocento, alla lemmatizzazione dei novemila termini tecnici raccolti dal cardinale Leopoldo de' Medici. L'archivio digitale offre anche ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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