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Val più la pratica, De Benedetti

Val più la pratica - Andrea De BenedettiQuando ho letto la presentazione del libro, ammetto di esserne stata un poco stizzita: Val più la pratica veniva annunciato come un attacco contro “l’esercito [...] che presidia a colpi di penna rossa la frontiera che separa l’italiano buono da quello cattivo“. Considerandomi parte di quell’esercito mi sono sentita chiamare in causa, ho preso il libro e l’ho iniziato subito.

Mi sbagliavo. Su me stessa più che altro: ho scoperto infatti che sono molto più tollerante dei neo-crusc descritti dall’autore, Andrea De Benedetti, e che uso molto meno rigore di quanto non voglia credere. I post di grammatica infatti, a ben guardare, sono fatti con lo stesso approccio di tutti gli altri: consigliare (e magari migliorare un po’ il mio lavoro!); e sebbene a volte possa essere pedante, specie nell’uso del congiuntivo, non arrivo agli eccessi descritti da De Benedetti.

Quella che dipinge, nella sua grammatica immorale, è una tendenza che tutti possiamo osservare: essere integralisti sulle questioni linguistiche, tentare di preservare un lessico e una forma antichi, utili più nella teoria che nella vituperata pratica. E ridimensiona anche gli allarmismi inutili sulla morte dell’italiano, che, a suo dire, non si è mai parlato e scritto tanto.

Non c’è però nessuna difesa appassionata delle abbreviazioni o delle grafie semplificate; De Benedetti tiene a precisare che po’ va scritto con l’apostrofo e che una corretta ortografia è sempre la base da cui partire. Ma ci ricorda che non esiste solo la forma Soggetto – Verbo – Complemento, e che spesso si dovrebbe parlare di analisi il-logica.

I capitoli sono articolati secondo una complessità crescente, dal che polivalente fino all’analisi delle parti del discorso, affrontando così tutte le occorrenze più contestate dai difensori della lingua italiana e mettendo in evidenza che la grammatica non è normativa ma descrittiva, che la lingua è flessibile e viva. E che l’uso vince la norma.

Nonostante sia un saggio l’uso della lingua e del narratore lo rendono scorrevole e divertente: costellato di episodi e considerazioni personali, sembra ribadire anche con lo stile che l’italiano dipende dal suo parlante (o scrivente, in questo caso).

Da leggere, da insegnare a scuola, da inculcare nelle teste di ogni professore, da prendere come un pancake, al posto della crusca.

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Scritto da: Livia il 16 Luglio 2009
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La fabbrica dell’italiano

Tra le molte iniziative dell’Accademia della Crusca una in particolare mi ha entusiasmata: La fabbrica dell’italiano. Ossia un archivio digitale di quei testi che, nei secoli, hanno riportato e censito le variazioni della lingua, tra grammatiche e dizionari.

La grande realizzazione monografica dell’Accademia della Crusca La Fabbrica dell’italiano, che richiama nel titolo il vocabolario “enciclopedico” cinquecentesco di Francesco Alunno La Fabrica del mondo, si situa nel quadro del vasto progetto “Biblioteche speciali”, voluto e finanziato dall’Ufficio Centrale per i Beni Librari, gli Istituti Culturali e l’Editoria del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e coordinato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
L’italiano, come è noto, è cresciuto nel corso del tempo su preziose fondamenta trecentesche e ha consolidato le proprie strutture portanti, grammaticali e lessicali, anche grazie a strumenti normativi come grammatiche e vocabolari, in particolare attraverso le cinque edizioni Vocabolario degli accademici della Crusca (1612-1923). La Biblioteca dell’Accademia possiede un’imponente raccolta di questi testi che ha ritenuto opportuno valorizzare e rendere facilmente accessibili attraverso un vasto archivio digitale. Chiunque , da ogni parte del mondo, vorrà consultarlo, potrà entrare nell’Accademia e conoscere meglio la sua Biblioteca e il suo Archivio, i suoi libri e i suoi manoscritti, ma anche i personaggi che in essa hanno operato, le discussioni che vi si sono svolte e le diverse attività di ricerca che hanno accompagnato la compilazione delle cinque edizioni del suo famoso Vocabolario.
La Fabbrica dell’italiano è infatti un archivio digitale integrato, costituito a partire dal ricco patrimonio bibliotecario e archivistico custodito presso l’Accademia della Crusca: dalla banca dati degli oltre duemila dizionari a quella, parallela, delle quasi quattrocento grammatiche; dalla catalogazione dei centosettanta manoscritti giunti in Crusca per i concorsi letterari banditi nell’Ottocento, alla lemmatizzazione dei novemila termini tecnici raccolti dal cardinale Leopoldo de’ Medici. L’archivio digitale offre anche l’opportunità di consultare una scheda per ciascun accademico, dalla fondazione ad oggi, lo spoglio dei verbali dell’Accademia dal 1588 al 1964 ed è integrato da ogni utile riferimento bibliografico e iconografico e da molteplici estensioni ipertestuali.

Ne risulta l’integrazione di quattro distinte banche dati digitali, che si occupano di dizionari, di grammatiche, di lessico tecnico ed archivio storico. Anche se il sito non ha una navigazione del tutto intuitiva è comunque fonte di ottimi spunti per approfondire le origini della nostra lingua.

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Scritto da: Livia il 30 Novembre 2008
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