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La tenerezza della Fallaci – Lettera ad un bambino mai nato, Fallaci

Scritto da: il 17.06.08 — 2 Commenti
Da una scrittrice sanguigna e razionale come la Fallaci, tante volte estrema, è difficile aspettarsi una lettera toccante e piena d'umanità, il ritratto di una donna irrazionale e fragile. Eppure rispolverando vecchi scaffali salta fuori anche questo, tributo ad una donna che, odiata, amata, contrastata, ha scritto un pezzo della storia italiana. Lettera ad un bambino mai nato, coi suoi mille dubbi e domande irrisolte, con la capacità di scandagliare i timori e le ansie per una vita che si affaccia prepotente e indesiderata, mette a nudo un'anima diversa da quella grintosa cui siamo abituati. Un dialogo sofferto, schietto, fin troppo diretto con un bambino in arrivo che diventa simbolo, non solo di maternità ma di paura, di preoccupazione per le mutazioni irrimediabili, per ciò che è perduto senza poter tornare. Un dialogo e non un monologo, benché a parlare sia sempre una sola: ci si aspetta che quella pancia appena abbozzata debba rispondere, farsi sentire, protestare, magari. Quando infine lo fa, si resta annichiliti, tanto quanto la protagonista, straniti e un po' arresi. Ci si era immedesimati, credendoci, venendo delusi. Grande scrittura quella che ci trascina tanto dentro il libro da poter vivere le sensazioni dei personaggi. In un momento in cui il dibattito sull'aborto è più che mai aperto ritrovare questo libro significa poter riflettere sulla nascita in sé, sulla vita come dono e come responsabilità, sui diritti di madri e nascituri, compenetrandosi in un'ottica nuova, dalla parte del più debole. Che, secondo me, è l'unica davvero importante.

Intervista a Claudia Bruni – Di mattina presto, a digiuno

Scritto da: il 14.05.08 — 3 Commenti
Oggi chiacchieriamo con Claudia Bruni, sul suo primo romanzo Di mattina presto, a digiuno (edito da 9muse.net). Quando si legge un'opera diaristica, l'ovvia prima domanda è: quanta parte è frutto di esperienza e quanto di inventiva? Claudia non sono io, ma in lei c'è anche parte di me. Credo sia inevitabile, per chi decide di raccontare, finire col raccontarsi, magari attraverso una frase pronunciata da un personaggio o un'emozione provata e narrata. Ho raccontato quel che succedeva intorno a me, alcuni personaggi sono tratti dalla realtà, anche se ho mescolato le loro caratteristiche affinché nessuno potesse rimanere offeso o turbato da quanto descritto. Quella è stata l'estate dei miei e dei loro diciotto anni, quelli erano i miei amici e le mie amiche anche se, col tempo, ho perso di vista. A cosa è dovuta la scelta di riferirsi ad un periodo del nostro passato così prossimo? Mi sono raccontata questa storia per oltre quindici anni. All'inizio dell'estate, all'arrivo dei primi caldi, il ricordo di quel periodo tornava a insinuarsi tra i miei pensieri in maniera insistente e rivivevo tutto come se stessi guardando un film che la mia mente continuava a proiettarsi senza sosta. Scriverlo è stato l'unico modo per liberarmene. Credo che l'adolescenza sia un periodo molto intenso e molto fragile: c'è la voglia di sperimentare, di osare, c'è la paura e il desiderio. E' una fase di passaggio, di transizione che non passa senza lasciare tracce. In un'intervista Vasco Rossi diceva che quando si cerca l'ispirazione si va a pescare in quel periodo, sono d'accordo con lui. A volte sembra di leggere una nota nostalgica nella narrazione, è reale o percepita? E' vero, c'è un velo di nostalgia per un periodo che non tornerà più, per la leggerezza e altre sensazioni di cui mi accorgo solo oggi che ricordo tutto con serenità, senza rimpianti e con ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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