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Come le mosche d’autunno, Némirovsky

Scritto da: il 21.10.10 — 2 Commenti
Questo breve romanzo – Come le mosche d’autunno – che la Némirovsky pubblicò nel 1931, è emotivamente denso e triste ed è una rielaborazione di proprie esperienze autobiografiche: anche lei e la sua famiglia, benestanti ebrei russi, con la guerra mondiale e Rivoluzione russa, dovettero emigrare dalla madrepatria fino a stabilirsi in Francia. Qui questa migrazione, quest’abbandono sono principalmente vissuti e visti attraverso gli occhi di Tat’jana Ivanovna, l’anziana balia della famiglia Karin. E le situazioni umane sono sempre le stesse in tempi di guerra (le ritroveremo ancor meglio descritte nei due romanzi componenti l’incompiuta opera Suite francese: giovani che partono (e a volte ritornano, a volte no) e madri, spose (e amanti) che restano con la compagnia dei vecchi e dei bambini. Vita dura, poco cibo, le poche cose di valore che si è riusciti a conservare bisogna tenerle ben nascoste. Oppure, ahimè, venderle per sopravvivere, poiché si è stati o ci si deve spogliare pian piano dio tutto; il poco denaro portato con sé un giorno finisce e bisogna ingegnarsi a sbarcare il lunario. La comunità di ebrei russi emigrati a Parigi può esser di conforto, ma, giorno dopo giorno, s'insinua nella mente e nel cuore sempre più inesorabile e ineluttabile la consapevolezza di qualcosa di irrimediabilmente terminato nella propria vita e nel modo di viverla: non è la giovinezza che se n'è andata e più non tornerà, è comprendere che tutta la nostra storia, personale e collettiva è entrata nel mondo dei ricordi è da lì non potrà mai davvero più tornare: pochi i giovani rimasti a cui affidare la creazione del futuro... Quale futuro poi! Di sradicati che come le mosche d'autunno si aggirano pensosi e inquieti, da una finestra all'altra, da una parete all'altra di appartamentini angusti e poco costosi, con ancora negli ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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