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Pericle il nero, Ferrandino

Scritto da: il 05.08.09 — 1 Commento
Pericle il Nero è uno di cui da subito è meglio avere paura. Di lavoro “fa il culo alla gente” e no, non voglio dirvi io come. Ha un passato da pornodivo e un presente da punitore. Segue bene le regole imposte dal padrone, Luigi Pizza, e quelle della città – soprattutto quando non vengono dalla polizia, ma da voci importanti. Così quando va per andare a punire il parroco e ci trova inginocchiata di fronte Signorinella, a Pericle rimane troppo poco tempo per pensare, troppo poco spazio per agire diversamente. Va da sé, e dopo l’impeto furioso di chi ha paura la fuga è l’unica soluzione. Dietro solo morti, lo zio e tutta la famiglia. Davanti una speranza, forse, di scappare abbastanza da non rimetterci le penne. E intanto Luigi Pizza dice che è tutto a posto, che se torna a Napoli subito se la vede lui con gli altri capi. Ma Pericle ha paura e si crede furbo, preferisce farli correre e venirlo a stanare come un topo: la verità è che Signorinella non doveva essere a Napoli, non doveva farci ritorno mai più, ma invece era lì e se era riuscita a tornare, voleva dire soltanto che era meglio non sostenere il suo sguardo. Lei sì che faceva paura a tutti, grassoccio capo delle supplicanti di San Gennaro. Lei decideva chi avrebbe vissuto e chi, invece, no. Così Pericle se ne scappa quanto più lontano, con una macchina rubata e dei soldi ricavati in modo altrettanto poco lecito, fino a Pescara, dove conosce Nastasia. Lei è bella, già madre tre volte, scavata dal tempo e dalla fatica ma ancora bella e curata. Povera, ma con classe. Legge, ha cervello. Pericle s’innamora e neanche lo sa, mentre ogni notte nel suo letto la prende con violenza e virilità. Per lei torna ...
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