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The dome, King

Scritto da: il 26.11.09 — 3 Commenti
[NdE: questa recensione è la seconda sullo stesso romanzo, ma ogni lettore è differente, e differente è il suo punto di vista] Quando l’anno scorso Stephen King annunciò che il suo prossimo romanzo sarebbe stato un colosso di mille e rotte pagine l’accostamento immediato che in tutti noi Fedeli Lettori scattò automatico fu quello con altri due classici amatissimi e ipertrofici della produzione kinghiana: l’apocalittico L’ombra dello scorpione e il sontuoso It. Inutile perciò sottolineare quanto l’attesa al varco per questa nuova fatica del Re fosse carica di aspettative. Dirò subito che questo ritorno alle proporzioni epiche di fatto non delude, anzi, ma il tempo è passato e se è vero che questo lavoro prende le mosse da un progetto abortito del 1976, allora provvisoriamente intitolato The cannibals, questo è Stephen King nel 2009, uno scrittore pessimista e incazzato, e The dome (Under the dome nell’originale) è quindi un romanzo assai diverso dai suoi predecessori. La trama è presto detta: una piccola cittadina del Maine (Stephen torna a giocare in casa) si ritrova da un momento all’altro prigioniera di una barriera impenetrabile e trasparente, una misteriosa cupola (in inglese dome appunto) la taglia fuori da tutto il resto del mondo e la piccola comunità si ritrova isolata, in balia di se stessa e costretta ad affrontare oltre ai problemi materiali della situazione anche i propri ben più pericolosi demoni interiori. Stilisticamente teso come una corda di violino, qui non c’è spazio per le divagazioni liriche e introspettive tanto care all’autore, l’atmosfera è programmaticamente claustrofobica e anche il lettore è costretto a confrontarsi con le miserie della natura umana che la situazione estrema porta ben presto a manifestarsi. Il primo riferimento immediato va a Il signore delle mosche di Golding, peraltro citato esplicitamente, ma King porta il tutto anche in molte altre direzioni, la sua ...

The Dome, King

Scritto da: il 11.11.09 — 9 Commenti
Con la sua solita precisione il libro targato 2009 del Re non si è fatto attendere e da poche settimane The Dome è in pasto anche ai lettori italiani: l'ultima fatica letteraria di Stephen King, con l'usuale copertina molto accattivante, è un libro bello corposo che almeno a quantità di pagine non delude i suoi affezionati lettori. Per chi come la sottoscritta arriva all'appuntamento annuale con una trepidazione che ha il vago sapore di crisi di astinenza, trovarsi davanti un tomo di quasi mille pagine fa scattare automaticamente due pensieri. Pensiero uno (tra l'invidioso e l'ammirato): non rimane mai a corto di parole neanche quando lo è di idee. Il che mi porta immediatamente al pensiero due: oddio, speriamo che non sia questo il caso.. Arrivata alla fine ho sospirato di sollievo. Come La storia di Lisey e Duma Key, anche questo dimostra che la fucina del nostro Autore preferito (ok, è soprattutto il mio...ma magari lo sarà anche di qualcuno di voi!) è tornata a funzionare a pieno regime. L'ambientazione è quella tanto cara ai kinghiani doc: dopo averci trascinato sulle soleggiate ma infide spiagge delle keys, King torna in un certo qual modo a casa. Chester's Mill è un piccolo paese a forma di calzino nel cuore di quel Maine immaginario che lo colloca proprio accanto a Castle Rock, nome sicuramente familiare per molti di voi.< Un giorno, spuntata come dal nulla, sul piccolo centro scende un'enorme e invisibile cupola, che lo isola dal resto del mondo. La geografia dello stato americano nel libro si spacca in due, ma l'occhio dell'autore rimane ben focalizzato su quello che lo interessa. Fuori dalla cupola infatti il governo americano si stia interrogando su chi e come possa aver originato una simile mostruosità, che non cede sotto nessun attacco militare o chimico. Le domande sono interessanti ma un po' scontate, ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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